Da una scintilla scoppierà un incendio

“Ophelia” è una giovane donna, nata in Guinea, immigrata a New York,
impiegata
come cameriera al Sofitel di Manhattan. Il 14 maggio entra in una delle
sontuose suites da rifare. La sua vita cambierà; la stanza è abitata dal
potentissimo Dominique Strauss-Kahn, al tempo responsabile del Fondo
monetario internazionale.
L’uomo le si è avventato addosso presumibilmente certo dell’impunità che
il
suo rango gli avrebbe concesso e forte della consuetudine millenaria, ma
anche tipicamente contemporanea, allo stupro.
Non è una novità che gli uomini di potere stuprino. Da millenni le donne
sono
costrette a difendersi dalla violenza patriarcale, che è il primo fondamento
di
ogni potere negativo, religioso o politico che sia. Questa semplice verità
si
estende sotto il sistema democratico, che pretende di essere superiore
riguardo all’inviolabilità della persona umana mentre, specie nella sua
irrefrenabile decadenza odierna, raggiunge insuperate e non più
mascherabili
vette di oscenità. Un’oscenità che consiste nella reiterata e concreta
offesa
alla vita umana, misurabile anzitutto nella violenza contro il genere
primo,
che dà e maggiormente garantisce la vita stessa.
Crolla, in questo episodio emblematico come nelle mille violenze quotidiane,
la pretesa di superiorità della democrazia in termini di civiltà, rispetto
delle donne e della vita: è falso, nell’atto e nella logica che maggiormente
esprime l’indispensabile natura patriarcale della democrazia sistemica
abbiamo
una prova del concreto principio di uccidibilità che ne anima i dominanti e
si
diffonde ai sudditi. Sudditi disponibili a recepirlo perché il patriarcato è
stato contrastato solo dalle donne nella lunga e particolare rivoluzione che
conducono per una più piena affermazione del genere, dunque umana. Per
dominare
bisogna dimostrare di essere anche disponibili e capaci di piegare, con la
violenza agitata ed infine agita, la volontà altrui fino all’annientamento:
lo
stupro ne è la dimostrazione più pura e malefica.
La democratica diffusione dello stupro, un male non certo inventato in
democrazia, inizia, come la politica anche nella sua variante democratica,
nei campi di battaglia. Essi si estendono e si generalizzano come non mai a
partire dalla fondazione del sistema democratico con la Seconda guerra
mondiale, di cui rimangono nella memoria di generazioni di donne ed uomini
agghiaccianti tragedie come quella dello stupro di Nanchino; ed oggi la
storia
continua, come ben sanno le nostre sorelle del sud del mondo che vivono in
zone colpite dalle crescenti ed interminabili guerre del sistema. Ne
consegue
che si impara: i poliziotti molestano e violentano nelle caserme donne e
talvolta anche ragazzi ed uomini, nelle città grandi e piccole può
avvenire
in pieno giorno, nelle famiglie e nelle coppie, nuclei di società
democratica,
è dimostrato come avvenga il maggior numero di violenze e stupri fino all’
uccisione delle vittime. La pedomania dei chierici si estende a dismisura.
Ecco dove nasce e cosa dimostra il vile caso di Strauss-Khan. Nonostante
ciò,
e nonostante la sua recidività – aveva già molestato innumerevoli altre
donne
e cercato di violentarne almeno una – la sua compagna di partito Aubry si
dice stupefatta, e ciò dimostra almeno due cose: la prima è che esiste una
complicità femminile degna di questi tempi di inarrestabile e definitiva
decadenza della civiltà democratica; la seconda è che i campioni della
democrazia al potere, i “socialisti” politici di Francia e non solo, che
avrebbero presentato Strauss-Khan come l’alternativa a Sarkozy, non sono
diversi né migliori dei loro competitor e compagni di oppressione fino
allo
stupro. Tutti, nel quadro di potere democratico che condividevano,
sapevano, e
quasi tutti nascondevano, o ammiccavano a quello che si definisce un
seduttore. Tanto è vero che Bernard Henri-Lévy, l’intellettuale democratico
per antonomasia, grida allo scandalo per il trattamento riservato al suo
potentissimo amico, non certo alla vittima. E viene reputata da molti un’
offesa all’“evoluta” nazione francese non ciò che Strauss-Kahn ha fatto, ma
che finalmente sia stato arrestato nei “puritani” USA: questa è la
democrazia, queste sono le istituzioni democratiche, questo è il suo
personale
politico, uomini ed anche donne, come chi ha festeggiato a Parigi per gli
arresti domiciliari concessi allo stupratore. Quest’uomo è stato arrestato
negli USA, paese teatro di lotte radicali delle donne, dunque qualcosa è
rimasto, e ci indica dell’altro: lo stupro democratico è una minaccia per
tutte; combattere per la difesa e l’affermazione del genere primo, dunque
per
la vivibilità di tutti e tutte, significa vedere chiaro cos’è la democrazia
dei padri e contrastarne l’uccidibilità. Nel nome di Ophelia, che è anche
il
nostro.
22 maggio 2011
Barbara Spampinato