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Da una scintilla scoppierà un incendio

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TESTIMONIANZE DAL LAGER DI CORELLI IN SCIOPERO DELLA FAME!

STIAMO FACENDO GIRARE IL PIU' POSSIBILE QUESTA IMPORTANTE INFORMAZIONE E
TESTIMONIANZE.
LA LEGGEREMO ANCHE NELLA DUE GIORNI 13/14 A TARANTO

MFPR TARANTO


[Sommosse] Testimonianze dal lager di Corelli in sciopero della fame e
solidarietà agli antirazzisti torinesi



http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/03/07/testimonianze-dal-lager-di-corelli-in-sciopero-della-fame-e-solidariet-agli-antirazzisti-torinesi
2913056128_c57525ef3f.jpg e solidarietà
agli antirazzisti torinesi

dcc | 07 Marzo, 2010 11:09
A Corelli, dopo giorni di sciopero della fame i detenuti e le detenute
cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del
reparto trans sono state fatte flebo di liquidi; una è stata portata in
ospedale. I detenuti hanno fatto la richiesta per esser pesati e
controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni
sciopero della fame, ma questo, nel centro di Corelli,  non avviene.
Tuttavia, nonostante le difficoltà, i reclusi continuano con
determinazione, supportati anche dalla solidarietà degli antirazzisti che
continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono
ininterrottamente i contatti.
Anche a Roma una ventina di reclusi continua lo sciopero. I gestori
portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato
autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri oramai sono 10
giorni che non mangiano e sono molto provati. A differenza che a Milano i
reclusi sembra che siano pesati e monitorati regolarmente ma la nuova
cooperativa subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro non
permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. Ciascun
recluso ha in dotazione solo un litro d’acqua al giorno diviso in due
bottigliette da mezzo litro, una la mattina ed una la sera. E solo con
questo portano avanti la loro lotta. A Torino intanto e lo sciopero
continua a staffetta.
Bologna invece è un caso a parte. Dopo due giorni che non si avevano più
notizie da dentro i reclusi hanno risposto alle chiamate dei solidali. Lo
sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, tranne che per un recluso
che continua il suo sciopero della fame in solitaria e per motivi
personali. Il motivo di questa difficoltà è presto detto: in questo cie
infatti sembra sia una prassi quella di drogare con tranquillanti il cibo
dei reclusi, al punto tale che ogni volta che li si chiama rispondono del
tutto  intontiti ed addormentati, quale che sia l’ora del giorno in cui li
si senta.

Di seguito riportiamo alcune dichiarazioni raccolte dalle sezioni trans
del cie di Corelli:
“Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni
stanza siamo in 4 persone.  I muri son pieni di muffa le lenzuola  vengono
cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai
cambiato. Ogni  15 giorni ci danno un bagnoschiuma.  Alla sera dobbiamo
pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza
tende così la mattina presto  entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere
le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo. E’ molto
sporco.  Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri
bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di
latte e una  brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la
macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il
tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino.
Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi ai fianchi
al seno nei glutei. Quando andiamo alla croce rossa  per i nostri problemi
di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma  queste
gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la
tachipirina”.

“Io mi chiamo [...] sono qua da una settimana.  Ho subito iniziato lo
sciopero della fame perché non possiamo stare qua 6 mesi.  Inoltre sono
sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali
medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare
la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi
hanno portato in ospedale al policlinico per un blocco intestinale. Dopo di
che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l’hiv. Io
sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare
qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia
al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e
ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C’è una psicologa
che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno
sempre 30 gocce di Valium o per dormire e via…poi diventiamo tutte
dipendenti”.

“Io ho avuto un incidente  molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura
con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al cie. Mi ero
fratturata  la scapola sinistra il femore e il ginocchio. Qui spesso la
ferita alla gamba mi si infiamma. Vado in infermeria, mi danno una crema
idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a
trovare ha diritto a  7 minuti di colloquio dopo  5 ore di viaggio… È pieno
ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci
maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay,
fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non
gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci
aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con
totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s’è suicidata qua dentro…
c’è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo
quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché
una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come
unica uscita la morte… Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo
vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie
tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse,
neppure in carcere è così”.

Ed una testimonianza dal reparto donne:
“Mi chiamo [...] vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come
turista perché mi piaceva molto questo paese. L’ultima volta mi ha fermato
la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io  avevo solo il
visto come turista ma mi hanno portato in questura dove son stata 3 giorni
e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il
biglietto dell’aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio…beh son ancora
qui. Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai
poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come
questo. Mi sento inutile, sto molto male.  Ci trattano come animali,  e
questo è solo l’inizio… dovremo fare  sei mesi in questo inferno per poi
uscire di qua con un’espulsione per dieci anni.
Chiediamo a tutti che ci ascoltino che anche se ci dicono clandestini
siamo gente di buon cuore.  Siamo venuti in cerca di una vita migliore.
Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri
umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci
possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere
questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una
legge ingiusta, non so chi l’ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per
noi l’unica opzione che abbiamo è lottare”.

(a cura del Comitato antirazzista milanese)

* * *

L'8 marzo a Torino si terrà un presidio in solidarietà con gli
antirazzisti torinesi arrestati e con le/i migranti in sciopero della fame
nei lager di Stato.

Sempre a Torino, martedì 9 marzo al Palazzo di giustizia si terrà il
riesame; ascolta l'intervento di un compagno a Radio Onda Rossa.
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