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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Buonanotte Bellezza, Buongiorno vita!!!

Martedì 27 ottobre il martelletto dalla casa Bloomsbury a Roma, in
Palazzo Colonna, batterà all’asta l’ archivio privato e per buona parte
inedito dello scrittore e poeta Dario Bellezza , morto a 52 anni, nel
1996, stimato complessivamente tra 10.000 e 12.000 euro.

”Si tratta di un’impressionante mole di documenti che testimoniano la
febbrile attività letteraria di Dario Bellezza”, ha dichiarato Fabio
Bertolo, specialista del dipartimento manoscritti di Bloomsbury. Amico
di Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Sandra Penna, Bellezza esordì
nel 1970 con il romanzo breve ”L’innocenza”, per poi dedicarsi
prevalentemente alla poesia. Di lui Pasolini disse nel 1971, nel
riguardo del libro ”Invettive e licenze”: ”Ecco il miglior poeta della
nuova generazione!”. All’asta andrà anche una serie di 45 fogli
dattiloscritti con poesie, senza numerazione e senza titoli, in alcuni
casi recanti correzioni autografe. Un’altra cartella custodisce 105
pagine fotocopia con un unico testo dattiloscritto, con numerose
correzioni e interventi autografi, il cui incipit recita: ”La luce
appena accesa mi colpì in tutta la sua crudeltà, allucinandomi. Ero lì,
davanti alla mascherina, come imbambolata; e sapevo che quella donna
ossuta e ossigenata, ormai vecchia...”.

Morì in solitudine il 31 marzo del 1996 a Roma dopo una lunga malattia,
così la biografia: morì di Aids il poeta Dario Bellezza.
L’omosessualità, stando sempre alla biografia, venne vissuta ” con un
sofferto atteggiamento maledettista, nella ricerca ossessiva di un
“bellissimo assassino” fra drogati e prostituti, risentendo inizialmente
dell’influenza dei poeti simbolisti e dell’ opera di Sandro Penna”.

Uscì nel 2006 Il Male di Dario Bellezza, scritto da Maurizio Gregorini,
di cui allego una sua intervista, che tenne un diario ” trasformato in
un libro-ricordo, che non ha nulla di agiografico e neppure di
sciacallesco, come avrebbe potuto essere in mani meno equilibrate delle
sue”: così scriveva Giovanni Dall’Orto in CulturaGay.it.

Lo stesso Giovanni dall’Orto nel Libro di Poesia (1990) di Dario Bellezza
, spiegherà che “un grande e sicuro “mestiere”, acquisito negli anni,
aiuta Bellezza a superare la perdita dell’ispirazione dei primi libri,
ma non certo a ridarci l’intensità di canto perduta. Qui in particolare
il lettore fa fatica a sopravvivere al filosofare piuttosto scontato e
banale che appesantisce il libro. Ancora una volta le poesie più
sincere, immediate e riuscite sono quelle per i ragazzi (tranne laddove
l’autore pasolineggia con quindici anni di ritardo!)”:

“Non te ne fregava niente di essere uomo o donna o cerbiatto inseguito da
mille lupi che hanno ferito la tua vita folle e cara ai miei pensieri.
Perdonami di averti ucciso dentro di me. Perdonami di ancora vivere una
vita non più rischiarata dal tuo sorriso mendico di corrotto affamato”

Che devo dirvi, questo confinamamento nella cultura gay, mi agghiaccia:
non è cultura per tutte e tutti?

Vorrei quì spiegare che eravamo nei primi anni ‘70 quando ascoltai alla
radio una poesia di Sandro Penna, e ne rimasi folgorata. Quando chiesi
la tesi su di lui, alla Sapienza di Roma, sarebbe dovuta essere la
prima…mi pregarono di non fare una ricerca sociologica su questa
“diversità”: non l’avrei fatto mai. L’ amore emergeva da quei versi,
senza storia e tempo: non certo la “diversità” mi aveva catturata. Era
la musica delle parole che rotolavano da fuori a dentro. Ma anche Dario
Bellezza è diventato “noto” per questo amare diverso, fù così anche per
Pasolini, e stanno lì , tutti in un ghetto perverso, di amici strani.

Dario Bellezza era uno che scriveva sotto febbre perenne così simile a
Sandro Penna in Un po’ di febbre: “Si fa tutto con quella lenta angoscia
che sta in fondo, ma la cosa più triste è appunto quel sapere che non
c’è altro da fare che le solite cose“.

E in solitudine, o meglio in compagnia di poche amiche e amici come
quelli che lo ricordano nel 2008, hanno vissuto Bellezza e Penna, fino
ai limiti dell’indigenza.

La poesia mi ha sempre sostenuta con la sua sintesi di parole e vita,
breve e folle dipinto di emozioni e musica, a volte rabbiosa e stanca,
più raramente felice e leggera. Mi viene in mente una poesia di Gesualdo
Bufalino, morto anche lui nel 1996 ma a 76 anni, La vita non sempre fa
male:

“La vita non sempre fa male.
Può stracciarti le vele rubarti il timone,
ammazzarti i compagni ad uno ad uno,
giocare ai quattro venti con la tua zattera,
salarti, seccarti il cuore
come la magra galletta che ti rimane,
per regalarti nell’ora dell’ultimo naufragio
sulle tue vergogna di vecchio
i grandi occhi, il radioso
innamorato stupore di Nausicaa.”

E in questo gioco di giorno e notte, ecco Sandro Penna nella sua
modestissima e confusa casa , spiegasi ad una telecamera, senza
acrimonia e intolleranza ma con tanta ironica rassegnazione, iniziando
con un “Ti ricordi?” per poi dire ” la gente compra…speriamo meglio per
il futuro…mi nasconda la notte“

Mi viene rabbia e malinconia, il futuro oggi presente, cosa ha reso a
questa poesia? L’asta che quantifica una vita?

“Goditi il presente e fai secco il futuro”, tradusse Orazio Dario
Bellezza e poi cominciò a recitare certe sue poesie inedite…”La poesia è
merce o merda?” E lui, a chi lo ascoltava, disse concludendo che la
poesia è scappata via…

Se mai Dario mi legge ( io gli ho creduto… ) se Sandro c’è nell’aria di
questo autunno freddo come fosse già inverno, dedico quanto scrisse
Nazim Hikmet, Alla Vita, perchè ci sono certi gattini che stanno
appollottolati in tre, fuori dalla mia porta in una cassetta, aspettando
il sole di domani, proprio come quelli in casa , quelli che loro amavano
tanto. Il capo non è stanco di guardare anche se è notte. Buongiorno
Vita.

Doriana Goracci

“La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.”

Nazim Hikmet

VIDEO E LINK SU
http://www.reset-italia.net/2009/10/19/buonanotte-bellezza-buongiorno-vita/
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