Da una scintilla scoppierà un incendio
cresce l'allarme per la salvaguardia del diritto di scelta delle donne in
questo paese per l'aumento dei medici obiettori e in vista dei pensionamenti
dei non obiettori. Una denuncia non nuova. Ma se inserita nel quadro
dell'offensiva del movimento per la vita che, a macchia di leopardo, ha
"conquistato" presenza nei consultori, negli ospedali dove si pratica l' /http%3A%2F%2Ffarm4.static.flickr.com%2F3168%2F2361167802_78b7781641.jpg)
IVG, leggi e provvedimenti-molto spesso lugubri e mortificanti- volti a
colpevolizzare le donne che intendono o che hanno abortito(cimiteri per feti
abortiti, neoruote degli esposti, "assistenza" a donne che si recano a
richiedere l' IVG...) si capisce come sia un attacco ideologico e pratico in
primis alla salute stessa delle donne, come dimostra l'aumento del ricorso
agli aborti clandestini e con mezzi pericolosi, ma, sopratutto un attacco e
un risospingere le donne in un moderno medioevo, come ben chiariscono le
parole del sempreterno Carlo Casini del movimento per la vita, nell'articolo
dell'espresso di seguito riportato, per cui le donne valgono meno di un
embrione. Come conferma anche la notizia riportata oggi(vedi di seguito)
dell'inaugurazione di un nuovo cimitero "per i feti vittime di interruzione
di gravidanza-come recita il titolo che richiama alla memoria la campagna
che fece Ferrara contro quello che definì l'olocausto dell'aborto e per una
messa in moratoria di esso e di criminalizzazione delle donne
E' ora di battersi per l'abrogazione dell'obiezione di coscienza per la 194
e di tutti gli attacchi che quotidianamente tendono a criminalizzare le
donne!!
mfpr
dentro al Laurentino
A Roma il cimitero per i bambini mai nati
È il camposanto per i feti vittime di interruzione di gravidanza
dentro al Laurentino
A Roma il cimitero per i bambini mai nati
È il camposanto per i feti vittime di interruzione di gravidanza
(Benvegnù-Guaitoli)
È stato inaugurato oggi a Roma un cimitero per i bambini mai nati.
All'interno del camposanto del Laurentino è nato il «Giardino degli angeli»,
un'area di 600 metri quadri dedicata alla sepoltura di chi non è mai venuto
alla luce a causa di un'interruzione di gravidanza.
RIFIUTI - Il vicesindaco della Capitale, Sveva Belviso, ha piantato nel
giardino una pianta di camelie, accanto a due statue di angeli. «Questo
progetto - ha spiegato Belviso - risponde alle richieste di chi vuole
assicurare al proprio bambino non nato un luogo di sepoltura». In mancanza
di richieste esplicite, infatti, il feto viene smaltito come un normale
«rifiuto ospedaliero».
L. 194 - Le lapidi, tutte bianche, potranno anche essere anonime.
«L'iniziativa - ha spiegato il vicesindaco - non vuole intaccare
assolutamente i principi sanciti dalla legge 194 sull'aborto, ma vuole dare
una risposta alle richieste di coloro che intendono seppellire il loro
figlio mai nato». Il Cimitero degli Angeli sorge proprio di fronte all'area
del cimitero dei bambini.
Redazione Online4 gennaio 2012 | 15:05
ABORTO, IN OSPEDALE NON SI PUO'
di Natascia Gargano (FpS Media), L'espresso
27 dicembre 2011
«Ormai i medici che scelgono l'obiezione sono il 90 per cento», denuncia la
Lega dei ginecologi. Spesso per motivi che con la coscienza non c'entrano
niente. Il risultato? «Liste d'attesa infinite, donne che vanno all'estero,
altre che si rivolgono di nuovo alle mammane»
Che cosa succederebbe se tutti dicessero "no"? Mettiamo che l'intera
categoria dei ginecologi facesse obiezione di coscienza: sarebbe ancora
possibile per le donne interrompere la gravidanza in Italia? Non siamo così
lontani da questo scenario.
Nel nostro Paese, secondo il ministero della Salute, sono obiettori
all'aborto sette medici su dieci: dato già abbastanza curioso in un Paese
dove solo il 36,8 dei cittadini si dichiara "cattolico praticante" (Eurispes
2006).
«Ma in realtà i numeri veri sono ancora più alti, e di molto: quei dati
infatti considerano anche le cliniche convenzionate che ora non sono più
autorizzate a eseguire le interruzioni di gravidanza», spiega Silvana
Agatone, presidente della Laiga, l'associazione che riunisce i ginecologi in
difesa della 194, la legge a tutela sociale della maternità e per
l'interruzione volontaria di gravidanza.
«Gli obiettori potrebbe essere verosimilmente il 90 per cento del totale».
Pochi, pochissimi medici in ogni caso. E se per le interruzioni di
gravidanza entro il terzo mese gli ospedali possono ricorrere a personale
esterno chiamato a "gettone", per le altre servono medici "strutturati",
ossia in organico. Sono proprio questi gli interventi che rischiano di
diventare sempre più difficili. «Persino nelle grandi città ci sono
strutture che hanno solo uno o due ginecologi non obiettori», continua
Agatone. A Roma, ad esempio, nei 7 ospedali che eseguono aborti terapeutici,
gli "abortisti" sono in media 2. Al Secondo Policlinico di Napoli, appena 3
su 60. «Cosa accadrà quando questi andranno in pensione?».
Quello che succederà è tutto da vedere. Fatto sta che già adesso ci sono
interi ospedali del Sud privi di reparti di interruzione di gravidanza,
perché la totalità di ginecologi, anestesisti e paramedici ha scelto
l'obiezione di coscienza. In alcune zone della penisola la percentuale di
obiettori tocca l'80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano.
In Basilicata si raggiunge addirittura l'85,2 per cento. Una corsa
all'obiezione che solo negli ultimi anni sembra essersi stabilizzata dopo
un'impennata a dir poco vertiginosa: si è passati dal 58,7 per cento del
2005 al 70,7 per cento del 2009; per gli anestesisti dal 45,7 per cento al
51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per
cento.
«C'è una parte consistente di medici che obietta per motivi che con la
coscienza non hanno nulla a che fare», denuncia da tempo Carlo Flamigni,
ginecologo e membro del Comitato nazionale di Bioetica. Non è facile
trovarsi da soli a dire "sì" in un reparto di obiettori, malvisti quando non
vessati dai colleghi. La parte del Don Chisciotte non si addice a tutti,
soprattutto quando i mulini a vento sono il tuo primario o il direttore
dell'ospedale. E poi, semplicemente, non si fa carriera, tutto il giorno in
trincea a fare aborti. Specie se i vertici dell'ospedale sono di nomina
politica e di area cattolica (o addirittura ciellina). E così qualcuno, per
non finire al confino, sceglie il "no". Gli altri 1.655, intanto, solo nel
2009 si sono sobbarcati 118.579 interruzioni di gravidanza. A farne le spese
ovviamente sono le donne, che si ritrovano meno medici a disposizione, liste
di attesa più lunghe e interventi non di rado fissati allo scadere del 90°
giorno.
Che non fili tutto liscio, lo accenna lo stesso ministero nella sua ultima
relazione al Parlamento: «Percentuali elevate di tempi di attesa oltre le
due settimane vanno valutate con attenzione a livello regionale in quanto
possono segnalare presenza di difficoltà nell'applicazione della legge».
Ebbene, ad aspettare oltre due settimane è il 40 per cento delle donne. E,
in alcuni casi, l'attesa dura anche un mese e più. «Come conseguenza le
donne spaventate hanno ricominciato a prendere l'aereo per rivolgersi a
strutture estere, mentre qualche obiettore in ospedale ha tirato fuori dai
cassetti del suo studio privato gli strumenti per abortire», continua
Flamigni. «Per non parlare dell'uso dei farmaci non legali, del fiorire
delle pillole abortive sul mercato nero e degli aborti fai da te delle
immigrate straniere».
Insomma, torna l'incubo delle mammane, quel fantasma combattuto ma mai del
tutto sconfitto dalla legge 194. Le ultime stime disponibili, parziali e
riferite solo alle italiane, risalgono al 2005: 15 mila aborti clandestini,
la maggior nell'Italia meridionale. Da allora non se ne sa più nulla. Sul
fatto che l'obiezione di coscienza così allargata stia, nei fatti, svuotando
di contenuti la 194, non sono però tutti d'accordo: «Non credo proprio che
l'aborto sia ostacolato dalla presenza di obiettori. E poi non esiste alcun
diritto di aborto, esiste invece un diritto alla vita e un diritto
all'obiezione di coscienza. Le tre cose stanno su un piano diverso: prima
viene il diritto alla vita, poi all'obiezione, quindi, in ultimo, la
possibilità per la donna di abortire», ribatte Carlo Casini, presidente del
Movimento per la Vita e deputato europeo.