Da una scintilla scoppierà un incendio
Solidarietà, denuncia e lotta!
Mi rendo conto che la mia attenzione è prepotentemente richiamata verso la
"vita" all'interno del carcere. L'interesse per ciò che accade fuori queste
mura è vivo e vigile ma la mia tensione spinge verso l'osservazione
partecipata di quanto si muove in questo mondo perverso in cui sono stata
buttata. Le analisi, le considerazioni sull'operazione repressiva che ci ha
colpiti emergono da quanto vi scrivo (sempre che vi arrivi) e una più
articolata definizione la lascio a voi fuori e ai miei coimputati in
carcere. Martino e Robert, con i loro differenti orizzonti, lo hanno già
fatto egregiamente. Cosa aggiungere? Che reprimono, reprimono, reprimono e
non sanno far altro?
Viviamo in un'epoca in cui chi determina le regole del gioco si è
appropriato di tutto non lasciando margine alcuno da offrire ai propri
sudditi in cambio della sottomissione. Arraffano, con ansiosa ingordigia,
quel che resta di un pianeta spolpato e tentano con ogni mezzo di soffocare,
nel sangue o nelle galere, la spaventosa minaccia di veder attaccati i loro
forzieri da parte di "orde barbariche". Il nemico interno va stroncato e
spazzato via nella pattumiera della storia. Forse mai come in questo caso,
intendo di Bologna a cui ha fatto seguito Firenze, l'intenzione di colpire
per eliminare un pensiero e una pratica che inquietano i tenutari del
sistema capitalistico, si è palesata. È stata chiusa, messa sotto sequestro
una sede. Questo è un passo oltre gli arresti e i provvedimenti restrittivi.
Grave, talmente grave da dover perlomeno produrre un allarmato e
generalizzato sussulto. Ma, da quanto ho letto nelle vostre lettere, ciò non
è propriamente avvenuto. La solidarietà è forte ma proviene dallo stesso
ambito di compagni e compagne da tempo vicini. E nemmeno di solidarietà si
dovrebbe parlare quanto piuttosto di diretto coinvolgimento in un attacco
che toglie spazio al Fuoriluogo ora ma che manifesta un minaccioso segnale
per chiunque abbia ancora intenzione di dare battaglia, in modo più o meno
adeguato, all'ordine costituito. E, infatti, dopo meno di un mese è toccato
ai compagni e alle compagne di Firenze il secondo tempo dell'operazione
repressiva.
Dentro il carcere si vedono applicate in forme specifiche ed estreme le
stesse misure adottate per piegare e sottomettere chi, fuori, deve prestarsi
a obbedire lavorando senza "pretese" o morendo di stenti in ossequioso
silenzio.
Qui vige un rigido regolamento carcerario, fuori un regime (che si dilata e
muta ogni giorno a seconda dei venti) che norma i comportamenti socialmente
consentiti.
Qui c'è il sadismo umiliante delle guardie, fuori la spietatezza dei padroni
e dei servi a protezione del mercato dei profitti.
Qui sei minacciato dalle squadrette punitive, fuori le città militarizzate
soffocano chi le abita.
Qui la libertà è imprigionata con sbarre materiali, fuori è incarcerata a
cielo aperto.
Qui i ricchi non entrano, fuori comandano loro.
Qui i "colpevoli" proletari, diseredati sono sequestrati dallo stato, fuori
gli stati bombardano, occupano, colonizzano i territori da predare e
conformare.
Solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione a Firenze
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Ricordiamo che Stefi, Anna, Nicu e Martino sono stati trasferiti dalla Dozza
in altre carceri. Questi gli indirizzi a cui scrivere:
Stefania Carolei via Gravellona 240 27029 Vigevano (PV)
Anna Maria Pistolesi via Carlo Poma 3 46100 Mantova
Martino Trevisan via del Rollone 19 13100 Vercelli
Nicusor Roman via Bassone 11 22100 Como
Per sostenere economicamente le compagne e i compagni colpiti dalla
repressione a Bologna versare il contributo sul seguente conto Postepay:
Anna Morena 4023 6006 0259 8221