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Da una scintilla scoppierà un incendio

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LA SVOLTA: donne contro l' ILVA di Taranto!

Ieri, 4 settembre, è stato proiettato al Festival di Venezia il bel
film-documentario:

"La svolta. Le donne contro l'Ilva" di Valentina D'Amico.4357210186_9cc082149e.jpg

Questo film racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e
Patrizia, mogli di operai morti all'Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio
finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendente
sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a
rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse,
entrambe probabili conseguenze dell'inquinamento. In primo piano la loro
storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di
riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle
manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche
dello Stato... La trama del film affronta da un lato la più grande
acciaieria d'Italia, terzo stabilimento in Europa, che con l'aumento annuale
dei profitti, vanta il primato nazionale delle morti sul lavoro e quello
dell'inquinamento ambientale; dall'altro donne combattive (lavoratrici,
mogli, madri) che vogliono spezzare il bastone dell'arroganza, dell'impunità
che mortifica la propria dignità, uccide i propri mariti e figli, che mina
la propria salute. Donne che si ribellano...".

INVITIAMO TUTTE A VEDERLO, richiedendolo anche al sito di Valentina D'Amico.

Ma come è nato questo documentario? E' stato chiaramente costruito a
Taranto, ma è nato in particolare nella sede dello slai cobas per il
sindacato di classe e dall'incontro, discussione, prima organizzazione del
lavoro con le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, a
cui Valentina D'Amico si era rivolta perchè sia poco tempo prima avevano
fatto una campagna proprio delle "donne contro l'Ilva", Franca, Vita,
Patrizia, Margherita, ma anche le donne dei Tamburi il quartiere vicino
all'Ilva più inquinato; sia perchè anni prima l'Mfpr avevano fatto una
grossa lotta contro uno dei massimi dirigenti dell'Ilva denunciato per
violenza sessuale. In uno dei nostri volantini nel 2008 avevamo scritto:
"Margherita Pillinnini, lavoratrice dell'Ilva il 6 maggio ha tenuto testa
agli avvocati dell'azienda e di un sindacalista della Uilm nel processo
contro il suo licenziamento e il mobbing che sta subendo da anni,
smascherando le vere ragioni della persecuzione nei suoi confronti: far
fuori una lavoratrice che con altre sue compagne di lavoro anni fa aveva
denunciato un alto dirigente dell'Ilva per molestie sessuali,
maltrattamenti, fino ad una violenza sessuale verso un'altra lavoratrice -
punta di iceberg di un atteggiamento offensivo, persecutorio più generale
tenuto dai capi verso le donne,impiegate in Ilva; in quell'occasione le
lavoratrici dello slai cobas e del Movimento Femminista Proletario
Rivoluzionario avevano fatto una grossa campagna di mobilitazione che aveva
portato ad una vittoria: per la prima volta uno dei massimi capi, vicino a
Riva, veniva licenziato, processato e condannato...
Una donna di un quartiere di Taranto, ammalatasi di leucemia nel 2006, ha
querelato Riva, perchè l'Ilva con la sua micidiale produzione di diossina,
pm 10 e pcb è la causa della sua malattia...
Per la prima volta, una donna sta sfidando l'Ilva... Sono tante le donne di
Taranto che pur non lavorando in Ilva si sono ammalate, sono morte nel
silenzio per effetto delle micidiali sostanze emesse nell'aria in ogni
momento della giornata dalla fabbrica... Queste donne che non esistono
neanche nei dati dei morti provocati dall'Ilva, oggi trovano finalmente chi
le dà voce, e nei giorni scorsi ha ottenuto una prima vittoria, il processo
a padron Riva si fa!
E poi ci sono Franca, Vita, Patrizia, le grandi donne che hanno trasformato
il loro dolore per la morte per infortunio del loro marito (Antonino
Mingolla, Silvio Murri), del loro figlio (Paolo Franco) in rabbia, forza,
combattività. Non hanno accettato che ancora una volta omicidi per il
profitto seguissero la routine burocratica di processi silenti... Hanno
respinto con sdegno anche offerte di denaro fatte dall'azienda per metterle
a tacere. Hanno cambiato la loro vita - e non è stato facile - per mantenere
"vivi" sempre i loro mariti, i loro figli, e si sono trasformate, sono
diventate forti, coraggiose, per amore e per ribellione, per volontà di
giustizia, sono uscite dalle case e ora parlano nelle assemblee, viaggiano,
mettono sotto pressione i giudici, ecc....

Quando Valentina ci ha chiesto di incontrarci le abbiamo subito detto che
doveva rappresentare un'altra immagine delle donne dell'Ilva, soprattutto
delle mogli, madri degli operai uccisi in fabbrica, una immagine di rottura
dei clichè pietosi con cui le rappresentano i giornali, le televisioni;
doveva invece raccontare e dare l'immagine delle donne che alzano la testa e
sfidano e lottano contro Riva.
Franca, Margherita, Vita, ecc., con la forza data loro dalla lotta dello
slai cobas per il sindacato di classe (con la battaglia per la Rete delle
sicurezza contro le morti sul lavoro) e dal mfpr, hanno finalmente mostrato
la vera e più giusta realtà delle donne; ha dato soprattutto a Franca la
forza di "uscire di casa" e impegnarsi a livello nazionale per la Rete, di
scrivere il bellissimo ed emozionante racconto "La svolta" che fa da
conduttore al film-documentario; come anni prima aveva dato a Margherita e
altre lavoratrice dell'Ilva la determinazione di denunciare Riva e i suoi
capi e non piegarsi mai ai suoi ricatti.
Valentina D'Amico venne nella nostra sede e incontrò per la prima volta
Franca, Vita, Margherita. E incominciò un colloquio con noi, con queste
donne, che continuò nei mesi successivi.
Noi cercammo di far sentire a Valentina appunto "la svolta", e la necessità
che questo doveva essere il messaggio del film-documentario perchè servisse
ad altre donne, tantissime donne che restano vedove perchè il profitto di
padron Riva continua ad uccidere, che muoiono, loro e i loro figli, per
l'inquinamento, alle lavoratrici, poche, che lavorano nell'inferno
dell'Ilva, perchè si ribellassero.
Non sappiamo se il film-documentario contribuirà a questo; a volte un film
può cristallizzare, fissare le parole, le emozioni e fermarle a quel momento
facendole perdere di vita.
Per questo pensiamo che è importante dire come è nato questo
film-documentario. Come frutto della ribellione, della lotta, di una
battaglia che ieri come oggi le compagne del Mfpr, le lavoratrici dello slai
cobas continuano, per Franca, Vita, Patrizia, Margherita, e per tutte le
altre...
Sarà un caso che Padron Riva agli inizi del 2009 per la prima volta è venuto
personalmente al processo da lui chiesto contro Margherita Calderazzi dello
slai cobas e del Mfrp, per una scritta "Riva assassino", per vedere e
imporre la sua "autorità", tornandosene però sonoramente sconfitto?

MFPR Taranto
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