Da una scintilla scoppierà un incendio
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Ti ritrovi per volontà o per irresponsabilità incinta della persona che pensi di amare e questa ti volta le spalle, non riconosce il figlio, e se lo fa spesso non passa gli alimenti (pensi che il mio servizio sociale mi ha consigliato di lasciar perdere il riconoscimento obbligato di mio figlio perché dicono che se i padri non vogliono passare gli alimenti trovano un modo per non farlo), le famiglie a volte ti voltano le spalle e ti ritrovi con nulla in mano e sola ma con un bambino da crescere. È vero, ci sono case famiglia, comunità per ragazze madri, ma dopo un tot bisogna uscire e spesso, appunto perché i fondi del Comune scarseggiano, ci si ritrova di nuovo al punto di partenza... Noi chiediamo aiuto per trovare un lavoro dignitoso, una casa accogliente e un assegno mensile. Negli altri Paesi dell'Unione europea e non solo l'aiuto per le ragazze madri è consistente, per esempio in Francia lo Stato passa alle mamme un contributo base (indipendentemente dal reddito) di 162 euro (circa) al mese; le mamme in difficoltà, invece, prendono 700 euro dallo Stato. La Francia quando ha scelto di fare questa politica di aiuto alla famiglia l'ha definita "un investimento per il futuro e non un costo", infatti ora è il primo Paese in Europa per natalità a pari merito con l'Irlanda. In Germania, indipendentemente dal tipo di famiglia (monoparentale o con entrambi i genitori), si ha diritto a 154 euro per il primo figlio (fino alla maggiore età di questo o fino alla fine dei suoi studi). Per i primi due anni successivi alla nascita del bimbo la madre prende 300 euro (in quanto impossibilitata dall'andare al lavoro); se la neo mamma vive ancora presso il domicilio dei propri genitori, si ha un ulteriore importo (di 700 euro) come mantenimento, se invece vuole andare a vivere per conto suo, può fare richiesta di un appartamento e le vengono dati dei soldi per l'arredamento essenziale. Viene dato anche un contributo di 54 euro mensili a tutte le gestanti oltre la 12a settimana. Alcuni di questi contributi non provengono dallo Stato ma da agenzie apposite dove bisogna portare la domanda. Ecco, sono solo degli esempi per farle capire che noi in Italia non siamo aiutate come in altri Paesi. I nostri figli sono il futuro dell'Italia, perciò hanno tutto il diritto di essere tutelati dalla loro patria. ele84@alice.it 5 sett 2008 Ho lasciato il maggior spazio consentito da questa pagina alla sua lettera per far conoscere a più persone possibili le condizioni delle ragazze madri da lei così ben documentate. Mi limiterò quindi a tre schematiche considerazioni: 1. Il riconoscimento giuridico della patria potestà anche alla madre è un passo avanti rispetto al giudizio negativo con cui un tempo (ma oggi, in forme più ipocrite, ancora) la ragazza madre veniva e viene condannata. Ma il riconoscimento giuridico, come ci insegna Marx, quando è disgiunto da quello economico, lascia di fatto le cose come sono. 2. Di conseguenza, quando sentiamo le lamentele relative alla scarsa natalità in Italia, non ascoltiamole più, dal momento che chi se ne duole si guarda bene dall'aiutare chi genera al di fuori della famiglia intesa in senso tradizionale. 3. I vari movimenti per la vita che condannano, legittimamente dal loro punto di vista, l'aborto, saranno credibili solo quando istituiranno un fondo significativo e strutturato per ragazze madri, altrimenti la loro condanna ha solo un sapore ideologico e di propaganda che smentisce nei fatti la difesa della vita che proclamano. Siamo infatti un Paese pieno di parole anche infuocate quando si proclamano i principi, a cui non segue alcun gesto concreto per la loro attuazione.