Da una scintilla scoppierà un incendio
E' necessaria costruire una mobilitazione unitaria di tutte le fabbriche e
posti di lavoro in cui è attaccato il lavoro delle donne.
E' necessario, come la stessa esperienza delle operaie Omsa ci dice che
questa mobilitazione non sia delegata alla struttura della Cgil, tantomeno
alla sua direzione attuale nazionale, ma deve essere costruita dal basso,
mettendoci in rete, coordinandoci e costruendo una giornata nazionale di
lotta delle donne lavoratrici.
Facciamo di questa mailing list uno strumento per costruire la Rete e la
mobilitazione.
Un forte abbraccio alle operaie OMSA.
le lavoratrici e disoccupate del MFPR di Taranto
Da Il Fatto quotidiano: Omsa, cronaca di una morte annunciata. Le operaie
restituiscono le tessere Cgil
"Siamo state abbandonate anche dalla Camusso".
"La produzione del gruppo Golden Lady - che si fregia ancora del marchio
made in Italy - è trasferita totalmente in Serbia. La riconversione del sito
produttivo resta un miraggio. Così è scomparsa dalla scena una delle ultime
grandi industrie della Romagna
Sono 242 le operaie ancora in forza allo stabilimento produttivo della
Golden Lady Spa, di cui il marchio Omsa fa parte. Solo 30 di loro varcano i
cancelli degli stabilimenti produttivi per 4 ore al giorno e intanto la
sabbia nella clessidra della cassintegrazione continua a scorrere
inesorabile. Restano solo 5 mesi al 14 marzo 2012, giorno in cui cesseranno
gli ammortizzatori sociali. Intanto di soluzioni in vista neanche l'ombra.
Alla Vynils pare che un accordo sia stato trovato solo per i 35 operai della
fabbrica ravennate, mentre ai colleghi di Porto Torres e Marghera (200 per
stabilimento, più tutte le migliaia dell'indotto) non resta che la protesta
a oltranza. In Sardegna la forza è quella della disperazione di chi capisce
che non ce la farà, nonostante un anno e mezzo di occupazione dell'Asinara,
un paradiso della natura tutt'altro che ospitale. A Marghera invece gli
operai sono tornati sulla torcia dell'impianto, una torre alta 150 metri.
Il 25 maggio e il 25 luglio sono stati organizzati due tavoli ministeriali,
il primo a Bologna, il secondo a Roma, per rilevare e riconvertire il sito
produttivo dell'Omsa.
"Ci sono dei contatti" è il mantra che si sentono ripetere le operaie, ma
quali non è dato loro sapere, per "una questione di riservatezza".
Da chi dipendano i loro guai lo sanno le operaie dell'Omsa. È diretta la
denuncia della Filctem Cgil alla proprietà di Nerino Grassi, l'imprenditore
di Castiglione delle Stiviere che "ha deciso di chiudere lo stabilimento di
Faenza per continuare ad arricchirsi in Serbia, non rispettando l'accordo
firmato al ministero dello Sviluppo economico il 18 febbraio scorso, il
quale prevede di proseguire con la produzione ancora esistente e con la
riconversione e rioccupazione delle lavoratrici".
Un gruppo ristretto di queste continua a portare avanti l'impegno
quotidiano, per mantenere i riflettori accesi sulla vertenza. Iniziano però
a serpeggiare i malumori di chi sente di aver giocato ormai tutte le carte:
la via sindacale, l'apparizione mediatica, la realizzazione del documentario
"Licenziata" per la regia di Lisa Tormena, le "brigate teatrali dell'Omsa",
per raccontare attraverso il palcoscenico la favola nera dell'azienda, fino
al boicottaggio dei negozi Golden Lady, presidiandone l'entrata nei sabati
dello shopping.
Alcune operaie iniziano a nutrire anche una certa disillusione nei confronti
dell'appoggio fornito dal sindacato. Non è stato chiarito ufficialmente dai
vertici della Cgil perché sia stato rimosso dal suo incarico Idilio
Galeotti, coordinatore Cgil del comprensorio faentino. Al sindacalista si
deve la strategia, adottata sin dalla prima ora, che ha permesso alle
lavoratrici di Omsa di arrivare ad Annozero e dare alla vertenza la eco che
merita. Intanto molte operaie hanno restituito la tessera al sindacato,
convinte che la mossa di 'far fuori' Galeotti sia da iscrivere in un
contesto più ampio che giustifica -come si legge nel sito del Popolo viola
di Faenza- "il sospetto che buona parte del mondo politico-istituzionale e
sindacale avesse avallato da tempo la scelta di Golden Lady di chiudere l'Omsa
e per questo avrebbe preferito il silenzio sulla vertenza".
Accuse di un certo peso che un'operaia, sul suo profilo di Facebook, non ha
risparmiato neppure al segretario generale della Cgil Susanna Camusso: "È
avvilente, le abbiamo provate tutte! Prima abbiamo chiesto, poi gridato poi
anche minacciato e raccolto firme. Abbiamo protestato con la Cgil
provinciale, con quella regionale e addirittura con la nazionale, ma anche
la signora Camusso che sbandiera tanto i diritti delle donne non ha voluto
aiutarci".
I problemi della faentina Omsa hanno ormai varcato i confini regionali e
riguardano altri siti produttivi della Golden Lady. La multinazionale ha
deciso di ridurre drasticamente la sua presenza in Italia: anche negli
stabilimenti di Gissi (Chieti) e di Basciano (Teramo) sono in discussione
centinaia di posti di lavoro e si prospetta il rischio chiusura..."