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Da una scintilla scoppierà un incendio

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UNA STORIA COMUNE!!!










 

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di Adelaide Coletti • 16 Giu 2010 •

 


Le pagine dei quotidiani locali di ieri riportavano a caratteri cubitali la notizia della tragica fine di Svetlana Kovchnikova, una badante russa pestata a morte ed abbandonata esanime ai piedi di una pensilina del bus in via Cortonese a Perugia. L’ex marito della donna, un sessantenne perugino, è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di omicidio volontario, intanto proseguono gli accertamenti della scientifica che deve ancora stabilire se il delitto sia stato consumato nel luogo del ritrovamento del corpo oppure se il cadavere sia stato successivamente trasportato sul posto.Svetlana Kovchnikova è l’ultima delle tante donne migranti che sono state uccise in questa città che sembra gridare all’emergenza sicurezza solo quando il quieto vivere dei suoi residenti viene “turbato” dai piccoli disordini quotidiani lesivi del “decoro urbano”. E’ una delle donne migranti che subiscono una tripla discriminazione, fondata, oltre che sul fatto di appartenere al genere femminile, sulla nazionalità e sulla condizione di classe.Lo scorso anno il corpo di Nilda Beatriz Rodriguez, una donna di origine argentina, era stato ritrovato a Pian di Massiano. Alcune associazioni avevano organizzato una fiaccolata per ricordare quella terribile vicenda che rischiava di cadere nell’oblio dal momento che la donna, vittima di indicibile violenza, era una prostituta oltre che una migrante. A quell’iniziativa coraggiosa, di memoria e resistenza, contro una società del controllo e della paura, non partecipò nessuno “di quelli che contano”. Non un rappresentante delle istituzioni, non uno di quell’aggregato di soggetti che con tanto zelo, ciclicamente, invoca incrementi di organico per le forze di polizia, massima discrezionalità nelle operazioni sul campo, pattugliamenti aggressivi, maxicomitati per la sicurezza volti a militarizzare le nostre strade, a “ripulire la stalla” da quella microcriminalità fatta di storie d’emarginazione più che di malaffare.La criminalità organizzata, le holding del narcotraffico e del riciclaggio di denaro, l’usura, lo sfruttamento dell’immigrazione e della prostituzione, fenomeni che insistono prepotentemente nei nostri territori, sono derubricati a fattori secondari, dettagli che poco incidono su quel senso d’insicurezza percepito dalla cittadinanza.Piuttosto che formulare una propria agenda delle priorità, la politica-istituzionale sembra inseguire trame ed intrecci costruiti ad hoc da un sistema mediatico abituato a coltivare un immaginario sociale punitivo, a distogliere l’allarme sociale da questioni più profonde. Come per la violenza maschile sulle donne, si attua una sistematica strategia di dislocazione di problemi che procede attraverso la mistificazione del discorso.Il tanto declamato consiglio comunale di Perugia sui temi della sicurezza e la vivibilità della città si terrà con molta probabilità il 28 giugno, ma tutto ci fa presagire che sarà impossibile, a partire da quel contesto, decostruire il discorso pubblico imperante, imprigionato in un clima d’eterno emergenzialismo.

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