Da una scintilla scoppierà un incendio
Simone de Beauvoir, 50 anni dopo.
Il secondo sesso in eredità
di Sylvie Chaperon *

Fin dalla sua prima pubblicazione, nel 1949, Il secondo sesso ha suscitato clamore. Le grandi riviste intellettuali lo mettono al centro delle cronache letterarie. I quotidiani pubblicano decine di articoli e recensioni, spesso dovute a grandi firme: François Mauriac, Julien Benda, Julien Gracq, Emmanuel Mounier, Roger Nimier, per citarne solo alcune. Raramente un libro scritto da una donna sulle donne ha suscitato tanti appassionati dibattiti.
Il fatto è che Simone de Beauvoir ha manomesso uno dei santuari del consenso dell'epoca. In Francia si era pazientemente costruita, fin dagli anni 30, una politica di sostegno alla famiglia e alla maternità senza precedenti. Assegni familiari, assegno salariale unico, prestiti agli sposi, quoziente familiare e una miriade di altre misure tentano di risollevare una natalità in durevole calo. Il successivo baby-boom non basta a placare i timori, e rafforza l'ideale della donna madre di famiglia, nata per essere educatrice di una prole che si vorrebbe numerosa. Dalla sinistra comunista alla destra, la politica di promozione demografica regna incontrastata, da quando sono scomparsi dalla scena i neo-maltusiani, duramente censurati. Ed ecco che Simone de Beauvoir riduce in briciole tutta questa bella mitologia della maternità. Il capitolo intitolato"La madre" inizia con quindici pagine in difesa della libertà d'aborto, nega l'esistenza stessa dell'istinto materno e si conclude svalutando la funzione materna, che definisce alienante per le donne. Anche i capitoli dedicati all'"Iniziazione sessuale" e a"La lesbica" attirano i fulmini di una società puritana, che l'idea dell'educazione sessuale non aveva ancora sfiorata. I tre capitoli incriminati, pubblicati in anteprima su Les Temps Modernes, suscitano un uragano di critiche sdegnate. Dalla prima pagina del Figaro, François Mauriac chiede se"le colonne di un'autorevole rivista letteraria e filosofica siano il posto adatto per l'iniziazione sessuale della donna", e dai numeri successivi del Figaro Littéraire invita la gioventù cattolica a reagire contro una tale decadenza. I comunisti non sono da meno: Jean Kanapa, ex allievo di Sartre, divenuto direttore de"La Nouvelle Critique", denuncia"la descrizione bassa e lasciva, di una turpitudine che dà la nausea". Da un articolo all'altro, Il secondo sesso diventa un"manuale di egoismo erotico" o un manifesto dell'"egotismo sessuale"; ci si scandalizza della sua"temerità pornografica", e l'autrice è definita"suffragetta della sessualità" o"amazzone esistenzialista".
Riconoscenza e rancore In molti accorrono in difesa di Simone de Beauvoir. I collaboratori de Les Temps Modernes affilano i loro argomenti.
Maurice Nadeau critica chi non è riuscito"a liberarsi appieno da un certo disagio nel vedere una donna ancorché filosofa parlare apertamente di faccende di sesso". Emmanuel Mounier e Jean-Marie Domenach, rispettivamente direttore e redattore capo di Esprit, assicurano all'opera un sostegno decisivo.
Tuttavia, Il secondo sesso non è stato l'unico né il primo libro a sostenere quelle tesi. Altri testi, passati inosservati e oggi dimenticati, avrebbero potuto provocare analoghe reazioni. La portata della polemica si spiega in vari modi. La notorietà di Simone de Beauvoir ha assicurato la copertura mediatica del suo libro. Nel 1949 l'autrice è in effetti tutt'altro che sconosciuta. Il suo primo romanzo, L'Invitée (1943), aveva trovato un'accoglienza calorosa da parte della critica; e da allora i suoi numerosi scritti hanno continuato a far parlare di lei, senza contare la sua partecipazione attiva a Les Temps Modernes, rivista della quale è cofondatrice. Ma secondo un costume nettamente patriarcale, il grande pubblico la conosce innanzitutto in quanto compagna di Jean-Paul Sartre."Notre Dame de Sartre", o la"Grande Sartreuse" sono i soprannomi che alcuni giornalisti le hanno affibbiato. E le luci della ribalta sono puntate in permanenza su Sartre che allora, al culmine della sua gloria, esercita una vera egemonia filosofica e intellettuale, e di conseguenza si attira critiche e gelosie. La violenza della polemica è alimentata poi dalla guerra fredda, che divideva gli ambienti culturali. Sartre e Les Temps Modernes, che hanno scelto il non allineamento, sono esposti al nutrito mitragliamento dei due campi rivali, ma uniti nella levata di scudi contro Il secondo sesso.
Lo scandalo assicura al libro un immediato successo. Fin dalla prima settimana, sono vendute oltre ventimila copie. E' subito tradotto, e inizia così la sua brillante carriera tra milioni di lettrici occidentali. Eppure, nella cacofonica accoglienza riservata al libro, le voci femminili sono poche, e le associazioni femminili cattoliche, femministe e comuniste si sono tenute a prudente distanza dalla polemica.
Questo silenzio, fatto di imbarazzo, rispetto delle convenienze e certo anche divisioni interne, indica fino a che punto Simone de Beauvoir abbia preceduto le generazioni militanti del suo tempo. Certo, alcune intellettuali isolate manifestano quasi subito la loro adesione. Romanziere, saggiste, giornaliste, docenti universitarie quali Colette Aubry, Célia Bertin, Françoise d'Eaubonne o Geneviève Gennari si pongono alla testa di una folta schiera di lettrici. Sono soprattutto le donne laureate e urbanizzate dei ceti medio-alti a essere sedotte da questo dibattito filosofico di oltre 1.000 pagine.
Con il placarsi della guerra fredda e l'attribuzione del Premio Goncourt al suo romanzo Les Mandarins, nel 1954, Simone de Beauvoir ritrova il favore della stampa. Le sue memorie, i cui volumi si susseguono negli anni, sono accolte da un pubblico fedele, e la sua carriera letteraria di lungo corso assicura al Secondo sesso una notorietà durevole, cui contribuiscono senza dubbio la personalità di Simone de Beauvoir e l'immagine che la celebre coppia libera vuole dare di sé. Molte donne hanno testimoniato dello sconvolgimento suscitato da quella lettura, e della riconoscenza o rancore nei confronti di una donna che è stata capace di trovare le parole e gli argomenti per esprimere il loro disagio."Sto leggendo Il secondo sesso. Navigo nell'entusiasmo: finalmente una donna che ha capito", esclama Françoise d'Eaubonne, e si affretta a scrivere all'autrice:"Lei è un genio!" chiedendole di incontrarla (1). Simone de Beauvoir ha ricevuto migliaia di lettere non meno emozionanti, conservate presso la Biblioteca nazionale, che costituiscono un fondo di documentazione inestimabile. Per le madri del baby boom, che avevano sacrificato sull'altare della maternità i loro progetti professionali, l'incontro è talvolta doloroso. Lo ha espresso efficacemente Ménie Grégoire, le cui posizioni sono su molti punti opposte:"Simone de Beauvoir ha contato, per le donne della mia generazione, più di quanto gli storici non sapranno mai dire. (...) Ci ha strette con le spalle al muro noi che eravamo state formate per una vita diversa da quella delle nostre madri (2)".
L'influenza dell'opera travalica presto i confini francesi (3).
E' tradotta in tedesco fin dal 1951, in inglese e in giapponese nel 1953; ciascuna di queste versioni ha una sua traiettoria.
Alcuni editori, come l'americano Knopf, esigono ampi tagli. In Giappone il secondo volume e la conclusione sono anteposti al primo volume e all'introduzione. Alcuni traduttori, come il professor Howard Parshley, antropologo e autore della prima versione inglese, si permettono pesanti distorsioni, mentre nel testo giapponese il discorso di Simone de Beauvoir assume una connotazione curiosamente biologica.
Altrove, le reazioni sono assai diverse. L'entusiasmo predomina in Svizzera, dove le donne sono ancora lontane del diritto di voto. Nell'America del senatore McCarthy lettrici e lettori sono messi in guardia da critici severi. Nella Spagna di Franco, dove dal 1962 circola una traduzione pubblicata in Argentina, il libro si legge clandestinamente e a proprio rischio. Altrove, in Russia o nella Rdt, bisognerà aspettare la caduta dei regimi comunisti per disporre di una traduzione. Fin dagli anni 60 il libro è un punto di riferimento ineludibile per chiunque si interessi alle questioni femminili, come si diceva allora.
Andrée Michel, Eveline Sullerot e Geneviève Texier in Francia, Betty Friedan negli Stati Uniti, Maria Aurelia Capmany in Spagna, si sono nutrite di quel voluminoso saggio. All'epoca domina un pensiero alquanto individualista e liberale, secondo cui l'emancipazione femminile presuppone una carriera personale. Generazioni femministe Per la generazione successiva il libro rimane un'opera importante, anche se accanto ad altri testi contemporanei e radicali. Numerose teoriche femministe degli anni '70 si dichiarano debitrici nei suoi confronti; ed è con questo nuovo movimento che Simone de Beauvoir entra a far parte di un femminismo militante.
In precedenza aveva dato il suo sostegno a varie cause, come a quella della pianificazione familiare, ma non era mai stata sedotta dai gruppi e dalle associazioni, a suo parere troppo timorati. Le cose cambiano con il ribollente Mouvement de libération des femmes (Mlf). Simone marcia in testa alle manifestazioni, firma il manifesto delle 343"salopes" (donnacce) che dichiarano di aver abortito, testimonia al processo di Bobigny, apre le colonne di Les Temps Modernes alle cronache dell'"ordinario sessismo", e non esita a mettere sul piatto tutta la sua notorietà per le cause che ritiene giuste.
Partecipa inoltre alla fondazione di varie associazioni e riviste, quali la Ligue des Droits des Femmes, Choisir e Questions Féministes. Questo confronto permanente con il movimento delle donne la induce a rivedere le sue posizioni.
Oramai, considera Il secondo sesso troppo idealista e individualista. Le donne subiscono un'oppressione specifica, contro la quale possono lottare solo movimenti femminili collettivi. Come stupirsi che nel 1986 migliaia di donne abbiano voluto renderle l'ultimo omaggio?
L'eccezionale longevità de Il secondo sesso non ha però il significato di un consenso. Fin dalla sua prima pubblicazione ha dato luogo a divergenze irriducibili. Sostenitori e avversari si collocano, più o meno, generazione dopo generazione, sui due versanti delle stesse linee di frattura. Per i sostenitori, le differenze esistenti tra i sessi vengono dall'oppressione subìta dalle donne, mentre gli oppositori sostengono la tesi di una natura femminile diversa, alla quale dovrebbero ispirarsi società eccessivamente maschili. Laici contro cattolici negli anni 50, sostenitrici dell'uguaglianza contro teoriche della differenza in seguito, e più recentemente femministe contro post- moderniste: i dibattiti continuano, ritmati dal flusso e riflusso dei movimenti sociali.
Dalla fine degli anni 80 assistiamo incontestabilmente a una sorta di backlash (reazione) contro Il secondo sesso e la sua autrice. Nella sua voluminosa biografia di Simone de Beauvoir, malinterpretando la realtà francese, Deirdre Bair attribuisce alla coppia di filosofi un atteggiamento ambiguo durante l'occupazione tedesca (4). La pubblicazione postuma dell'epistolario e dei taccuini, a cura di Sylvie Le Bon de Beauvoir, suscita numerosi commenti tutt'altro che ameni (5).
Bianca Bienenfeld (Louise Védrine nelle lettere) ha pubblicato il resoconto della sua adolescenza"turbata" dai suoi legami con la celebre coppia (6).
Simone de Beauvoir è stata accusata di aver avuto durante la guerra un atteggiamento di indifferenza politica; è stata rimproverata di volta in volta per i suoi rapporti poco femministi con Sartre e le sue relazioni"contingenti" e disinvolte con varie giovani donne. I cronisti, tornati al conservatorismo degli anni della guerra fredda, si scagliano contro la vita privata della scrittrice. A lungo adulata, Simone de Beauvoir viene buttata giù da un piedistallo sul quale non aveva mai chiesto di salire. Restano però una donna e un'opera che hanno saputo incarnare privilegio raro in letteratura i sogni e i desideri di varie generazioni. A questo titolo, Il secondo sesso e la sua autrice fanno sorgere interrogativi di natura sempre più scientifica.
Dagli anni 80 studi eruditi, diffusi da società di grande impegno scientifico come la Simone de Beauvoir Society, approfondiscono lo studio delle origini intellettuali del Secondo sesso (7). Tra i lavori pionieristici figura quello della filosofa francese Michèle Le Doeuff, che attira l'attenzione sulla singolare posizione delle donne in campo filosofico (8). Numerosi studi hanno seguito questa via, che esige una rilettura rigorosa e critica dei testi. Le filosofe, letterate e linguiste sono tuttora molto più numerose delle storiche e sociologhe, e le ricercatrici degli Usa e dell'Europa del Nord predominano, mentre le francesi brillano soprattutto per assenza. Questo paradosso si spiega in parte con la difficilissima istituzionalizzazione degli studi sulle donne in Francia, e in parte anche con l'eccessiva prossimità delle femministe francesi a quel"mostro sacro", alla"madre simbolica" che spesso hanno visto in Simone de Beauvoir.
Tuttavia, di recente alcune giovani ricercatrici hanno scoperto con più serenità una storia della quale non sono state parte in causa.
Comunque sia, questa prevalenza del mondo letterario anglosassone tende talora a trascinare Simone de Beauvoir dove certo lei stessa non avrebbe accettato di andare: nei dedali di un decostruzionismo postmoderno, ispirato a Jacques Derrida e a Luce Irigaray. La sua opera continua ad affascinare e a dividere.
Si continuano a pubblicare traduzioni più fedeli al testo originale: in tedesco nel 1992, in giapponese nel 1997, in russo nel 1998. In tutto il mondo, Il secondo sessorappresenta una lettura indispensabile nei Women's Studies a livello universitario. Cinquant'anni dopo, l'opera non ha finito di far parlare di sé.
note:
* Storica, docente all'università Toulouse-Le Mirail. Ha diretto il numero speciale della rivista Les Temps Modernes,"Questions actuelles au féminisme", aprile- maggio 1997.
(1) Françoise d'Eaubonne, Les Monstres de l'été, Mémoires précoces, Juilliard, Parigi, 1966.
(2) Ménie Grégoire, Telle que je suis, Seuil, Parigi, 1976.
(3) Il secondo sesso è stato tradotto in Italia nel 1961 dal Saggiatore.
(3) Deirdre Bair, Simone de Beauvoir, Fayard, Parigi, 1990.
(4) Simone de Beauvoir, Lettres à Sartre, 1990; Journal de guerre, 1990; Lettres à Nelson Algren, un amour transatlantique 1947-1964, 1997; edizioni curate per Gallimard da Sylvie Le Bon de Beauvoir.
(5) Bianca Lanblin, Mémoires d'une jeune fille dérangée, Balland, Parigi, 1993.
(6) La Simone de Beauvoir Society, fondata nel 1981, conta circa 200 aderenti ed è presieduta da Yolanda A. Patterson, 440 La Mesa Drive, Menlo Park, CA 94028-7455, Stati Uniti.
(7) Michèle Le Doeuff, L'étude et le rouet, Seuil, Parigi, 1989.
(Traduzione di P.M.)