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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Ricordando Stefania Noce...riflessioni e commenti!

 

Questa domenica 06/05/2012, presso il centro socio-culturale Affabulazione, si è tenuto un incontro per ricordare Stefania Noce.   

Il programma è stato il seguente e riportato sotto: 

 
ore 16.30
 MOSTRA FOTOGRAFICA
contro la VIOLENZA SULLE DONNE
a cura delle ragazze e dei ragazzi del Liceo Anco Marzio di Ostia,
ore 18.00
Reading di poesie in onore di Stefania Noce,
la giovane studentessa assassinata dal suo fidanzato lo scorso dicembre a Licodia Eubea (CT)
Il critico-letterario Lorenzo Gasparrini ci spiegherà il LEGAME tra arte, poesia, impegno-civile e sociale, lotta contro le violenze e soggettività femminile.
Leggerà anche articoli e poesie scritti da Stefania Noce
ore 19.00
interventi da parte di psicologhe, insegnanti del Liceo Anco Marzio, professioniste della scrittura e membri di associazioni culturali e di volontariato attivi contro la violenza di genere
ore 21
proiezione di Fiori di Nica (sul femminicidio in Nicaragua)
documentario di Flor Angelici e Gianluca Tullio

 

Gli interventi sono stati i seguenti:  6393969327_39238b06f7.jpgdi 
Lorenzo Gasparrini (critico)
su “Arte ed Impegno Civile”

Mario Caligiuri (avvocato): aspetti giuridici del fenomeno
Maddalena Celano (Nuovi Orizzonti)
su “aspetti della violenza di genere”
Roberta Vespignani (psicologa)
su “la figura di Stefania Noce”
Dibattito con il collettivo antisessista di Ostia
e proiezioni di SPOT contro la violenza alle donne

 

Ciò che ha "inquietato" durante l' evento è stata la scarsa partecipazione numerica,

eccetto gli addetti ai lavori (chi lavora nel campo dell' anti-violenza) e donne, che per ragioni personali, si sono mostrate estremamente interessante ...la partecipazione ha lasciato a desiderare.

E tutto ciò proprio quando, precisamente un mese e mezzo fa,  Rashida Manjoo, responsabile ONU per la violenza contro le donne, ha usato il  termine "femminicidio"  per designare il nuovo e triste record tutto italiano.

Insomma: secondo l' ONU l' Italia, sulle questioni di genere, sarebbe maglia nera!

 Del tutto paragonabile ai paesi latino-americani più sottosviluppati.

 Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa per mano del proprio partner.
 Il dipartimento delle Pari opportunità ha addirittura pensato di istituire la figura di un avvocato specializzato nella sua difesa.

E Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha appena parlato di un fenomeno diventato tipicamente italiano, appunto il femminicidio: «È la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni». Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale. Wikipedia scrive che «avviene per fattori esclusivamente culturali: il considerare la donna una res propria può far sentire l’aguzzino legittimato a decidere sulla sua vita». 


Tra l' altro, c'è da aggiungere (stando alla fonte de linkiesta: http://www.linkiesta.it/situazione-femminile-in-italia-violenze), l’Italia non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne firmato a Istanbul lo scorso maggio da 10 stati europei.

La piattaforma italiana «Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW», D.I.Re (Donne in Rete contro la violenza), e l’UDI (Unione Donne italiane), ne chiedono in questi giorni l’immediata ratifica. E un triste primato tutto italiano è quello di vedersi affibbiata in un documento ufficiale delle Nazioni Unite la parola «femminicidio». In questo lo Stivale è insieme al Messico, condannato nel 2009 dalla Corte interamericana per i diritti umani per il femminicidio di Ciudad Juarez. Una storia della quale si parla poco e dai confini ancora troppo incerti: centinaia di donne, più di 500, violentate e uccise nella totale indifferenza delle autorità dal 1993. E altrettante sarebbero scomparse. Donne, ragazze e bambine (bambine) uccise ma prima sequestrate, torturate, mutilate, violentate (ed è un eufemismo) nello Stato di Chihuahua.

I cadaveri straziati – nei corpi ancora in vita inseriti oggetti a beneficio di giochi erotici (anche questo è un eufemismo) mortali – buttati nella monnezza, o sciolti nell’acido. Secondo alcune denunce, si sarebbero macchiati di questi crimini anche uomini delle forze dell’ordine. Ma tanto, nonostante l’aumento della violenza contro le donne, il dibattito politico in paesi come il Messico e il Guatemala continua secondo molti osservatori ad archiviare tutti questi orrori come un danno collaterale della grande guerra del narcotraffico.

 

Tutti gli studi e le fonti delle Nazioni Unite e del Consiglio d' Europa sono concordi nell' affermare che, sebbene il femminicidio in Italia non abbia ancora raggiunto lo stile tipicamente macabro del Centro-America,  

la rete di omertà e complicità, nonchè inefficienza ed impreparazione delle nostre istituzioni nazionali nel combattere il fenomeno, è praticamente assimilabile a quella delle nazioni più sottosviluppate del Centro-America (Nicaragua, Salvador, Panama, Guatemala, Honduras, Porto Rico, etc.). 

Insomma:  le istituzioni italiane sottovaluterebbero il fenomeno, anzi, ne sarebbero culturalmente complici!

Un' accusa estremamente dura!  

Nonostante ciò, le istituzioni italiane, a partire dai dirigenti e dalla  stessa leadership politica, continua a mostrare scarsa sensibilità al fenomeno, eccetto durante le campagne elettorali per la conquista del voto femminile.

Voto che, tra l' altro, si preferisce "scambiare" per il più rassicurante appoggio del Vaticano e dell' elettorato Cattolico che, come al solito, tenta di imporre  uno STATO-ETICO sulle questioni legate alla salute-riproduttiva femminile

(il feto avrebbe sempre più diritti della donna), la procreazione assistita, l' aborto, l' uso degli anti-concezionali e le questioni legate all' autoderminazione delle donne e delle coppie di fatto.

Insomma: donne sempre "bistrattate" e messe in secondo piano rispetto alle eventuali "poltrone" garantite da un potere economico-politico di uno Stato Estero, indipendente e sovrano,  come quello Vaticano (che, però, controlla parte dell' economia italiana e dello stesso elettorato).

Al danno anche la beffa: i diritti "femminili" come MERCE DI SCAMBIO per i politicanti di ogni genere e sorta! 

 

 Il femminicidio è un problema culturale.

Secondo Cronache Laiche (ne riprendo frasi ed espressioni):

il femminicidio è la faccia turpe di una mentalità misogina e razzista, se così si può dire, quella che ci portiamo dietro dai banchi di scuola e dalla famiglia, quella che i media, alcuni media, incarnano tanto bene quando rappresentano la donna come creata a uso e consumo del maschio, quando confondono erotismo e pornografia (quest’ultima sempre destinata a un pubblico maschile).  

Non dimentichiamo poi il “delitto d’onore”, tutelato dal Codice penale italiano fino al 1981.

Ammazzare una donna perché fedifraga era sì illegale, ma pur sempre una specie di diritto dell’uomo tradito, che godeva di tutte le attenuanti del caso. Poco importava che magari andasse a passare le sue serate nel bordello sotto casa. Lui era maschio e poteva. Lei, femmina, no. E questo solo fino a trent’anni fa.

Illuminante, per descrivere una subcultura che non conosce divari tra nord e sud, l’episodio narrato al Fatto quotidiano da Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne”: «In una scuola di Milano dei giovani di 13 anni mi dicevano che chi fa sesso con tante ragazze è un ‘figo’, ma se una ragazza fa lo stesso è una ‘troia’. Ho chiesto loro perché e mi hanno fatto l’esempio della serratura: ‘Se una chiave apre tante porte funziona bene, ma se una porta viene aperta da tante chiavi è da buttare’. Ecco l’educazione che manca».
Educazione sessuale, per trasmettere – tra gli altri – il semplice messaggio che il sesso è piacere reciproco e non sopraffazione di uno sull’altra; educazione al rispetto; educazione alla parità.

È nell’infanzia che si forma la coscienza di ogni adulto. È lì che bisogna intervenire. E se non ci pensa la famiglia, con italiche mamme (eppure donne!) tanto fiere di figli sciupafemmine e altrettanto disperate per figlie troie, se ne deve far carico la scuola, e subito.

 

Tre giorni fa (precisamente il 5 maggio), mentre Ninni Noce preparava il suo intervento tramite video-conferenza, da effettuare la serata del 6, mi scrisse: 

Vorrei altresì invitarvi ad approfittare di fare clamore per quel che si può circa la triste dimensione che avvolge oramai da tempo questo femonemo meschino e miserrimo, perchè non c'è attenzione sui familiari delle vittime, l'attenzione è tutta sull'altra "vittima" cui gli si concedono attenuanti e possibilità che sembrano quasi uno sfregio oltre ad avere il sapore di una beffa e il dolore di un danno. Sto collaborando con un'associazione di genitori di vittime di femminicidio e abbiamo intenzione di fare molta informazione sul fenomeno...

Questa frase, scritta da parte di un padre che ha perso una figlia vittima di femminicidio è estremamente simbolica.

Emblema del tentativo  prima culturale, poi politico ed istituzionale di deleggittimare le vittime di femminicidio, tentando di "depenalizzare" la mano-maschile giustificandola in tutti i modi. 

Insomma: come 200 anni fa, le donne continuano ad essere considerate alla stregua di sub-umani e cittadine-di-seconda-classe! 

 

 


Sotto il discorso di Ninni Noce riportato integralmente: 

 

 

 

 

 

Mi sento di premettere innanzitutto che sono profondamente onorato di partecipare a questo evento che, nel voler trattare una tematica così dolorosamente attuale come la “Violenza Sulle Donne”, ha voluto ispirarsi alla figura di mia figlia Stefania in termini culturali e didattici, proprio come era nelle Sue corde. Mi preme altresì sottolineare il profondo valore che vorrei aggiungere a questa manifestazione nata spontaneamente e quindi carica di forti spinte emotive e genuine dinamiche umane, caratteristiche non trascurabili in un’epoca in stand-by, dove tutto è standard, dove si vive per apparire, per moda, per concetti precostituiti.
 Tuttavia, l’argomento “Violenza Sulle Donne” meriterebbe platee e sipari ben più ampi date le agghiaccianti proporzioni che sta assumendo il fenomeno del femminicidio, sempre più simile a un bollettino di guerra per le vittime che vanno cumulandosi oramai al ritmo di una ogni tre giorni. Nel giro di cinque anni e quattro mesi, ad esempio, sono morte 757 donne per mano di mariti, compagni, fidanzati ex nella più totale indifferenza, fatta eccezione per i clamori della cronaca, laddove le circostanze meritavano un po’ di attenzione mediatica per alimentare qualche testata di giornale o qualche salotto televisivo. Per il resto permane il silenzio. Nessun ricorso ai ripari, nessun allarme deterrente di sorta. Nessuna proposta di legge in parlamento, né per le pene, né per la prevenzione… né, tantomeno, per la “presa in cura” di tali argomenti che i media ancora oggi, spesso e volentieri, dipingono come delitti “passionali” dovuti a raptus di follia, quasi fosse un incidente fisiologico in una relazione. La verità, a parer mio, e Stefania lo aveva già ampiamente fiutato e comprovato, è che viviamo ancora sotto una cappa di sessismo maschilista, abilmente manovrata ad arte perché, diciamocelo pure, il sessismo inizia all’asilo quando si “distinguono” gratuitamente i maschietti dalle femminucce, quando si rimproverano i maschietti di piangere come femminucce. Da lì, da quel mondo spesso accettato per amor di pace e di tradizione, specie al sud, nasce poi lo stereotipo del maschio pieno padrone del proprio movimento e della femmina costretta in casa e relegata a scampoli di partecipazione sociale. Se poi vogliamo ricordare che nel corso della storia le donne sono pervenute in ultime ad acquisire certi diritti in campo familiare, lavorativo, politico… Ma il fenomeno è ancora attuale ed ha degli strascichi enormi. Basti pensare alla scarsa rappresentanza femminile nelle cariche istituzionali (avremo mai un presidente della repubblica donna? Mi sa che se la gioca col papa nero!) e la quasi totale assenza nella toponomastica urbana italiana di vie o siti dedicati a donne? Anche in campo spirituale-religioso l’antifona non cambia: da secoli, ed ancora adesso, le donne sono quasi del tutto escluse all’accesso pieno dell’amministrazione di un culto, e qua il cattolicesimo ne fa proprio da padrone.

La lista potrebbe continuare perché vasto è l’argomento, quanto vasta è la vita dell’umanità che ha visto la donna, quale essere minuto, facilmente opprimibile con la forza fisica, un soggetto debole. Ma la sottomissione coatta non parte da una banale conseguenza sillogistica: io sono il più forte, ergo sottometto. No, a mio avviso, il gesto va ben oltre, ha una sua lungimiranza: la donna è più forte per tante ragioni e l’uomo quindi preventivamente la discrimina in ogni forma. La donna in realtà, se ci pensiamo bene, anche per il solo semplice fatto che porta seco la vita, è il futuro del mondo. Lo è sempre stato. Ho sempre pensato che quando nasce un fiore è perchè figlio della terra, la madre, femmina che lo genera, lo nutre e lo tiene a sè; e della pioggia e del sole, il padre, maschio che penetra, feconda, sovrasta e illumina...Bene: il sole e la pioggia vanno e vengono... ci sono e non ci sono.. La terra c'è sempre... e se la si vuole bella, fertile e generosa occorre solo averne cura e proteggerla. L’uomo è l’ottimo complementare della donna solo se le riconosce il prezioso dono che essa rappresenta: la vita e la conservazione stessa della vita. A lui spetta semplicemente difendere questa dimensione e arricchirla, nonché viverne i frutti. NINNI NOCE


venerdì
Emma Gooldman

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