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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Nuove VITTIME...nuovi omicidi...

Enza Cappuccio, 33 anni2854128563_4b845d1c7d.jpg
*Uccisa a Marano di Napoli, 16/01/2012
Strangolata dal marito, cui è stato fornito un tentativo di alibi dalla
piena collaborazione della famiglia.*
Enza è giunta cadavere al Cardarelli di Napoli, con la messa in scena di un
tentativo di soccorso.
Enza era cieca, aveva sei figli, soprattutto aveva solo 33 anni, tutti di
maltrattamenti e sofferenze.
Nessuno si è accorto prima, nessuno poteva denunciare grazie ad un legge
che demanda alla querela il perseguimento di un reato contro la persona.
Forse Enza avrebbe voluto, ma era materialmente cieca: la sua morte è il
solito epilogo (l’ottavo in famiglia, e il decimo femminicidio tra i casi
“riportati” dalla stampa nella prima metà del gennaio 2012), in un paese
che ancora considera un’ opinione il male fatto alle donne. Enza era cieca
davvero, ma molte donne continuano ad essere accecate dalla promessa di
altre percosse, ammutolite dall’irrisione e dal ricatto dell’indigenza.
Sono accecate non da se stesse ma dalla mancanza di sostegno, tacciono
sperando di cavarsela di nuovo, e considerare il male meglio del peggio che
si prospetta, in un paese che le vuole comunque a casa. Le botte e gli
stupri sono il preludio alla morte, ma in qualche modo appaiono come
un’alternativa.. Anche chi sta per essere rapinato tace sperando di
scamparla. Ma in quel caso chi altro vede e non interviene, anche per la
legge e non solo umanamente, commette un reato.
Nessuno nega più, a parole, la diretta responsabilità della politica nel
reiterarsi del crimine che in assoluto uccide ed invalida le donne più di
ogni malattia. Ormai nessuno più sostine, a parole, il carattere privato
dei delitti come quello dell’uccisione di Enza.
Nei fatti, invece, il femminicidio è ancora trattato come un delitto di
scarsa pericolosità sociale, come un elemento fisiologico inevitabile nei
rapporti umani, come un incidente o una colpa della vittima. È vero finchè
le cose stanno così, con nessun contrasto efficace, con la delega completa
alla discrezionalità dei capi famiglia, con nessuna attenzione
all’occupazione femminile, con lo sbandieramento di immagini femminili
inventate e denigratorie, il femminicidio sarà normale ed inevitabile per
lo Stato. Per noi, invece, ogni vita di donna persa è un universo stappato
al futuro e all’armonia della convivenza
possibile.
Dire basta è ormai retorica, non lo facciamo più noi femministe, smetta di
dirlo qualche parlamentare o ministro e faccia piuttosto quel qualcosa che
indichiamo da anni.
Il potere politico, anche al minimo storico del suo prestigio, è quello
chiamato a fare gesti concreti: dai comuini fino al Governo centrale. Noi
non aspettiamo, le nostre reti fanno già più del possibile, ma pretendiamo
la nostra parte di cittadinanza, libere dai ricatti e dalle leggi mal fatte
tese a zittire noi tutte e a farci sentire la sopravvivenza come un dono.
Le donne dell’UDI
di Napoli
N.B.-Il TG Regionale della Campania, prima di parlare della vittima, ha
parlato del degrado nel quale viveva. Alla facile retorica giornalistica
opponiamo la nostra “cronaca vera”: il benesse come il degrado possono
essere parte dei diversi contesti dei delitti, ma la costante del
femminicidio è quella degli autori. Gli assassini sono tutti uomini che
nel commettere il delitto sono certi di essere padroni della vita delle
donne.
*• Ilaria Palummieri 21 anni, uccisa a Milano dall’ex fidanzato a Luglio
2011, era un’allieva modello
• Annunziata Romeo, 66 anni, uccisa materialmente dal figlio(che aveva
un decreto di allontanamento dalla madre) con l’aiuto del padre il 22
Luglio 2011, era una normale anziana pensionata
• Grazyna Tarkowska, 40 anni uccisa il 9 dicembre 2011 dal marito, era
una donna normale
• Antonella Riotino 20 anni, uccisa dal fidanzato a Putignano il 5
Gennaio, era una donna con un dignitoso tenore di vita
• Stefania Mighali, uccisa il 12 gennaio a coltellate dal marito, che
ha poi incendiato l’appartamento sterminando l’intera famiglia, viveva
in unambiente normale
• Sharna, 18 anni e uccisa il 13 gennaio, voleva costruirsi un futuro in
Italia.
Ci fermiamo qui e le prime storie del 2012, di cui sappiamo, sono di più,
e sono certamente di più quelle che non conosciamo e quelle che ancora si
stanno preparando nel silenzio del ricatto e nella disperazione della
mancanza di sostegno e prospettive. *
Napoli, 16 Gennaio 2012

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