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Da una scintilla scoppierà un incendio

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RIVOLTA femminile al CIE di Bologna: 3 donne PICCHIATE!

Donne in rivolta

al centro di identificazione e espulsione (Cie) di

via Mattei,3472219181_587deeafb4.jpg
a Bologna.

Protestano contro la nuova legge che ha esteso a 18 mesi il limite
massimo della detenzione nei Cie. La protesta sarebbe iniziata da uno sciopero
della fame indetto all'ora di pranzo, quando un gruppo di nigeriane avrebbe
rifiutato il cibo chiedendo la libertà. Per reprimere le proteste - pare che
siano anche stati incendiati dei materassi - una quindicina di agenti delle
forze dell'ordine hanno fatto irruzione nell'area femminile del Cie. Negli
scontri sarebbero rimaste ferite tre recluse. Una ragazza marocchina, colpita da
una manganellata alla mano, una cinese colpita alla gamba, e una nigeriana che
sarebbe quella ad aver ricevuto più percosse. La cinese e la marocchina sono
state medicate in infermeria. Mentre la ragazza nigeriana, Suzan, è stata
portata via dal Cie. Non si capisce ancora se l'hanno trasferita in ospedale per
un ricovero o se invece l'abbiano portata in questura per l'arresto. Alle tre
del pomeriggio, quando abbiamo avuto la notizia, le ragazze del Cie erano ancora
sotto shock per l'aggressione fisica effettuata ai loro danni dagli agenti, e
gridavano chiedendo aiuto. La Misericordia di Modena, che gestisce il Cie di
Bologna, ha smentito che vi siano state violenze. Tuttavia non sarebbe la prima
volta che agenti delle forze dell'ordine alzano il manganello contro le recluse.
Era già successo al Cie di Roma, e avevamo pubblicato su Fortress Europe le foto
degli ematomi sul corpo di una reclusa tunisina. Comunque che al femminile del
Cie di Bologna la tensione stava salendo lo si era capito da un pezzo, almeno
dallo scorso 20 luglio, quando le ragazze avevano bruciato l'area dove erano
recluse. Già il 23 luglio la parlamentare Zampa e l'avvocato Ballerini, dopo
aver visitato il Cie, avevano esposto i problemi delle ragazze recluse. Ma la
goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'approvazione della legge sui
rimpatri. Tra le recluse del Cie di Bologna infatti ben 6 hanno già ricevuto la
proroga a 8 mesi.

Si tratta di 4 nigeriane, una russa e una marocchina. Per sei mesi hanno atteso
il giorno della propria liberazione, salvo poi scoprire che con la nuova legge
dovranno farsi 18 mesi in gabbia. Tutte vivevano da anni in Italia. Tra loro ci
sono anche alcune ragazze vittime di tratta e del racket della prostituzione,
trafficate dalla mafia nigeriana che controlla il mercato del sesso in Italia.
Oppure ragazze madri. Come il caso di una nigeriana di Prato, rinchiusa al Cie
da poco più di un mese. Il prossimo 4 settembre suo figlio festeggerà il primo
compleanno. E lei non potrà essere con lui per soffiare sulle candeline. A
badare a lui ci sta pensando un'amica. Il padre è sparito da prima che nascesse.
E a finire di distruggere la famiglia ci pensa l'autorità costituita. Basta un
permesso di soggiorno scaduto. Si chiama violenza istituzionale. E fa ancora più
male delle manganellate.
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