Da una scintilla scoppierà un incendio

Questa pesante condanna era stata richiesta nelle imponenti manifestazioni
di centinaia di migliaia di donne, ragazze, studenti e studentesse che per
giorni erano scesi in strada sia a NewDelhi che in altre città, furiose dopo
il terribile stupro e l'agonia e la morte di "Nirbhaya" (Colei che non ha
paura); nei giorni successivi a questo stupro/assassinio tanti altri ne sono
seguiti, alcuni con le stesse modalità, altri terribili verso bambine anche
con mutilazione e morte, come recentemente un'altro stupro di gruppo vi è
stato contro una giornalista a Mumbai.
Noi consideriamo la condanna a morte dei 4 stupratori "più leggera di una
piuma" e non chiediamo certo clemenza, uno Stato in mano agli operai e alle
masse popolari, di Nuova democrazia o socialista, considererebbe gli stupri
e la uccisione delle donne uno dei peggiori crimini contro l'umanità e
agirebbe di conseguenza.
Ma il problema che lo Stato e il governo indiano non sono espressioni del
popolo. E sono essi i principali istigatori alla violenza contro le donne e
le loro forze armate hanno nello stupro una delle più bestiali armi di
guerra contro le masse popolari.
Lo Stato indiano ha dovuto, da un lato, fare questa condanna perchè
costretto dalla mobilitazione di massa che non si è mai fermata e
dall'estensione degli stupri di gruppo; dall'altra userà anche questa
sentenza per aumentare la repressione in generale, la presenza/controllo
della polizia, dei soldati, che, come è già avvenuto proprio nelle
manifestazioni contro gli stupri, usano la loro violenza repressiva contro
le donne, i giovani, le masse che si ribellano e lottano
In India il governo al potere è uno dei più reazionari del mondo, al
servizio della sete inarrestabile di profitto e di ricchezza dei propri
grandi capitalisti e delle grandi multinazionali dei paesi imperialisti.
Tutto questo per la maggioranza del popolo indiano si traduce in pesanti
condizioni di vita fatte di miseria, sfruttamento, oppressione, repressione
e in particolare per le donne.
La condanna a morte dei 4 stupratori, quindi, mette pienamente in luce tutta
l'ipocrisia del governo che seppur costretto dalle grandissime
manifestazioni di massa contro la violenza sulle donne lascia nella sostanza
milioni di donne indiane, nella cosiddetta più grande democrazia del mondo,
soggette ad una doppia, tripla. oppressione, di classe, di genere, feudale,
di casta, religiosa.
In India, come nel Mondo, come in Italia, l'aumento dei poliziotti e più
leggi di polizia contro gli stupri e i femminicidi non sono la soluzione, ma
sono parte determinante del problema di uno Stato che vuole tenere le donne
in una condizione generale di oppressione, di discriminazione e alimenta
l'odio verso le donne.
"Dovremmo sentirci più sicure in uno stato di polizia? - dice la giornalista
indiana Kalpana Sharma - Considera che tra l'80 e il 90 per cento delle
violenze sessuali denunciate sono attribuite ad un uomo noto alla vittima:
parente, vicino di casa, amico di famiglia...". E sono proprio i poliziotti
che alle donne che denunciano queste violenze rispondono, come è accaduto
poco tempo fa in India, o di stare zitte e addirittura accettare il
matrimonio riparatore con lo stupratore, o attaccando le stesse donne perchè
loro avrebbero provocato, uscendo la sera, o per come andavano vestite...".
Le donne dovrebbero sentirsi più sicure? Nelle vastissime zone dell'India
fuori dalle mega città, e soprattutto nelle zone dove è in corso la guerra
popolare, gli stupri di contadine, di donne "fuori casta" da parte della
polizia, delle forze militari sono una normalità, lo stupro e l'uccisione da
parte dell'esercito delle donne che fanno la guerra popolare o che la
sostengono, gli stupri che accompagnano sempre le torture quando vengono
arrestate, sono un'arma costante della sporca e feroce guerra dello Stato
indiano.
Per questo, pur se noi siamo e saremmo ancora più furiose e terribili
contro chi stupra e ammazza le donne, non possiamo considerare che "è stata
fatta giustizia" dallo Stato indiano per la studentesse e per tutte le
donne, le ragazze violentate e morte.
Noi siamo con le compagne rivoluzionarie maoiste in India che fanno e
dirigono la guerra popolare, guidata dal Partito Comunista maoista, per una
vera liberazione delle masse popolari e delle donne.
Diverse di queste donne, compagne hanno fatto della violenza, stupri
subiti la leva per ribellarsi. E oggi costituiscono una parte importante
della guerra rivoluzionaria lottando contro il governo, lo Stato indiano,
contro un sistema sociale, vera causa di oppressione e violenza, da
rovesciare per un vero cambiamento, portando avanti una "rivoluzione nella
rivoluzione" e divenendo un forte esempio per la lotta delle donne in ogni
parte del mondo.
MFPR
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