Da una scintilla scoppierà un incendio
Un’ icona eterna,
un insolito fiore,
ardente di virile
avvenenza.
Ho amato questa bellezza
che malgrado tutto
splende di mille
colori su questo
letamaio.
Non hai potuto
arginare questo grido:
“La nostra isola, un tempo…”.
Ma le rivoluzioni non si fanno
perché i domani cantino?
Per istituire la severa
magnificenza della giustizia
e dell’ uguaglianza?
L’ isola mistica è stata conquistata,
gremita da uomini di carne
e sangue denso;
coltivata ad agri di tabacco
e canna da zucchero.
La vita è, come dice il poeta,
semplice e tranquilla.
E dura finanche.
La terra non è coperta
esclusivamente da sierre,
i romantici primordi
delle rivoluzioni,
ininterrottamente si consumano.
Come può la guerriglia,
questa protesta,
e questo disordine
che grida le sue verità
nelle foreste tropicali
e nei dirupi,
trasformarsi in palazzi governativi,
in un’ affermazione che organizza?
Partorite nel ventre di una foresta,
nascono le città,
la torcia è un riflettore,
la lampada elettrica è un lampadario,
la spelonca una caserma,
la sentinella un usciere
si trotta con asini, muli e cavalli,
si fugge, si mostra, si dilegua…
Si anela, in fondo, che la guardia
sia invulnerabile, perché la vittoria,
questo mito, cesserebbe
di essere perseguito.
Sto cercando una via trascendibile
che rimpolpi d’ energia
quest’ ordine…
Parole che risaltano il cuore,
risa che vagano in aria,
rinverdiscano
le notti che non
annoverano le fragilità
del bene e del male
prefissato.
Maddalena C.