Gli antichi babbi maledirono te, e noi in te, fummo dannati per la tua curiosità: perché il tuo peccato fu aspirare alla conoscenza. Sperimentare, assaggiare, inglobare nel corpo e nel cervello e rigirare ogni cosa, ogni senso, ogni fatto presunto mentre scintillano nuove sfaccettature e il bianco si fa colore e l' immagine si frange
in frammenti cristallini che bucano i nervi mentre il cervello ordina le schegge in disegni.
Ogni esperimento affonda il dito nella torta, lancia una sfida all' esistente, soffia il corno all' orecchio della fede, porta le sgradevoli e scomode monelle delle questioni reali nell' aria chiusa dell' asfittico salotto della stasi. Ciò che sappiamo essere vero, costante, sfuma come paesaggi di ghiaccio su una finestra dopo un getto di vapore. Quante parole in punto di morte in altrettante lingue scomparse si potrebbe tradurre, ma cosa accade se io, e ops!
Vediamo Adamo dimenare la coda, cucciolone tranquillo, mentre tu e il serpente strisciate lungo l' albero, compagni di ricerca in una danza di fama e volontà quella sete non della carne ma del cervello. Gli uomini pensano sempre che le donne vogliano il sesso, l' uccello, il serpente, mentre è il mondo ciò che lei insegue. Poi il trauma della nascita per il primo bambino concepito dell' ego, penso dunque sono, io prendo a calci l' albero, il chiedermi chi sono, perché sono, destinata a morire, morire, morire.
Tu sei infatti la madre della scoperta, la prima scienziata. Il tuo nome significa vita: finita, dinamica, in corsa contro la corrente del tempo, che assaggia, che testa, si ciba di conoscenza come di un alimento. Siamo tutti figli della tua fame magnifica. Siamo tutti il prodotto di quel tuo primo esperimento perché se morte fu il baco di quella mela, i suoi semi furono la libertà e la scelta.