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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Sesso in cella per dieci anni! Un' assassina tra le preferite!

Riceviamo e rigiriamo: 


http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/02/24/AOqYEN-assassina_preferite_cel
la.shtml

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24 febbraio 2011 | Graziano Cetara
Matteo Indice

Carcere a luci rosse: le carte segrete
su direttore e agenti 



«Gemma Benetello, detenuta dal 2001 al 2007, ricorda che sin dai primi
tempi, la notte, sentiva che venivano aperte delle celle e le detenute
uscivano per poi rientrare dopo qualche ora. Non riusciva a vedere chi
venisse ad aprire, ma tra le detenute stesse si diceva che le donne
andassero a consumare rapporti sessuali con le guardie». Gemma Benetello è
un¹insegnante di musica in pensione, che nell¹agosto di dieci anni fa,
cinquantenne, strangolò a Sanremo l¹anziana Lisette Schaeffer, perché non
voleva riassumerla come badante. E però diventa una delle testimoni che
hanno alzato il velo sul carcere a luci rosse di Pontedecimo. Dove, si
scopre adesso, per anni decine di recluse avrebbero dovuto concedersi all¹ex
direttore Giuseppe Comparone (oggi in pensione) e forse ad alcuni agenti.
Consumando rapporti sessuali nelle cucine, in alloggi privati, in auto,
persino in un «boschetto». L'unico obiettivo delle "vittimee" era garantirsi


un permesso in più o migliori condizioni dietro le sbarre. E anche
un¹assassina sarebbe stata premiata per il suo silenzio.

Comparone, nei giorni scorsi, è stato condannato a 2 anni e sei mesi per
corruzione a sfondo sessuale e falso. Ora, dalle motivazioni della sentenza,
nuove clamorose rivelazioni.


Il giudice Silvia Carpanini ha ribadito che sono dimostrabili «oltre ogni
ragionevole dubbio» i rapporti in cambio di permessi con una sola carcerata,
la marocchina Zakia El Idrissi, episodi classificabili come corruzione.
Mentre sono cadute le accuse di violenza e concussione.

Eppure, nelle motivazioni di quel verdetto, depositate recentemente, sono
contenuti molti verbali segreti (il processo si era svolto a porte chiuse
poiché con rito abbreviato), che delineano per la prima volta un ³sistema²
decennale. E riscrivono da cima a fondo la storia di quello che fino a poco
tempo fa era considerato un istituto modello (oggi la direttrice è Maria
Milano e il clima è completamente cambiato, ndr).


Il carcere di Pontedecimo
Tutti gli interrogatori vanno in scena tra la fine del 2009 e il 2010,
quando la Procura avvia un¹indagine. E si riparte allora da Gemma Benetello:
«Alla domanda se abbia mai sentito lamentele circa l¹ammissione a benefici
penitenziari in cambio di favori sessuali, ha confermato, precisando che
quel che si diceva era ³tu  mi dai, io ti do².

E infatti ha notato che alcune
detenute non avevano titolo per essere ammesse, se non il fatto di essere
carine. Tra loro la detenuta Marleholm (Ana, romena, ndr)accusata di aver
ucciso un uomo». Quindi in prima persona: «Costei era una delle preferite
del direttore... l¹ho visto diverse volte prenderla sottobraccio e sparire.
Non so dove andasse, ma la situazione era evidente. La donna tornava dopo
diverso tempo e non si sapeva dove fosse stata. Talvolta invece arrivava il
direttore e la chiamava». Chi è Ana Marleholm? A Genova è stata condannata a
16 anni per aver ammazzato a scopo di rapina e con un complice, nel 2003, il
commesso di sexy-shop Diego Carta, a Sampierdarena.

Davanti agli inquirenti siede poi B. B., 50 anni, ex ladra oggi libera:
«Riferisce che fatti analoghi a quelli denunciati (cioè la liaison fra
Comparone e la nordafricana El Idrissi, per cui è stato condannato) si sono
verificati anche in passato e che è fatto notorio che le detenute belle e
giovani hanno una ³carriera² lavorativa molto veloce, agevolata in cambio di
favori sessuali... Fa specifico riferimento alla detenuta Ana Marleholm (la
romena assassina), alla sua rapida carriera lavorativa (agevolazioni nelle
richieste di ammissioni ad attività esterne), alle allusioni della stessa in
ordine a rapporti sessuali con il direttore». Ana Marleholm nega di aver
fatto sesso dietro le sbarre o in alloggi di servizio, ma il giudice non le
crede.

C¹è molto di più, nelle carte. Dalla misteriosa figura di un ex finanziere,
³Antonio², che aveva rapporti con una marocchina durante il periodo del
lavoro esterno, agli incontri sessuali d¹una detenuta nel «boschetto» dove
faceva le pulizie, fino al sesso nelle cucine dell¹istituto, riferito da
almeno una teste. Quanto sono credibili, queste indiscrezioni? È lo stesso
giudice, pur non potendole contestare penalmente, ad accreditarle. Spiegando
come «la particolarità» del carcere faccia sì che nessuno abbia interesse a
denunciare d¹iniziativa, temendo di peggiorare le proprie condizioni. E
quindi è «verosimile» che episodi pure molto gravi siano passati per anni
sotto silenzio. Finché il coraggio di alcuni agenti non ha svelato tutto.

(1/segue)

http://www.ilsecoloxix.it/rw/IlSecoloXIXWEB/genova/allegati/sentenza_pontede
cimo_XIX.pdf

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