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Da una scintilla scoppierà un incendio

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2 facce dell' oppressione: patriarcato e paternalismo!

Riportiamo stralci di una parte di un lungo documento proveniente dal
Canada, intitolato "In difesa del femminismo proletario" uscito sul blog:
http://www.moufawad-5286957298_f8ca94fa14.jpgpaul.blogspot.com.es/.

Questa parte che tratta della differenza tra "patriarcato e patriarcalismo"
fornisce un utile contributo al lavoro teorico per una corretta linea e
prassi femminista proletaria rivoluzionaria che affronti la questione delle
donne in termini di classe e di genere, demolendo false idee, da cui
provengono anche politiche, in senso lato, devianti.

Da un lato l'idea, presente anche in settori dei movimenti femministi, che
la condizione di discriminazione e oppressione delle donne, il ruolo di
subordinazione che viene mantenuto e anzi rafforzato nella crisi all'interno
della famiglia perchè sempre più utile come ammortizzatore sociale sia
pratico che ideologico nel sistema capitalista, il maschilismo con tutto il
carico tragico di violenze sessuali e uccisioni, siano da addebitare
unicamente al permanere di aspetti del patriarcato, e come tali, in
contrasto con l'attuale sistema sociale; di conseguenza a questo normalmente
si risponde con proposte e politiche riformiste che vogliono mascherare la
vera causa che è l'attuale sistema capitalista e deviare la lotta contro di
esso.

Dall'altro l'idea, presente soprattutto nei settori della borghesia, che
negando una pesante presenza di concezioni, ideologie, condizioni di vita,
che potremmo definire "patriarcaliste", vogliono negare la condizione
generale e sociale di subordinazione delle donne, nei fatti la limitano a
situazioni individuali in contrasto con una società che consentirebbe alle
donne un percorso emancipativo; di conseguenza a questo si risponde con il
pensiero e la politica del "gli ultimi restano indietro" (per colpa loro), e
con la "emancipazione" solo per una ristrettissima minoranza di donne della
propria classe, e rigidamente all'interno dei canoni del sistema borghese,
per cui il doppio sfruttamento e oppressione della maggioranza delle donne è
uno dei puntelli principali.

Nello stesso tempo negare il permanere di ciò che possiamo chiamare
"ideologie patriarcali", "concezioni maschiliste" nega in termini
antimaterialistico dialettici il rapporto tra sovrastruttura e struttura.
Nel senso che è la struttura che determina le idee, ma queste a loro volta
hanno influenza sulla pratica e possono diventare "forza materiale" che
indirizza/devia la pratica.

Questo pone al movimento rivoluzionario proletario delle donne la necessità
di una lotta articolata, ricca, a 360°, che non perdendo mai la rotta delle
ragioni determinate dal modo di produzione capitalista, di classe della
condizione delle donne, punti sempre le sue armi contro il nero
dell'ideologia che per le donne non resta affatto solo nel cielo delle idee
ma avvolge pesantemente tutta la loro vita.

Infine, riprendendo una frase del testo canadese che dice "le relazioni
patriarcali, intrinseche ai precedenti modi di produzione, sono state
riportate e incorporate nella struttura del capitalismo realmente esistente",
noi pensiamo che non sia soltanto un "riportare e incorporare", ma il
sistema capitalista in questo ambito ha prodotto parecchio di "suo", anche
se più subdolo ma non meno pesante, per mantenere ed usare l'oppressione
delle donne, che oggi potremmo sintetizzare nella neo nazista ideologia de
"gli uomini che odiano le donne". E questo richiede aggiornare ed affilare
le nostre armi teoriche, di analisi e soprattutto di lotta.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario


DAL DOCUMENTO PROVENIENTE DAL CANADA "IN DIFESA DEL FEMMINISMO PROLETARIO"

Si "...fraintende la distinzione che viene fatta tra patriarcato e
patriarcalismo...

    ...La distinzione qui è tra il patriarcato come una parte essenziale del
modo di produzione contro il residuo del patriarcato che si conserva nella
sovrastruttura e ostacola quindi lo sviluppo della base. Il primo è
essenziale per i rapporti di produzione precapitalistici in cui la posizione
della donna nella società è determinato dal fatto che essa è formalmente
classificata come "proprietà", che la proprietà viene ereditata dagli uomini
invece delle donne... e dove la divisione sessuale del lavoro è, in ultima
istanza, intrinsecamente parte della divisione materiale del lavoro. Il
secondo non nega che ci sia la continuazione dei rapporti patriarcali solo
che sono state trasformati dal capitalismo: il capitalismo come modo di
produzione non richiede questa divisione di genere del lavoro al fine di
mantenere il capitalismo e tuttavia, allo stesso tempo, conserva questa
divisione di genere del lavoro - questo è ciò che si intende per
patriarcalismo.

    E quindi, sì, la famiglia patriarcale esiste ancora in una certa misura,
ma non è identica a quella famiglia patriarcale che esisteva prima del
capitalismo; anzi, nell'epoca del capitalismo si assiste a lotte femministe
che non sarebbero potute esistere in epoche precedenti, se non in misura
molto limitata, e che sono riuscite a vincere alcuni diritti borghesi. Sì,
questi diritti saranno sempre tenui, possono essere autorizzati sotto il
capitalismo senza compromettere il capitalismo; non avrebbero potuto
esistere per le donne sotto, per esempio, il feudalesimo senza compromettere
il feudalesimo....

    ...La teoria di Mao "Sulla contraddizione", spiega come la conservazione
di residui di ideologie di modi di produzione precedenti possono ostruire la
base materiale e diventare "concetti autodeterminanti".
    Ancora, definire che questi sono solo "formali", perché fanno parte
della sovrastruttura, significa ignorare tutto ciò che i maoisti dicono
circa la Sovrastruttura e il suo ruolo: la sovrastruttura non esiste in
piani separati connessi alla base - non sono "liquidati" e quindi
irrilevanti - ma sono davvero concetti autodeterminanti che sono conservati
e vanno così a deformare lo sviluppo della base materialistica. Affermare
che patriarcato è un elemento costitutivo della base economica del
capitalismo è estremamente problematico. Possiamo immaginare un mondo
possibile in cui il capitalismo, astrattamente, funzioni senza il
patriarcato: secondo i dettami del capitalismo astratto, non ci sarebbe
    ragione logica del perché il patriarcato dovrebbe ancora esistere in
quanto le donne sarebbero sfruttate proprio come gli uomini con i diritti
borghesi. Eppure, ovviamente, le donne proletarie sono di solito doppiamente
oppresse, nonostante la logica di quest'astratto capitalismo e quindi è
necessario chiedersi il perché.

    Perché le relazioni patriarcali, intrinseche ai precedenti modi di
produzione, sono state riportate e incorporate nella struttura del
capitalismo realmente esistente. Questa distinzione può sembrare accademica,
ma è importante per due ragioni: a) dimostra che il femminismo proletario
non respinge semplicemente il patriarcato come qualcosa che non esiste più,
ma cerca di dare un significato in un modo capitalistico di produzione, b)
allora potremmo sostenere che una rivoluzione potrebbe essere prodotta da
una lotta di classe della classe femminile contro la classe maschile? -
proprio l'argomento delle femministe radicali criticato dalle femministe
proletarie - quando è evidente che le donne come classe sociale di questo
storico frangente non possono essere unite come classe..."
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