Da una scintilla scoppierà un incendio
Intervista a Elisabetta pubblicata oggi dal "Il Paese delle Donne".
Segnalo anche l'importante articolo di Mariagrazia Campari sulle conseguenze nefaste dell'articolo 8 : è pubblicato in data 27/9 e si chiama "l'estate del nostro scontento".

Intervista ad Elisabetta Teghil in occasione della pubblicazione del libro
"Ora e qui" in cui ha raccolto le lettere da lei inviate alla rete
femminista "Sommosse". La presentazione del libro è l'occasione per
suscitare un dibattito sincero e profondo tra le femministe e le lesbiche,
che ci porti a parlare del "Ora e qui".
L'unicità e la "preziosita" di queste lettere consiste nella capacità dell'
autrice di porre con intransigente radicalità ma con serenità e pacatezza i
temi più scabrosi, rimossi e spesso negati dalla nostra pratica femminista.
Dalla lotta armata alle compagne dimenticate, dalla dettagliata denuncia dei
"tradimenti di classe" alla distruzione del mercato del lavoro, nulla ci
viene risparmiato e tutto ci riporta a confrontarci con onestà sul nostro
passato per costruire un futuro migliore. Senza ipocrisie e con crudele
realismo Elisabetta ci porta a cercare la nostra verità: per costruire un'
altra società che il femminismo insegue persegue e vuole . Vogliamo la
felicità.
Quali sono state le ragioni di questo libro e perché il titolo "Ora e Qui" ?
Riguarda, fondamentalmente la necessità che il femminismo prenda parola, con
una visione di genere, su tutta la realtà circostante. E' in atto un
tentativo di ricondurre le donne a quelli che vengono definiti "problemi
delle donne", un trascinamento dal femminismo al femminile che fa parte del
più vasto progetto, che la società neoliberista ha messo in atto, di
annullare le differenze politiche in una melassa indistinta, nella così
detta " convivenza civile", funzionale all' annullamento, nell'immaginario
collettivo dell'idea stessa di conflitto di genere e di classe, per cui
tutte/i dovrebbero concorrere al bene della nazione/patria, ricostituendo
così la triade dio/patria/famiglia che pensavamo di non vedere più. Un
ritorno agli anni '50.
L'analisi della società in cui siamo immerse, ci permette di riconoscere
come si manifestano le oppressioni, "Ora e Qui", e di mettere in atto
strategie per scardinarle. Da qui il titolo del libro.
Per esempio?
C'è nella società neoliberista, una forte riproposizione dei ruoli, che non
erano certo mai venuti meno, ma si tenta di ridefinirli in maniera
funzionale ad una configurazione che fa del controllo sociale un'arma di
gestione dei corpi e delle esistenze.
Quindi, per noi donne, è fondamentale battersi contro la meritocrazia, la
gerarchia, contro concetti come legalità , norma, rispetto dell'autorità,
convivenza civile perché ne va del nostro processo di liberazione.
Ho visto che ribadisci la necessità del separatismo nella lotta femminista.
Perché?
Il "superamento" del separatismo, fa sempre parte del progetto di togliere
"l'anima" alle lotte, e quindi anche alle nostre, e di riportarle a modalità
di "sereno confronto" in una società che propone il superamento della
conflittualità sociale.
Il separatismo viene presentato come una forma di chiusura e
autoreferenzialità, mentre non è altro che una modalità di analisi e di
lotta necessaria per tutte le configurazioni che subiscono oppressione di
tipo trasversale, come quella delle donne che attraversa le classi ed i
tempi storici.
Il separatismo è uno strumento a cui non dobbiamo e non possiamo rinunciare,
per riconoscere e svelare le oppressioni in autonomia e per analizzarne le
caratteristiche trasversali.
Che tipo di risposta hai avuto dalle femministe, le lesbiche, le compagne,
alle questioni poste nel libro?
Quello che mi ha fatto molto piacere è che ogni collettivo, gruppo, singola
con cui mi sono confrontata ha tirato fuori dalle lettere un argomento
diverso: il separatismo, il controllo sociale, la problematica dei Cie, la
medicalizzazione dei corpi, il lavoro, la sessualità, l'autorganizzazione.
Significa che c'è un grande desiderio di dibattito e di affrontare le
questioni.
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