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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Gradisca si è sposata e forse è anche morta!!!

VIDEO FOTO E APPROFONDIMENTI SU

http://www.reset-italia.net/2009/10/04/gradisca-si-e-sposata-e-forse-e-anche-morta/
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Gradisca si è sposata e forse è anche morta


La tabaccaia Gradisca dai seni in cui perdersi, si è sposata e forse è
morta.
Gradisca, quella di Fellini per intenderci, non c’è più, non c’è
più nemmeno lui.
Il Rex è passato da un pezzo (allego una foto che ve lo
può testimoniare con una  bambina  mia madre  e  i miei nonni -  morti
tutti) , anche la nave è affondata.
Rimane il gerarca fascista, e gli
adolescenti  che sono sedati con  altre visioni  a Rimini, forse non
solo lì, dove nasceva un film dalle memorie di un grande regista
italiano.
 Ma se volete ancora vederla,  la Gradisca è “tanta”... ,
possiamo partire da queste immagini accoglienti come lo erano i suoi
seni, non smettete di leggere per favore, perchè tra poco arriva la
parte reality pulp , la sostanza,  come lo sono quelli che fino a poco
tempo fà si chiamavano “Centri di prima accoglienza”.

Gradisca d’ Isonzo  è un comune grande poco più di quello dove adesso
siedo, Capranica che guarda caso Fellini ci girò il primo film,  6450
abitanti, è in Friuli Venezia Giulia. Se la cercate la Gradisca in
internet, escono pizzerie, un teatro, villette…non una casa
circondariale, peggio, perchè in carcere li puoi andare a trovare i
parenti. A  Gradisca d’Isonzo risiede un Cie, vale a dire ti trattengo
per identificazione, con la cooperazione  degli enti che ci mangiano e
ti espello.  Era prima il Cpt, l’infame accomodamento a livelli europei,
firmato da Napolitano e dalla Turco, prima il presidente e poi l’
onorevole donna. Eccola la Gradisca d’Isonzo:
http://laverafonte.blogspot.com/2009/09/gorizia-pestaggi-gradisca-un-video.html
(lascio in chiaro per chi non ha dimestichezza con i clic).



Il Cie ha i suoi detenuti, anche a Gradisca, pure se non gradiscono per
niente i  contenuti, legati e potrebbero diventare morti per il
Trattamento: hanno fior fiore di precedenti. E dandosi il caso  che  “Il
nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non
dimenticare”,  lo prendo sul serio il suggerimento di Leonardo Sciascia,
proprio come   Carlo Bertani in “ Il miglio è verde” , che è anche un
film, dove tiene una contabilità inusitata, di morti passati e recenti,
fino a dedurne  che ne abbiamo in Italia,  più che in Cina.

Non riporterò solo le testimonianze di questi ultimi  giorni a Gradisca,
ma anche attualissimi salti  a Roma, a Ponte Galeria, a Teramo  e
persino a Parigi. Buona visione, consigliatela, sono Luci del Varietà: ”
ma che lingua parli, di dove sei?”  per poi tornare  a  dormire sereni
tra due guanciali o enormi seni di Confraternite con Indulto Pontificio.

Nessun timore, non  ci sono perquisizioni improvvise e notturne, sgomberi
,  per i Giusti, tantomeno la  Morte, se non per Eventi naturali e
accidentali, smottamenti e sussulti della Terra, piogge che lavano
tutto, anche le Vergogne e  le Stragi.

Quando vennero provate le sirene del Rex, furono  descritte come ” l’urlo
agghiacciante di migliaia di animali selvaggi” .

Doriana Goracci

n.b. ringrazio  Macerie Fortresse Europe Indymedia Italia come tante
tanti altri, pochissime Persone sempre, che lottano per non morire,
anche mentalmente di certi Trattamenti.
**************************************************

Oggi 3 ottobre 2009, mentre era in corso a Piazza del Popolo per la vita
o la morte della Libera Stampa, la Rappresentazione rinviata di 15
giorni per 6  “nostri” morti, a Gradisca d’Isonzo, si passava il tempo
così…

Ore 14:  Da circa un’ora dentro al Centro di Gradisca d’Isonzo è in corso
una perquisizione. Una perquisizione provocatoria e violenta: in alcune
camerate è già volata qualche manganellata. La polizia urla ed insulta,
un ragazzo è in infermeria colpito alla testa. Fra due ore, fuori dalle
mura, ci sarà un presidio di antirazzisti, ed è questo probabilmente che
ha suggerito alla direzione del Centro di dare ai reclusi un
avvertimento tanto forte, dopo una settimana di relativa calma. In più,
abbiamo scoperto che almeno una camerata di reclusi è in sciopero della
fame ed oggi ha rifiutato anche l’acqua. Seguiranno aggiornamenti.

Ore 21.00:  Finita la perquisizione, i prigionieri di Gradisca sono stati
fatti rimanere chiusi nelle stanze e solo dopo un’oretta hanno avuto
accesso alle zone comuni. Alcuni sono stati trasferiti in aree
differenti all’interno del Cie. Durante lo svolgersi del presidio
antirazzista oltre le mura la situazione è rimasta abbastanza calma.

Da Roma invece, dove a Cinecittà amava fare i film Fellini, arrivano
maggiori dettagli sulla tentata evasione di ieri sera. A provare la fuga
sono stati in tre, non quattro. Uno solo è riuscito a scavalcare il muro
ma si è rotto la gamba cadendo, ed è stato presto ripreso dalle guardie.
Un altro, fallita l’evasione, è ritornato per tempo insieme agli altri
reclusi senza farsi intercettare dalla polizia. Il terzo, invece, è
stato preso dai militari e messo in isolamento. Oggi, casualmente, un
recluso è riuscito a vederlo. La scena che ci ha descritto è
agghiacciante: era scalzo, con la faccia gonfia e lividi sui piedi e
sulle mani, circondato da almeno otto militari che gli impedivano di
alzarsi. Sempre oggi altri cinque reclusi sono stati trasferiti da Ponte
Galeria verso qualche altro Cie. E’ arrivata la vendetta della polizia e
della croce rossa per il duro sciopero della fame messo in campo dai
reclusi di Ponte Galeria da lunedì scorso fino a ieri sera. In dodici
tra i presunti animatori della protesta sono stati chiamati questa
mattina con la scusa della scarcerazione. Al contrario, invece, sono
stati immobilizzati con violenza e preparati per il trasferimanto in
altri Centri. Chi li ha visti passare ha testimoniato che avevano i
polsi legati con del nastro isolante. Un trasferimento violento e
punitivo, dopo quattro giorni di lotta. Non sappiamo i dodici dove
verranno portati.Anche questa notte, a sciopero oramai finito, ci sono
state un paio d’ore di protesta, con una battitura sulle sbarre.Rimane
immutata, invece, la situazione del recluso che l’altro ieri sera si era
tagliato le vene per protesta. Curato sommariamente in infermeria è
stato riportato dai suoi compagni. Loro l’accudiscono, ogni tanto
chiamano il dottore che non arriva mai, e lo guardano che si spegne: non
vuole ricominciare a mangiare, anche se è debolissimo, e spesso ha dei
momenti di incoscienza. Ieri è stato trascinato via dalla polizia che
voleva fargli delle foto, e poi è stato risbattuto in cella. Insomma,
sta veramente male ma le autorità del Centro fanno finta di niente: fino
a ieri era uno di quelli che si difendevano, che rompevano le scatole,
che non si lasciavano mettere i piedi in testa. Meglio lasciarlo così,
dunque, steso e dissanguato: non disturberà più nessuno per un po’.

Ieri 2 ottobre, l’appello raccolto con generosità straordinaria dall’
Ordine: Inoltriamo questa notizia auspicando l’attenzione da parte degli
organi di stampa È il quarto giorno di sciopero della fame nel Cie di
Ponte Galeria, a Roma. Già dalla mattina metà degli scioperanti cedono
alla stanchezza e poi a pranzo cederà ancora qualcun altro. La forza si
sta esaurendo, come è naturale, ma quasi nulla è perduto. Rimane la
rabbia, rimane la disperazione e rimane anche la voglia di lottare. In
questi quattro giorni i reclusi si sono fatti sentire come quasi mai era
accaduto prima per un “semplice sciopero” dentro ad un Centro.

Un mese senza mangiare, da solo, per essere regolarizzato. Perché gli
venga riconosciuto di aver lavorato per anni con un contratto regolare.
Un mese di sciopero della fame individuale. Robe da pazzi, direte voi. E
infatti oltre a tenerlo rinchiuso al Cie di Gradisca, volevano fargli
pure un TSO, un Trattamento sanitario obbligatorio, per levarselo di
torno. Ora è in ospedale, perché ha perso troppo peso. E continuerà a
non mangiare finché non vedrà il Giudice di pace che deve decidere del
suo destino.

Giusto all’ora di pranzo di giovedì, una decina di antirazzisti è entrata
nella mensa del *Politecnico di Torino,* esponendo uno striscione con la
scritta “La Sodexho ingrassa sui lager” e distribuendo volantini ai
presenti. Studenti, cassiere e cuochi sono così stati informati che la
grande multinazionale del catering Sodexho , oltre a gestire questa
mensa, ha anche l’appalto per la fornitura dei pasti ai reclusi dei
Centri di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano e di
Roma Ponte Galeria. Reclusi che da sempre si lamentano per la pessima
qualità del cibo e per la presenza di vermi e scarafaggi cotti. Reclusi
che spesso, come da quattro giorni proprio al Cie di Roma, sono in
sciopero della fame contro le condizioni di detenzione e contro
l’estensione a sei mesi del tempo massimo di permanenza, per la libertà.
Reclusi che spesso si ribellano e distruggono questi lager, come hanno
fatto i quattordici rivoltosi di via Corelli, sotto processo per la
grande rivolta dell’agosto scorso. Reclusi che spesso evadono da quelle
gabbie, come è successo al Cie di Torino nella notte tra domenica e
lunedì. Detto questo, il gruppetto si è dileguato prima dell’arrivo
della polizia, chiamata da un’inviperita funzionaria amministrativa
della Sodexho.

A *Parigi*, invece, martedì sera una decina di solidali si sono
auto-invitati a due dibattiti inseriti nel *forum degli istituti
culturali stranieri *il cui tema di quest’anno è, pensate un po’ che
pretese, “Sublimiamo le frontiere”. Il loro intento era quello di
ricordare al pubblico dell’Istituto culturale olandese e di quello
italiano che la parola stessa “frontiera” fa rima con controlli, lager,
prigionia e morte per milioni di persone. Soprattutto ora, dentro alla
moderna Europa di Schengen. Bisogna dire che l’accoglienza del pubblico
che assisteva alla conferenza all’Istituto culturale olandese non è
stata particolarmente calorosa: i presenti sul posto hanno cominciato
molto presto a dare in escandescenze ed insultare i contestatori, e i
volantini sono stati distribuiti e letti nonostante il loro gesticolare
e il loro baccano. Al contrario, all’Istituto culturale italiano
l’accoglienza è stata molto più cortese e comprensiva: i contestatori
hanno letto la testimonianza di un recluso di Ponte Galeria ed hanno
reso edotto il pubblico su quest’ultimo mese e mezzo di rivolte nei
Centri italiani e del processo in corso contro i 14 di Corelli.
“Sopprimiamo le frontiere” – così terminava il volantino distribuito in
entrambe le occasioni.

A* Teramo,* invece, nella notte tra martedì e mercoledì sono stati
imbrattati due mezzi della Misericordia. I quotidiani locali riportano
le due scritte che sarebbero state vergate con lo spray nero sui
portelloni: “Assassini” e “Complici dei lager”. La Digos, come al
solito, indaga, e sospetta che a muovere gli autori delle scritte sia il
disprezzo verso l’istituzione della Misericordia  che, come sapete,
gestisce i Cie di Bologna e Modena.

Il 9 agosto 2009 “Per alcune ore, più di metà  degli oltre 200 immigrati
che si trovano nel Centro di identificazione ed espulsione, secondo la
Questura di Gorizia, sono saliti sui tetti degli edifici del Cie per
protestare contro l’entrata in vigore delle norme sul reato di
clandestinità  e sull’allungamento dei tempi di permanenza degli
immigrati nei Cie da 60 fino a un massimo di 180 giorni. Gli immigrati
hanno lanciato oggetti vari contro i poliziotti intervenuti in massa
che, a loro volta, hanno dato luogo a un fitto lancio di lacrimogeni.
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