a Soheila Ghadiri, impiccata a ventotto anni, nel carcere di Evin, a Tehran, il 21 ottobre 2009, per l’assassinio della propria figlia di cinque giorni
“A sedici anni, sono scappata di casa e mi sono sposata con un ragazzo che amavo. Lui è morto in un incidente e, allora, ho iniziato a prostituirmi e a drogarmi. Ho contratto l’HIV e l’epatite. Quando è nata mia figlia, l’ho uccisa perché volevo risparmiarle la mia stessa sorte.” Soheila Ghadiri
“La donna è asservita all’uomo e lo resterà fintanto che non sarà indipendente economicamente.” Clara Zetkin
LA DONNA E’ L’AVVENIRE DELL’UOMO
Nel 1910, a Copenaghen, in occasione della seconda Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, che riunisce centinaia di donne venute da diciassette paesi, la giornalista tedesca Clara Zetkin, che dirige, dal 1890, Die Gleichheit (L’Eguaglianza), propone, per la prima volta, una Giornata Mondiale della Donna. Lo stesso anno, quando il Comitato Pro-Suffragio chiede al Partito Socialista di pronunciarsi sulla questione, Turati si esprime contro il voto alle donne temendo che “ la pigra coscienza politica e di classe delle masse proletarie femminili” finisca per rafforzare le forze conservatrici. In un secolo, le donne hanno conquistato l’eguaglianza giuridica e legislativa nella maggior parte dei paesi del mondo. Resta da conquistare l’eguaglianza nei fatti. In questo centenario della Giornata Mondiale della Donna, facciamo sentire la nostra solidarietà alle donne iraniane.
Alla sacra memoria di Olympe de Gouges “Questa umanità che ha maturato la donna nel dolore e nell’umiliazione vedrà il giorno in cui la donna avrà fatto cadere le catene della sua condizione sociale. Un giorno la ragazza sarà, la donna sarà, e queste parole “ragazza”, “donna”, non significheranno più soltanto il contrario del maschio, bensì qualcosa di proprio, che vale per se stessa, non un semplice complemento, ma una forma completa: la donna nella sua vera umanità.” Rainer Maria Rilke
Nella donna, che è stata programmata per essere dominata, l’intelligenza è una qualità scomoda da scoraggiare sul nascere, per non darle modo di prendere coscienza di sé. Al contrario, è da celebrare la superiorità dell’intuito femminile perché a chi domina fa molto comodo che i propri desideri siano compresi, ancora prima di essere formulati, e soddisfatti da una creatura condizionata ad anteporre i bisogni altrui ai propri e, spesso, a scapito dei propri. La rivoluzione francese segna la fine del diritto divino al centro della vecchia Europa, nel cuore dell’antico regime. È la rottura degli ordini sociali, la frattura delle caste dirigenti. Dietro la borghesia urgono le masse proletarie, le masse rurali, le masse femminili. Le donne si affollano nelle piazze di Parigi e premono intorno alle assemblee di tutta Europa. Il loro intervento nella vita sociale non potrebbe essere più decisivo. È un movimento che porta scritto sulle sue insegne un unico motto: LIBERTA’. E Olympe de Gouges, nella sua protesta e rivendicazione contro i maschi della rivoluzione, si appella egualmente alla ragione della giustizia e a quella della storia. Sicché la sua azione vale come la prima critica della democrazia razionalista e borghese, al fianco del movimento socialista di François-Noël Babeuf. Accanto ai DIRITTI DELL’UOMO vi sono i DIRITTI DELLA DONNA. Olympe de Gouges presente, storicamente, quell’emancipazione della donna che la rivoluzione politica e la rivoluzione economica avvieranno. Intende, vagamente, la storia della donna nel mondo e scende sul terreno della lotta concreta per la sua liberazione. Quando, il 4 novembre 1798, la ghigliottina le mozza la testa, Robespierre, senza neppure sospettarlo, segna il diritto di cittadinanza del sesso femminile nella storia: un diritto guadagnato e sofferto, che crescerà e maturerà.
“Elles ont bien le droit de monter à la tribune, puisqu’elles ont celui de monter à l’échafaud.” Olympe de Gouges
Con il sacrificio di Olympe de Gouges le donne – la metà del genere umano – si affiancano agli uomini nello stesso sforzo di liberazione. Un saggio ha detto:
“Se volete misurare il valore di una civiltà, guardate innanzitutto come ha trattato le donne, le povere e le deboli.”
I primi movimenti femministi, che appaiono in Occidente, dalla fine del secolo XIX, concentrano le loro azioni nel campo del lavoro e dei diritti civici. L’industria ha bisogno di una manodopera femminile che sottopaga in rapporto ai loro omologhi maschili. A pari lavoro pari salario, rivendicano le operaie americane ed europee che iniziano a creare propri sindacati e a moltiplicare gli scioperi. La seconda parola d’ordine delle pioniere del secolo concerne la partecipazione alla vita civica, che passa innanzitutto con l’ottenimento del diritto di voto. La lotta è lunga per ottenerlo. È, talvolta, violenta, come quella delle suffragette britanniche che scendono in strada per tentare di strapparlo o delle cinesi, che invadono, nel 1912, il nuovo parlamento per reclamarlo. Accanite dappertutto, le resistenze del mondo politico cedono progressivamente davanti alla determinazione dei movimenti femminili. La parità di diritti con l’uomo, la parità salariale, l’accesso a tutte le carriere sono obiettivi sacrosanti e, almeno sulla carta, sono già stati offerti alle donne nel momento in cui l’uomo l’ha giudicato conveniente. Resteranno, però, inaccessibili alla maggior parte di loro finché non saranno modificate le strutture psicologiche che impediscono alle donne di desiderare fortemente di farli propri. Sono queste strutture psicologiche che portano la persona di sesso femminile a vivere con un senso di colpa ogni suo tentativo di inserirsi nel mondo produttivo, a sentirsi fallita come donna se vi aderisce e a sentirsi fallita come individuo se, invece, sceglie di realizzarsi come donna. Se molto è stato fatto, soprattutto nei paesi industrializzati, molto resta ancora da fare per le mutilazioni e l’emarginazione cui molte donne africane e asiatiche sono soggette.
“Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.” Corano, Sura 4, Le Donne, versetto 34
Tali sono le parole di Dio quali sono riferite dal suo profeta Maometto, che giustificano la violenza degli uomini contro le donne. Ma non contro tutte le donne. Solo contro quelle che si ribellano o che disobbediscono. Come queste donne sono trattate attualmente in Iran? Naturalmente, sarebbe assurdo considerare che l’oppressione delle donne sia nata con l’islam. L’oppressione delle donne è la prima e la più antica delle oppressioni che ha conosciuto l’umanità. Nell’impero romano, la donna non era che una “res”. Nell’antica Grecia, era “figlia di” o “moglie di”. L’Antico e il Nuovo Testamento non furono teneri.
“Sarebbe vano”
sostiene Georges Rivoire
“cercare un incoraggiamento qualsiasi al culto della donna, negli scritti monastici dell’Alto e Medio Evo. La donna è in generale marchiata come spirito del male, un essere di perdizione. È spesso paragonata al diavolo. Ci si domanda perfino se abbia un’anima. Il Concilio di Mâcon pone questa questione in esame.”
Da quando Pandora ha aperto il vaso di tutti i mali e ha apportato la distruzione all’umanità, gli uomini e le loro religioni continuano a designare le donne come fonte di tutti i mali, credenza che si riflette nelle diverse storie della creazione che ci sono state trasmesse attraverso la Bibbia e i libri sacri. È Eva che è immancabilmente accusata di aver istigato Adamo a addentare il pomo della conoscenza e ad avere causato la loro caduta. Uno dei mezzi più efficaci per controllare una società è spogliare la donna dei propri diritti e della propria libertà. Durante i millenni della storia dell’Iran, il posto sociale della donna iraniana è, sempre, stato legato alla natura del regime che governava l’Iran. Così la donna iraniana è passata da una posizione di quasi-eguaglianza con l’uomo a una posizione di totale sottomissione...
segue
IL TESTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO SULLA BACHECA DEL GRUPPO DONNE IN LOTTA PER I DIRITTI UMANI