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Da una scintilla scoppierà un incendio

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NON si può continuare a far finta di niente!

Sosteniamo e rilanciamo l'appello “Non si può continuare a far finta di
niente, non si può continuare a non fare niente…” che sta circolando in
questi giorni firmato da Concetta e Luigia per una mobilitazione nazionale
delle donne contro i femminicidi: “una risposta – come è scritto
nell'appello” doverosa, urgente e ineludibile. Una risposta autonoma del02crocifissa-1-.jpg
movimento delle donne, fuori e contro l'azione che il nuovo governo dice di
voler fare”.

Una prima importante iniziativa è stata sicuramente quella di domenica 13
maggio di Roma che ha legato l'anniversario dell'assassinio di Giorgiana
Masi ad opera della polizia e dello Stato, alla lotta contro la marcia della
vita e i femminicidi – entrambi legati da un filo che nega alle donne la
libertà di decidere, di scelta della propria vita, la libertà e dignità di
essere donne!
Stanno circolando altri appelli in questi giorni, riportiamo quello di
“ferite a Morte” e l'OdG "contro il capitalismo, contro il patriarcato",
assunto a Bologna nell'assemblea dell'11 maggio.
E' positivo che, dopo tanti assassini, violenze sessuali, le donne si
facciano sentire.

Ma, ciò che occorre è soprattutto la lotta! Non solo la denuncia e la
costruzione di reti di solidarietà, centri antiviolenza, né tantomeno
appelli al governo e al parlamento che sono complici dei femminicidi con le
azioni di attacco, discriminazione, oppressione, con il clima creato nella
società o con i silenzi; proprio per questo, diciamo che nella necessaria
mobilitazione in prima persona delle donne vogliamo FUORI partiti di governo
e parlamentari, o rappresentanti delle Istituzioni statali.

Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - Taranto

____________________________________________________
"Non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non
fare niente…"

124 le donne uccise in Italia nel 2012, già 34 dall’inizio dell’anno, 6 in
soli pochi giorni ai
primi di maggio, un femminicidio continuo!
Molto spesso le vittime conoscono i loro carnefici, questi sono gli uomini
che odiano le donne.
Per gelosia o per possesso, sempre in disprezzo del nostro essere donna,
chi ci uccide non tollera
la nostra autodeterminazione, non ci considera degne di rispetto, libertà,
autonomia, indipendenza.
Diritti che ci siamo conquistati con le lotte e che non piovono dall’alto
dei governi.
Diritti che però non sono per sempre e vengono negati, prima di fatto, poi
di diritto, con
l’arretramento delle lotte. E allora sempre più donne stuprate, sfigurate
con l’acido, molestate,
oppresse, uccise, violentate e umiliate come donne, in quanto donne e sempre
più sentenze ultra
morbide verso stupratori e assassini di donne.

Nessun governo, tantomeno questo, può “difendere le donne con la sua task
force” come afferma
Alfano, il delfino di Berlusconi, calpestatore della dignità delle donne,
stupratore di minorenni e
incitatore alla prostituzione.
Nessun appello al governo, come pure quello di “ferite a morte”, per la
convocazione degli Stati
generali contro la violenza sulle donne, può fare arretrare la guerra alle
donne, senza la guerra
delle donne.

Ci vuole una mobilitazione nazionale delle donne, una risposta doverosa,
urgente e ineludibile. Una
risposta autonoma del movimento delle donne, fuori e contro l'azione che il
nuovo governo dice di
voler fare.

Le donne non vogliono e non possono fidarsi e delegare al governo e allo
Stato!
Uno Stato, che sempre più fa una giustizia pro-stupratori (vedi i recenti
processi per gli stupri di
“Marinella” a Montalto di Castro e di “Rosa” a L’Aquila, nonché la rimessa
in libertà, dopo un anno,
dell’assassino reo-confesso di Tiziana Olivieri, per scadenza dei termini di
custodia cautelare,
ecc.) e ha forze dell'ordine strutturalmente impregnate di maschilismo,
fascismo e sessismo, non può
difendere le donne! Un governo che continuerà ad attaccare le condizioni di
vita e di lavoro della
maggioranza delle donne, non può difendere dai femminicidi e dagli stupri!
Siamo noi, parte offesa e ferita a morte da questa società, che dobbiamo
riprenderci la vita, con
rabbia e determinazione. Siamo noi donne, unite, che dobbiamo lottare per i
nostri diritti e il
nostro esistere, per difenderci dagli uomini che odiano le donne!

Chiediamo a tutte le donne, alle compagne, alle democratiche, alle
associazioni contro la violenza
sulle donne, di aderire a questo appello per cercare di invertire la rotta
vertiginosa dei
femminicidi, degli stupri e della loro impunità con una mobilitazione
nazionale.

Proponiamo il 6 luglio a Roma, il sabato precedente l’11 luglio, quando le
istituzioni (tribunale
dei minori e servizi sociali) decideranno il “percorso riabilitativo” degli
stupratori sociali del
branco di Montalto di Castro, che hanno violentato il corpo di Marinella e
ne hanno ucciso l’anima e
la speranza, simbolizzando così la “sicurezza” che questo Stato riserva alle
donne.

Luigia e Concetta
Per contatti: sommosprol@gmail.com

10.5.13
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AL GOVERNO E AL PARLAMENTO ITALIANO:
Subito gli Stati Generali contro la violenza
Lanciata da Ferite a Morte

Ancor prima che materia giuridica, è emergenza culturale. Coinvolge tutti,
uomini e donne. Bisogna affrontarla subito, partendo dalla prevenzione come
altri Paesi hanno già fatto.
Per questo chiediamo al Governo di convocare con massima urgenza gli Stati
Generali contro la violenza sulle donne. La lotta contro ogni forma di
sopruso, fisico e psicologico, verbale e virtuale, deve essere la priorità
dell’agenda politica di Governo e Parlamento.


DA BOLOGNA
Contro il capitalismo, contro il patriarcato
Ordine del giorno assunto al termine dell'assemblea dell'11 maggio
Ieri l'ennesima donna offesa e umiliata dalla violenza maschile contro le
donne. Picchiate, offese, umiliate, uccise non solo in quanto esseri umani,
ma proprio in quanto donne.
Per mano non di "barbari" stranieri, ma di (ex) mariti, padri, amanti,
sfruttatori, clienti. In quanto ritenute oggetti di proprietà di cui
disporre, merce su cui lucrare, corpi da vender e da comprare, o donne non
più disponibili.
Noi non ci fidiamo di questo governo per il varo di leggi restrittive, di
braccialetti o stati generali. A questo governo non riconosciamo l'autorità
morale e politica.
Voglòiamo partecipare, come facciamo da sempre, alla costruzione di reti di
resistenza, reti di solidarietà, presidi di libertà femminile, di autoaiuto,
centri antiviolenza e consultori gestiti da donne, nello spirito con cui
erano nati sotto la spinta del grande movimento delle donne degli anni
Settanta del Novecento.
Così lottiamo per la difesa della libertà e della dignità delle donne nei
luoghi di lavoro, dei lavori, del non lavoro, della precarietà, per un
reddito minimo garantito di autodeterminazione, contro ogni ideologia
familista tendente a schiacciare le donne sulle compatibilità della
famiglia.
Condanniamo la marcia per la vita ispirata a ideologie e pratiche
confessionali e fasciste.
Lottiamo con le donne migranti per la loro libertà, dignità,
autodeterminazione nel lavoro e nella vita.
Lottiamo contro il patriarcato da sempre, che ha attraversato ogni
formazione storica e sociale, ogni concezione della politica, ogni
tradizione culturale e teorica, e che oggi in Europa e in Italia si
intreccia al capitalismo, seguendone le caratteristiche economiche, le
misure sociali, le ideologie, le politiche, la colonizzazione dei corpi e
delle vite umane e non umane.
Scegliamo di essere nel percorso di questo movimento con queste idee, da
donne, da femministe.
Non chiediamo riconoscimenti, non ne abbiamo bisogno. Ci riconosciamo da
sole, non per un delirio di autosufficienza ma per una consapevolezza di
libertà.
Presentato dalle compagne:
Imma Barbarossa
Maria Grazia Campari
Eleonora Forenza
Loredana Marino
Emidia Papi
Anna Maria Rivera
Geni Sardo
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