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Da una scintilla scoppierà un incendio

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ROSA LA ROSSA!


di

Sonia Antinori dal sito: http://www.dramma.it/libreria/copioni/rosa_larossa.htm



E disincantato, guardo il giorno grigio.
Che ne è stato di quel novembre?
Che ne è stato di quel popolo,
che dal fondo dell’oppressione,
era spinto alla cima della speranza?
Silenzio. Passato. Niente è stato.
Teatro. Solo un bel teatrino.

da “La morte di Danton”
di Kurt Tucholsky





Tempo
Scrive Furio Jesi in “Spartakus. Simbologia della rivolta”: “La parola rivoluzione designa correttamente tutto il complesso di azioni a lunga e breve scadenza che sono compiute da chi è cosciente di voler mutare nel tempo storico una situazione politica, sociale, economica ed elabora i propri piani tattici e strategici considerando costantemente nel tempo storico i rapporti di causa e di effetto, nella più lunga prospettiva possibile. (…) Ogni rivolta si può invece descrivere come una sospensione del tempo storico. La maggior parte di coloro che partecipano a una rivolta scelgono di impegnare la propria individualità in un’azione di cui non sanno né possono prevedere le conseguenze. Il concetto di rivoluzione permanente rivela” che “la volontà di potere” può “in ogni momento sospendere il tempo storico per trovare collettivo rifugio nello spazio e nel tempo simbolici della rivolta.”
La logica del tempo storico è, in questo lavoro, contrappuntata dalle notturne interferenze di verità extra-temporali. All’interno delle cinque parentesi strutturali di prologo, epilogo e intervalli, dove vige il principio dell’accumulazione proprio del sogno e della visione, sono collocati gli snodi epocali, veri e propri turning points nella biografia della Luxemburg. La modificazione della qualità del tempo informa anche la scrittura dell’ultimo atto: il tempo insolito della rivolta è stato espresso in una consecuzione di scene a volte brevissime, che tendono a sottolineare l’accelerazione degli eventi e l’irrevocabilità delle azioni.


Costumi
La Luxemburg scrisse: “il più bel vestito per la più bella donna è quello che non si nota affatto”: questo in merito al suo personale gusto, sobrio, ma al tempo stesso come attestano le fonti, elegante. Altra considerazione fondamentale è che nei mesi dell’incarcerazione preventiva Rosa, a differenza delle altre prigioniere, continuava a indossare i suoi abiti, in virtù dei privilegi che il suo stato di carcerata le concedeva.


Personaggi
E’ possibile ridurre il cast a sette attori, di cui sei possono essere impiegati nei seguenti ruoli multipli:
- Leo Jogisches, Konstantin Zetkin, Hans Diefenbach, Paul Levi; 
- Eliasch, Kasprzak, Karl Kautsky, Lenin, Il generale Groener;
- Aleksander, compagno, contadino, minatore, tipografo, Zinov’ev, II allievo, usciere, soldato, oste, Scheidemann;
- Antoni, Carl Lübeck, capitano, guardia, poliziotto, Ebert, tenente Runge, impiegato della morgue;
- Lina, signora Axel’rod, passeggera, Luise, Mathilde, carcerata;
-Anna, Vera Sassulitsch, moglie del minatore, Clara, Gertrud, moglie dell’usciere, carceriera, ostessa, Sonja Liebknecht, moglie dell’uomo berlinese, Käthe Kollwitz.

Altre e migliori combinazioni sono possibili.



PROLOGO

Buio. Nebbia. Il ritmico tonfo di una bambinetta che salta rumorosamente sul selciato. Rintocco di campane: le nove della sera; il pianto di un neonato. Il grido di un uccello. Silenzio.
ELIASCH (piano) Accendi il lume. 
ANNA E’ così buio. 
LINA Dove sono i fiammiferi? 
ELIASCH Finiti: prendi la pietra focaia. 
LINA Non riesco a trovare neanche un pezzetto di carta. 
ELIASCH Possibile? 
ALEKSANDER Il brandello di un giornale. 
LINA Il papà li ha dovuti bruciare tutti. 
ALEKSANDER Strappiamo la pagina di un libro. 
LINA Aleksander! 
ALEKSANDER Ma così dovremo rimanere tutti al buio. 
ELIASCH Mettiamoci a letto. 
ANNA Io ho fame. 
JOSEF Senza fuoco niente cena.
ANNA Oh no!
LINA Se ti metti al calduccio sotto le coperte ti passa tutto. 
ANNA Non ci credo. 
LINA Vedrai. 
ROSA Aspettate: ho un’idea. (Si allontana per un istante. Tutti l’aspettano in silenzio. Si riavvicina stropicciando tra le mani un pezzetto di carta.) 
ALEKSANDER (tenta di prendergliela di mano) Fammi vedere.
ANNA Figurati! Non si vede niente. 
JOSEF Dove l’hai trovato? 
ROSA In cucina.
ELIASCH Brava la mia piccolina.
ROSA Passatemi la pietra focaia. 
ALEKSANDER S’è acceso? 
ROSA No. Ecco. Ora sì. (Una fiammata violacea. Rosa accende la lampada a olio. La poca luce illumina solo il suo viso, quello del padre e della madre.) 
LINA Ma… 
ROSA Sì. 
LINA …era una banconota! 
ROSA (minimizzando) Due copechi.
LINA L’ultima banconota!
JOSEF E la luce fu! 
LINA Ma Eliasch…
ELIASCH Ora mamma puoi farci qualcosa da mangiare.
Rosa passa alla madre il lume. La luce si allontana con il rumore di passi della donna. Scroscio d’acqua dall’altra stanza: alcune patate vengono gettate in una bacinella. Silenzio. Rintocco di campane: le dieci. Un neonato piange dalla casa di fronte. Una porta si apre. Una voce di donna manda un sospiro d’impazienza. Il neonato continua a piangere. Tre colpi sordi. Il pianto del neonato è coperto dal crescente fruscio di un’ala meccanica. Un’immensa elica percuote il cielo. Vento. Il fragore di un corpo che precipita nell’acqua. Silenzio. Ora il neonato ha smesso di piangere.


I ATTO
Aria


I QUADRO

Varsavia 1881 Inverno. Nel quartiere ebraico, il portierato del palazzo dove vive la famiglia Luxemburg. Antoni, il portiere di notte è seduto sulla panca rivestita di vecchie coperte in guardiola, di spalle all’ingresso. Indossa il suo vecchio pellicciotto d’agnello. Alla luce di una lampada ad olio legge a voce alta. 
ANTONI (sillabando lentamente le parole, come in una litania di cui è quasi impossibile comprendere il senso) “… immaginate l’orribile stato del corpo di questa povera donna immerso nelle acque della Vistola per così gran tempo delitto passionale suicidio la polizia indaga sulle circostanze dell’accadimento nonché sull’identità della sconosciuta il responsabile del ritrovamento presso la roggia di …”
ROSA (che è entrata ed è rimasta per un attimo in piedi sulla soglia ad ascoltare l’amico) Antoni, ancora?
ANTONI Che c’è? Rosalia! Buona sera!
ROSA Buona serata a te. Ancora la cronaca poliziesca?
ANTONI Accadono cose terribili, bambina mia. 
ROSA Ti piacciono così tanto, le cose terribili?
ANTONI E’ che per stare al mondo bisogna conoscere. Ecco. (Una pausa.) E’ per stare in esercizio. 
ROSA (annuisce) Sei diventato molto veloce. Quasi più di me.
ANTONI Bambina, tu hai undici anni e hai imparato da piccola. Io invece sono vecchio e ho imparato ora. Non potrò mai raggiungerti.
ROSA E il mio libro?
ANTONI I libri sono molto lunghi. Io non so se vivrei abbastanza da finirlo. 
ROSA (in tono di rimprovero) Antoni!
ANTONI (rettificando) I libri non sono buoni. Sono stupidi. Lavaggio di cervello. (Tira fuori dalla tasca un volumetto rilegatoe lo porge a Rosa.) Grazie.
ROSA Non l’hai letto.
ANTONI (con un grande sbadiglio) Sì. 
ROSA Allora raccontamelo.
ANTONI Parla degli uomini della preistoria, dei selvaggi. (Un momento di silenzio. Rosa lo guarda con insistenza.) Del demonio e delle malattie.
ROSA Non l’hai letto. Te l’ho prestato appena due giorni fa. (In tono di rimprovero.) Me l’avevi chiesto tu.
ANTONI (leggendo con il solito tono dalla copertina del libro) “John Lubbock: Agli albori della civiltà.” L’ho cominciato. Non vale niente. 
ROSA A me interessa sapere della gente del Kurdistan, della Florida, di Tahiti e delle Isole Tonga. Sono mondi differenti. Mi apre la testa.
ANTONI A me no. A me piace la carta stampata. Riconoscere le lettere. E sono diventato molto veloce. (Riprende la lettura in tono dimostrativo.) 
ROSA Antoni?
ANTONI Sì?
ROSA Vuoi provare con un romanzo d’avventura?
ANTONI Non so…
ROSA Piccolo.
ANTONI E scritto grande.
ROSA Ti cercherò qualcosa. Domani te lo porto. Buonanotte.
ANTONI Mi ci proverò. Buonanotte.


II QUADRO

Ottobre 1886. Sala di casa Luxemburg a Varsavia: la stanza di ricevimento di una famiglia mediamente agiata. Rosa e suo fratello Josef hanno finito di prendere tè e dolce, come è visibile dai resti di una merenda allestita sul tavolinetto.
ROSA (appoggiando la tazza sul piattino di porcellana. Cita Marx) “…un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti”.
JOSEF (pensieroso) Ho capito. (Pausa.) Dovresti fare la maestra.
ROSA L’unica cosa certa è che non finirò impiegata come governante presso una casa ricca. 
JOSEF (in tono di conferma) Dovresti continuare con l’università ambulante. Conosco almeno tre o quattro ragazze che vorrebbero seguire i corsi. Tu parli già tre lingue. Migliorando il francese potrai insegnare. Possiamo raccogliere i danari.
ROSA Per cosa? Per poi dover smettere la prossima volta che non riusciamo a racimolare la somma per pagare il professore? E uscendone poi senza uno straccio di certificato?! No. Sofia è andata a Zurigo. Lì, all’università accettano anche le donne. Io andrò lì.
JOSEF (incredula) All’università? (Rosa assentisce.) A studiare politica?
ROSA No. Astronomia. O geologia. Qualcosa che faccia pensare al tempo in termini di milioni di anni e all’uomo come di un animale di passaggio. 
JOSEF In Svizzera si nascondono molti perseguitati russi, vero?
ROSA No. Non si nascondono. Vivono. Alla luce del giorno. Come chiunque altro. Sono liberi di esprimersi, di riunirsi. Ciascuno può usare la sua lingua. I libri non sono di contrabbando. Si può scrivere, leggere, parlare.
JOSEF Io morirei lontano dalla mia patria.
ROSA Perché questa è la tua patria? Io non ce l’ho una patria. Non me l’hanno data. E non possono togliermela. La mia casa è ovunque.
JOSEF Ma il nostro era un paese libero. (In tono saccente). E lo zarismo fonda la sua forza sul possesso della Polonia.
ROSA Errore. Lo zarismo fonda la sua forza sulle condizioni sociali della Russia. 
JOSEF Lo stesso Marx ha parlato della questione nazionale polacca.
ROSA (con impazienza) Josef, è stato trent’anni fa! Per eccitare la classe lavoratrice a interessarsi delle questioni politiche. Le condizioni erano completamente differenti. L’industrializzazione ha creato una classe che prima non esisteva: è quella classe che unita potrà condurre alla liberazione dallo zarismo. Tutto il resto è utopia. Che cosa può intraprendere il proletariato in presenza dei tre governi, che hanno occupato la Polonia? (Elencando) La borghesia della Polonia russa, i grandi proprietari terrieri della Polonia austriaca, e l’aristocrazia fondiaria della Polonia prussiana: tutti a leccare i gradini del trono di Pietroburgo! Cosa possono fare da soli i proletari polacchi in queste condizioni? (In tono assertivo). Polacchi e russi insieme sotto la bandiera del socialismo. Et voilà!
Entra Lina, la madre di Rosa e Josef. E’ accaldata per il cammino. 
LINA Che meraviglia questa casa a quest’ora! I vicini non ci sono e non dobbiamo patire il loro baccano terribile. I miei figli ciacolano e prendono il tè. Sono stata con vostro padre alla segheria. Quello è davvero un posto infernale. Non so come ci si possa resistere. A me viene subito un mal di testa… Dovrò riposare un attimo prima di mettermi a leggere. Posso servirvi ancora un po’ di tè? 
ROSA Non ti preoccupare mamma. Già fatto. 
LINA Allora vi lascio ai vostri discorsi. (Andandosene si accorge degli stivali di Rosa, completamente ricoperti di fango.) Rosalia! 
ROSA (percepisce lo sguardo della madre, si ricorda di non aver pulito le scarpe. Tenta di dissimulare.) Che c’è?
LINA Le tue scarpe.
ROSA Che cos’hanno?
LINA Sono piene di fango.
ROSA Ti ho sporcato il tappeto?
LINA Non sto parlando del tappeto.
ROSA Avrò pestato una pozzanghera. 
LINA Ci sei tornata.
JOSEF (cercando di aiutare la sorella, in tono dubitativo) Ieri c’è stato un acquazzone.
LINA (a Josef, in tono imperioso) Tu vai in camera tua! (Il figlio obbedisce. A Rosa.) Sei tornata in via Smozca.
ROSA Ieri è piovuto. (Rosa alza lo sguardo sulla madre, che continua a fissarla.) Sì, ci sono tornata.
LINA Rosa…
ROSA Sono stata attenta.
LINA Quando?
ROSA Ieri sera.
LINA A buio!
ROSA Ieri non c’era nebbia. Non mi hanno seguito.
LINA Figlia mia, non hanno rispetto per nessuno. Maria Botwszewicz aveva vent’anni.
ROSA Maria Botwszewicz, mamma, era alla guida del I Proletariat.
LINA E infatti l’hanno deportata in Siberia.
ROSA Maria Botwszewicz è morta di stenti durante la marcia. Perché? Per chi?
LINA Perché il mondo è pieno di odio, Rosa. Dobbiamo amare quelli che sono degni di questo sentimento. E dimenticare gli indegni.
ROSA Io voglio una società in cui sia concesso amare tutti. In cui gli uomini riuniti possano decidere liberamente del loro destino.
LINA Non ora, non qui. Chissà, forse un giorno. Un giorno sono certa che avverrà.
ROSA Quando si chiede qualcosa bisogna anche fare qualcosa per cambiare la nostra richiesta in realtà.
LINA (scuote la testa uscendo dalla stanza) Sei troppo idealista. La vita ti deluderà. 
ROSA (alla madre, nell’altra stanza) Solo i disperati possono risparmiarsi le delusioni. (Tra sé.) Chissà che in nome del mio ideale d’amore un giorno io non finisca per odiare!


III QUADRO

Gennaio 1887. Una catapecchia nei sobborghi di Varsavia. Luce di candela. Per il gran freddo gli astanti sono coperti da plaid in lana.
KASPRZAK Lo sa il demonio perché lei non si decide a entrare nel partito. Ci sono tanti begli elementi con voi, quel biondo ad esempio. Quello potrebbe esserci utile. Voi portate via la gente invece di mandarcela. Che idiozia!
COMPAGNO E’ che noi…
Dall’esterno rumore di passi che si avvicinano salendo una scaletta di legno. 
KASPRZAK (sussurrando) Shhh! Sta arrivando qualcuno.
Kasprzak soffia sulla fiamma. La stanza resta al buio. 
ROSA (dall’esterno, bussando discretamente alla porta) Sono io. Rosa.
COMPAGNO (ancora sussurrando) E’ una compagna giovane di Via Slota.
KASPRZAK (c.s.) Bene.
La porta si apre. 
UNA VOCE Entra. Sei sola? 
ROSA Sì.
La porta viene richiusa dietro le sue spalle.
COMPAGNO Aspettiamo ancora qualcuno?
UNA VOCE E’ l’ultima. 
COMPAGNO Allora possiamo cominciare. 
UNA VOCE Facciamo luce? 
KASPRZAK No. Non la conosco.
UNA VOCE E’ sicura.
KASPRZAK Benvenuta compagna Rosa. Sono desolato di doverle chiedere di restare al buio. Non è necessario che lei venga a conoscenza della mia fisionomia e d’altra parte sarà ben contenta che io non sia in grado di distinguere la sua.
COMPAGNO Teofil, garantisco io per lei.
KASPRZAK Terremo una luce a terra. Nessuno si azzardi ad alzarla. (Il compagno prende la bugia, la mette a terra, accende. L’unica cosa visibile sono le scarpe degli astanti, evidentemente ricoperte di fango). Il II Proletariat, il nostro nuovo movimento, non è disposto a farsi macellare dalla Ochrana come è successo al vecchio. La polizia segreta è ovunque. Ed è bene che chi ci si avvicina impari ad essere cauto.
ROSA Sta bene. (Si siede in un canto).
Kasprzak bada bene di restare con il viso nell’ombra.
COMPAGNO (aprendo un involto, distribuisce alcuni volumi ai compagni, seduti ai lati della stanza). Compagni, il nostro Teofil ha portato in città dei materiali dalla Germania: sono articoli e libri che potete prendere, studiare e fare circolare tra voi. Naturalmente si tratta di testi in lingua tedesca. Chi di voi non intende questa lingua potrà ascoltare le relazioni dei compagni.
ROSA (prendendo uno dei libri) Io so il tedesco e posso incaricarmi di tenere un resoconto.
COMPAGNO Grazie compagna.
KASPRZAK (in tono appassionato) E’ un bene approfondire il pensiero studiando i presupposti del marxismo. Ma a volte si legge troppo e male e ci si riempie di nozioni, senza conoscere la realtà dei problemi. Il nostro partito è dominato dagli studenti, dagli intellettuali. Io sono un operaio. Uno dei primi compiti del II Proletariat è allargare la sua base, instaurare un contatto con gli operai. 
COMPAGNO Io ho fatto il ginnasio. L’ultimo anno ho pensato: mi mancano tre mesi per finire. Quando esco da qui non vado all’università. Vado in fabbrica. Bisogna cambiare le cose con l’aiuto degli operai, ma per riuscirci dobbiamo conoscere le loro condizioni di lavoro.
KASPRZAK Un operaio tessile lavora dalle dodici alle tredici ore al giorno. I locali delle fabbriche sono umidi e malsani. Il suolo sterrato. La luce bassa. L’aria avvelenata dai vapori delle macchine e dal sudore della gente. Le stanze senza finestre.
COMPAGNO Io facevo il tintore. Una piccola fabbrica tessile, Fischer & Co. Qui a Varsavia, in periferia. Il lavoro cominciava alle sei di mattina e terminava alle sette di sera. A pranzo c’era una mezz’ora di pausa per consumare una fetta di pane e burro e la metà di una salsiccia lunga quanto una scatola di fiammiferi. L’unico pasto caldo della giornata era alla sera: in cui all’avanzo di salsiccia del giorno si accompagnava un piatto di patate in acqua. (Silenzio). Davanti alla mia casa viveva una famiglia di operai che lavorava in una fabbrica di concimi. Sei persone. La madre selezionava ossa, il padre era addetto alla macerazione. Eppure capitava che alla sera non avessero nulla da mangiare: erano troppi. Allora il maggiore correva dal fornaio con la moneta che bastava per comprare un chilo di pane duro da scaldare nel pancotto e, per non vergognarsi, gli raccontava che era stato il mendico dell’angolo a spedirlo. 
KASPRZAK Nell’industria della confezione poi le cose sono ancora …
ROSA (interrompendo) Chiedo la parola.
COMPAGNO Sta parlando il compagno Teofil.
ROSA Ma io devo dire una cosa.
COMPAGNO Più tardi.
ROSA Devo dirla ora.
KASPRZAK Parla.
ROSA (che ha in mano il libro) Voi dicevate della missione del II Proletariat come di un movimento operaio. Io credo che il primo compito del partito sia aiutare quel bambino a capire perché è costretto a fare quello che fa. I suoi genitori sono troppo compresi dell’ordine divino per concepire la possibilità di rovesciare lo stato delle cose: da quando sono venuti al mondo hanno imparato che esistono servi e padroni e che i servi rimangono servi e i padroni padroni e che la loro vita dovrà trascorrere in miseria e angoscia perché essi possano poi nell’aldilà finalmente riscuotere il premio che si sono conquistati. (Infervorandosi.) Ma quel bambino un giorno sarà un uomo e quell’uomo condividerà il destino di altre centinaia, migliaia di uomini (Kasprzak si avvicina alla bugia e la solleva da terra, portandola davanti al viso della ragazza) e quegli uomini, loro e non altri, dovranno un giorno riuscire a cambiare le cose. E lo faranno anche grazie a questo, anche grazie ai pensieri di questo signor (legge l’autore del libro: è evidente che le è sconosciuto) Wilhelm Liebknecht. Questo credo. Anzi ne sono sicura.
Una pausa. Rosa guarda Kasprzak dritto negli occhi.
KASPRZAK Volevo vederti in faccia, compagna.
ROSA Grazie, signore.
KASPRZAK Sono io che ringrazio te. 


IV QUADRO

Settembre 1889. Sul lago di Zurigo. Una giornata di vento. Rosa spinge la carrozzella di Carl Lübeck, un uomo di circa quarantacinque anni, quasi cieco.
ROSA Soprattutto le nuvole! Che inestinguibile fonte di piacere per gli esseri umani. 
CARL C’è una panchina, vero?!
ROSA Sì, è qui a destra.
CARL Fermiamoci.
ROSA Ha freddo?
CARL No. E’ così tiepida l’aria. Dev’essere magnifico il cielo oggi.
ROSA (sistema la carrozzella affianco alla panchina, in direzione del lago, prende con delicatezza la mano destra di Carl e la solleva in aria, puntando l’indice come per fargli intendere senza tema d’errore il ritaglio di cielo di cui vuole parlargli) In quel punto nel fondo argentato del cielo si sta accumulando un’immensa nuvola color ghiaccio e il soffio del vento che la spinge – lo sente?! - è tanto vigoroso che possiamo seguire con lo sguardo (muove lentamente il braccio dell’amico a seguire il moto della nube che gli sta indicando) il suo rapido e maestoso movimento. La vede, Carl? L’ha vista?
CARL La vedo Rosa. (Immaginando.) E’ un veliero cumuliforme che solca la tavola del cielo.
ROSA (orgogliosa) L’ha visto. Lo sapevo. (Lo bacia affettuosamente sulla guancia. Gli si siede affianco, sulla panchina.)
CARL Ricordo tutto. E quando mi parli riesco ancora a vederlo. 
ROSA (prendendogli una mano) Ricorda la sorpresa quando, dopo la desolante pianura tra Berna e Losanna e dopo l’ultimo interminabile tunnel, all’improvviso, si sbuca di colpo sullo specchio azzurro del lago? Mio Dio come sono belli il mondo e la vita! Mi viene in mente Mörike, si ricorda Carl, si ricorda? (Scatta in piedi).
O fiume, mio fiume del raggio mattutino!
Accogli dunque, accogli 
il corpo ansioso infine
e bacia seno e guancia!
Il cielo azzurro e puro come un fanciullo,
là dove le onde cantano
il cielo è la tua anima,
oh lasciami penetrare in lui! 
Io mi tuffo con spirito e sensi 
In mezzo allo sprofondato azzurro
E non posso esaurirlo!…
Cos’è tanto profondo, profondo come lui?
Solo, solo l’amore
Che non è sazio e mai non sazia
Con la sua mutevole sembianza…
Carl cerca la mano di Rosa e la porta alle labbra, con infinito rispetto.
CARL Da quando lei abita in casa nostra, la mia vita è cambiata.
Rosa cerca nella sacca un blocco di fogli e una penna.
ROSA La vita di Olympia è cambiata. Può finalmente dedicarsi alle sue cose senza doverle fare da segretaria a tempo pieno.
CARL Le rubo troppo tempo.
ROSA Dal prossimo anno accademico le toglierò qualche privilegio.
CARL Deve pensare al suo studio.
ROSA Quest’anno mi è servito per guardarmi attorno. E i suoi articoli mi hanno insegnato tante cose. In fondo sono arrivata qui a Zurigo come una povera russa fanatica e sprovveduta e lei si è adoperato per fare di me una coltivata… dattilografa.
CARL (in tono di cordiale protesta) Ma se ha persino scritto qualche articolo al posto mio…
ROSA (interrompendolo) Senza la vostra ospitalità non avrei saputo dove cominciare.
CARL Non parliamone neanche.
ROSA Lavoriamo dunque. 
CARL Lavoriamo. (In tono concreto) L’articolo deve essere spedito a Berlino entro domattina alle dieci. 
ROSA Lo copierò stasera a casa e domattina alle otto lo consegnerò al corriere.
CARL Corretto. Dunque, ora la lettera d’accompagnamento (dettando) : “Stimatissimi responsabili di redazione. Punto esclamativo. A capo. In allegato vi invio un articolo sugli avanzamenti del movimento operaio nelle regioni germaniche a maggiore sviluppo industriale…”
Rosa abbassa la testa e scrive. 


V QUADRO

1890. La mensa della signora Axel’rod.
SIGNORA (dietro il banco, versa del tè dal samovar e lo porge a Leo) Ecco il suo tè, signor Grozowski.
LEO (prendendo la tazza fumante) Grazie. (Nel voltarsi incrocia per un istante gli occhi di Rosa, in attesa del suo turno, dietro di lui. Ambedue sostengono lo sguardo appena per un attimo, ma evitano di sorridere o salutarsi. Leo va a sedersi a un tavolino laterale. Appena seduto appoggia la tazza e accende una sigaretta.)
ROSA (scivolando avanti, allegramente) Signora Axel’rod!
SIGNORA Signorina Luxemburg, qual buon vento?
ROSA Verità o menzogna?
SIGNORA Menzogna!
ROSA Il piacere di scambiare due parole in russo, una volta alla settimana.
SIGNORA Verità?
ROSA Il suo kefir. Mi fa sentire a casa.
SIGNORA (porgendole una scodella di kefir) Prenda una sedia e stia qui con me. Avrà tutto in una sola volta. (Rosa avvicina una sedia al banco e si siede.) Sembra che oggi siate in pochi a soffrire di nostalgia. Non s’è visto nessuno per tutta la mattina. Solo ora, il signor Grozowski. (Rosa lancia un’occhiata discreta in direzione di Leo.)
ROSA Deve abitare non lontano da casa mia.
SIGNORA Quello non sa neanche lui dove vive.
ROSA (incuriosita) Come ha detto che si chiama?
SIGNORA Grozowski. O Ignatev. Può chiamarlo come le pare: sono tutti nomi di fantasia.
ROSA (con sempre maggiore curiosità) E’ qui da molto tempo?
SIGNORA Chi lo sa?! Pare che abbia passato la frontiera nascosto in un carro d’argilla. (In tono favolistico.) Respirando da una cannuccia. Non è il tipo che dà confidenza.
ROSA Lo credo bene.
SIGNORA Berrò anch’io un tè. Lei?
ROSA (assentisce) La prego. Suo marito?
SIGNORA (in tono misterioso) Non è in città. Per almeno una settimana.
ROSA (con discrezione) Capisco.
SIGNORA (a voce bassa, allude nuovamente a Leo) Si ricorda l’attentato contro lo zar Alessandro III? Il gruppo di Vilnius ha collaborato. (Pausa. Rosa la guarda senza capire.) Lui era con loro. 
ROSA (a voce bassa, sorpresa) Lui?
SIGNORA E’ stato arrestato e imprigionato più di una volta. Poi ha ricevuto la chiamata di leva e per non finire in Turkestan è finito in Svizzera. Come tutti noi.
ROSA Ma avrà la mia età!
SIGNORA Appunto lo hanno chiamato alle armi. Attenta: si sta alzando.
ROSA (in tono gentile) Il suo tè è sempre ottimo.
SIGNORA Anche cambiando un sacchettino ogni tanto, come sono costretta a fare? 
LEO (che si è avvicinato con la tazza vuota) Il tè è una delle cose indispensabili della vita. Posso averne ancora una tazza?
ROSA Quando manca il pane, il tè diventa davvero indispensabile. 
SIGNORA (servendo il tè) Signorina Luxemburg, posso presentarle il signor Grozowski. Signor Grozowki: la signorina Rosa Luxemburg, da Varsavia.
LEO (con gran cavalleria) Leon: onorato. (Rosa gli rivolge un sorriso.) Le piace Zurigo?
ROSA Adoro il fruscio dei pioppi.
LEO Prego?
ROSA Come Turgeniew. (Leo le indirizza uno sguardo interrogativo.) Lui racconta che la prima volta che ha goduto con consapevolezza del fruscio dei pioppi è stato presso Berlino. 
SIGNORA Ma la Russia è piena di pioppi.
ROSA Certo. I pioppi frusciano in Russia non meno che in Germania. L’immenso regno di Russia nasconde una tale varietà di bellezze naturali, che un animo aperto e sensibile ha continue occasioni per consegnarsi interamente alle gioie della natura. Ma in patria Turgeniew era quotidianamente testimone dello stridore dei rapporti sociali e il continuo opprimente senso di responsabilità aveva impedito che il suo sentimento per le armonie naturali potesse dispiegarsi. Un stato d’animo talmente buio che è impossibile liberarsene anche solo per un attimo. Solo all’estero, dopo essersi lasciato alle spalle le mille immagini dolorose del suo paese, il suo animo poté concedersi tutt’intero alla dolcezza della vita. Capisce?
LEO (che ha ascoltato con crescente attenzione, sorseggiando il suo té) Perfettamente.
SIGNORA Lei è studentessa di letteratura?
ROSA (scuotendo la testa) Filosofia. (Poi di nuovo a Leon.) Ma mi interesso di astronomia. E forse passerò a economia. E lei?
LEO Seguo un corso di scienze naturali. Ma mi interesso di politica. (Con un sorriso, subito ricambiato da Rosa.) E forse passerò a economia.
ROSA E da dove viene?
SIGNORA (in tono di velato rimprovero) Signorina Luxemburg, il signor Grozowski non avrà tempo per trattenersi in nostra compagnia.
LEO (ignorandola) Lituania. Vilnius. (Solo dopo, alla signora Axel’rod.) Non si preoccupi. 
ROSA Perché in Svizzera?
LEO Per ascoltare i pioppi. E lei? Per la liberalità delle istituzioni accademiche?
ROSA (scuote la testa) Per entrare in contatto con gli esuli del movimento.
LEO E va in giro a dirlo ai quattro venti?
ROSA Lo sto dicendo a lei. (Solo dopo, rivolta alla signora Axel’rod) La signora Axel’rod è un’amica. (Una pausa.) E’ vero che ha passato la frontiera su un carro di argilla?
LEO Chi gliel’ha detto?
La signora Axel’rod in grande imbarazzo, ostenta un atteggiamento disinvolto. Durante il seguente dialogo riprende le sue faccende, allontanandosi con estrema discrezione.
ROSA Si dice il peccato. Non il peccatore.
LEO Molto cattolico.
ROSA Sono ebrea.
LEO Anch’io.
ROSA Non osservante.
LEO Anch’io.
ROSA A proposito, anch’io ho passato la frontiera nascosta in un carro. 
LEO E’ vero?
ROSA E’ come le barzellette ebree: se ci crede, allora è vero.
LEO Quindi se ci credi è divertente. 
ROSA Esattamente.
Qualcuno bussa alla porta del retrobottega. 
SIGNORA (asciugandosi le mani, a voce alta) Un attimo! Arrivo. (Rivolgendosi e Rosa e Leo.) Dev’essere il garzone con le scorte. Se arriva qualcuno, per favore, dite che torno tra un momento. (Esce trafelata.)
ROSA Il mio era un carretto da signorina, però. Confortevole. Di paglia.
LEO E da cosa scappava?
ROSA (cercando le parole) Da un certo senso di impotenza. 
LEO Il suo tè si è freddato. 
ROSA (fa spallucce) Segue anche il corso del lunedì su Darwin?
LEO No.
ROSA Ha presente? (solleva un pugno, lo nasconde dietro la testa. Poi, veloce.) Uno. Due. Tre. (Tira la mano come per figurare la “pietra” nel gioco della morra cinese.)
LEO (imitandola) Uno. Due. Tre. (Tira una “carta” e le avvolge il pugno, con il palmo.)
ROSA (ride, sottraendo la mano) Così è un po’ troppo facile. Insieme. (Nasconde il pugno. Lui con lei.) Uno. Due. Tre. (Questa volta è lei, tirando “forbice” che vince lui, che butta ancora “carta”.) Visto?! La lotta si fa più dura. (Continuano a giocare per qualche momento. Ridono. Si provocano.)
LEO (annuisce) La selezione naturale.
ROSA (continuando a giocare) Il lunedì pomeriggio alle tre.
LEO Nella sede centrale?
Rosa conferma con un cenno della testa.
SIGNORA (affacciandosi) Signor Grozowski, la prego, mi aiuterebbe a sollevare il bidone del latte? Il ragazzo me l’ha lasciato in mezzo. Pavel non c’è mai quando ho bisogno di lui.
LEO (con un gran slancio) Eccomi.
ROSA (a voce alta) Signora Axel’rod, sto scappando. Grazie di tutto. Saluti Pavel appena rientra. (Lascia sul tavolo una moneta e fa per uscire. Poi, a Leo) L’aspetto.




VI QUADRO


1891. Mornex, presso Ginevra. Una cucina molto modesta. Vera Sassulitsch apre un pacchetto di carta estraendone un grosso tocco di carne, che appoggia sul tavolo. 
VERA Meglio che parlino da soli. Non si intenderanno comunque. Ma almeno possono insultarsi in libertà. E così lei e il suo amico avete conosciuto Plechanov a casa degli Axel’rod. Sì, ci va ogni tanto. Io non lo accompagno mai. E’ una perdita di tempo. Quella donna non sta zitta un attimo. Per lui è diverso. Riscuote sempre il suo successo. Gli piace farsi ascoltare.
Inforca un gran paio di forbici con cui prende a tagliare la carne a pezzi, che infila poi su uno spiedo, preparandosi ad arrostirli.
ROSA Posso aiutarla?
VERA Non vorrà sporcarsi le mani.
ROSA Difatti non vorrei.
VERA E allora perché lo chiede?
ROSA Per educazione.
VERA Con me lasci stare certe cose. Le detesto.
ROSA Sta bene. (Pausa) Io l’ho molto ammirata.
VERA Davvero? E perché?
ROSA Quando ho sentito parlare di lei per la prima volta, ho pensato che fosse un’eroina.
VERA Perché sto al fianco di Plechanov?
ROSA No. Per quello che ha fatto a San Pietroburgo.
VERA A cosa si riferisce?
ROSA Quando il comandante della città condannò a morte un compagno che si era rifiutato di togliersi il cappello in sua presenza, lei prese un appuntamento con quell’uomo, entrò nel suo studio, impugnò una pistola e lo uccise. 
VERA E che cosa la appassiona tanto in questa storia?
ROSA Mi appassionava.
VERA Ora non più?
ROSA Non sono più d’accordo con certi metodi terroristici.
VERA Bene. Che cosa la appassionava, dunque?
ROSA Il fatto che immagino lei abbia potuto mantenere in capo il cappello, essendo una signora. 
VERA Le piace al sangue, la carne?
ROSA Non ho appetito.
VERA Non mi terrà compagnia?
ROSA Non voglio angustiarla con le formalità.
VERA L’ho delusa?
ROSA Non tanto lei.
VERA Chi? Plechanov?
ROSA Non sembra aver capito le nostre intenzioni.
VERA Le ha capite fin troppo. Soprattutto ha capito di che razza è il suo amico. (Insinuante) Bell’uomo, piuttosto.
ROSA (fredda) Il signor Leo Jogisches ha fatto al signor Plechanov un’offerta straordinaria. Se davvero deciderà di rifiutare commetterà un grave errore.
VERA Ha già deciso.
ROSA Gli avrebbe messo in mano tutto il danaro necessario per realizzare un giornale, che avrebbe potuto diffondere le idee socialiste tra la nostra gente di Russia e Polonia. Chiedeva solo di condividere la direzione della testata.
VERA Uno sbarbatello come il suo Leo…
ROSA (interrompendola) Non le permetto…
VERA (c.s.) Non sono nata ieri, ragazza. Davvero: una bella faccia tosta a pensare di poter ragionare sullo stesso piano con uno come Plechanov, non fosse altro che per la sua autorità come traduttore russo di Marx. Nel movimento russo Plechanov è una potenza. Chi è Jogisches? Un ambizioso. La versione in miniatura di Nechajev: il più privo di scrupoli tra gli anarchici di Bakunin. 
ROSA Questo è esprimersi nei termini più biechi della politica.
VERA Quello che non riesco a capire è se quell’uomo l’ha plagiata o se lei ne è la degna complice. Ma la reputo troppo intelligente per non aver capito con chi ha a che fare.
ROSA Non le permetto…
VERA Attenta Luxemburg. Noi russi appoggiamo pienamente la linea del partito socialista polacco: lottare per l’indipendenza della Polonia. Mollate la presa. Non ci sarà concorrenza dentro l’Internazionale. 
ROSA E cosa dovremmo fare? Sederci in un cantuccio e contemplare l’operato del compagno Plechanov?!
VERA Per quello che mi riguarda, potete buttarvi in altre avventure. Ed Engels sarà sempre dalla nostra parte. 
ROSA E’ una minaccia!
VERA Un consiglio. (Allusiva) Come le ho consigliato di mangiare la mia carne. Vede ragazza, ci sono dei percorsi. (Improvvisamente dura.) Non spingete troppo. Plechanov non ve lo permetterà.
ROSA Questo lo vedremo.
Vera la guarda immobile, un sorriso vittorioso sulle labbra. 


VII QUADRO

Berlino. Agosto 1893. Karl Kautsky è nel suo studio. E’ in maniche di camicia e riporta le sue impressioni sull’ultimo convegno dell’Internazionale alla moglie Luise, che si accinge a portargli la veste da camera.
KAUTSKY Una ragazza di ventitré anni, per la maggior parte di noi del tutto sconosciuta. I suoi avversari avevano una posizione difficile nei suoi confronti. Ho sentito io stesso alcuni commenti che la tacciavano di isteria, arroganza, ambizione. Avresti dovuto vederla. (Luise si avvicina con la giacca tra le mani.) Piccola, gracile, graziosa, (Luise lo ascolta con una punta di gelosia) nel suo vestito estivo che nascondeva abilmente un difetto fisico all’anca - zoppica – (Luise fa mostra di essersi tranquillizzata) si lancia fuori dalla folla dei delegati e balza su una sedia per farsi sentire meglio. Impressionante. (Luise gli infila la giacca.) Parla di come finalmente i principi socialdemocratici abbiano gettato radici nell’oscuro regno del dispotismo politico, difende la sua causa con uno sguardo così magnetico e con parole così infiammate, che l’intero congresso ne è affascinato. (Luise si china a togliergli le scarpe.) Figurati i compagni russi: questa ragazza alla testa di un pugno di studenti osa richiedere un mandato nella delegazione polacca, dichiarando apertamente l’anacronismo della richiesta di indipendenza della Polonia. (Luise gli mette ai piedi le pantofole.) Un putiferio. Plechanov è arrivato persino a mettere in giro la voce che fosse una spia dei servizi segreti, intenzionata a distruggere il movimento di liberazione polacco. Eppure, credimi, quegli occhi così brillanti, quell’entusiasmo nei gesti e nelle parole, mi hanno fatto sentire un brivido, come se avessi riconosciuto in quella ragazza tutta la forza della gioventù. 
LUISE (in tono di scherzo affettuoso) Tanto che persino il grande Kautsky, il Papa, si è emozionato come un ragazzino.
Kautsky si schernisce, con una punta d’imbarazzo. 



VIII QUADRO

Settembre 1897. Una stanza vuota. Al centro un piccolo tavolino. Rosa entra con in mano una lanterna e le braccia cariche di involti di carta. Leo la segue, carico di pacchetti. Rosa appoggia la lanterna sul tavolo e rovescia letteralmente il suo carico sul piano. E’ molto allegra.
LEO Attenta! (Appoggia sistematicamente i pacchi sul tavolo.) Non devi mai fare gesti repentini vicino alla fiamma. 
Rosa finge di non aver sentito il suo rimprovero, entusiasta delle compere portate da Leo e intenta ad aprire gli involti e a sparpagliare tutto sul tavolinetto
ROSA (in ginocchio) Arance. Formaggio. Salame. Uova. Che delizia! E qui che c’è? (Scarta una confezione chiusa da un nastro) Pasticcini! 
LEO Siediti e aspettami.
ROSA (scherzando) Non posso.
LEO Allora comincia.
ROSA (c.s.) Non posso. Cosa fai?
LEO Friggo le uova. (Rosa prende due tazze e versa il vino. Finisce di sistemare il tavolo, improvvisando piatti con i resti di carta dei pacchetti. Si avvia al balcone.) Non chiudere la porta del balcone.
ROSA (tornando al tavolo) No. Così entra questo meraviglioso profumo di fiori. 
Si siede pazientemente a terra. Sfrigolio di grasso sul fuoco. Leo prepara le uova. 
LEO Non troppo cotte?
ROSA No.
Da lontano il rumore di un treno.
LEO Sono le nove. E’ il treno per Milano che passa sul ponte.
ROSA Quando ci andremo?
LEO Presto.
ROSA E sul Lago di Garda? E a Genova?
LEO (porta il tegamino con le uova, che dispone al centro del tavolo) Prima dobbiamo pensare a mandarti a Berlino.
ROSA (Rosa gli porge un filone di pane. Leo se ne spezza un tozzo. Si inginocchia di fronte a Rosa e lo inzuppa nelle uova. Rosa assaggia) Magistrali! (Leo continua a mangiare. Rosa sta in silenzio per un attimo, poi, seria.) Devo seguire la proposta di Carl?
LEO Credo proprio di sì.
ROSA E sposarmi con suo figlio?!
LEO Lui è già sposato e poi è mezzo cieco e viaggia su una carrozzella.
ROSA (con affettuoso rimprovero) Leo!
LEO Credo che sia l’unica soluzione perché tu possa trasferirti a Berlino senza che ti sbattano fuori su due piedi come forestiera indesiderata.
ROSA Mentre invece così avrò diritto a restare…
LEO Come moglie di un tedesco, acquisisci diritto alla cittadinanza.
ROSA Ma io sono tua moglie.
LEO C’è il divorzio. Potrai divorziare da Gustav e poi…
ROSA E poi? Poi potrò diventare tua moglie agli occhi di tutti?
LEO Poi vedremo. (Rosa resta titubante. Leo si sporge verso di lei, le prende il viso tra le mani) Rosa, la Germania è la culla della socialdemocrazia. La tua presenza a Berlino conferirà immediata visibilità al nostro movimento polacco. L’offerta che ti ha fatto Kautsky di scrivere per il suo giornale è un’occasione imperdibile. E il tuo titolo accademico, signora Doctor juris publici et rerum cameralium, ti aiuterà non poco. Quanti attivisti socialdemocratici possono vantarsi di un dottorato? Capisci: la causa è nelle tue mani.
ROSA Vieni con me.
LEO (staccandosi) No.
ROSA Perché?
LEO Lo sai.
ROSA Non mi importa.
LEO (tagliente) In Russia sono ricercato. La polizia prussiana è in stretto contatto di collaborazione con l’Ochrana. Vuoi consegnarmi ai servizi segreti?
ROSA Verrai sotto falso nome. Ci procureremo dei documenti.
LEO (la guarda intensamente) Rosa!
ROSA Non cambierà mai?
LEO Questo non possiamo saperlo. Certo che cambierà. Aspetteremo il momento adatto.
ROSA (con un velo di rassegnazione) Devi finire gli studi.
LEO Appunto.
Una pausa.
ROSA (improvvisamente dura) Tu non mi ami come ti amo io. (Silenzio. Leo rimane impassibile. Poi con voce carezzevole). No, Leo non volevo. Non dirmi niente. Non voglio ricominciare con le mie stupidaggini, con le mie diffidenze. Non piango, guarda. Lo so, tu sopporti tutto questo solo per delicatezza. Di che sto parlando?! 
LEO (si alza e le va incontro. La solleva da terra, afferandola con decisione per le spalle) Rosa!
I due si fronteggiano.
ROSA Sì.
LEO E’ il nostro dovere di rivoluzionari. Dobbiamo stabilire un buon rapporto con Kautsky. In nessun caso si deve ripetere quello che è successo con Plechanov. Kautsky è l’erede di Marx ed Engels, al contrario di Plechanov raccoglie attorno a sé i giovani che ritiene interessanti. E lui ti vuole a Berlino. Capisci?
ROSA Sì.
LEO Dobbiamo pensare a quello che è giusto per la causa.
ROSA Sì.
LEO (stringendola) E ora basta.
La bacia appassionatamente.


IX QUADRO

Maggio 1898. Il vagone di un treno. Rosa è seduta con un’altra passeggera. Ambedue sono assonnate: qualcosa le ha svegliate di soprassalto. 
ROSA (con un sussulto) Perché avranno frenato così all’improvviso? 
PASSEGGERA Dev’essere successo qualcosa. 
ROSA Manca molto a Berlino?
PASSEGGERA Non credo. (Controlla l’orologio che tiene appeso al collo). E’ mezzanotte.
ROSA Forse stiamo entrando in città.
PASSEGGERA (sporgendosi fuori del finestrino, scuote la testa) Siamo in aperta campagna.
ROSA (contrariata) Il treno porterà ritardo. Ci saranno facchini a notte fonda?
PASSEGGERA Qualcuno si trova sempre. Ha molto bagaglio?
ROSA (con un cenno di assenso) Mi sto trasferendo.
PASSEGGERA E’ una bella città. Auguri!
Rumore di un campanaccio: un uomo cammina lungo i binari urlando un annuncio per i viaggiatori. La passeggera si sporge dal finestrino.
ROSA Ha capito quello che dice?
PASSEGGERA No. E’ molto lontano. Ma si sta avvicinando. Aspetti… Non capisco. Mi sembra… Sì, sì: dice che il treno è fermo per un incidente. 
ROSA Oddio!
PASSEGGERA Aspetti: c’è gente che gli corre incontro. Stanno gridando qualcosa. Non riesco a capire. Pare che… No! Non è possibile… 
ROSA Che cosa?
PASSEGGERA Per l’amore del cielo! Un uomo. E’ rimasto schiacciato.
ROSA No! Mi era sembrato di sentire un lamento.
PASSEGGERA (continuando a sporgersi dal finestrino, grida, chiamando l’uomo che cammina lungo i binari) Signore! Per cortesia! (Abbassa la voce non appena l’uomo si avvicina.) Che è successo?
VOCE Un povero cristo, signora, uno stupido ha attraversato i binari con le sue vacche ed è stato travolto dalla locomotiva. Ora il treno avrà almeno un quarto d’ora di ritardo.
ROSA E’ vivo? Gli domandi se è vivo.
PASSEGGERA Quell’uomo di cui parlate, è vivo?
VOCE Mezzo vivo mezzo morto signora. Ora lo portano via. Ritiratevi. Non è un bello spettacolo.
PASSEGGERA (si copre il viso e si lascia cadere sul sedile) Dio mio!
ROSA Poveretto. Come ha fatto a non accorgersi del pericolo?!
PASSEGGERA Sarà stato ubriaco. O imbacuccato per il freddo. Non avrà fatto a tempo a correr via. Al buio. Con le sue bestie.
ROSA (in stato di grande inquietudine) E’ orribile. C’è qualcosa di noto in quello che sta accadendo. (Con un filo di voce) E’ un orribile presagio.
PASSEGGERA (accorgendosi dello stato di disagio di Rosa, con energia crescente) Signora! Signora!
ROSA (riprendendosi) Scusatemi. Mi è parso di venir meno. Non è niente.
PASSEGGERA (cercando di tranquillizzarla) E’ vero. E’ orribile. Ma questo è tutto. Un orribile incidente. Avete detto una sciocchezza.
ROSA (con improvvisa vergogna) Avete ragione. Sono stata una sciocca. Ero molto impressionata. (Di nuovo padrona di sé) Perdonate i miei nervi.


X QUADRO

Novembre 1899. Sala da pranzo della famiglia Kautsky. Rosa e Karl sono seduti a tavola. Entra Luise con una zuppiera di porcellana. Sul vestito indossa un grazioso grembiule da cucina. 
ROSA (allungando il collo per individuare il cibo) Che delizia, Luise: gulasch e patate con salsa bianca. 
LUISE Comunque non potrò competere coi suoi bocconcini di caviale.
KAUTSKY Certo che no cara: noi non siamo russi! Birra o limonata?
ROSA In mancanza di vodka… (indicando la birra). (Assaggiando la pietanza). E’ squisito. Luise, sono commossa. (A Kautsky, alludendo a Luise) Vorrei averla anch’io una signora moglie che mi prepara manicaretti mentre mi dedico alla stesura dei miei articoli. 
KAUTSKY Pazienti signorina Rosa. E’ giovane. Prima o poi troverà chi si preoccupi dei suoi bisogni.
LUISE Non credo che sarà la stessa cosa.
ROSA (a Karl) Non dimentichi che sono una donna sposata.
LUISE Ma Karl, non mi avevi detto…
ROSA Oh, Luise è una storia particolare.
LUISE Non volevo essere indiscreta.
KAUTSKY Nulla. La nostra Rosa aveva bisogno di un passaporto tedesco.
LUISE (contrita) Capisco.
ROSA La pratica di divorzio è già avviata.
LUISE Deve essere stata una scelta difficile dover accettare…
KAUTSKY (interrompendola, a Rosa) Mio fratello insiste che lei riprenda in mano carboncino e matite.
ROSA E’ molto più ambizioso. Credo mi voglia convertire all’uso dei pennelli.
KAUTSKY La ritiene molto dotata.
ROSA (schernendosi) Ha visto solo uno scarabocchio che ho buttato giù per suo figlio. 
KAUTSKY E’ da queste cose che si riconosce il talento.
LUISE (cercando di inserirsi nuovamente nella conversazione) Ma con tutti gli impegni che ha, la (con un po’ di titubanza sull’appellativo) signorina Luxemburg non avrà molto tempo.
ROSA Io trovo tempo per tutto ciò che mi piace.
LUISE Karl, tuo fratello ha ragione: la signorina Luxemburg è un’artista.
ROSA Magari!
LUISE (puntualizzando) Un’artista della vita. (Si alza, per raccogliere i piatti.)
ROSA (allungandole il proprio piatto) Grazie Luise: finirò per prenderci gusto e adesso che viviamo appena a dieci minuti di cammino il rischio che corre è alto.
LUISE (verso la cucina con le stoviglie sporche) Il segreto per ottenere dalla vita il maggior piacere è vivere pericolosamente. (Rosa la guarda con stupore. Un momento di sospensione, poi:) Friedrich Nietzsche. (Esce dalla stanza.)
Rosa e Karl restano soli.
KAUTSKY Ora arriva la composta.
ROSA (a bassa voce) Posso farle una domanda?
KAUYSKY Naturalmente.
ROSA Impertinente.
KAUTSKY Da lei non mi sorprende affatto.
ROSA Non si vergogna di presentare ai suoi ospiti sua moglie in grembiule?
KAUTSKY Non ci trovo niente di sconveniente.
ROSA Non è la sua governante.
KAUTSKY Non gliel’ho mica messo io. Luise lo trova comodo. Lei non lo porta mai?
ROSA (lievemente imbarazzata) Non in presenza di estranei.
KAUTSKY Evidentemente Luise non la ritiene un’estranea.
ROSA E’ molto buona.
KAUTSKY Sì. (Un silenzio. Rientra Luise. Porge a Karl una bottiglia di champagne. Lui si accinge a stapparla). La nostra Rosa è tanto sensibile al tema dell’emancipazione femminile.
LUISE (servendo la composta di frutta) Ha mai pensato di dedicarsi alla difesa dei diritti delle donne?
KAUTSKY (con ironia) E’ vero, Rosa, sarebbe un’idea!
ROSA (prendendo la ciotola. A Karl seccamente, con ironia) Njet! (Poi a Luise, meno intransigente) Per questo c’è già Clara Zetkin. (A Karl). Io intendo il concetto di emancipazione in modo molto più radicale, caro Karl: non è solo la donna a dover essere liberata dalla sua condizione. E’ il partito a doversi emancipare dalle sue smanie d’imborghesimento. E’ l’essere umano che dobbiamo sottrarre al pericolo di perdere la sua natura umana. Emancipazione è dinamite. 
KAUTSKY Venga, signorina dinamitarda, risparmi il suo fuoco per i comizi che l’aspettano in Alta Slesia e mi passi il suo bicchiere. Luise ha estratto dal suo cilindro una bottiglia di champagne in suo onore.
LUISE A cosa brindiamo, Rosa? 
ROSA (alzandosi, seguita dagli altri) Alla rivoluzione!
LUISE Alla rivoluzione!
KAUTSKY Prosit! (Rumore di cristalli. Bevono. Si siedono) Adoro il suo entusiasmo, veramente. Ma credo che gli animi debbano mantenersi calmi: noi non dobbiamo fare altro che aspettare il momento in cui il potere cadrà letteralmente dalle mani della borghesia alle nostre.
ROSA La vittoria del socialismo non cadrà dal cielo come un destino. Solo la rivoluzione ci farà raggiungere i nostri scopi. 
KAUTSKY La rivoluzione non può essere fatta a nostro arbitrio. Sarà la storia a decidere quando, in quali condizioni, in quali forme. Non noi.
ROSA Noi abbiamo il compito di preparare il terreno. La socialdemocrazia non può, non deve aspettare a braccia conserte, l’avvento di una “situazione rivoluzionaria”. Al contrario. Il partito deve precorrere lo sviluppo delle cose, cercare di affrettarle. 
LUISE (a Karl) Vogliamo finire di cenare?
KAUTSKY (ignorandola) Il partito deve innanzitutto organizzare i lavoratori, perché essi possano migliorare le loro condizioni di vita. Non dimentichi Bismarck. Quando vent’anni fa furono approvate le sue leggi contro gli obiettivi socialdemocratici, centocinquantacinque periodici sono stati vietati, cinquecento padri di famiglia incarcerati, mille e cinquecento persone condannate per un totale di mille anni di reclusione. Noi non vogliamo più correre tali pericoli. 
ROSA Questo è opportunismo!
KAUTSKY Questa è strategia!
ROSA Così si finisce per appoggiare in pieno lo sviluppo capitalistico. Come fa Mister Bernstein con la sua teoria revisionista. Per un pugno di riforme è disposto ad accettare e sostenere il protezionismo doganale, la politica degli armamenti e le conquiste coloniali. (Ironica.) “Ai selvaggi si può riconoscere solo un diritto condizionato al possesso della terra che occupano. La civiltà più alta può ben vantare un diritto più alto!” L’ho letto in un giornale socialdemocratico!
KAUTSKY Rosa, l’unica vera civiltà è quella capace di educare il popolo, infondere una coscienza di classe, aiutare a individuare le cause di una quotidianità che non è vivere ma vegetare. E per questo dobbiamo trovare il modo di dar loro compattezza, combattività, senza per questo… 
ROSA (interrompendolo) Ecco: combattività. Io non sono un’avventuriera, Kautsky. Io sto parlando dell’opera quotidiana del movimento dei lavoratori, un’opera che richiede una permanente vigilanza, perché si riesca a procedere senza distrarsi dal seguire il movimento reale della storia. 
LUISE State dicendo la stessa cosa. Solo che (alludendo al marito, con ironia) il Papa è abituato a trovare formulazioni, diciamo così, diplomatiche. (A Karl) Posso avere un altro bicchiere di champagne?
KAUTSKY (con in mano la bottiglia di champagne) Rosa, il suo bicchiere.
ROSA (copre la coppa con una mano) Io sto bene, grazie.
LUISE (porgendo il bicchiere al marito) Quando lei è qui, a me sembra sempre d’aver bevuto champagne: è la vita che mi frizza nella punta delle dita. (Solleva la coppa in direzione di Rosa.) Alla novella Atena, scaturita (indica il marito) dalla testa di Zeus, che ci fronteggia ad armi puntate! (Beve d’un sorso. Rosa e Karl si scambiano un sorrisetto non privo d’imbarazzo.)


XI QUADRO

Dicembre 1899. La banchina di una stazione nella regione polacca dell’Alta Slesia. Una donna intabarrata agita una pezzuola con lo sguardo rapito dal treno che sferraglia nella neve: è la moglie del minatore. 
MOGLIE Adam! Adam! Vieni qui! Guarda. Ancora mi sta salutando. Lo vedi! Guarda! Agita il suo fazzoletto! Mi sta salutando! Saluta me.
MINATORE (ancora tutto sporco di carbone, porgendole una borraccia fumante) Calmati. Bevi. 
MOGLIE Non ho freddo io. Bevi tu.
MINATORE Zitta e bevi. E’ mezz’ora che stai qui ferma ad aspettare il treno. Ti prenderà un malanno. 
MOGLIE (dà una sorsata e gli restituisce la borraccia) Volevi che la lasciassi sola? Dopo quello che ha fatto per noi? Lo sai che quell’imbecille di Borys non l’è neanche andata a prendere all’arrivo e che quell’altro suonato di Nikola l’ha fatta salire sul vagone sbagliato, col risultato che sono dovuti scendere e hanno aspettato un’ora prima di salire sull’altro locale, visto che di slitte non ne era rimasta neanche una. Per non parlare della marcia a piedi che si sono dovuti sorbire prima di arrivare alla baracca: tre quarti d’ora giù per il campo, con la neve il ghiaccio e la fanga alta fino al garretto. E dopo mezz’ora di spiegazione gli hanno detto che se ne poteva pure tornare a casa perché non c’era la luce e se non c’è la luce è chiaro che non si può fare una riunione. Potevano pensarci prima dico io. Così lei ha perso solo tempo e noi abbiamo perso un’occasione.
MINATORE Moglie, non capisci niente come sempre. A Borys gli è morta la madre tre giorni fa e Nikola era ancora ubriaco per la sbornia di ieri sera che gli si è sposata la sorella. La luce lo sai che nella baracca non c’è e insomma non è colpa di nessuno se è andata così.
MOGLIE Intanto io mi sono fatta raccontare tutta la sua vita, com’è che parla il polacco e perché vive in Germania e che ha studiato in Svizzera e che la sua famiglia era ebrea, però non osservante, perché già suo padre s’era avvicinato al cristianesimo e che si campa la vita scrivendo nei giornali e che è sposata però non ha figli e che sì ne vuole però non è facile per una così che deve girare per parlare alla gente e che lei ha cominciato a interessarsi della giustizia nel mondo quando ha visto che nel mondo c’era solo ingiustizia e che dieci anni fa in città quelli che provavano ad aprire bocca li facevano spenzolare dalla forca e che è per questo che lei ha cominciato a parlare e gira dappertutto e parla con tutti fino a che i poveretti come noi non sapranno che fare e piglieranno quegli schifosi che se ne stanno al caldo e li sbatteranno dentro le loro stufe finché il grasso non si sarà sciolto.
MINATORE Così t’ha detto?!
MOGLIE Sì. Più o meno. Insomma non proprio, ma quasi.
MINATORE (accorgendosi che in mano ha ancora la pezzuola che si è strappata dal capo per salutare. Con tenerezza) Copriti moglie. Sei tutta accaldata.
MOGLIE (si avvicina a lui, prende una manciata di neve, gliela passa sul viso per pulirlo del carbone, poi lo asciuga premurosamente con il pezzo di stoffa) E tu sei ancora tutto sporco.
MINATORE Sono andato alla baracca direttamente dal lavoro. Ho aspettato con tutti gli altri.
MOGLIE (riannodandosi la pezza in testa) Lo so. T’ho visto.
MINATORE Anch’io t’ho visto con le donne.
MOGLIE Tornerà. Adesso sa dove stiamo.
MINATORE Domani parlerà al circolo degli operai di Katowice.
MOGLIE Sai, non me l’immaginavo così.
MINATORE Tu? Neanch’io. Io credevo che fosse grande e grossa.
MOGLIE Sì: grande e grossa.
Il minatore le prende la mano con dolcezza. Si avviano verso casa.


XII QUADRO

Ottobre 1900. La sala da pranzo della Wielandstraße. Rosa siede sul sofà insieme con Leo, leggendo. Leo fuma pensieroso. Si alza. Cammina su e giù per la stanza. Torna a sedersi.
ROSA Leggi un libro.
LEO Non ne ho voglia.
ROSA Sfoglia il giornale. 
LEO (fa un cenno col capo) Già fatto.
ROSA (chiude il libro che ha in mano e se lo poggia in grembo, sorridente) Sta attento caro, che la tua donna non finisca per ritrovarsi affianco a un uomo più scemo di lei.
LEO Dobbiamo metterci a lavorare.
ROSA Lavorare. Lavorare. Non sai dire altro.
LEO Da quando sei tornata, non abbiamo ancora fatto niente.
ROSA (tira violentemente a terra il libro che ha in mano) Ti rendi conto di quello che dici?
LEO (lo raccoglie e lo appoggia sul tavolo) Ti ho solo ricordato che dobbiamo rivedere gli articoli.
ROSA Io non ho più voglia di andare avanti così. A Zurigo con la redazione di Sprawa Robotnicza era lo stesso e anche peggio. A Parigi lo stesso. Qui a Berlino lo stesso. Qualsiasi cosa succeda non sei capace di parlarmi d’altro che degli articoli e degli interventi. E come, poi! Critiche continue, correzioni, migliorie con l’unico effetto di peggiorare le cose, di renderle astratte, contorte. Come te!
LEO Se sei stanca riposati. Lavoremo domani.
ROSA No, io non sono stanca. Io posso riuscire a sopportare una mole di lavoro anche raddoppiata. Quello che mi fa male è che da qualsiasi parte mi volti sembra non esista nient’altro che la causa. La causa. Quando mi scrivi non mi parli di altro. Quando siamo insieme non c’è altro. Sì quel poco di intimità e di quotidiano. Ma è niente rispetto alla causa. Dove siamo finiti noi? Ci sediamo al tavolo a lavorare e quando alziamo la testa siamo pieni dei pensieri di quello che stiamo facendo. Non c’è più altro. E ogni giorno è unico, non tornerà più, capisci?! Ogni giorno ci avvicina alla morte. (Una pausa. Leo abbassa la testa.) E ogni giorno dovrebbe, potrebbe essere pieno di impressioni, di sensazioni, di riflessioni su tutto quello che tocchiamo e che ci circonda. Da quant’è che non leggi, che non vedi, che non fai qualcosa che ti prenda tutto e che tu poi possa condividere con me? (Leo la guarda intensamente.) Perché mi guardi così? Perché non dici niente? Perché non mi chiedi le stesse cose? Dimmi che le stai pensando. Dimmi che ti mancano le stesse cose. (Con rabbia.) Io sono talmente piena di impressioni, di sensazioni, di desideri.
LEO Ora non piangere. Lo sai che diventi brutta. 
ROSA Non sono le lacrime che mi fanno brutta. E’ questo dolore alle tempie. Sono i lividi dell’anima, che mi esplodono da dentro. (Si lascia andare sul divano.) Non posso più appoggiarmi né a destra né a sinistra. 
LEO Stai pensando a lui?
ROSA Certo che sto pensando a lui.
LEO Lo so.
ROSA (sarcastica) All’Internazionale di Parigi ci siamo spennati con Bebel, Jaurès, Millerand, Daszynski e tutti gli altri. E mentre noi eravamo lì a starnazzare, il vecchio deve aver pensato bene che non valesse la pena aspettare. Si sarà detto che comunque sua figlia non avrebbe mai avuto tempo per lui, né per se stessa. Mi sono sempre dovuta preoccupare di urgenti affari per l’umanità. Con mia madre lo stesso. Sembra che sia solo in questi momenti che mi accorgo di non avere un mio angolo personale, in nessun luogo. Mai una briciola di vita normale, concreta, vera. (Sconsolata.) Per l’amor del cielo cominciamo a vivere.
LEO Abbracciami. 
Rosa lo guarda per un attimo, poi gli si avvicina. I due restano in silenzio. Lui la stringe a sé.
ROSA Questo momento l’ho aspettato tanto. La nostra vita insieme. Berlino. Questa casa. Invece più mi guardo attorno e più provo una sensazione confusa, disarmonica. Non capisco. La mia insoddisfazione qui: pensavo che tutto potesse essere ricondotto al fatto che tu non eri con me. E tutto quello che facevo, lo facevo pensando a te: quando scrivevo un articolo pensavo, sarà contento e quando non riuscivo a lavorare mi torturava l’idea di come avresti potuto prenderla, se non mi fossi dimostrata all’altezza delle tue aspettative. Ma ora che ci sei, è come se non ci fossi. Io ho la sensazione che quello che ci unisce non sia più altro che la causa e la tradizione (con difficoltà) di un amore consumato. 
LEO Ti stai facendo trasportare dalla malinconia. E’ normale. Avresti voluto salutarlo.
ROSA Va bene. Questo è quello che è successo. (Si alza e comincia a camminare su e giù per la stanza.) Ma domani? Ti ricordi quando ti scrissi di quel bambino incontrato allo zoo, che mi guardava. Ti chiesi: e noi, il giorno che avremo una casa, un lavoro tranquillo e regolare, una ristretta cerchia di amici e tutte le estati potremo andare un mese in campagna a riposarci, allora potremo avere un bambino? O non potremo mai, Dziodzio? No, non potremo mai. Dimmi che non è vero. (Leo tace. Rosa torna a sedersi sul divano.) Io l’avrei fatto, Leo per te: ritirarmi dal movimento.
LEO Io ti appartengo, Rosa, ma tu non puoi chiedermi questo. Il movimento è la mia vita. Tu sei la mia vita, così come sei. Noi, così come siamo. Non ti accorgi di quello che ho fatto per te? Lasciare Zurigo, venire qui. Ricominciare da zero.
ROSA Tutte le nostre scelte sono sempre state motivate solo da una cosa.
LEO La cosa più importante. Per tutti e due. Ne sono sicuro.
ROSA (passandogli una mano sul viso, prima con tenerezza, poi con rabbia) Chi sei tu, per sapere tutto quello che passa dentro di me?
LEO Il tuo uomo.
ROSA (a bruciapelo) Tu sei contento del mio successo?
LEO Che vuol dire?
ROSA Quello che ho detto.
LEO Il tuo successo ci serve.
ROSA (freddamente) Tu non sei qui per me: da quando il movimento polacco si è unito con la socialdemocrazia lituana e i compagni sono stati arrestati, il partito è senza corpo. E tu sei rimasto un generale senza esercito. Ma Berlino è il quartier generale ideale per consolidare i legami con la SPD. Non potevi continuare a fare a boxe con le ombre, non è vero, Jan Tyszka?! (Leo si alza e senza dire una parola va a versarsi da bere. Rosa lo osserva per un momento, come aspettando una sua reazione. Un lungo momento di silenzio. Poi con fragilità.) Non volevo. Ho esagerato.
LEO Hai detto la verità. Io ho bisogno di te.
ROSA Sono un animale.
LEO Gli animali non mentono.


XIII QUADRO

1902. Mattina, una giornata di sole. Rosa e Clara Zetkin passaggiano allo Zoo di Berlino. Rosa si ferma, facendo una pausa per riposare la gamba. 
ROSA Così ora a Lipsia, si sono ripetuti gli stessi scenari di Dresda di tre anni fa. E tu sai bene quanto fossi scettica sull’idea di accettare di nuovo la direzione di un giornale. Ma avendomi dato carta bianca, pensavo che il gioco valesse la candela. 
CLARA Se tu fossi stata un uomo non sarebbe stato diverso?
ROSA (mostrando poco interesse per l’argomento) Non so, Clara. Quel che so è che devo ancora guadagnarmi spalline nel movimento tedesco, e che voglio spiccare il volo battendo l’ala sinistra, lottando contro il nemico e non la destra, stringendoci compromessi. 
CLARA Bisognerebbe ripulire il partito. Bernstein, per esempio, dovrebbe essere escluso dalla socialdemocrazia.
ROSA Invece continuano a spazzare la polemica antirevisionista sotto il tappeto.
CLARA Per fortuna c’è chi soffia sul fuoco.
ROSA Se sono tacciata continuamente di rovinare coi miei veleni russi la buona zuppa teutonica!
CLARA Bernstein ormai però si nutre di porridge.
ROSA (riprende l’amica sottobraccio e ricomincia a camminare) La sua non è l’opinione errata di un socialdemocratico. Il suo è il giusto pensiero di un progressista democratico piccolo borghese, che si considera erroneamente un socialdemocratico.
CLARA Il punto è che Bebel…
ROSA (interrompendola, con ironia, le punta l’indice addosso) Il suo Bebel!
CLARA … e il suo Kautsky…
ROSA (c.s.) I nostri marxisti ortodossi… 
CLARA Proprio quelli: contestandone le teorie non fanno niente per ostacolarne la linea di condotta. E noi questo l’abbiamo ben chiaro.
ROSA Evidentemente gli intoccabili esistono ovunque.
CLARA Certo, in mancanza di uomini veri. 
ROSA Ma mia cara gli ultimi due uomini della socialdemocrazia tedesca siamo noi!
Rosa e Clara sono arrivate davanti alla gabbia delle scimmie.
CLARA (alludendo agli enormi animali che stanno osservando) Che musi umani.
ROSA Loro diranno di noi: che musi scimmieschi.
CLARA Tutta la vita dentro una gabbia.
ROSA Dicono loro.
CLARA Eh?
ROSA Di noi. (Indica le scimmie.) Loro. 
CLARA Eh, sì. Almeno loro passano il tempo a spidocchiarsi e amoreggiare. Che languore!
ROSA E abitano sotto il cielo, uno affianco all’altro. Noi viviamo dentro scatole di pietra, uno sopra l’altro. Diranno: che strani! Al primo piano l’orango con la sua famiglia, un bel tipo potente e rispettabile, la moglie ha sempre i peli leccati e pettinati all’indietro. Al secondo piano uno scimmione borghese simile al primo, al cui l’orango esprime continui salamelecchi perché quello gli consegna ogni mese una borsa di metallo pari a cinque o seicento banane. Il terzo piano, se non ci sono altri animali di grossa stazza, si suddivide per le famiglie delle scimmie salterine: l’orango è ancora gentile, perché per abitare lì le scimmie gli passano talleri per tre o quattrocento banane, ma questo già non basta più per farlo tornare a piegare la schiena. Al quarto piano smette anche di grugnire col saluto, visto che le bestie che ci abitano gli corrispondono appena centocinquanta banane mensili. E come se non bastasse nelle cantine ci tiene i galagoni, ma solo per bontà d’animo, perché quelli non gli fruttano che quaranta banane e un pugno di noci e se si mettono a rincorrersi per il cortile lanciando urla e alti strepiti, l’orango ovviamente li sbatte fuori dalla sua scatola. Per l’anno nuovo poi il re delle scimmie va in visita, a porgere gli auguri ai suoi più o meno modesti simili e se non è troppo orgoglioso della sua bella pelliccia, prende a lamentarsi dell’aumento del costo delle noci e delle banane, che per gli scioperi e tutte le iniziative degli orribili selvaggi che le raccolgono è salito alle stelle. E rincara, in nome del Dio peloso, l’affitto di un quaranta o cinquanta talleri al mese.
CLARA Una bella piramide!
ROSA Cascando dalla quale si fa più male chi sta in cima. Se non fosse che a volte un paio di lemuri ubriachi si arrampicano fino al tetto della scatola e per scaldarsi appiccano un fuocherello, che prima o poi il vento spargerà per tutta la giungla, fino a incenerirla.
CLARA Amica mia, lei dovrebbe scrivere novelle.
ROSA Non ne ho tempo, preferisco venire qui e raccontarmele davanti alla mia tribù di amici dalle labbra grosse.
CLARA Guardi quella madre, col piccolo nascosto al seno. Ha occhi enormi. Non sembra una Madonna nera?
ROSA Degna di tutta la devozione, che tributiamo alle immagini.
CLARA (scandalizzata) E quel bambino la stuzzica tirandogli la ghiaia.
ROSA E’ un umano.
CLARA Questo sì è mostruoso, Rosa. Non resta altro che la violenza? 



I INTERMEZZO
La prima rivoluzione

Nebbia. Dal fondo appare uno strillone, che avanza, agitando il suo mazzo di giornali. Dietro di lui entra Rosa. Zoppica.
STRILLONE Edizione straordinaria! Gli operai di Rostov sul Don proclamano lo sciopero generale!
ROSA Ora la minima occasione è atta per sollevare la tempesta.
STRILLONE Le scosse sociali fanno tremare il sud della Russia.
ROSA Il vento soffia da sud a nord-est.
STRILLONE Scioperi generali da Baku a Tiflis, da Batum a Elizavetgrad. 
ROSA Il movimento di massa della grande Russia…
STRILLONE (sovrapponendosi a lei) Da Odessa a Kiev, Nikolaev, Ekaterinoslav.
ROSA … è scaturito dai conflitti di classe…
STRILLONE (C.s.) Le sconfitte in Manciuria aumentano il malcontento.
ROSA … con la forza elementare di un fenomeno atmosferico.
Dal fondo appare un contadino che regge uno stendardo con un’immagine religiosa. Intona un inno sacro.
STRILLONE (C.s.) Lo zar promette una nuova Duma e l’amnistia generale. 
ROSA E quando i cento popoli oppressi…
STRILLONE E’ proclamato lo stato d’assedio…
ROSA … stanchi delle vessazioni del nemico di classe…
STRILLONE (C.s.) Metà gennaio 1905 sciopero generale alle officine Putilov di Pietroburgo.
ROSA … solleveranno insieme le loro teste…
STRILLONE (C.s.) Il 22 gennaio duecentomila operai davanti al Palazzo d’Inverno.
ROSA … la masnada zarista sarà spazzata via dall’onda incontenibile della rivoluzione. 
CONTADINO (avanza, si prostra poi in ginocchio e pronuncia fervidamente la sua preghiera) Questi, o signore, i nostri principali desideri. Ordina e giura che li esaudirai e renderai la Russia felice e gloriosa, imprimerai il tuo nome nei nostri cuori e in quelli dei posteri, per l’eternità. Ma se tu non lo concedi, se non rispondi alla nostra supplica, moriremo qui su questa piazza, davanti al tuo palazzo. Possa la nostra vita essere l’olocausto per la Russia, che ha troppo sofferto. A noi non dispiace questo sacrificio. Lo facciamo volentieri.
Una guardia a cavallo. Colpi di fucile. Grida. Poi silenzio.



II ATTO
Fuoco

I QUADRO

Berlino, casa della Cranachstr. Rosa è a letto malata. Le coperte sono letteralmente seppellite da giornali, libri, quaderni. Nonostante lo stato fisico sta lavorando alacremente. Entra la serva con un grande bicchiere di latte. Rosa sta copiando alcune frasi da una lettera.
GERTRUDE Come sta, dottoressa?
ROSA (continuando la sua attività) A dire il vero non lo so. Da un lato superbamente, dall’altro orribilmente. Apra la finestra, per favore.
GERTRUDE (esegue) Solo per cambiare aria. Niente dolori?
ROSA (che non ha nemmeno sentito la domanda) Come faccio a star bene con quello che scrivono questi grandissimi imbecilli?! Mi dica un po’ se devo essere circondata da ignoranti, (sarcastica) benevolmente all’oscuro dei problemi sociali dell’uno e l’altro emisfero.
GERTRUDE Che è successo?
ROSA (porgendole una copia del “Vorwärts” che giace sulle sue ginocchia) Legga! Da qui. (Le indica un articolo.) Mi passi il latte.
GERTRUDE (le passa il bicchiere, poi leggendo a voce alta, con appena qualche titubanza) …”Le lastre di ghiaccio che si spaccano, le steppe sconfinate: possiamo ben immaginare quelle anime affrante, stordite dal pianto che la rivoluzione lascia dietro di sé…”
ROSA (le strappa il giornale dalle mani, con insofferenza) Sterco! Non riesco a sentirlo. E’ più forte di me. Capisce: ci manca anche l’inconsapevole veleno dei giornalisti borghesi. E sulla stampa socialdemocratica, ovviamente! Che ne sa questo signore della Russia? Certamente non si è perso l’ultima rappresentazione de L’asilo notturno di Gor’kij al Deutsches Theater. O un paio di romanzi di Tolstoj. Ma questo è tutto. Però ne scrive. E con pretese poetiche. (In tono amaro.) Vive la revolution!
GETRUDE La rivoluzione l’ha fatta qui sul suo letto. (Paziente.) Beva. E’ caldo. 
ROSA (beve a piccoli sorsi, interrompendosi per esprimere le sue considerazioni) La rivoluzione imprimendo agli avvenimenti un’accelerazione, mette a nudo i rapporti reali, fa scoppiare i contrasti, logora le formule, obbliga ciascuno a schierarsi. Come fanno a non capire?! (Finisce di bere e porge il bicchiere alla serva, che lo prende, ma aspetta di buon grado la sua conclusione, per procedere alle sue faccende.) I minatori della Ruhr, senza i sollevamenti in Russia, non avrebbero scioperato, come non l’hanno fatto nei quindici anni precedenti. Perché buttano tutto così. (Ancor più incredula.) Perché pubblicano un articolo come questo? Quello che prima era convenzionale, insipido, abitudinario, oggi è apertamente superficiale. Cicaleccio. Non inutile: deleterio. 
GERTRUDE (approfittando del sopraggiunto silenzio, allude alle carte sul letto) Posso togliere qualcosa? Vorrei portarle il vassoio con la colazione.
ROSA Sì. No. Non quello. Mi serve per l’articolo. (Innervosita) Aspetti ancora un quarto d’ora, per cortesia. Voglio fare solo una cosa.
GERTRUDE Deve scrivere?
ROSA Che le importa?
GERTRUDE Non penserà di alzarsi?!
ROSA Non ha nient’altro da fare in cucina? (Gertrude non risponde. Fissa Rosa per un attimo, poi si avvicina alla finestra.)
ROSA (imperiosa) E lasci aperto! (Gertrude la guarda ancora, manda un lieve sospiro ed esce. Rosa dà un ostentato sospiro di sollievo. Poi prende appunti dalla lettera. Scrivendo, sillaba alcune frasi ad alta voce.) “Il Partito Socialista Polacco ritiene di dover armare il popolo per poter fronteggiare le milizie dello zar, ma si tratterebbe comunque di una risoluzione illusoria. Al massimo si possono armare piccoli gruppi, allenati alla resistenza contro le azioni violente dei militari”. (Commenta ad alta voce.) Raccontare al popolo che si è in grado di armarlo contro la milizia, significa ingannarlo. Questi pseudocialdemocratici si servono delle energie proletarie per continuare a nutrire il loro nazionalismo! (Scorre la fine della lettera in silenzio, poi la lascia cadere sul letto. Con tono irritato) Tutto qui. Non mi dice altro. (Ha un gesto di rabbia, poi s’immobilizza per un attimo, acuisce l’udito e accertatasi che la serva non stia tornando, scivola in piedi, attenta a non far cadere i fogli, si china sotto il letto, ne estrae un braciere, accende un fiammifero e dà fuoco alla lettera. Ripone accuratamente ogni cosa al suo posto e torna sotto le coperte. Prende un suo articolo e ne rilegge un brano ad alta voce.) “… Il proletariato occidentale deve trarre dall’esperienza russa una fondamentale lezione e l’organizzazione dello sciopero generale di massa sarà una delle prime tappe...” (Rientra la serva, con il vassoio della colazione.) 
GERTRUDE (con piglio prussiano) Ora si smantella. 
ROSA (in tono rassegnato) Va bene. (Getrude ha le mani occupate, si china quindi a terra, per appoggiare il vassoio e prende a raccogliere le carte che Rosa le passa in mazzetti separati.) Non li mescoli, per carità. 
GERTRUDE Stia tranquilla, appoggio tutto sul tavolo così come me lo dà e così me lo dà glielo restituirò quando avrà mangiato.
ROSA (alludendo a Leo) E’ stato il signor Krysztalowicz a ordinarle di ossessionarmi così con il cibo?
GERTRUDE E’ stata lei dottoressa a chiedermi di essere regolare coi pasti.
ROSA Non contro la mia volontà, però. 
GERTRUDE (che ha appena finito di sgomberare tutto) Così le sue carte non rischiano di coprirsi di macchie di burro. (Si china a prendere il vassoio a terra e nota che il volant del copriletto è sollevato e da sotto sbuca il braciere. Lo sfila, mostrandolo a Rosa.) E questo?
ROSA (scoppia a ridere) Ma lei è dei servizi segreti!
GERTRUDE (diretta a chiudere la finestra) Con la finestra aperta! Si è alzata con la finestra aperta. Non poteva aspettare.
ROSA Si rende conto?! Io mi sono alzata per bruciare l’ultima lettera del signor Krisztalowicz, che conteneva informazioni rischiose nel caso di un’eventuale perquisizione. (Sarcastica.) Caso neanche troppo remoto visti i legami di parentela e solidarietà del nostro Guglielmo II con il povero zar. E lei mi terrorizza con il pericolo della corrente d’aria?!
GERTRUDE Avrebbe potuto chiamarmi.
ROSA Per cosa?
GERTRUDE Per restare a letto. Potevo bruciarla io la lettera.
ROSA (furibonda) Amica mia. Vuol lasciarmi almeno questa libertà? Il signor Krysztalowicz è a Varsavia nel bel mezzo dell’attività politica. Mi scrive appena ogni due o tre giorni. Mi manda qualche rara informazione sulle novità così che io possa scriverne, mentre sono costretta qui da questa maledetta malattia. E per di più quando insisto nel comunicargli che appena possibile sono intenzionata a raggiungerlo, risponde che gli strapazzi della rivoluzione non fanno per me e che visto il mio passo claudicante la polizia segreta mi scoprirebbe subito. Nel frattempo i cialtroni della borghesia locale si domandano nelle loro riviste perché Rosa la sanguinaria, non si è ancora gettata nel fuoco della rivoluzione. Almeno mi lasci il godimento di un piccolo incendio casalingo!


II QUADRO

Mattina del 28 dicembre 1905. Berlino, stazione di Friedrichstraße. Rosa è raggiante: sta per partire per Varsavia, dove raggiungerà Leo e i compagni impegnati nell’agitazione rivoluzionaria. Ai suoi piedi una valigia, sulla quale è appoggiato un manicotto di pelliccia. La famiglia Kautsky al completo l’ha accompagnata. 
KAUTSKY Insomma ci abbandoni. (Le appoggia sulle spalle un plaid blu) Questo t’aiuterà a proteggerti dai rigori del clima.
ROSA Grazie! (Alludendo al manicotto.) Finirò per morire dal caldo con tutti i vostri doni. Mon chere Charlemagne! Siete stati così affettuosi con me.
KAUTSKY (con ironia) La nostra piccola Giovanna D’Arco va alla guerra.
ROSA Ora i miei detrattori non potranno più dipingermi come una vigliacca e dovranno inventare qualcos’altro. Non sa che bisogno ho di allontanarmi da tutte le miserie di questa terra civile ed evoluta! (Pausa.) Ricordi quando vi scrissi quella cosa sulla cascata del Reno, in Svizzera? 
KAUTSKY Vagamente.
ROSA Quando ripenso al tremendo spettacolo di quella cascata, continuo a sentire il desiderio irresistibile di buttarmici e sprofondare come un guscio di noce, piuttosto che continuare a vederla scrosciare come scrosciava al tempo dei nostri avi e come continuerà a fare quando non ci saremo più. 
KAUTSKY (l’abbraccia) Torna presto, Rosa. (Con gratitudine.) La campagna di radicalizzazione del partito ha fatto tanti progressi. Abbiamo bisogno di te. 
ROSA Forse fra poco i tempi saranno maturi, perché la Storia riprenda a scorrere anche da queste parti. (Rosa ricambia l’abbraccio.) 
KARL (con sincerità) Una cosa ancora: stai attenta a Jogisches. Non lasciarti mettere in pericolo dai suoi metodi da cospiratore. Abbi coscienza tu, per tutti e due. Ora ti cedo a Luise. Credo che voglia restare un momento sola con te. (A Luise, che è rimasta appartata sul fondo.) Raggiungo la mamma e i bambini al caffè. Ti aspettiamo là. Addio, Rosa.
ROSA Addio, Karl.
Luise si avvicina a Rosa. E’ visibilmente commossa.
LUISA (con ansia) Rosa!
ROSA Non ho nessuna intenzione di farmi uccidere.
LUISA Io non penso che sia un capriccio, Rosa. Penso che sia una follia.
ROSA Lulu, sono rientrati tutti: Marchlewski, Warszawski, Dzieržyński. Chi dall’esilio, chi, con l’amnistia, dalla Siberia. Sto solo andando al lavoro.
LUISA Promettimi di non commettere imprudenze.
ROSA D’accordo. E tu promettimi di non vivere sempre come un piccolo ranocchio calpestato.
LUISE Promesso. (Il fischio della locomotiva annuncia l’imminente partenza del treno. Luise mette una catenina attorno al collo dell’amica.) Questo è per te. Perché tu possa controllare che il treno non accumuli troppo ritardo.
ROSA Luise, è il tuo orologio!
LUISE Con le nostre iniziali: Luise Ronsperger, Rosa Luxemburg.
ROSA (con evidente compiacimento) Grazie. Mi è sempre piaciuto tanto!
LUISE Non potevo mandarti a fare la rivoluzione senza che tu sapessi l’ora. (L’abbraccia) Attenta: il treno è pieno di militari. 
ROSA Arriverò a Varsavia come Ulisse nel cavallo di Troia.
LUISE Che Iddio ti benedica.
Le depone un bacio sulla fronte. Rosa impugna la valigia al suo fianco e si avvia sulla banchina.


III QUADRO......continua: consultare il sito: www.dramma.it

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