Da una scintilla scoppierà un incendio
Lavoriamo per la Triumph da 10/20/30anni e abbiamo sempre considerato un
dovere dare il massimo per l'azienda. Negli anni, spesso con grande fatica,
siamo sempre riusciti a mantenerci al passo con i cambiamenti che, come è
naturale che sia, si sono verificati nel tempo. ci è stato chiesto di essere
sempre più flessibili e noi abbiamo acconsentito (.)
Col blocco del turn over ci hanno sovraccaricato di lavoro in maniera spesso
insostenibile, tanto che prendere qualche giorno di ferie (o malattia) è
diventato un tormento per gli arretrati che si accumulano e che poi servono
mesi per recuperare (.) ma nonostante quanto abbiamo fatto e facciamo, la
situazione ha continuato a peggiorare e malgrado il nostro impegno ì tagli
di personale si sono susseguiti fino ad oggi. Abbiamo accettato tutto, non
perché speravamo in un riconoscimento particolare, volevamo solo mantenere
il nostro lavoro e di contro la risposta è stata ancora un'ulteriore
riduzione di personale. Tra l'altro con la chiusura del magazzino Italia per
parecchi uffici il lavoro anziché diminuire è aumentato. Inoltre, da 2 anni,
senza nemmeno motivarlo, hanno abolito il premio produzione e da quest'anno
i premi fedeltà per i 10 e 25 anni di anzianità. Ci considerano vecchi,
obsoleti e insufficientemente scolarizzati, quindi, ci chiedono di togliere
il disturbo e lo fanno con l'arroganza di chi crede che non abbiamo una
dignità.."
(dalla testimonianza di una lavoratrice)
Cosa succede alla Triumph?
E' difficile credere a quanto afferma l'azienda, ovvero, che 19 impiegate/i,
garantiti da un contratto a tempo indeterminato, senza motivo apparente,
sarebbero disposti a licenziarsi andando ad aggiungersi alle migliaia di
disoccupati bergamaschi alla disperata ricerca di un impiego che non c'è.
(Vedi ultimi "ricollocamenti" dei 56 addetti del magazzino italiano!)
Noi non crediamo ci sia alcun volontario al licenziamento ma piuttosto che
questa "scelta" sia il risultato di una campagna di vero e proprio
terrorismo psicologico che l'azienda da mesi ha messo in atto al fine di
indurre quante più persone a dare le dimissioni.
La Triumph non è un aziendina in difficoltà, ma una multinazionale con
fatturati miliardari che, a livello globale, sta usando la cosiddetta crisi
per fare ancora più profitti, continuando a produrre lo stesso, o
addirittura di più, con meno personale.
Tra l'altro, in questo caso specifico, spacciando l'indennità di mobilità
come una sorta di "incentivo" al licenziamento, quando invece questo
ammortizzatore sociale, pagato in gran parte dai contribuenti italiani,
spetta per legge per i licenziamenti collettivi.
Sappiamo che di lavoro alla Triumph di Trescore ce n'è per tutti i
lavoratori attualmente impiegati e che se si applicassero condizioni di
lavoro accettabili si dovrebbe addirittura assumere altro personale.
Crediamo quindi che nessuna lavoratrice sia in esubero e che la sede di
lavoro debba rimanere a Trescore.
Per questo nelle scorse settimane abbiamo scritto al direttore del personale
(e alla Direzione Provinciale del Lavoro) chiedendo un incontro per
chiarimenti su questi temi.
Ma il fatto che può dare una svolta a questa situazione è l'organizzazione e
la mobilitazione delle lavoratrici con un sindacato non compromesso con
l'azienda, contro l'arroganza dei piani aziendali, per difendere il lavoro,
la dignità e vendere cara la pelle.
PERCHE' SOLO LA LOTTA PAGA!