Da una scintilla scoppierà un incendio
CONTINUIAMO IN QUESTE ORE DRAMMATICHE A FAR CIRCOLARE L'APPELLO INTERNAZIONALE
DI AKI.
PER SAKINEH E PER TUTTE LE DONNE IMPRIGIONATE SENZA COLPA.
DIVULGHIAMOLO, STAMPIAMOLO, E DIAMO ADESIONI ATTRAVERSO AKI-INTERNATIONAL
http://www.adnkronos.com/AKI/Italiano/Politica/?id=3.1.901284138
----------------------------------------------------------
Iran: appello AKI per salvare Sakineh, Fiori e non pietre
Alla mobilitazione hanno aderito intellettuali e scrittrici del mondo arabo e
iraniano
Roma, 1 set. - (Aki) -
AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, l'agenzia di stampa in lingua italiana, inglese,
araba e farsi del gruppo GMC-ADNKRONOS, insieme a intellettuali arabe e
iraniane lancia una mobilitazione internazionale per fermare la lapidazione di
Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per adulterio.
Con l'iniziativa 'Fiori e non pietre!', AKI invita a lasciare un fiore davanti
alle ambasciate iraniane nel mondo. Alla mobilitazione hanno gia' aderito
diverse intellettuali dal Libano allo stesso Iran, passando per il Marocco e
l'Egitto. Non ci sono parole, secondo Joumana Haddad, poetessa e dal 1997
giornalista della sezione culturale del quotidiano libanese 'An Nahar', per
esprimere lo sdegno per la lapidazione di una donna. ''Basta!'', e' l'unica
parola che vuole pronunciare la scrittrice, prima a dare il sostegno
all'iniziativa di AKI. Per l'autrice del Cairo Sahar Tawfiq, quella delle donne
condannate alla lapidazione o uccise per lapidazione ''e' una realta'
terribile, a cui bisognerebbe porre fine''. La vicenda della Sakineh e' per la
Tawfiq, che ha aderito all'iniziativa di AKI , ''una situazione'' che la
''rattrista molto, perché non riguarda solo'' la Sakineh, che ''non e' la prima
e non e' l'unica ad aver subito una sentenza cosi' dura''. ''Tante donne
vengono condannate o sono gia' state uccise in un modo cosi' crudele - osserva
l'autrice di racconti per adulti e bambini e di romanzi - E' una realta'
terribile, a cui bisognerebbe porre fine''. Secondo Karima Moual, giornalista
marocchina del 'Sole 24 Ore', la condanna di donne alla lapidazione e' una
''realta' che non si puo' tollerare''. ''In realta' sono molte le donne che si
trovano nella situazione della Sakineh in quei Paesi dove ancora oggi si
ricorre alla lapidazione - commenta la Moual, presidente e membro fondatore
dell'Associazione generazione maghrebina '2 Agm2 Onlus' - Non si puo' tollerare
che ci sia ancora nella nostra epoca questa realtà, che donne vengano uccise
barbaramente in modi del tutto primitivi e sono moltissime le donne che
purtroppo si trovano a subire discriminazioni sessuali anche in altri ambiti''.
Quello della Sakineh, per la Moual, ''è il caso piu' eclatante perché ci
colpisce di più il modo brutale con cui viene uccisa una donna lapidata,
perche' sappiamo che la lapidazione è molto dolorosa e la morte arriva molto
lentamente''. ''Io spero che, essendo questo caso di importanza internazionale,
si ponga fine a queste pratiche'', conclude, invitando a non dimenticare che
''ci sono generazioni di donne che subiscono ancora tradizioni misogine e
patriarcali che non hanno nulla a che vedere con la religione, ma sono legate a
una malattia di tipo sociale che affligge le società islamiche". Da Mahnaz
Afkhami, ex ministro degli Affari femminili del governo di Teheran e
scrittrice, invece, arriva un appello a bloccare le ''persecuzioni delle
donne'' in Iran. ''Chiediamo - ha detto la Afkhami - che il governo iraniano
fermi le persecuzioni contro le donne e abolisca la pratica selvaggia della
lapidazione''. All'iniziativa di AKI ha aderito Asmae Dachan, scrittrice di
origine siriana, autrice del romanzo 'Dal quaderno blu'. Per Layla Joude,
giornalista di origine siriana, ''e' giusto che noi intellettuali portiamo
avanti queste battaglie''. Iman Sabbah, giornalista di origini palestinesi di
'RaiNews24' e 'RaiMed', e' convinta che di fronte alla condanna a morte di una
donna per lapidazione ''non si puo' tacere''. ''Non si puo' tacere quando i
diritti fondamentali vengono negati alle donne, ma anche agli uomini e qui
parliamo del diritto piu' essenziale, quello alla vita'', commenta la Sabbah.
Le fa eco l'iraniana Manda Zand Ervin, scrittrice e attivista per i diritti
umani, secondo cui la condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani
"è un atto barbaro" ed è un dovere "aderire" alle iniziative promosse per
salvarle la vita. "Le donne iraniane - afferma la Zand Ervin, direttore
dell'organizzazione con sede in Usa 'Alleanza per le Donne Iraniane' - sono da
120 anni in lotta con il clero islamico per ottenere dignità. Nella Repubblica
Islamica - aggiunge - le donne non sono considerate essere umani". "Il rispetto
dei diritti umani - conclude la Zand Ervin - è una questione globale che
interessa tutti. Per questo motivo, ora è più che mai importante che le donne
occidentali sostengano le donne iraniane in difficoltà".