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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Ancora sulla precarietà!







L'intervento di Paola Fragiello al dibattito di "Pomigliano che fare"
del 15
luglio

Care compagne,
Cari compagni,
il sito industriale di Pomigliano annovera fra le sue file 300 contratti
di
apprendistato, 300 persone tra uomini e donne che da 30 mesi hanno e
stanno dimostrando la loro professionalità e la loro abnegazione al
lavoro, 300 esseri umani che grazie al nuovo ordine mondiale vengono
trattati come utensili da lavoro e non come forza lavoro.
Chi vi parla è  una di quei 300, e proprio perché sono una apprendistato
oggi, ma contratto a termine prima e ancor prima interinale so benissimo
cosa significa sentirsi diversa nella fabbrica ma sopprattutto nella
società.
Infatti voglio porre l'accento sulla società che ci circonda più che
sulla
fabbrica, in quanto una azienda usufruisce di ciò che lo stato gli da; e
lo
stato seppur con tanti difetti e incomprensioni in questo paese e, o
meglio
spero che lo sia ancora, democratico e libero.
Dico spero che sia ancora democratico, non per la presenza al governo di
Berluasconi, il quale è  bene ricordarlo è stato il popolo a sceglierlo,
ma
per la concezione di democratico e libero che questa società ha.
Giorgio Gaber in una sua famosissima canzone diceva: "LIBERTA' VUOL
DIRE PARTECIPAZIONE"
Allora potremmo dire che oggi l'Italia, anzi, gli Italiani, preferiscono
la
dittatura.
Troppe volte abbiamo assistito a dibattiti con sale mezze vuote, troppe
volte abbiamo visto una scarsa partecipazione alle manifestazioni e agli
scioperi, troppe volte abbiamo delegato non solo l'esecuzione (il che
nella
democrazia e atto principale) ma anche l'analisi dei provedimenti da
prendere nell'evoluzione della società.
Allora la domanda nasce spontena: Il precariato chi realmente l'ha
inventato?
Il pacchetto TREU del 97?
La legge Biagi del 2003 ?
Berlusconi?
Allora se la domanda prima nasceva spontanea, altrettanto è la risposta!
Questa società e queste generazioni, la mia in primis, hanno creato il
mostro di società che oggi noi contestiamo!
Chi è vittima del proprio male pianga se stesso.
Questo vecchia citazione è  più che mai attuale e ci deve far riflettere
sul
cosa siamo diventati.
La precarietà non è altro che lo specchio di come siamo diventati, di come
questa società vive il rapporto con il prossimo.
Il carrierismo, l'egoismo, l'egocentrismo, tutte parole che anche se
sconosciute ad alcuni sono nella prova dei fatti la realtà più evidente
del
mondo in cui viviamo.
Non voglio mettere in luce le difficoltà economiche, morali, sentimentali
che un precario come me vive. Sarebbe troppo offensivo per la mia e per la
vostra inteligenza, ma, il punto a cui voglio arrivare è e la volontà di
uscire da questo sistema e soprattutto di capire quali strumenti usare per
cambiare il modo di pensare e di agire dell'essere umano.
Potrei citare la possibilità che mio padre ha avuto negli anni della sua
giovinezza, quella possibilità a me oggi negata di costruirmi una
famiglia,
di prendere casa, di avere figli e nello stesso tempo di partecipare alla
costruzione di un mondo diverso.
Sto parlando di quando negli anni '70 c'era la partecipazione, di
quando la
classe operaia ebbe il suo STATUTO DEI LAVORATORI e di quando le donne
ebbero la possibilità di scegliere se abortire o meno.
Quella generazione oggi mi consente ancora di poter dibattere sul mio
futuro, di avere la possibilità di riprendere a tessere le linee guida di
una società fondata sul rispetto dell'uomo e non sull'utilizzo di esso,
per
non parlare dell'uomo come fonte di guadagno e di ricchezza da parte
datoriale.
Io credo, che dobbiamo reinvestire il nostro sapere e la nostra voglia
nella
partecipazione ai processi di cambiamento, io credo che non sia più
sostenibile il concetto di precarietà, io credo che non possiamo rimanere
inermi alle sfide che il futuro ci propone.
La crisi ha riaperto gli occhi di chi non voleva più vedere, la crisi è la
dimostrazione lampante che non basta pensare a se stessi se prima non si
pensa alla collettività.
Questa crisi vedrà sicuramente rinforzarsi i poteri forti, noi se
prendiamo
coscienza di essere appartenenti ad uno strato sociale diverso da quello
che i mass media ci vogliono far credere di essere, capiremo il da
farsi, ma ,
soprattutto capiremo che non avremo nulla da perdere se non le nostre
catene.
Voglio chiudere con una citazione di ANTONIO GRAMSCI: "Istruitevi, perché
avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; Agitatevi, perché avremo
bisogno di tutto il nostro entusiasmo; Organizzatevi, perché avremo
bisogno di tutta la nostra forza".
Ecco questo è il messaggio con cui voglio ripartire e spero anche voi, nel
dire BASTA ALLA PRECARIETA'!!!
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