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Da una scintilla scoppierà un incendio

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SUSSURRI E GRIDA: LA MANIFESTAZIONE A MONTALTO!

VIDEO FOTO E LINK SU
http://www.reset-italia.net/2009/11/30/sussurri-e-grida-ddi-donne-e-giornalismo-da-montalto-e-dintorni/

Domenica 29 novembre non c’ è stato nessun benvenuto a Montalto di
Castro, tantomeno alcun segno che il  “dialogo tra cittadini  e
istituzioni  è una delle più alte espressioni di democrazia, fondamento
della società e forma di collaborazione necessaria per la crescita
civile e sociale“.
E’  sceso il silenzio sulle donne, quelle minori,
quelle che non rilasciano dichiarazioni alle conferenze  stampa, quelle
che non sono invitate, quelle che non sono nessuno ma sono sempre da una
parte, quelle che non sono complici e non pregano, senza alcuna
protezione e benedizione qualificante e di ristoro.
Alcune di loro erano
il giorno prima alla Manifestazione Nazionale contro la violenza sulle
donne, altre ci sono venute apposta a Montalto, da varie parti d’
Italia, dalla Sicilia e dall’ Emilia, dalla Lombardia e dal Veneto, non
da Roma e non da Viterbo.

Si sono contate, erano 33, come gli anni di Cristo, o lo scioglilingua
sui 33 trentini che trotterellando andarono a Trento…
Non le ha
“capeggiate” alcuna di loro ma l’ Associazione Erinna, unico centro
antiviolenza di Viterbo e provincia, si è fatta carico di certe
incombenze, come annunciare l’ insolito struscio prima di pranzo. In una
dichiarazione resa il 20 ottobre al quotidiano online Unonotizie
dissero:”Non siamo forcaiole per cultura, anche di fronte a crimini
odiosi, crimini che sentiamo sulla nostra pelle. Ammesso che ciò che
apprendiamo dai giornali sia vero e fedele e rispetto a ciò che
leggiamo, vorremmo dire due o tre cose sulla questione di Montalto di
Castro…vorremmo sapere ancora se il comune di Montalto ha poi pagato gli
avvocati dei ragazzi stupratori, o se si è ravveduto.. se non lo ha
fatto è un segnale terribile, come lo è la reazione della maggior parte
della cittadinanza di Montalto, che non sappiamo quale esito avrà sulla
“messa in prova” di condotta dei ragazzi visto l’esempio che giunge loro
dagli adulti e dagli adulti nelle istituzioni…w l’Italia, l’Italia tutta
intera.”

Il sabato precedente, quello della manifestazione a Roma, si era avuta
notizia dall’Ansa che “Una ragazza di 19 anni, residente a
Montefiascone, in provincia di Viterbo, è stata trovata impiccata nella
camera di un convento di suore a Viterbo, dove era stata ospitata dopo
essere fuggita da casa. Il corpo, appeso ad una sciarpa legata ai tubi
delle condutture dell’acqua, è stato trovato da una suora che era andata
a chiamarla. La giovane non avrebbe lasciato alcuno scritto per spiegare
le ragioni del suicidio. L’altro ieri, la diciannovenne aveva chiesto
aiuto ad un parroco del quartiere Cappucci di Viterbo, al quale aveva
spiegato di sentirsi frustrata e insoddisfatta della sua esistenza e di
essere fuggita da casa. Il sacerdote, dopo aver parlato a lungo con lei,
l’ha accompagnata nel vicino convento di suore per farle passare la
notte. La ragazza questa mattina si è alzata, si è lavata ed è scesa in
refettorio dove ha fatto colazione con le suore, poi è tornata in
camera. Poco dopo è arrivato il sacerdote,con il quale aveva un
appuntamento, una suora è quindi salita in camera per chiamarla e l’ha
trovata impiccata. La giovane si era lasciata da poco tempo con il
fidanzato ma gli investigatori escludono con certezza che la rottura
della relazione possa essere all’origine del suicidio. Inoltre, secondo
quanto si è appreso, la giovane, a parte alcune incomprensioni tipiche
dell’età, aveva un rapporto normale con i genitori, il padre italo
argentino e la madre di Montefiascone.”

Altri giornali locali on line avevano scritto nel merito Si sentiva
stanca e delusa dalla vita oppure 19enne si impicca in una casa di
accoglienza ma anche un altro giornale locale, teneva a precisare: “La
19enne non aveva problemi a scuola. Non si drogava, né aveva mai
manifestato segni di malessere o di depressione”. Lo stesso che oggi ci
informa: “Verranno celebrate, lunedì 30, le esequie della ragazza di 19
anni che si è impiccata venerdì nella casa di accoglienza in località
Cappuccini. I funerali si terranno nella Basilica del Corpus Domini, nel
primo pomeriggio, alle 15″.

Domenica a Montalto , non una donna o un uomo “locali” hanno  ritenuto
farsi complici di queste donne, e manifestare solidarietà: le persiane
erano tutte chiuse, la luce compostamente dietro le imposte come le
persone, tantomeno “navigava” alcuna  presenza
istituzionale,amministrativa, associativa, civile.  In un clima di
surreale  silenzio, spezzato solo da alcune donne,le stesse hanno
scritto al ritorno di quel  Siamo tutte  con Marinella : “Con tanti
cartelli di denuncia, striscioni e slogans abbiamo attraversato le
strade di un paese quasi deserto, in cui palpabile era l’avversione per
questa manifestazione.“Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte
parte lesa”, “siamo tutte con Marinella”, “sono bravi ragazzi e di
famiglia buona, chi stupra le donne non si perdona” “guai a chi ci
tocca, ci difenderemo con la lotta”.Questi ed altri slogans scanditi
ripetutamente da tutte, la lettura di una lettera in solidarietà a
Marinella, hanno costretto gli abitanti del paese a guardare da dietro
le finestre e se da un lato qualcuno ha lanciato degli insulti,
dall’altro alcune donne hanno applaudito.Giunte davanti al Comune,
disposte in cerchio con tutti gli striscioni e i pannelli, abbiamo
chiesto a gran voce le dimissioni del sindaco ed è stata letta una
lettera di protesta e denuncia all’A.N.C.I. “Provenienti da varie città
d’Italia abbiamo denunciato con forza l’humus maschilista e reazionario
di colpevolizzazione nei confronti delle donne che subiscono violenza,
la legittimazione istituzionale dello stupro che arriva a sottrarre
soldi pubblici per difendere gli stupratori, come è accaduto nella
vicenda di Marinella, una giovane donna violentata 2 anni fa in quel
luogo, da un branco di ragazzi minorenni, l’uso “privato” delle
istituzioni e dei ruoli istituzionali a difesa della propria “famiglia”
e dei suoi rampolli – il sindaco del paese, Carai, zio di uno degli
stupratori, mise a disposizione dei “bravi ragazzi” 40.000 euro per la
loro difesa col risultato vergognoso che il giudice decise, nonostante
l’ammissione delle violenze, di sospendere il processo e affidare i
violentatori ai servizi sociali e l’alimentarsi di un clima di ostilità
da parte del paese nei confronti della ragazza violentata e di sostegno
agli stupratori”.

Tentando di guadare le agenzie di stampa del 29 novembre , mi imbatto in
una dettagliata argomentazione sul silenzio scelto a proposito del
suicidio ” blindato”  tra le mura di una casa di accoglienza religiosa,
dove la fine di una vita  è avvenuta  inspiegabilmente: “A seguito di
numerose segnalazioni di sdegno di nostri affezionati lettori circa le
notizie di suicidi di minori e non che leggono su testate giornalistiche
locali e altri quotidiani on line, viene spontaneo domandarsi se nella
divulgazione di notizie tragiche e scabrose come queste non si vada alla
ricerca di un recondito compiacimento di essere “il primo ad aver dato
la notizia”, senza pensare che altri possono tralasciare di trattare
massivamente tali argomenti. .. Il giornalista è tenuto a non
“enfatizzare quei particolari di cronaca che possono provocare effetti
di suggestione o emulazione”, come precisa il “vademecum” del 1995
integrativo della Carta di Treviso (forse mai sentita nominare)… Oggi
sembra che la notizia di un suicidio stia sempre più diventando un fatto
commerciale, per aumentare vendite o visite, e questo ci fa pensare di
trovarci davvero al capolinea del buon senso… Dietro i prodotti vari dei
media c’è una figura: il giornalista. Non uno che vende frutta o chiodi
(non ce ne vogliano i commercianti) ma informazioni e pensieri. E molti
colleghi in virtù di questo spesso pensano di poter fare a meno di una
responsabilità morale ed etica. Non spetterebbe a noi ricordarlo ma lo
facciamo volentieri, la legge sulla stampa (nello spirito del comma VI
dell’articolo 21 e dell’articolo 2 della Costituzione) pone un limite
preciso all’esercizio del diritto di cronaca. L’articolo 15 punisce con
la pena della reclusione da tre mesi a tre anni la pubblicazione di
“stampati i quali descrivano o illustrino, con particolari
impressionanti o raccapriccianti, avvenimenti realmente verificatisi o
anche soltanto immaginari in modo da turbare il comune sentimento della
morale o l’ordine familiare o da poter provocare il diffondersi di
suicidi o delitti”… “Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della
lacrima in primo piano!” Gaber aveva proprio ragione… In riferimento
all’ultimo fatto di cronaca, che conoscevamo e ieri non abbiamo dato
perché impegnati a fornire ai nostri lettori informazioni su altri
episodi, corredati da immagini appropriate, la ragazzina poco più che
maggiorenne suicidatasi nella casa di accoglienza di un istituto
monastico di via IV Novembre a Viterbo ha lasciato una lettera di scuse
ai parenti per il gesto. La Squadra Mobile della Questura comunque sta
indagando sul caso per scoprire se dietro l’insano gesto possano esserci
particolari motivazioni. Evitiamo di raccontarvi come la ragazzina,
minuta e magrolina, abbia messo in atto il suicidio. Re.On.”

Concludo questo lungo articolo, e vogliate scusarmi, con certe
riflessioni  di un anonimo autore  su Indymedia il 3 luglio dal titolo
Chi non si oppone muore!: “A perdere la speranza sono anche coloro che
in Italia ci sono sempre stati; voglio riportare, senza beneficio del
dubbio perchè sono notizie tratte da testate giornalistiche, alcune
vicende che dall’inizio di quest’anno riguardano il suicidio o il
tentato di donne, uomini e adolescenti, e ai quali si dà poca eco con la
giustificazione dello “spirito di emulazione”, ma che rispecchiano la
solitudine, la disperazione e l’impotenza in cui ci si sente costretti a
vivere”. Faceva seguito un lungo elenco e dei commenti, tra cui un
episodio avvenuto a Capranica, il paese dove risiedo,  il 22 giugno
2009: ” una donna aveva tentato il suicidio sdraiandosi sui binari,
perchè le era morto il cane”.

In questo mondo piccolo e antico,con  i suoi suicidi e  omicidi di
stato,minori e minoritari, oggi annoto  che “c’è  stata una piccola
rivolta nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari. Un
gruppetto di 15 immigrati ha appiccato il fuoco alle suppellettili di un
modulo della struttura rendendo necessario l’intervento di polizia e
vigili del fuoco. Ancora ignoti per il momento i motivi della protesta”.
Ignoti rimarranno i motivi dei suicidi, e di uno stupro tra i tanti,
messo in atto da minorenni, coetanei di Marinella.

E il silenzio, complice,  sussurra  verità inenarrabili  ma alle volte
grida alle donne con voce di donne e uomini, la colpa di essere tali.
Noi non siamo complici con queste Macerie, con nessun stupro e nessun
processo mediatico.Dal 1979 Le porte sono aperte ma il virus della
violenza non è mutato:lo  sfidiamo con la denuncia, emulando l’amore per
la vita e la libertà. Contateci.

Doriana Goracci

“…Non si sa se accoglieranno la proposta,
ma per questa notte gli strumenti
suoneranno, suoneranno…
suoneranno”.  Santino Spinelli
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