Storie invisibili: il caso di Joy da via Corelli a Ponte Galeria
Qualcuno di noi la ricorderà. Qualcun altro l’avrà già dimenticata. Perché Joy è un personaggio scomodo. 28enne. Nigeriana. Un passato da parrucchiera, in patria. Un altro da prostituta sfruttata, in Italia. Un presente da “clandestina” sballottata da un Cie all’altro. Un futuro incerto. Fin qui, una storia purtroppo simile a tante altre.
A rendere speciale Joy è il fatto di aver trovato il coraggio di denunciare, durante il processo per le rivolte nel cie milanese di via Corelli, le violenze e i soprusi che avvengono all’interno di mura ancora più impenetrabili di quelle delle carceri. La verità di Joy è una verità che fa male alle nostre orecchie. Abbiamo deciso comunque di ascoltarla. In questa lunga intervista, lei racconta tutto dall’inizio. Racconta del presunto tentativo di stupro subito da parte dell’ispettore di via Corelli Vittorio Addesso, tentativo da lei denunciato durante il processo e costatole una contro-denuncia per calunnia. “Si è sdraiato sopra di me, ha cominciato a toccarmi le tette. Io mi sono messa a gridare. ‘Sto solo scherzando’, mi ha detto”. E racconta anche della notte d’estate (13 agosto 2009) in cui gli immigrati inscenarono una rivolta all’interno del cie al grido di “Libertà, libertà”. Quella notte, ricorda Joy, l’ispettore Addesso si presentò nella sua stanza e, senza un motivo, cominciò a picchiarla, accusandola di aver preso parte alla rivolta. Per colpa di quest’accusa, Joy è stata condannata a sei mesi di carcere.
Quando le porte della prigione si sono aperte, nel febbraio di quest’anno, è stata prelevata di notte e velocemente rinchiusa in un altro cie. Questa volta a Modena. Da qui, qualche giorno fa, è stata improvvisamente trasferita a Roma, nel centro per immigrati di Ponte Galeria. Nei giorni scorsi, la voce di un suo imminente rimpatrio ha fatto il giro del web.
In Nigeria, Joy non può e non vuole tornare. Laggiù l’aspettano i suoi sfruttatori, quelli che l’hanno ingannata promettendole un lavoro onesto in un paese più ricco e poi l’hanno costretta per anni a battere. Si sono già fatti vivi con i suoi familiari e adesso lei teme per la sua vita. La legge italiana dovrebbe e potrebbe proteggerla. Come spiega il suo avvocato, Eugenio Losco, Joy avrebbe diritto a ottenere un permesso di soggiorno speciale per restare in Italia. Un doppio diritto. In quanto vittima di tratta, in base all’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione. E in quanto persona offesa da un reato (tentato stupro) per il quale deve celebrarsi un processo. Come andrà a finire? “Io non sono fiducioso”, confessa l’avvocato Losco. “E’ evidente che vogliono mandarla via, perché forse temono qualcosa”.
E Joy? Cosa vuole lei? “Io voglio solo tornare libera. Desidero uscire da qui, trovare un lavoro normale. Cambiare la mia vita”.
domenica 21 marzo 2010 Contro i rimpatri forzati delle/dei migranti
Ieri, durante una delle presentazioni del volume La straniera, è stato proposto un testo da inviare all'Ambasciata nigeriana di Roma, coinvolta in questi giorni nelle pratiche di riconoscimento necessarie all'espulsione di donne e uomini migranti detenute/i nel Cie di Ponte Galeria a Roma. Il documento che vi copio-incollo di seguito, è stato firmato dalla quasi totalità delle/dei partecipanti all'incontro, la maggioranza delle/dei quali non era ancora a conoscenza di quanto avviene nei Centri di identificazione ed espulsione (le violenze, i soprusi, il tentativo di stupro denunciato da Joy e la sua compagna di cella) e durante (e dopo) i rimpatri coatti, che più di una volta hanno provocato la morte di migranti, come il recentissimo caso di un giovane nigeriano morto per un malore durante l'imbarco forzato all'aeroporto di Zurigo.
<< Con preoccupazione apprendiamo che giovedì 18 marzo, dall'aeroporto di Fiumicino è decollato l'ennesimo volo charter organizzato dall'Agenzia europea per le frontiere esterne Frontex. Su questo volo, diretto a Lagos, sono stati forzatamente imbarcate/i 51 donne e uomini di nazionalità nigeriana provenienti da diversi paesi, di cui 25 dall'Italia. Con sconcerto abbiamo appreso del ruolo che la Vostra ambasciata ha avuto in questo rimpatrio coatto, collaborando ad espletare le formalità burocratiche e di riconoscimento necessarie all'espulsione. Sappiamo che troppo spesso questi rimpatri forzati sono attuati in spregio a precise disposizioni internazionali (come la Convenzione di Ginevra del 1951) e con modalità poliziesche violente che in alcuni casi hanno provocato la morte dei/delle migranti coinvolti/e. Il giorno prima dell'espulsione forzata da Fiumicino, ad esempio, un giovane nigeriano di 29 anni, che aveva cominciato l'iter per la richiesta d'asilo, è morto durante la procedura di imbarco in seguito ad un malore causato dalle pratiche coercitive messe in atto all'aeroporto di Zurigo. Vi chiediamo dunque di non rendervi complici di pratiche illegali che vanno contro i diritti fondamentali della persona umana e di fare il possibile affinché le altre donne e uomini nigeriane/i ancora in attesa di espulsione nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria non siano espulse/i. In particolare vi segnaliamo il caso di Joy_, che oltre ad aver intrapreso insieme ad altre donne il procedimento legale come vittima di tratta, aveva denunciato un tentativo di stupro da parte dell'ispettore capo del Centro di identificazione ed espulsione di Milano dove era in precedenza detenuta, stupro impedito solo dal provvidenziale intervento della sua compagna di cella, Helen_. >>
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