Da una scintilla scoppierà un incendio
Articolo Pubblicato sul n. 1 del Gennaio 2012 de El Moncada
Il prof. Jesus R.Pulido Catasus ha tenuto una presentazione delle ristrutturazioni della società cubana rivolta agli studenti di economia sociologia e filosofia del prof Vasapollo docente dell’università “La Sapienza” , a cui noi abbiamo assistito.
Dopo la lezione del prof . Jesus R.Pulido Catasus una cosa è chiara : non è Cuba, come dicono gli analisti del mercato che vuole diventare capitalista, ma è la caduta del blocco sovietico, l’imperare dell’economia di mercato al livello mondiale, l’embargo statunitense che ha creato, in particolare dagli anni 90 in poi, problemi a Cuba, quelli di cui si è occupato adesso il VI congresso del PCC. Infatti il dover fare fronte ad un embargo che dura da 50 anni , in assenza dopo la caduta del muro di Berlino dell’appoggio del blocco sovietico, ha portato alla opzione di aprire al turismo, per acquisire moneta estera con la conseguente doppia circolazione. Ora la doppia circolazione è efficace appunto per acquisire moneta estera, ma fa si che i lavoratori cubani che sono a contatto con il turismo riescano ad arricchirsi, in quanto il dollaro prima e l’attuale pesos convertibile valgono 25 volte un pesos nazionale. Le conseguenze sono quelle di cui ci parla il prof. Vasapollo: “con la doppia circolazione di moneta si sono costituite sacche e a volte ceti privilegiati, e tutto ciò ha provocato alcune condizioni socioeconomiche interne negative per Cuba. Ad esempio l’abbandono delle campagne e dell’agricoltura, in particolare quelle con non ottimali macchinari e tecnologie, con salari non ai livelli di altri settori produttivi,e inoltre, la durezza e la inadeguatezza, a causa dell’impossibilità dovuta al blocco, ad effettuare i necessari investimenti per migliorare ottimizzando le condizioni della distribuzione, del commercio (dei prodotti agricoli ndr), ha determinato un forte spostamento verso il settore dei servizi e verso il turismo, fornendo a quei cubani che vi lavoravano l’accessibilità non ai beni necessari (come tali già garantiti a tutti) ma di lusso o comunque di seconda necessità. Tanto che, come ricordava Jesus R.Pulido Catasus, nella sua esposizione, il settore infatti risulta oltretutto ormai saturo perché, come chi di noi si è recato a Cuba, ha potuto constatare che si sono moltiplicate le piccole botteghe artigiane a gestione familiare rivolte ai turisti che vendono oggetti artigianali o prodotti alimentari. Sia la tendenza a riempire le fila dei commercianti che l’accesso a moneta di diverso valore sono fenomeni che danneggiano lo spirito egualitario di Cuba MINANDO LA STRUTTURA SOCIALISTA.
Però queste conseguenze negative non si possono togliere per decreto, anche se il governo cubano a tutt’oggi dà per esempio un salario agli studenti universitari (oltre a fornire la gratuità di ogni grado di istruzione) affinché non vadano a lavorare negli alberghi. Se questi due fattori venissero eliminati da un momento all’altro ci sarebbe, come ha spiegato Jesus R.Pulido Catasus, un’inflazione inammissibile. Invece per eliminare il rischio delle diseguaglianze sociali tra classi di lavoratori e il rischio di avere un paese con alcuni ambiti economici potenzialmente di eccellenza vuoti, non basta varare leggi e disincentivi che hanno l’effetto di “viziare sempre di più la popolazione”, ma si devono attuare dei cambiamenti dell’organizzazione del lavoro.
Bisogna considerare anche che l’abbandono delle campagne e il dedicarsi dei cubani a piccole attività lecite e illecite (come riciclare il superfluo della libreta al mercato nero), sono effetti non di una società socialista che non ce l’ha fatta, ma di un sistema di distribuzione socialista che fino ad ora ha funzionato e quindi ha portato i cittadini a non preoccuparsi di aumentare la produzione. Se pensiamo all’aumento del terziario, l’abbandono delle campagne sono fenomeni che si sono verificati anche in moltissime nostre società capitaliste con l’aumento del benessere, ma che da noi non sempre hanno portato vantaggi economici. In più “a Cuba, al contrario di quanto avviene nei paesi capitalisti da oltre 30 anni, gli incrementi salariati sono stati maggiori della produttività del lavoro, cioè si ridistribuisce in termini di salari più di quanto si ottiene in termini di produttività” . Questo per quanto riguarda sia il salario liquido che l’ industria dei servizi. Infatti, a dispetto di quest’ ultimi deterioramenti all’economia del paese, il governo cubano è riuscito ad organizzare un servizio pubblico rivolto alla sanità, all’educazione e alla protezione sociale. Nel 2001 si contava l’esistenza di 67.128 medici con un rapporto di un medico ogni 167 abitanti, il più alto del mondo. Inoltre il tasso di mortalità infantile dello stesso anno è stato di 6,2 casi su mille nascite, il più basso nella storia del paese e il terzo a livello mondiale. L’aspettativa di vita dopo la nascita supera i 76 anni. Il tasso di mortalità materna si è ridotto a 33,9 casi ogni 100 mila nascite. Da questi fattori si capisce perché a molti cubani è possibile vivere quasi come ci ricordava Jesus, senza lavorare, o almeno senza farlo ufficialmente. Di conseguenza uno dei più importanti cambiamenti sarà quello di cambiare la mentalità dei Cubani, la coscienza rivoluzionaria, che anche “nella transazione socialista è sempre determinata dalla materialità in cui si vive”. Questa attenzione alla coscienza della popolazione non è qualcosa di alieno alla rivoluzione cubana, ma ne declina solo una tappa, infatti il Che già nei primi anni dichiarava “Il lavoro deve cessare di essere una penosa necessità per diventare un piacevole imperativo. I nuovi rapporti di produzione devono servire ad accelerare l’evoluzione dell’uomo verso il regno della volontà” e ancora “Tutti i nuovi investimenti vanno fatti in modo tale che al produttività del lavoro sia all’altezza del livello mondiale(…) proprio il contrario di quanto abbiamo fatto finora. Tutti gli stabilimenti che inauguriamo sono stabilimenti meccanici e (…) chimici con una tecnologia arretrata che apportano molto poco alla produttività” .
A causa delle ragioni fin’ ora esposte, oggi il Partito Comunista Cubano congiuntamente al sindacato e alle altre istituzioni della società civile, non possono rimanere con le mani in mano, e quindi nel IV e poi nel VII congresso si è parlato di: spostamenti e non licenziamenti (è importante poiché una certa “mal’ informazione” ha parlato di licenziamenti). In altre parole si tratta di ricollocare il 50% delle terre non coltivate per evitare di esportare l’80% dei prodotti di prima necessità, di razionalizzare l’uso dei servizi sanitari evitando sprechi, di razionalizzare l’accesso all’università evitando il permanere degli studenti fino alla 3 laurea nella formazione superiore e professionale, con attenzione a raccordare il mondo della formazione con quello del lavoro creando una giusta proporzione tra vocazione professionale e settori di ricerca e produzione da implementare introduzione di un gettito fiscale evidente per i cubani, in particolare in riferimento alle nuove attività produttive gestite dalle cooperative. Noi che eravamo presenti percepivamo che Jesus ci parlava con nerbo derivante dall’esperienza, proprio di un’ esperienza diretta che non lasciava posto all’imbarazzo nel citare esempi concreti di vita vissuta, come le analisi mediche settimanali della vecchietta vicina di casa ect, i bambini “fumatori”, il libro della biblioteca che passa per 4 mani. Naturalmente, questi cambiamenti non sono volti solo a evitare gli sprechi ma anche a ristrutturare in maniera strategica la pianificazione socialista dal 2011-2015, in modo da far fronte non solo ai problemi di Cuba sopraelencati, ma proprio alla crisi capitalistica mondiale. Quindi, come abbiamo percepito e respirato dall’esposizione di Jesus, si tratta di passare da un organizzazione del lavoro completamente centralizzata ad un sistema misto di collaborazione cooperative e stato, dove il cittadino cubano e la sua partecipazione sono centrali per il rafforzamento dell’autonomia di Cuba e della sua alternativa. Infatti, rendendo più efficienti settori ora fermi non solo si rafforza il socialismo riducendo la dipendenza dall’estero, ma si crea opportunità di sviluppo locale valorizzando aree di Cuba che hanno difficile accesso al commercio, riscoprendo la vocazione agricola dell’isola. Infatti con il trionfo della Rivoluzione Cubana nel 1959 vennero prolungate la prima e la seconda legge di Riforma Agraria, restituendo la terra a coloro che la lavoravano (100.000 contadini) ed eliminando il latifondo, straniero e creolo, che fece recuperare allo Stato il 70% delle terre del paese. Il fondo di distribuzione della terra, costituito dall’ area nazionalizzata , salì al 5.5 milioni di ettari, dei quali 1.1 milioni furono distribuiti ai contadini lasciando nelle mani dello Stato 7.8 milioni di ettari (71% della superficie totale) . Ora si tratta di creare delle reti di cooperative e di privati che ritornino a lavorare queste terre o meglio che ne evitino la sottoproduzione coltivandole con metodi moderni, tutto ciò tramite l’affidamento in usufrutto, la formazione dei lavoratori e la disincentivazione anche economica di attività terziarie come il turismo.
A questo scopo si stanno approvando dei piani di finanziamento per l’agricoltura e la sua tecnologizzazione, accesso alla distribuzione dei raccolti da parte delle cooperative che sorgeranno o dei privati che avranno l’usufrutto e in qualche caso la proprietà individuale (che non è proprietà privata).
Parallelamente i licenziamenti di lavoratori statali ritenuti oggi poco produttivi (cui parla tanto la stampa) sono solo spostamenti in parte verso piccole attività produttive, in parte verso la suddetta agricoltura e poi verso settori e produzioni orientate all’esportazione (nichel, biotecnologie, turismo, combustibili, rum, tabacco). In questa riorganizzazione del lavoro, perché di questo si tratta, è centrale la collaborazione e interrelazione tra i vari settori produttivi affinché si possa attuare la pianificazione in maniera più equilibrata, sempre concordemente con il settore dell’istruzione del Ministero dell’Educazione, in modo da rendere la formazione elemento centrale per avere lavoratori sempre più qualificati, ossia consci e responsabili sulle difficoltà nell’attuazione della pianificazione socialista col fine del consolidamento del processo rivoluzionario.
In definitiva lavoro, istruzione ed educazione, per cambiare anche un certo paternalismo che si era creato nel periodo especial che oggi non è più sostenibile, si passa dunque dall’egualitarismo all’uguaglianza . Per egualitarismo si intende un’ interpretazione tipicamente cubana che comprende il concetto di diritto materiale alle stessi oggetti, cioè lo Stato fornisce gli stessi beni a tutti (così si arriva al paradosso dei sigari dati ai bambini nella libreta, ect), mentre nell’uguaglianza tutti abbiamo diritto a raggiungere il benessere personale, ad avere la garanzia degli stessi diritti di fronte alla legge e allo Stato, ma ricevendo ognuno dei beni secondo le proprie necessità. Ricordiamo a proposito che Cuba fa parte del gruppo dei Paesi che hanno il più alto Indice di Sviluppo Umano, l’indice delle Nazioni Unite che misura il benessere di un Paese tenendo conto dei diversi tassi di aspettativa di vita, alfabetizzazione e PIL pro-capite, collocandosi davanti anche a Paesi dell’UE come Bulgaria e Romania.
Si tratta quindi solo di fare un piccolo passo per mantenere questi risultati, un passo che Cuba chiede ai suoi cittadini di recuperare il lavoro come diritto-dovere e di comprendere che non potranno più rimanere nella “vecchia mentalità e cultura del lavoro” […]quasi ci fosse una forma di compensazione tra salari non sempre adeguati e possibilità di mantenere bassi i livelli di produzione” .
I Cubani sono pronti a farlo, a partecipare. Infatti come qualsiasi iniziativa del partito e del governo anche questi famosi cambiamenti passano per la discussione e gli emendamenti delle assemblee del sindacato, in modo che alla fine viene l’intera società civile che acquisisce diritto di emendamento alle tesi del congresso del PCC. Basti pensare che nel congresso precedente ci sono state addirittura 620.000 emendamenti ottenute in questo modo.
Infine si può star sereni che Cuba sta continuando, nonostante i continui attacchi, a realizzare un’alternativa economica e sociale in un pianeta dominato dal capitalismo e dalla sua attuale crisi, ponendo e consolidando le basi per un sistema alternativo. Infatti esiste una realtà che è mal rappresentata dai media ma a cui Cuba si sta sempre più indirizzando, l’alleanza dell’Alba “Alleanza Bolivariana per le Popolazioni di Nuestra America” che ha permesso la creazione di un Sistema Unico di Compensazione Regionale (SUCRE) , l’ istituzione di imprese “gran-nazionali” per soddisfare le necessità fondamentali delle popolazioni e dei meccanismi di commercio equo e complementare, e la promozione della solidarietà e della non competitività tra i membri. Promuovendo, inoltre, un modello alternativo al sistema capitalista Alla luce di questi dati, continuando così un altro mondo è possibile!!
Roberta Vespignani, Maddalena Celano
Circolo "Julio Antonio Mella" di Ostia (Roma)