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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Una sovrastruttura perversa e........"fallica"!

4147122256_230193ee88.jpgRitengo INDISPENSABILE, per realizzare una rivoluzione compiuta,
un lavoro sulle SOVRASTRUTTURE e sul SIMBOLICO.

Il simbolico come strumento d' influenza dell' inconscio e delle psiche-umana: luoghi che ricalcano e ripropongono strumenti di dominio, se non si reagisce in modo opportuno.

Rivendico con ciò l' importanza, se non proprio la NECESSITA' ed il DOVERE (per chi vuole essere rivoluzionaria fino in fondo...) di una coerente pratica femminista.
 Una pratica che riconosce l' importanza del simbolico-femminile e, quindi, lotta per la presenza e la visibilità delle donne in ogni aspetto della vita umana e sociale.
Una visibilità-simbolica e "carnale"  per rivendicare il valore del nostro corpo (del corpo femminile)  quale luogo produttivo e ri-produttivo della vita umana, nel senso più completo del termine.
Un potenziale ed un privilegio che NON E' NEUTRO MA è SESSUATO, cioè chiaramente femminile!

Come "maschile" è stato  tutt'ora lo è  il monopolio fisico e simbolico della violenza, della guerra, della morte ed ogni genere di mortificazione della vita umana (nel senso più ampio del termine).

Il potere stupra!
 Ed il potere, almeno che non si vogliano falsificare tutti i dati e le statistiche mondiali, è ancora un preciso privilegio maschile (le classi dominanti sono costituite da una netta superiorità-numerica "maschile": governanti, finanzieri, banchieri, gerarchie militari...).

Il corpo femminile è il più grande produttore di merci e servizi ma non è mai valorizzato e mai reso visibile quanto il corpo maschile (nonostante la donna lavori il doppio del maschio-medio se non proprio il triplo!) se non in modo marginale ed accessorio alla libido-maschile.
Il nostro ruolo ri-produttivo non è mai riconosciuto  se non nella retorica ipocrita e pomposa delle varie Chiese che, in realtà, ci vorrebbero esclusivamente come anonimi e silenti "angeli-del-focolare".
Sembrerebbe proprio che, per la donna da parte sua, non sia possibile nè un' economia della rappresentazione delle sua sessualità, nè un' economia della rappresentazione della nostra produttività e riproduttività.
Il lavoro continua ad essere declinato solo al maschile e mai, se non in via del tutto marginale e sussidiaria, "al-femminile".

Restiamo così nella derelizione di una nostra presunta mancanza, di un nostro presunto difetto, di assenza, di invidia....
Della donna c'è da chiedersi perché si sottometta tanto facilmente all' ordine-maschile ed ai suoi simboli, perché "mimi" tanto bene i progetti, le proiezioni, le produzioni con cui il maschio reagisce alle fobie relative ai suoi desideri (ovviamente tutti declinati al "maschile"!).
Da quale difetto, carenza, sottrazione, rigetto, rimozione, censura di rappresentazione della propria sessualità (e della propria produttività), proviene una simile soggezione  al desiderio-discorso-legge-del-maschio sul suo sesso?
Da un'atrofia coatta della nostra libido?
La quale libido non viene mai fuori e, quindi, non è mai esercitata né nelle nostre vite individuali tantomeno in società e nelle "pubblicità", se non come sostegno e rappresentazione di un unica-libido (quella maschile!).
Come uscire da questa situazione che ci obbliga a recitare i ruoli "di genere" quali vediamo ogni giorno nella nostra vita umana?

Le brave mogliettine servizievoli che ramazzano, lavano, stirano e cucinano in silenzio (senza chiedere nessun riconoscimento o/e ringraziamento) in totale a-nomia ed indifferenza.
Oppure le brave "segretarie" o "impiegatucce" pronte a sorridere, ad essere obbligatoriamente "gentili",  preparare cafè,  stampare, battere a macchina, ri-stampare, correggere gli scritti-deliranti o gli scarabocchi dei nostri capetti (quasi sempre maschi!) spesso e volentieri molto più mediocri ed impreparati di noi (l' Istat e le inchieste ONU affermano che a parità di merito alla donna vengono sempre assegnati manzioni più degradanti e meno retribuite).

Forse l' esempio di un rifiuto radicale dei ruoli assegnati è un buon punto di partenza.
Liberiamoci dai codici costituiti e di origine maschile (l' eterosessualità come norma è uno dei più obbligati) e smascheriamo e rinneghiamo tutti quei ruoli che ci vogliono passive o semplici "ancelle" o aiutanti dei ruoli-maschili.
Rivendichiamo, nel modo più forte possibile, il nostro diritto di essere finalmente SOGGETTI (e non sempre oggetti o "ancelle" di qualche "pene" a nostro capo), PROTAGONISTE, autrici-autonome delle nostre vite.

Non resta che alle femministe dell' ultima ora, finalmente libere (anche se di una libertà molto relativa!)  il compito di scoprire la vera essenza ed il significato più profondo della nostra vittimizzazione storica, sociale, economica e sessuale.
 Fondamentale ai nostri fini di studio, ricerca-sociale e militanza è riconoscere che, ad esempio (questo è solo uno degli esempi), la prostituzione intesa nel senso più ampio del termine cioè come S-VENDITA delle prestazioni sessuali, affettive ed anche "lavorative" delle donne ha una precisa storia!
 In qualunque ordine patriarcale la donna viene oppressa nella psicologia stessa della femminilità; quest' oppressione si manifesta allorquando quest' ordine viene mantenuto in modo assai contraddittorio o controproducente.
Le donne devono organizzarsi come gruppo-politico per poter realizzare un cambiamento nell' ideologia di base della società umana.
E qui il femminismo diviene sempre più necessario ed indipensabile per una reale trasformazione umana.
Femminismo come elemento imprescindibile e necessario per destabilizzare quest' aberrante e disumana struttura-sociale, nata (come ben si sa, a meno che non si voglia essere ipocriti) sullo stampo del "fallo".

ISKRA ILICH ULIANOV


P.S.: Firmate il Protocollo Contro la Pubblicità Sessista!


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ASSOCIAZIONE PROTOCOLLO CONTRO LA PUBBLICITÀ SESSISTA

L’Associazione Protocollo contro la pubblicità sessista (PCPS) intende proporsi come uno strumento di partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini alla vita collettiva: una militanza per un diritto violato, una vera e propria campagna di civiltà.

Questo strumento intende ostacolare con campagne di opinione civile la diffusione di tutte quelle forme di “comunicazione pubblicitaria a fruizione obbligatoria” – in altri termini di campagne pubblicitarie affisse in luoghi pubblici – che trasmettano non solo esplicitamente, ma anche in maniera subdola, edulcorata, camuffata, allusiva, simbolica e subliminale, messaggi che suggeriscano, incitino o non combattano il ricorso alla violenza esplicita o velata, alla discriminazione, alla sottovalutazione, alla ridicolizzazione, all’offesa nei confronti delle donne.

L’adesione all’Associazione è aperta a cittadine/i di qualsiasi nazionalità e avviene mediante il versamento della quota sociale dopo aver preso visione e condiviso lo Statuto. L’obiettivo è quello di raggiungere il più alto numero di associati a livello nazionale ed internazionale, anche collegandosi a gruppi di opinione presenti in altri paesi che perseguano i medesimi fini. Anche le associazioni possono aderire a PCPS. L’adesione va rinnovata ogni anno solare.

Le attività di interdizione contro le pubblicità sessiste verranno decise tempestivamente dal Consiglio Direttivo in carica e comunicate agli associati affinché rilancino l’iniziativa sui loro territori. Esse consisteranno:

  • nella spedizione di lettere di contestazione per via postale tradizionale inviate sia dal consiglio direttivo sia dai singoli soci (che riprenderanno il testo base della lettera ufficiale e vi aggiungeranno propri commenti):

¨ alla direzione (commerciale, strategica e marketing) dell’azienda reclamizzata;
¨ all’agenzia pubblicitaria che ha firmato la campagna;
¨ alle modelle o ai modelli, ai testimonial che abbiano prestato la propria immagine;
¨ al Sindaco della Città che ospita le affissioni, differenziando di volta in volta le città, trattandosi in genere di campagne nazionali;
¨ agli organi di stampa e TV che accoglieranno questa protesta e gli daranno risalto;
¨ ai direttori delle riviste, quotidiani o altro organi di informazione cartacea o multimediale che abbiano ripubblicato la medesima campagna affissa in luoghi pubblici.

  • azioni dimostrative per strada in corrispondenza dei luoghi o dei negozi di vendita dei prodotti reclamizzati con pubblicità sessiste (anche contemporaneamente in diverse città);
  • campagne di consumo critico;
  • campagne di sensibilizzazione e intervento con stand dell’associazione in fiere, festival, e altri momenti di aggregazione pubblica, nonché interventi nelle scuole.

Gli associati saranno avvertiti con posta elettronica ogni volta che il protocollo verrà messo in atto e attraverso questo sito www.protocollocontrolapubblicitasessista.it.

Sul sito si potranno ovviamente esprimere le proprie opinioni e fare segnalazioni per le nuove attività di contrasto o suggerire nuove formule di intervento, valutando i risultati raggiunti.

L’elenco sempre aggiornato dei firmatari, con cognome, nome, data di nascita, residenza e professione (senza la e-mail), unitamente a una riproduzione fotografica della campagna in oggetto, accompagnerà le attività.

Per sostenere l'Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista da oggi è possibile diventarne soci compilando la scheda di associazione sul sito e versando una quota di almeno 15 euro all'anno con sul conto corrente della Banca Popolare di Sondrio intestato all'Associazione Protocollo contro la Pubblicità Sessista

IBAN: IT82 I056 9601 6230 0000 3242 X33 (dall'Italia)
swift POSOIT2109R (dall'estero)

Milano 22/7/09







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