Da una scintilla scoppierà un incendio
Colloquio di lavoro a luci rosse:
«Quante volte la settimana fai sesso?»
Impiegata denuncia domande improprie.
Pochi giorni fa una
ventenne costretta a indossare un perizoma
per lavorare al bar.

TREVISO - Domande hard ai colloqui di lavoro, quesiti piccanti e allusioni
sessuali fin troppo esplicite. La denuncia del malcostume sempre più diffuso
arriva da Barbara Martignago, una ventinovenne di Montebelluna, con alle
spalle un'esperienza lavorativa come parrucchiera prima e come operaia in
tampografia poi. Infine di nuovo impiegata in una impresa di pulizie.
La sua odissea nel mondo del lavoro comincia quando scopre di essere
allergica ai prodotti chimici. È a quel punto che la ragazza è costretta ad
inanellare una serie di colloqui di lavoro per cercare una professione
diversa.
«La prima volta che ad un colloquio mi hanno chiesto se fossi fidanzata ho
risposto ovviamente di sì, io non sono abituata a raccontare le bugie»
spiega la donna. Le domande seguenti sono un crescendo di allusioni ai
limiti della volgarità. Domande alle quali lei, che aspira ad un posto di
lavoro, è stata costretta a rispondere.
«Mi hanno chiesto quanti rapporti sessuali avevo alla settimana e se facessi
uso o meno delle precauzioni». A quel punto la ragazza si è alzata, ha
guardato negli occhi il suo interlocutore, quell'uomo che era lì per
proporle un lavoro, ed è andata via. Proprio pochi giorni fa l'emittente
televisiva Antennatre aveva raccontato anche la storia di Monica, una 20enne
residente a Treviso costretta ad indossare un perizoma per lavorare in un
bar: «Mi sono sentita trattata come un oggetto. Mi è stato chiesto di
indossare quel tipo di abbigliamento intimo da tenere in vista così da
attirare un maggior numero di clienti» aveva denunciato.
Richieste esplicite quanto gravi e irrispettose che tracciano uno spaccato
impietoso del mondo del lavoro in cui sono costretti a destreggiarsi i
giovani. «Io alla mia età - ha continuato la 29enne montebellunese Barbara -
non ho avuto esitazioni nè difficoltà ad andarmene, ma penso a qualche
ragazza più giovane di me, magari appena diciottenne, e mi chiedo come si
sarebbe comportata al mio posto davanti a queste domande così esplicite,
quasi insistenti».
Sulla vicenda è intervenuta anche l'assessore regionale alla Formazione
professionale, Elena Donazzan: «Noto spesso ai convegni delle associazioni
di categoria ragazze e hostess con la microgonna. Se lo fanno perché gli
viene imposto credo sia disdicevole. Qui non siamo davanti ad imprenditori
che approfittano della crisi - rincara la dose la Donazzan - quanto
piuttosto davanti ad un problema di tipo culturale».
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