Da una scintilla scoppierà un incendio
Alla Fiat Sata di Melfi gli operai e le operaie stanno cominciando a
sperimentare in negativo cosa significa la diversa organizzazione delle
pause del piano Marchionne; ora le pause sono due da 15 minuti e una da 10,
nella prospettiva della loro riduzione a tre da 10 minuti l'una da gennaio
2012, come da accordo firmato dagli altri sindacati, e non, per fortuna,
alla fine dalla Fiom, nonostante contrasti interni sia a livello nazionale
sia tra i delegati Fiom a livello Sata (11 erano per firmare).
Sono soprattutto le operaie che dicono che già questa diversa organizzazione
è penalizzante ("a volte non ce la fai neanche ad andare in bagno, dove
trovi la fila").
Sul nuovo sistema Ergo Uas, invece, ancora non se possono vedere gli
effetti, solo perchè la stessa azienda non è ancora pronta
organizzativamente e tecnicamente a metterlo pienamente in opera.
Ma il metodo Ergo Uas, a differenza di come lo presentano tecnici e
scribacchini al servizio della Fiat, consente di spingere al massimo la
cadenza della linea e di ridurre le pause fino al massimo consentito dalla
fisiologia umana.
Già oggi, da un' inchiesta della FIOM basata su interviste realizzate con
100.000 operai, risulta che il 68% degli intervistati lamenta movimenti
ripetuti delle braccia e delle mani, mentre il 32% (ma la percentuale sale
al 44% tra gli operai di 3° livello) lamenta posizioni disagiate che
provocano dolore. Soprattutto, il 40% degli intervistati, 47% tra le donne, 
ritiene che la propria salute sia stata compromessa dalla condizione di
lavoro.
Alla Sata già con i precedenti sistemi (TMC - TMC2) le operaie hanno subito
pesanti conseguenze sull'apparato riproduttivo, disfunzioni, interruzioni
del ciclo mestruale, problemi durante le gravidanze.
Teoricamente la metodologia ERGO-UAS dovrebbe consentire di valutare il
rischio da sovraccarico biomeccanico di tutto il corpo, mediante un sistema
molto sofisticato, in modo da definire il tempo esatto che una certa
funzione richiede e il tempo di riposo necessario per evitare di pesare
sulla salute degli operai.
In realtà tale metodo ha il solo obiettivo di far lavorare di più gli
operai, riducendo i tempi morti o quelle operazioni "a non valore aggiunto",
pesando alla fine moltissimo sulla salute.
L'Mfpr, insieme a operaie di Melfi della Fiom, sta preparando un NUOVO
QUESTIONARIO/INCHIESTA perchè parlino le operaie su che significa realmente
il piano Marchionne.
E un NUOVO INCONTRO (data da decidere) con operaie della Sata per proseguire
la battaglia sulla necessità dello sciopero delle donne aperta con
l'iniziativa alla fabbrica l'8 marzo scorso, anche alla luce dell'assemblea
nazionale donne Fiom, a cui abbiamo partecipato, dove da tanti interventi di
operaie di varie realtà lavorative, dalla stessa piattaforma proposta,
emerge la necessità che di una mobilitazione presa in mano dalle donne che
unisca la lotta di classe alla lotta di genere.