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Da una scintilla scoppierà un incendio

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COSTRUIAMO LA QUARTA INTERNAZIONALE!

Costruiamo la quarta internazionale
martedì 09 settembre 2008
1938 - 2008: a settanta anni dalla fondazione la battaglia dei trotskisti

continua

COSTRUIAMO LA QUARTA INTERNAZIONALE

di Martin Hernandez (*)



Il 3 settembre del 1938, in Francia,

si svolse la Conferenza di fondazione della Quarta Internazionale.

Alcuni contestarono a Trotsky di proporre la

fondazione di una nuova internazionale poiché questa, secondo i critici,

potrebbe sorgere solo come prodotto di "grandi avvenimenti". Egli fece

riferimenti a questo tema nel Programma di Transizione votato nella Conferenza,

rispondendo così: "La Quarta Internazionale è sorta da grandi avvenimenti: le

più grandi sconfitte del proletariato nella storia. La causa di queste sconfitte

va fatta risalire alla degenerazione e al tradimento della vecchia direzione.

(...) Se le sue file non sono numerose è perché è ancora giovane. Per ora ci

sono principalmente quadri ma questi quadri sono una garanzia per il futuro. Di

là da questi quadri non c'è nel pianeta una sola corrente rivoluzionaria degna

di questo nome. Se la nostra Internazionale è ancora debole numericamente, essa

è forte per la sua dottrina, per il suo programma, la sua tradizione, la tempra

incomparabile dei suoi quadri."


Trotsky, fondando la Quarta Internazionale,

voleva stabilire un filo di continuità con la tradizione marxista che si era

espressa con la Terza Internazionale, la quale ormai era degenerata sotto la

direzione stalinista. Tuttavia, Trotsky, costruendo la Quarta Internazionale,

non voleva solo preservare il programma marxista.

Sperava che, in seguito

alla Seconda Guerra mondiale, la Quarta Internazionale si sarebbe

trasformata in


una organizzazione di massa.

 Ma l'esito fu diverso.


Con la sconfitta del nazismo,

lo stalinismo uscì rafforzato dalla Seconda Guerra mondiale e questo spinse

il trotskismo in una situazione di marginalità. Un gran numero dei membri della

Quarta Internazionale furono assassinati dal fascismo e soprattutto dallo

stalinismo, e tra le vittime vi fu lo stesso Trotsky.


Lo stalinismo,


ammantandosi dei successi della Rivoluzione di Ottobre e rafforzato dalla

sconfitta del fascismo, si trasformò in un ostacolo difficile da scavalcare per

la Quarta Internazionale. Quest'ultima rimase quindi una piccola

organizzazione

e al suo interno si sviluppò una corrente revisionista che, davanti

all'impossibilità di sconfiggere lo stalinismo, capitolò a esso. Si tratta del

cosiddetto "pablismo" [dal nome del principale dirigente revisionista: Michel

Raptis detto Pablo, ndt].

Questa deviazione revisionista portò prima a una

rottura della Quarta Internazionale e poi alla sua distruzione. All'interno

della Quarta Internazionale, in diversi momenti, ci furono correnti che

resistettero a queste capitolazioni. Il Pstu e le organizzazioni che lo

precedettero nel Brasile furono sempre parte di una di queste correnti, la più

conseguente, quella diretta dall'argentino Nahuel Moreno. Tuttavia questa

battaglia, sebbene riuscì a preservare nel quadro del trotskismo un importante

numero di organizzazioni e di militanti che oggi si raccolgono nella Lit (Lega

Internazionale dei Lavoratori), non riuscì a impedire la dispersione della

maggioranza dei quadri di provenienza trotskista e dunque la distruzione della

Quarta Internazionale.



LA PROVA DELLA

STORIA

Se guardiamo agli obiettivi che si proponeva

Trotsky settanta anni fa e vediamo i risultati -a livello di organizzazione- di

quella politica, dobbiamo constatare che il progetto di Trotsky fu sconfitto.

Tuttavia, se guardiamo a quello che accadde durante questi settanta anni del

programma trotskista il bilancio che dobbiamo fare è un altro. Fu infatti

l'unico programma che passò la prova dei fatti. Possiamo dire insomma che fu una

vittoria nella sconfitta.
Settanta anni fa la Quarta Internazionale

sosteneva che la teoria del "socialismo in un Paese solo" era un'utopia

reazionaria. Che solo mediante la rivoluzione mondiale si sarebbe potuto

realizzare il socialismo. Soprattutto sosteneva che se la burocrazia fosse

rimasta alla testa dell'Urss, la restaurazione del capitalismo sarebbe stata

inevitabile.
Gli stalinisti si prendevano gioco di queste posizioni. Per

essi la crescita dell'Urss era la prova che il "socialismo in un Paese solo" era

possibile e, in questo modo, invece della rivoluzione mondiale proponevano la

"coesistenza pacifica" con l'imperialismo.
Entrambi i programmi, quello

dello stalinismo e quello del trotskismo, si confrontarono con la realtà e ora,

a settanta anni dalla fondazione della Quarta Internazionale, è necessario fare

un bilancio: nell'Urss e nel resto degli Stati operai, lungi dall'essere

arrivati al socialismo, il capitalismo fu restaurato e alla testa di questa

restaurazione si pose appunto la burocrazia stalinista. Ma questa volta lo

stalinismo pagò caro il suo tradimento: le masse abbatterono le sue dittature

restaurazioniste nella maggioranza degli ex Stati operai.

Settanta anni fa

le posizioni della Quarta Internazionale avevano scarso seguito. Al contrario le

proposte dello stalinismo avevano un'udienza di massa tra i lavoratori, gli

studenti, i contadini e gli intellettuali. Trotsky era il "demonio" mentre

Stalin era la "geniale guida dei popoli". Ora, passati settant'anni, la parola


"stalinismo" è una parola usata come un insulto mentre la figura di Trotsky e

le sue

elaborazioni sono riscoperte da migliaia e migliaia di attivisti che cercano la

strada verso la rivoluzione. Non c'è a livello mondiale nessuna organizzazione

rivoluzionaria che non adotti in tutto, o in parte, coscientemente o

incoscientemente, il programma della Quarta Internazionale. Tuttavia, e questa è

la contraddizione del momento presente, mentre il programma della Quarta

Internazionale è attuale, essa, come organizzazione, è distrutta.
Le nuove

generazioni di rivoluzionari hanno di fronte la sfida storica di superare questa

contraddizione nell'unica forma in cui è possibile farlo: ricostruendo la Quarta

Internazionale sulla base del suo programma di fondazione, chiaramente

aggiornato in base agli sviluppi conseguenti alla restaurazione del capitalismo

e alla distruzione dell'apparato stalinista.



SONO MORTI PER DIFENDERE

L'INTERNAZIONALE


Il programma della Quarta Internazionale è vivo e

oggi è assunto da migliaia e migliaia di nuovi combattenti per la rivoluzione.

Ma un programma è molto più che un insieme di fogli.

 Un programma rivoluzionario

è tale solo quando è impiegato e sviluppato nella lotta di classe. Il programma

della Quarta Internazionale è attuale e vivo perché è stato verificato nella

realtà. Varie migliaia di militanti trotskisti, a partire dal 1923, mantennero

vivo quel programma e per questo un gran numero di essi dovettero

sopportare

l'esilio, il carcere e la tortura da parte del capitalismo e dello stalinismo.

E un numero altissima di essi pagò con la propria vita quell'ostinata e splendida

audacia.

Stalin voleva sradicare la tradizione bolscevica, di lì la sua

ossessione per l'eliminazione di Trotsky, che riuscì a far assassinare il 20 di

agosto del 1940. Ma non si accontentò di questo. Prima fece assassinare la

maggioranza della famiglia di Trotsky. Suo figlio Lev Sedov, i suoi nipoti, i

bambini Ljulik, Volina e Liulika, suo genero Platón Volkov, sua sorella Olga

Kameneva e perfino la sua prima moglie, Alexandra, madre delle sue due figlie,

una delle quali finì suicida.
È impossibile dire quanti trotskisti

morirono nell'Urss, tuttavia, storici seri come Pierre Broué hanno definito

alcuni dati importanti. Solo nel campo di concentramento di Kolima c'erano

seimila prigionieri considerati trotskisti. Nell'anno 1937, dopo che i

trotskisti diressero uno sciopero della fame nel campo, furono sterminati.

Ma tanti militanti e dirigenti della Quarta Internazionale morirono anche

combattendo contro il fascismo durante la Seconda Guerra mondiale: tra essi

spiccano figure come quella di Abraham León, polacco, autore del principale

studio marxista sulla questione ebraica, membro del Segretariato europeo della

Quarta Internazionale, morto nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz;

Leone Seloil, belga, delegato al congresso di fondazione della Quarta

Internazionale, morto nel campo di concentramento di Neuengamme; Pautelis

Pooliopulos, delegato del Partito Comunista greco al V Congresso

dell'Internazionale Comunista, espulso dal Pc per trotskismo, fu fucilato

dall'esercito italiano nel 1941.
Ci furono anche moltissimi dirigenti

trotskisti che, fuori dall'Urss, morirono per mano dello stalinismo. E il caso

del cecoslovacco Erwin Wolf, ex segretario di Trotsky, assassinato durante la

guerra civile spagnola. O di Rudolph Klement, trotskista tedesco,

responsabile

rapito e assassinato poco tempo prima del congresso. O di Ignacio Reiss,

polacco, eroe della guerra civile russa, uno dei principali dirigenti dei

servizi di sicurezza sovietici. Dopo aver rotto con lo stalinismo, restituì le

sue onorificenze e dichiarò: "Mi unisco a Trotsky e alla Quarta Internazionale".

Per questo poche settimane dopo fu assassinato. O, ancora, Pietro Tresso,

delegato del Pc italiano ai congressi dell'Internazionale Comunista, delegato al

congresso di fondazione della Quarta Internazionale: fucilato. E ancora,

Tha-Thu-Thau, fondatore dell'importante movimento trotskista vietnamita,

anch'egli assassinato dallo stalinismo.


La nostra corrente internazionale,

diretta da Nahuel Moreno, lottò per tanti anni in circostanze molto difficili

per portare avanti il programma della Quarta Internazionale e per questo ha

avuto anch'essa molti compagni uccisi.

Tra il 1974 e il 1975, in Argentina,

sedici militanti del Pst, Partito Socialista dei Lavoratori, quasi tutti operai,

furono assassinati dai gruppi paramilitari del governo peronista. Tra loro Cesar

Robles, uno dei principali dirigenti del partito. In Spagna, il 1 febbraio del

1980, fu sequestrata e assassinata Yolanda González Martín, militante del Pst di

quel Paese. Figlia di un metalmeccanico, Yolanda aveva solo 19 anni. Era

studente e lavorava come cameriera. Aveva diretto un'importante mobilitazione

studentesca che aveva portato nelle strade di Madrid oltre 50 mila studenti. In

El Salvador, nel mese di aprile del 1980, fu assassinato, da un commando di

ultradestra, Francisco Choto Rodríguez, militante del Pst. Ancora in Argentina,

tra il 1976 e il 1982, la dittatura militare assassinò 83 militanti del Pst. Tra

essi c'era Arturo Apazza, un importante dirigente operaio ed Eduardo

Villabrille, giovane metalmeccanico che era stato il principale dirigente della

gioventù del partito. Il Pstu brasiliano, e non poteva essere altrimenti visto

il suo impegno nella battaglia per il programma trotskista, subì la repressione.

Tulio Quintiliano, membro del gruppo Punto di partenza che diede origine alla

nostra corrente nel Brasile, fu assassinato dalla dittatura cilena nel 1973.

José Luis e Rosa Sundermann furono assassinati, nel 1994, il giorno dopo la

fondazione del Pstu. Gildo Rocha, anch'egli militante del Pstu, morì come tanti

altri trotskisti: combattendo il capitalismo e la burocrazia. Fu assassinato

durante uno sciopero a Brasilia il 6 ottobre del 2000.
La lista dei

trotskisti assassinati dallo stalinismo e dalla borghesia, come la storia di

ognuno di essi, ci farebbe riempire centinaia di pagine. Le biografie, senza

dubbio, sarebbero differenti ma tutte avrebbero in comune una cosa: lottarono e

morirono affinché la Quarta Internazionale continuasse a vivere. Questi compagni

non possono essere dimenticati dalle nuove generazioni che si dispongono a

ricostruirla. Sono loro a ispirarci in questa nostra battaglia per la

rivoluzione.

100_0149.jpg


(*) membro della Direzione della Lit -

Quarta Internazionale

(traduzione di F.

Ricci)
Partito di Alternativa Comunista - Progetto Comunista - Lega Internazionale dei Lavoratori - LIT
http://www.alternativacomunista.it Realizzata con Joomla! Generata: 28 December, 2009, 19:55
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