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Da una scintilla scoppierà un incendio

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INTERESSANTI RIFLESSIONI SUL "Gender-gap"...

I PARTE:

UN' INTRODUZIONE "INFORMALE" E "SCHIETTA"...

     
Sembrerebbe  che  la condizione di
preminenza storicamente assegnata al maschio, debba necessariamente
riuscire congeniale a tutti i maschi...
La nostra società è, in realtà, condizionata da antichissime e rigide
norme, il ruolo del sesso-forte, con tutta la sua gravosa mole di
diritti-doveri, è il risultato di un'assetto socioculturale derivato
dalla "fissazione-storica".
Il ruolo maschile è un destino prefabbricato non meno di quello
femminile, uno "status" attribuito agli uomini attraverso i
lunghissimi capitoli dell' organizzazione della società umana.
Di solito, si denuncia la "mistica della femminilità" come angusta
strada obbligata alla realizzazione della donna, dimenticando che il
"mito della virilità" non è meno vincolante per l' uomo.
 L' identica e milleneria pressione culturale è tuttora attiva nei
confronti del maschio come della femmina, intesa a conformare l' uno e
l' altra al rispetitivo modello e l' uno e l' altra vengono, tutt' ora,
addestrati al proprio ruolo, mediante una fittissima rete di
condizionamenti e norme ormai meccanicamente riprodotti, acquisiti ed
assunti come "naturali" e "biologici"!!!
Chi è marxista, ad esempio, sa bene che LA SCIENZA E LA BIOLOGIA NON
SONO "NEUTRE" ESSENDO LEGATE INDISSOLUBILMENTE ALL' ECONOMIA (e, quindi, in ultima analisi, alla politica!!!)!
Perchè, allora, si parlerebbe di "FINANZIAMENTI" DEI GOVERNI ALLA
RICERCA?!
Perché le rispettive UNIVERSITA' NON FANNO ALTRO CHE "ELEMOSINARE"
DENARO DAI RISPETTIVI GOVERNI E DALLE GRANDI AZIENDE?
Per quale ragione Stati ed aziende dovrebbero finarziare la ricerca?
Sappiamo bene che se un governo (o una' azienda)  fornisce denaro non
lo fa certo per "beneficenza"!!!
Se la scienza fosse davvero qualcosa di "neutro" ed "etereo", RIPETO:
perchè mai i governi dovrebbero finanziarla?!
Di conseguenza, verso tutti i determinismi biologici sulle rispettive
differenze tra uomo-donna, non essendo tesi scientifiche "pienamente-
neutre" (e disinteressate!), bisognerebbe diffidarne in pieno!
Anche se, su questo punto, le femministe della differenza non
sarebbero d' accordo...
Ci accuserebbero, sicuramente,  di essere "troglodite" o "vetero-
marxiste"...
Io, personalmente, sono abituata a queste accuse e me ne infischio
altamente, ormai!
Queste VENDUTE (ai peggiori "maschi-alfa" dei vari partiti e del
"clericume" di tutte le religioni esistenti), se vogliono essere
davvero "convincenti", portassero a casa RISULTATI di autentico
RISCATTO!
 Cosa che fin'ora non è mai stata fatta, da parte loro!
Anzi, a quanto pare, da quando "il femminismo della differenza" è
andato al potere, abbiamo soltanto assistito ad una REPENTINA
REGRESSIONE ED USURPAZIONE dei pochi diritti acquisiti, attraverso le
lotte passate delle "emancipazioniste" (BADATE BENE: NON le lotte DELLE
FEMMINISTE DELLA DIFFERENZA!!!).
Per concludere: o  portano "sfiga" o la loro filosofia non è
femminista (è impropriamente chiamata in questo modo!).


Di conseguenza, giorno per giorno, il maschio o la femmina, è tuttora
indotto a sviluppare e valorizzare al massimo i caratteri psicologici e
attitudini riconosciute legittime.

L'individuo, costruisce le sue difese ed i suoi fantasmi per salvarsi
un margine di irriducibilità agli schemi socioculturali, nella lunga
fatica di un conflitto che comunque è sempre in qualche misura, per l'
uomo come per la donna, mutilazione e scacco.


Di conseguenza, siamo tutte e tutti, in modo diverso, violentate
nelle nostre più autentiche potenzialità psicologiche...
E le donne in
misura maggiore!
In qualche modo: si potrebbe  affermare che le donne nascono
"mutilate" (o meglio, vengono mutilate dalla culla).

II PARTE

IL SESSISMO E LA SOCIETA' CLASSISTA


La società classista è rigidamente gerarchizzata per meglio regolare la divisione del lavoro e dei rispettivi compiti: il "laboratorio" mondiale. Quindi affida la sua stabilità ad una severa normativa comportamentale. La socializzazione degli individui è, in fondo, controllata e guidata da questa esigenza primaria (sempre per la società classista).
Ogni aggregato umano impone ai propri piccoli un processo educativo che si fonda su una serie di condizionamenti e agisce sui bambini, in modo da indurli a selezionare e manifestare le proprie capacità espressive entro i limiti del "consueto" e del "lecito": ripetitività ed inibizioni.
Quindi, integrarsi in un gruppo significa sostanzialmente "adeguarsi ai valori-comuni": di conseguenza anche ai concetti di "maschile" e "femminile".
Questa nuova realtà antropologica nata dall' affermarsi della proprietà privata e del diritto patriarcale, l' aggressività, forse biologicamente più maschile che femminile, diventa ora un' imposizione per il maschio: qualunque sia la sua condizione.
Il maschio aggressivo e dominante diviene il parametro  e il simbolo dell' uomo socialmente vincente, strumento insostituibile per la conquista e la conservazione della ricchezza e del potere.
 Aggressività psichica e fisica diventano una sorta di "strumento di produzione" per il maschio: attraverso il monopolio  della violenza si "assicura" il potere, la ricchezza e l' usurpazione delle (ricchezze) e prerogative altrui.
La guerra, ad esempio, è uno dei più grandi strumenti, per le classi dominanti (decisamente maschili) per l' accrescimento dei propri introiti e del proprio dominio: usupazione delle ricchezze e sostanze altrui, stupro e rapimento delle donne (usurpazione dell' affettività e sessualità altrui. Oltre che come strumento di "inquinamento-della-razza").
Caratteristica del patriarcato, è anche l' "ossessione" per la "purezza" della stirpe: cosa ovvia, poichè il maschio considera la propria "famiglia"
 (o stirpe, anche allargata)
 una PROPRIETA'
(quindi una "cosa")  da tenere "custodita" e protetta.
L' impiego di tecniche di manipolazione psicologica e di coinvolgimento emotivo capaci di indurre i maschi a LAVORARE MEGLIO e il più possibile, e le femmine a occuparsi dell' "affettività" e della "cura" sono altre caratteristiche tipiche delle società patriarcali.
Alcune forme di "determinismo-biologico", come, ad esempio, il MITO DELLA FEMMINA DOLCE, BUONA E' SENSIBILE (che piace tanto alle femministe del pensiero della differenza. Bleah!!!) è molto pericoloso!
In realtà, può darsi anche che sia un fattore biologico ma, fondamentalmente, si tratta di un MITO (i miti hanno una particolare funzione sociale ed antropologica: sono "bussole", orientamenti, legislatori dell' inconscio) nato per "assicurarsi" un ORDINE ed una DISCIPLINA nelle relazioni umane.
Quindi, è stato creato un perfetto "laboratorio":
il maschio produttore di beni materiali e culturali, la "femmina" riproduttrice di altri esseri umani e "curatrice" dei corpi deboli e fragili (bambini, anziani, disabili, malati).
Come è facile constatare, le motivazioni ideali di volta in volta adottate per "regolare" la società, appaiono tutte dei tasselli di un puzzle che, assieme, formano il corpo-sociale del modello patriarcale vincente.
Di conseguenza, tutt' oggi, il maschio (anche quello progressista) a causa del "ruolo" e dei "condizionamenti" AUTO-IMPOSTI non può non essere un SUBDOLO AGENTE DI MOBILITAZIONE E COOPTAZIONE PSICOLOGICA alle STRUTTURE
e ai METODI DEL POTERE COSTITUITO.
Ne deriva che, il maschio, è STRUTTURALMENTE (intesa come struttura psichica-valoriale) REAZIONARIO!!!

INTERVENTO di Emma

Cara Maddalena, noi donne siamo state schiave prima che esistesse la
schiavitù. Con la nascita della proprietà privata, e la reclusione
nella  famiglia, nei suoi vari stadi di sviluppo e organizzazione,
gestita e garantita - fino a qualche decennio fa - dal maschio
'capofamiglia'. Vero che i condizionamenti  esistono  per entrambi i
sessi , ma noi ci portiamo i nostri sul gobbo, e ci bastano, anche
perchè - a mio avviso - sui nostri condizionamenti si ergono quelli
maschili che sono più vantaggiosi. Simpatia dunque per tutti  coloro
che voglio battersi contro le gabbie di genere,  solidarietà a tutti
gli oppressi e sfruttati che si battono contro il capitale, ma
AUTONOMIA POLITICA  della nostra lotta,  che come sfruttate e
oppresse,   ci tocca tagliare due catene. . Perchè la lotta per
l'autonomia femminile scardina la famiglia, e i suoi presupposti
economici. La famiglia, su cui si regge la proprietà privata e lo
Stato. Non è poco.  Molte compagne, purtroppo,  vanno ancora
peregrinando nelle 'formazioni di sinistra'  senza capire che la nostra
lotta non è secondaria a quella di nessuna altra forza sociale che si
batte contro il capitalismo 
Il femminismo della 'differenza', con quel suo marcare   la nostra
assenza dalla Storia come 'valore',  come 'sfera femminile' , non ha
fatto altro che sospingere le donne fuori dalla politica ( dagli anni
'80  al 2007, Roma, manifestazione delle 150 mila..), gettandole nei
'lavori di cura' e  aprire  la diga della violenza maschile. Questo è
quello che penso.
Un immenso ringraziamento per le tue riflessioni, che
discuterò con le compagne.. attendo il resto. un caro abbraccio, emma
Data: 03/06/2009 23.06
   
ULTIMA PARTE:

La “Questione Femminile” in tempi di RISTRUTTURAZIONE-LIBERISTA

 

La ristrutturazione degli organismi “capitalisti-liberisti” essendo internazionale, non può che essere caratterizzata da “relazioni-globali”. Secondo il marxismo-classico (non quello stalinista!) le classi sociali si caratterizzano rispetto al posto che occupano nei vari apparati produttivi, nella distribuzione e nella circolazione del capitale…

Di conseguenza, i processi di stratificazione sociale, che sono “globali” e “globalistici” (alla faccia dei neo-nazionalisti!), vengono provocati dalla ristrutturazione del capitale stesso, quindi dovranno essere analizzati partendo dalla ristrutturazione che si configura assegnata da una forte impronta internazionalista. Non è un caso che non abbia “senso-scientifico” (secondo le scienze-sociali) parlare di un “mercato italiano della forza lavoro”, termine che andava di moda nel periodo fascista ed oggi (che viviamo rigurgiti neo-fascisti) senza considerare che esso era il risultato stesso  di una ristrutturazione dell’ apparato industriale mondiale…

Infatti, che cosa fu in fascismo (e gli attuali movimenti neo-fascisti) se non un tentativo, da parte dei grandi industriali europei, di CONSERVAZIONE e AUTOCONSERVAZIONE, di RESISTENZA (elitaria!) contro gli “attacchi” dei flussi di capitale “internazionale” (proteggersi dall’ eccessiva concorrenza) e le “pretese” (diritti e tutele) da parte delle classi sociali inferiori? In sintesi: un tentativo di restaurazione!

Ebbene: la seconda “restaurazione” neo-capitalistica cominciò negli anni ottanta,  un periodo storico che segnalava appunto una generica natura internazionale dei processi economici e sociali e, quindi, una nuova dislocazione internazionale delle classi e delle frazioni di classe.

Il processo complessivo del capitale mondiale si ricompone orizzontalmente e verticalmente nei suoi meccanismi di produzione e di circolazione delle merci. In altri termini, significa che il capitale si ripartisce in proporzioni diverse, nelle differenti aree economiche, come capitale agrario, finanziario, industriale, commerciale, etc.

Conseguentemente a queste considerazioni, potremmo concludere che oggi la donna essendo anche lavoratrice ma quasi sempre destinata ad occupare il posto di “capitale-variabile-di-riserva” (cioè operaia ricattabile e mal tutelata, con cui ricattare gli operai più “garantiti” e protetti, in maggioranza maschi e bianchi) ed, essendo, anche capitale-riproduttivo (generatrice e curatrice di corpi): subisce in prima linea il processo di restaurazione.

Ed in cosa consiste, per la DONNA? Ebbene: lo stesso corpo della donna è un piccolo-capitale (cioè una merce che può produrre altre merci).

In sintesi: il corpo della donna lavora (ma abbiamo già detto in quali condizioni) ma è anche un “oggetto” di CURA (strumento di benessere, sensualità e sessualità) e, quindi, funge da “attrazione” per il capitalismo, un corpo più “vendibile” e “reificabile” rispetto al corpo maschile (anch’ esso merce).

Potremmo quasi afferma che la donna, è stata ed è la forza-lavoro non-qualificata (NON  nel senso di meno preparata, ma nel senso di SECONDARIA: ininfluente, più ricattabile…) che ha “segnato” il processo di disintegrazione contadina e di proletarizzazione.

Per sintetizzare e semplificare: le prime donne lavoratrici occupavano, nei primi decenni di industrializzazione, il RUOLO CHE OCCUPA OGGI IL NOSTRO OPERAIO IMMIGRATO.

In due parole: LA DONNA E’ LA STRANIERA ETERNA NELLA SUA PATRIA…

Questo ruolo, in realtà, è ancora femminile: ci accumuna molto al destino dei lavoratori immigrati, il fatto che più spesso, è sempre la donna ad essere “sotto-impiegata” cioè ad occupare posti di gran lunga inferiori rispetto alle qualifiche ed agli studi conseguiti (statisticamente le donne studiano molto più degli uomini e rendono molto meglio in ogni genere di apprendimento e materia di studio: mentalmente più perspicaci e flessibili) ed ad essere retribuita, a parità di lavoro, meno rispetto agli uomini.

Qual’ è la differenza tra una donna bianca ed occidentale (che non ha trovato un buon marito o, magari, non ha un padre senatore o uno zio vescovo) ed un immigrato plurilaureato, che conosce 3 lingue, impiegato come netturbino o scaricatore di merci?

Stando alle ultime elaborazioni dell’ ONU, in una ipotesi fotografica al 2010 la popolazione mondiale è di 6 miliardi e 900 milioini, le nascite sono 138 milioni, le morti 59 milioni. Nonostante la popolazione sia divisa  a metà tra urbana e rurale, il saldo naturale di 79 milioni è diversamente distribuito, poiché almeno trenta-quaranta milioni di uomini, probabilmente anche cinquanta, si spostano dalle campagne alle città. Nelle nuove aree dello sviluppo capitalistico, ai due estremi di questa colossale trasformazione sociale, dieci milioni di esistenze sono stroncate prima del quinto anno di età; almeno tre milioni di giovani migrano dai bacini africani, asiatici e latino-americani della disgregazione contadina verso le vecchie metropoli dell’ imperialismo, principalmente in Europa ed America. Per più di nove decimi ciò va ad accrescere la forza-lavoro delle aree emergenti dove maturano nuove potenze dell’ imperialismo, come Cina, India e Brasile. Per meno di un decimo il flusso si trasferisce nelle vecchie potenze, a rincalzo di leve demografiche e stagnazione. Ἑ la misurazione di uno sviluppo disuguale dove la vera corrente di fondo della ristrutturazione sociale è stata la disintegrazione contadina e la proletarizzazione di centinaia di uomini e donne. Sono variate le rispondenze mondiali tra le classi, si sono alterati i rapporti di forza e influenza.

Conseguentemente a ciò, il flusso migratorio ha come obbiettivo (fine materiale) di creare quel “capitale-variabile-di-riserva” facilmente sfruttabile e ricattabile che serve all’industria, per ampliare ed espandere i capitali, ma anche per “ristrutturare” la composizione familiare “di cura” dei corpi…

Per essere più chiara, quasi la metà dei migranti che approdano sulle nostre coste, sono future colf, badanti, infermiere, cameriere e prostitute che svolgeranno la mansione di RICREARE, nel nucleo familiare, quella SUDDIVISIONE DEI RUOLI (tipica della famiglia patriarcale) che le donne occidentali non vogliono più ricreare.

In due parole: l’ apparato capitalistico si ristruttura, quindi, durante un  processo di restaurazione l’ obiettivo non è innovare bensì ricreare situazioni simili alle antecedenti.

Oggi non abbiamo più la casalinga convenzionale (è in via di estinzione) ma l’ esperta di economia-domestica (la professionista dell’ economia domestica).

Le donne italiane (o europee) hanno acquisito più libertà e rispetto per se stesse (poiché studiano, lavorano e godono di una relativa libertà)?

No problem: il maschio europeo (o nord-americano) provvede ad importare centinaia di disperate-poverissime disposte a prostituirsi per poco o ad assumere il ruolo di schiava-domestica senza troppe esigenze o pretese.

L’ equilibrio-familiare così è salvato: così il ruolo del maschio sfruttatore ed usurpatore (più che altro: vampiro) del corpo femminile.

Evidentemente, anche nel capitalismo-patriarcale, l’ ordine si conserva mantenendo una rigida suddivisione del “ruolo servo-padrone”  consacrata dalle istituzioni religiose come unica ed inviolabile (tesi, tra l’ altro,  smentite sia dall’ antropologia che dalla sociologia) e trattata dalle istituzioni statali come inevitabile o più auspicabile.

La famiglia è considerata “sacra” ma, pare, secondo le tesi di alcune istituzioni religiose, che non possa esistere altra/diversa struttura familiare e che sia giusto/normale che la donna “seppellisca” se stessa (rinunci alle proprie passioni ed aspirazioni personali. Sacrificio che, badate bene, non si chiede mai agli uomini) per dedicarsi integralmente alla “sacra-famiglia”.

In due parole:  stando a quanto afferma  questa gente (o queste “autorità”!) il rapporto “sado-masochistico”  debba essere il rapporto d’ amore più desiderabile e completo.

Nel rapporto sado-masochistico: c’è un passivo ed un attivo, un servo ed un padrone, è il rapporto più “polarizzato” ed “identitario” che esista!

Ne conoscete un’ altro così “etero-sessista” e “perfetto”? 

Convertiamoci tutti all’ amore “sado-masochistico” ed andiamo ai “family-day”!!!

Maddalena Celano


















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