Da una scintilla scoppierà un incendio

di Lidia Ravera
Pare che gli uomini pensino al sesso ogni 54 secondi (o ogni 7, o 18
volte al giorno, diversi studi danno diversi responsi). Non è
rassicurante ma, per fortuna, non sempre al pensiero corrisponde
l’atto. Il che consente alle ragazze di non essere sdraiate e
penetrate per strada, in coda alla posta, in ufficio. Questo,
naturalmente, per quanto riguarda gli uomini normali. Per gli uomini
speciali, fra il pensare e il fare, si frappone ben poco. Non un
imbarazzo, non una richiesta, non una parola. Esci arrapato dal bagno,
passa di lì una femmina della specie e ti servi del suo corpo. Come se
fosse roba tua. Se sei il numero uno del Fondo monetario
internazionale, e quindi il numero due del mondo, hai la matematica
certezza che scaricherai quella ostinata eccedenza di libido,
rapidamente e senza costi aggiuntivi. Se, poi, tu sei il numero due
del mondo e lei è una cameriera, la distanza tra voi è tale che una
reazione di rifiuto, una qualsiasi forma di resistenza è
inimmaginabile. Tu sei un uomo e lei è una funzione. Un orinale, un
vibratore, un bidet. Oggetti utili sul momento, ma non certo dotati di
vita propria.
Come è possibile che un orinale si ribelli, si sarà chiesto Dominique
Strauss-Kahn, prima di darsi alla fuga. Se fosse stato in Italia,
quasi certamente l’avrebbe fatta franca. Da noi la parola di una
cameriera, per giunta di colore, pesa come una piuma, se sull’altro
piatto della bilancia, c’è un uomo di potere. L’aggressività sessuale
del maschio alfa è sempre stata trattata con riguardo, spesso con
implicita ammirazione. L’abbiamo visto con il nostro sciupafemmine
nazionale: non riesce a prender sonno se non si è paccato le sue venti
ragazzine, quelli della sua età si fanno una camomilla, lui, a quanto
pare, una minorenne, sapete com’è… è discolo, è vivace, è virile! E
chi non è d’accordo è moralista. Sì, probabilmente è così. Io lo sono,
per esempio, moralista. Infatti penso ogni bene della polizia degli
Stati Uniti, bacchettona e puritana, che ha tirato il signor “numero
due” giù dal piedestallo del suo privilegio, per l’occasione la prima
classe del primo volo per Parigi (sul quale ha diritto di salire anche
senza prenotazione, anche con la fretta del fuggitivo), e l’ha
rinchiuso in attesa di un processo rapidissimo e, presumibilmente,
implacabile. Senza legittimi impedimenti. Senza trattamenti
particolari. Perché la violenza sessuale è un reato grave, anche se il
violentatore è prossimo a diventare presidente di una Repubblica e la
violentata si guadagna da vivere pulendo dove lui ha sporcato. Non è
il primo, Dominique, a perdersi, per assenza di freni inibitori, un
presente sontuoso e uno splendido futuro. Come lui, anche se meno
bestiali nella consumazione dell’atto, Katsav, ottavo presidente
d’Israele e John Edwards, candidato alle primarie Usa. Spitzer,
governatore dello Stato di New York e Clinton, presidente in carica
ricattato da una stagista. Il potere logora chi non ce l’ha, come
diceva l’irreprensibile Andreotti ma, evidentemente, e sempre più
spesso, trasforma chi ce l’ha in uno sciocco. E, magico effetto
collaterale della caduta delle ideologie, senza distinzioni fra destra
e sinistra, fra Democratici e Repubblicani.
L’incauto Dominique, per esempio, era socialista. Dormiva in una
“stanza” da 3.000 euro per notte, ha trattato una lavoratrice come una
schiava, ma era socialista. Verrebbe da rimpiangerle, le belle
distinzioni d’una volta. Sarai frugale, sarai solidale, timorato e
probo, perché bisogna guadagnarselo anche un po’ in terra, il sol
dell’avvenir. Magari sacrificando la soddisfazione immediata di
qualche capriccio fallico. No, no, la smetto subito. Non cederò alla
nostalgia. Neppure per quel minimo di decenza femminista che
suggerirebbe, alla moglie di uno stupratore, di mettersi, per un
attimo, dalla parte della stuprata, e non soltanto da quello del
coniuge. O, quantomeno, di prendere in considerazione l’ipotesi, di
non negare l’evidenza, come ha fatto la signora Sinclair, maritata
Strauss-Kahn. “Non presto fede un solo secondo”, ha sommessamente
esternato, “non dubito…”. Invece avrebbe dovuto. Prestare fede. E
dubitare. Evidentemente, se sei al top della carriera, ti tocca anche
questo fringe-benefit non indifferente, l’impunità coniugale.
Le signore che sentono avvicinarsi la pregiata poltrona di first lady,
se il marito non si comporta da signore, chiudono un occhio.
Ad eccezione di Veronica, che ha scaricato il suo lord-puttaniere,
descrivendolo per quello che è, un malato, incurante di eventuali
esiti nefasti su un ipotetico insediamento della coppia al Quirinale.
L’ha fatto perché non ne poteva più, povera donna. Ma, conoscendo la
maggioranza degli italiani, non è detto che, sputtanandolo, gli abbia
fatto perdere il posto. Qui non ce n’è abbastanza di puritani.
Purtroppo.
Il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2011