Nel silenzio e nell’indifferenza dell’opinione pubblica sta per consumarsi un’altra violenza contro le migranti nigeriane che erano detenute nel Cie di via Corelli a Milano. Vogliamo sapere se è vero che dal Cie di Roma, dove sono state appena trasferite, si sta segretamente preparando la loro immediata deportazione verso il paese d’origine, dove saranno nuovamente esposte alla violenza dei trafficanti di carne umana, che già hanno minacciato le loro famiglie. Chiediamo se è vero che domani o dopo un charter della vergogna imbarcherà Joy, Hellen, Debby, Priscilla e le altre, violando una volta di più i loro diritti di persone, e impedendo inoltre a Joy e a Hellen di essere presenti al processo contro l’ispettore accusato di stupro. Queste donne sono per la maggior parte vittime di tratta e invece di dar loro protezione e asilo il governo le rimanda nelle grinfie dei loro sfruttatori. Non vogliamo che si ripeta la tragedia di Semira, la giovane nigeriana morta in Belgio nel 1998 per essersi opposta alla deportazione forzata. Non accettiamo di restare in silenzio, non vogliamo essere complici e chiediamo a tutte le donne impegnate nella lotta contro la violenza razzista e sessista di unirsi a noi nella denuncia di questo gravissimo abuso.
Le donne che hanno partecipato al presidio del 25 novembre in Cadorna contro la violenza sulle donne
Marzia Bibione
di seguito il contributo di Elisabetta
Care tutte
Le traumatiche e terribili esperienze italiane di Joy e Hellen si stanno concludendo. Siamo alla vigilia della loro espulsione e del loro rimpatrio coatto in Nigeria.
Il primo aspetto da sottolineare è la conferma di quello che già sapevamo. Comunque e dovunque, qualunque sia l'oppressione, la peggiore situazione è sempre quella delle donne a cui si aggiunge sempre la costrizione ed il ricatto sessuale. Ancora una volta non si crede alla donna ,ma al maschio, ancora una volta il rapporto con le istituzioni non è mai alla pari e queste sono avvolte nella nebbia dell'impunità.
Il secondo aspetto che colpisce è il silenzio delle ambasciate e dei consolati dei paesi africani attivi solo per l'identificazione dei loro connazionali. A conferma che i governi filo occidentali stanno lì per controllare e reprimere le popolazioni locali e permettere il saccheggio delle loro ricchezze da parte delle multinazionali.
Il terzo è l'impegno e lo zelo con cui le varie figure istituzionali, uomini e donne indifferentemente, partecipano al rastrellamento , alla detenzione e all'espulsione degli immigrati/e. Poi ci sono le donne che fanno politica nelle istituzioni; anche queste brillano per la loro assenza ed il loro silenzio o la loro impossibilità di incidere.
A proposito, noi usiamo il termine immigrati/e, ma potremmo ,per essere più precise, usare il termine neri/e perchè è nei confronti di questi/e che si concentra in maniera particolare la persecuzione. Ancora una volta le vicende delle migranti e dei migranti smascherano l'ipocrisia delle nostre istituzioni. Per Joy e per altre/i non funziona il discorso privilegiato e la tutela che dovrebbe salvaguardare le vittime di tratta. Così come per tutte/i le immigrate non funziona la tutela dei minori perchè è solo strumentalizzazione :così ha decretato la corte di cassazione. Contro di noi, invece,la tutela dei minori è l'alibi per l'aberrazione dell'affido condiviso.
Joy e Hellen,sia che riescano a rimanere, sia che vengano espulse e rimandate in Nigeria,a vivere chissà quale vita, sono diventate un simbolo e continueremo a lottare per loro e per tutte le Joy e le Hellen.
Elisabetta >>
La permanenza in carcere e nel CIE di Modena aveva impedito a Joy di prendere la parola in prima persona, ma la sua storia ha fatto il giro d'Italia e non solo,
non perchè il suo sia un caso eccezionale ma perchè paradigmatico di una condizione comune a molte donne rinchiuse nei CIE e perchè esempio di rivolta e autodeterminazione.
Ora è lei a raccontarci la sua storia, e lo fa direttamente, senza intermediari.
Dalla sua voce apprendiamo cosa l'aspetta in Nigeria: la vendetta degli sfruttatori a cui si è ribellata.
Restare a guardare significa essere complici di tutto questo.
mercoledì 17/3/2010 ore 18, volantinaggio in piazzale Cadorna davanti alla stazione nord Milano
il silenzio e l'inedia sono complicità, agire non significa pulirsi la coscienza ma rompere l'isolamento...
LA POLIZIA STUPRA... LA QUESTURA DEPORTA!!
Compagni/e antirazzisti/e milanesi
Soggette. Violenza contro le donne e istituzioni. ARCI Scighera, Milano, in Via Candiani 131 A partire dalla presentazione del libro di Daniela Danna “Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni”, si ragionerà sulla distanza tra le leggi scritte su carta e le azioni di chi dovrebbe metterle in pratica nei confronti delle donne vittime di violenza maschile. Gabriella Ferraro, psicologa ed esponente della Casa di accoglienza delle donne maltrattate, uno dei centri antiviolenza che hanno collaborato alla ricerca, presenterà il punto di vista di chi lavora con le istituzioni. Le donne che hanno partecipato al presidio del 25 novembre in Cadorna contro la violenza sulle donne presenteranno la campagna nazionale a favore delle donne nigeriane che hanno denunciato l’ispettore capo del Cie di via Corelli per ricatti sessuali e che oggi rischiano di essere rimpatriate (http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/)
La polizia deporta chi la denuncia per stupro Per impedire la deportazione di Joy un presidio mercoledi 17 alle ore 17 sotto le Due Torri a Bologna