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Da una scintilla scoppierà un incendio

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FILM da non perdere: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

E' da tanto tempo che non uscivo da una sala cinematografica "smaniosa" e davvero in preda a l' eccitazione!
Ebbene: questo è un film che tocca le corde più "vivide" dell' animo umano!
Il film è stato tratto da un giallo di gran-successo, Uomini che odiano le donne , che ha avuto una storia molto travagliata. 
 Stieg Larsson,  l' autore del libro, è deceduto molto presto, prima di poter gustare il meritato successo dovuto alla straordinaria vendita-mondiale di tutti i suoi libri. 
 
 Gli editori se lo sono conteso alla Fiera di Francoforte.  
Una volta iniziato (e superate le prime 100 pagine, nelle quali  sembra ancora di navigare nelle tenebre), Uomini che odiano le donne  è entusiasmante.
Due diverse indagini (quella sulla scomparsa di una giovane donna e quella su una colossale frode in cui è implicato un noto industriale) coinvolgono personalmente Mikael Blomkvist, brillante giornalista economico di grande credibilità e direttore di Millennium.
Condannato ingiustamente, Mikael deciderà di allearsi con la giovane Lisbeth Salander, una squatter-hacker geniale ma dalla personalità tormentata.
Personaggi di gran fascino, entrambi,  così come il vecchio Henrik Vanger, che riesce a convincere Mikael a trasferirsi sull'isola nella quale risiede per scrivere una sorta di biografia della famiglia Vanger.
Una famiglia implicata in vicende "storiche" alquanto TORBIDE... 
La protagonista femminile, la squotter Lisbeth Salander, con un "inquietante" look gothick-punk,  fa innamorare!
Un personaggio "difficile", complesso, fuori da ogni schema, imprevedibile, LIBERO e DRAMMATICO...
Sullo sfondo un paese, la Svezia, che non smette di affascinare, dai tempi di Sjöwall e Wahlöö, per le sue straordinarie contraddizioni: se da un lato siamo abituati a considerare il paese scandinavo come l'emblema dell'ordine e della tranquillità, dall'altro si scopre che, sotto l'apparente torpore ed i cumuli di neve, si nascondono alcuni "scheletri negli armadi"...
Il più grande neo della Svezia è stata la collaborazione storica con il nazismo...
Una "complicità" mai completamente cancellata o sopita...
Infatti, scopriremo che, dalla indagini svolte dalla giovane hacker Lisbeth Salander, dietro una serie di omicidi rituali di giovani donne, si cela una losca rete di affari illeciti  (traffico d' armi e droga, legato alle mafie del terzo-mondo)nata da movimenti neo-nazisti, più o meno "occulti".
Crime story di solidissimo impianto come il resto della trilogia!
 Perché la scrittura di Larsson ha una straordinaria alchimia che appassiona, che avvolge, che "stringe".
E nel finale non solo trovano spiegazione i misteri che danno origine al titolo, ma si apre un nuovo, affascinante interrogativo relativo ai protagonisti  (di Mikael e Lisbeth).
Purtroppo, la "critica italiana"
 (che giudico scarsa e fasulla! A volte, ho la netta sensazione che i film su cui scrivono NON LI ABBIANO MAI VISTI!)
non ha accolto bene il film...
Lo ha giudicato (la critica) "freddo" ed asettico.
Strano: c' erano scene davvero STRAZIANTI, TOCCANTI e COMOVENTI!
Come, ad esempio, l' incontro di Lisbeth con la madre penosa e dolorante...
Oppure, alcune scene "tragiche" di vita-familiare.
Anche la "buffa" e "goffa" love-story tra Lisbeth ed il protagonista maschile è piuttosto tenera...
Al contrario: a me, il film è sembrato piuttosto "caldo" e "colorito"!
Certo: le atmosfere sono fredde e cupe!
Ma si dimenica che si tratta di una CRIME-STORY ambientata in SVEZIA. 
Quindi, la fotografia piuttosto "grigio-blu" o il continuo uso del nero o del "bianco-ghiaccio", sono CALZANTI all' ambientazione! 
Qualche altro critico ha indugiato sul fatto che, nel film,  ci siano scene di sesso-sadico...
Davvero buffo se si pensa che, nell'intera economia del film, occupano  uno spazio d' avvero irrilevante!
E poi, con tutta questa spazzatura cinematografica che ci fanno "sorbire" (dove il nudo ed il sesso è davvero scadente, troppo ostentato e gratuito!), giudicare moralisticamente  un ottimo lavoro come questo, per due scene di sesso-violento, è davvero SCIOCCO!
Tra l' altro, si tratta di poche scene (soltanto 2) dove, più precisamente, è ben evidente il tono di CONDANNA degli autori-cinematografici...
Dove si  DENUNCIA gli abusi perpetrati contro le donne, in  generale, sopratutto se isolate-socialmente ed abbandonate a se stesse.
Quindi, l' obiettivo ultimo del film è piuttosto "MORALISTICHEGGIANTE"!
Peccato che, i così detti "critici", NON SE NE SIANO ACCORTI...
Probabilmente, non hanno voluto "capire": il film, infatti,  tocca corde molto "scomode", in particolare, analizza la profonda oscurità (gli aspetti più torbidi ed untuosi) della psiche-maschile, ed ancora meglio, dell' "maschio-di-potere"....o del "maschio-potere"! 


                                                       Maddalena 
 
 
 
DAL BLOG DI AMOS GITAI
(il famoso regista israeliano):
/amosgitai.blogspot.com/
 
Titolo originale: Män som hatar kvinnor
Nazione: Danimarca, Svezia
Anno: 2009
Genere: thriller
Durata: 2h32m
Regia: Niels Arden Oplev
Sceneggiatura: Nikolaj Arcel, Rasmus Heisterberg
Fotografia: Marcos Engman, Eric Kress
Musiche: Rasmus Hansen
Cast: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Sven Bertil Taube, Lena Endre, Peter Andersson, Peter Haber, Marika Lagercrantz, Ingvar Hirdwall, Björn Granath, Ewa Fröling, Per Oscarsson, Michalis Koutsogiannakis


Trama
Harriet Vanger è scomparsa da ormai 40 anni da Hedestad, una cittadina svedese su un’isola collegata alla terraferma soltanto da un ponte. Era una dei più giovani esponenti del clan dei Vanger, una delle più potenti famiglie della Svezia. Il corpo della ragazza non è mai stato ritrovato, tuttavia lo zio Henrik è sempre convinto che sia stata assassinata da un componente della sua stessa famiglia. Lo stesso che ogni anno, il giorno del suo compleanno, gli manda come regalo un fiore incorniciato. Dopo anni di indagini condotte dalla polizia locale che non hanno portato a nessun risultato, Henrik Vanger incarica Mikael Blomkvist, giornalista di Millennium, un’importante rivista, di continuare le ricerche. Mikael, ormai in crisi a causa della disfatta in tribunale che lo vede condannato a tre mesi di reclusione per calunnia nei confronti del finanziere Wennerström. Mikael, accetta l’incarico e si trasferisce ad Hedestad. Ad aiutarlo nelle indagini ci sarà Lisbeth Salander, una ragazza con molti problemi personali ma hacker di talento.

Recensione
Tratto dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson, il film “Uomini che odiano le donne” è la prima trasposizione della trilogia di “Millenium”, che racconta le vicende del giornalista Mikael Blomkvist e della giovane hacker Lisbeth Salander. Il romanzo di Larsson, fatto di intrecci complessi e molto minuziosi che vagano tra il noir ed il giallo, non si prestava ad un facile adattamento cinematografico ed infatti gli sceneggiatori hanno dovuto tagliare alcune parti del romanzo che tuttavia non ledono troppo la scorrevolezza della storia. La scelta dei due attori protagonisti è quasi riuscita: infatti se nel caso di Lisbeth, la ragazza esperta in hacker informatico, piena di piercing e di enormi tatuaggi, è perfetta l’attrice Noomi Rapace, ormai una star in patria. La sofferenza personale di Lisbeth e la sua insofferenza verso gli altri trasuda nelle emozioni dell’attrice svedese. Michael Nyqvist non rappresenta il fascinoso e tormentato Blomkvist del libro di Larsson. Il titolo “Uomini che odiano le donne” si riferisce a quegli uomini che non hanno alcun rispetto per il gentil sesso, relegandole a schiave da umiliare, violentare e maltrattare. Lisbeth, la cui storia passata è poco chiara (lo stesso che accade anche nel libro) ma sicuramente non felice, reagisce alla violenza disinteressandosi del “perdono cristiano”. La sua è una reazione violenta, forse più violenta di quella subita. Le immagini delle brutalità subite da Lisbeth da cui dovrebbe invece tutelarla, immagini crude e disturbanti scelte accuratamente senza alcuna omissione da parte del regista Niels Arden Oplev rappresentano un pugno allo stomaco che non lascia scampo, ancor più angosciante è la camminata della protagonista, sofferente e claudicante a causa delle violenze subite. Il dolore, il turbamento per una condizione psicologica insopportabile e per una vita violata non può che generare un’unica risposta nei confronti del “mostro”. E la sua vendetta non tarderà a mostrarsi, orrenda ed implacabile.
Tralasciando il difficile confronto con l’omonimo romanzo, “Uomini che odiano le donne” si identifica come un thriller dall’andamento scorrevole ed entusiasmante: sia al principio con l’alternanza delle storie distinte dei due personaggi che in seguito quando i due si incontreranno per risolvere un enigma lungo 40 anni. Un enigma che trova spazio in un territorio freddo, duro e scomodo, popolato da un elite di persone potenti dagli oscuri segreti. Particolare il rapporto che si instaura tra i due personaggi, frutto delle due diverse opposte personalità.
La regia Niels Arden Oplev si mantiene a livelli elevati per tutto il film, dosando il ritmo con adeguata carica emotiva. Colpisce la freddezza con la quale sono state girate le violenze subite da Lisbeth, con un tragico effetto davvero sconvolgente. Potrebbe far sorridere la surreale situazione carceraria svedese: il carcere appare più come una casa di riposo dotata di ogni comfort che ad un vero è proprio luogo di detenzione, ma non bisogna dimenticare che “Uomini che odiano le donne” si svolge in Svezia, un nazione in cui l’amministrazione penitenziaria applica il principio di trasparenza sulla vita carceraria che non teme di esibire ai media.
“Uomini che odiano le donne” è un ottimo thriller grazie alla sua trama inquietante, accattivante e ben strutturata, alle gelide location scandinave che rendono la storia più cupa ed impenetrabile ed il personaggio di Lisbeth, affascinante e ben interpretato da Noomi Rapace. Due ore e mezza di buon cinema che scorrono via senza rendersene conto. Un adattamento non troppo accurato che potrà forse deludere i lettori del romanzo, ma che conquisterà coloro che, invece, non conoscono questo primo episodio della trilogia di “Millenium”.

Voto: 86%
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