Da una scintilla scoppierà un incendio
La violenza sulle donne non è un fatto privato - I contorni del fenomeno
del «femminicidio»
GRAZIELLA SALVATORE (*)
[* sociologa dell’Università degli studi di Salerno e organizzatrice del
convegno sul «Femminicidio»]
Solidarietà a Celestina. Bravo il padre che ha trasformato la violenza
pubblicamente eseguita per umiliare e ledere la dignità di Celestina, in
pubblica denuncia perchè non in difesa della famiglia ad ogni costo si è
schierato, ma in difesa della libera scelta della figlia.
Questa volta è accaduto in uno spazio pubblico. Davanti alla scuola
dei suoi figli, Celestina è stata massacrata di botte, sotto gli occhi di
tutti. Celestina aveva deciso di dire no, stanca di subire violenza tra le mura
di casa. Era andata via il primo novembre, scegliendo di ritrovare la sua
dignità di donna e un futuro migliore per i suoi figli. Aveva trovato rifugio a
casa del padre.
Ma il marito non lo ha accettato. Ha aspettato 22 giorni, covando rancore
e rabbia. È uscito da quelle mura domestiche, dove era solito esercitare il suo
dominio sul corpo della moglie, e le ha teso un agguato. Nascosto dietro una
macchina l’ha aspettata, sicuro di trovarla e sicuro dell’impunità che il
nostro sistema riconosce. Senza ritegno si è accanito sul corpo di Celestina,
usando il suo handicap come arma impropria. Con la protesi del piede ha
infierito su di lei: davanti alla scuola, trasformatasi in terreno di
esecuzione per la mattanza della dignità e della libertà di scegliere la vita
piuttosto che la morte.
Nessuno può più sostenere di non sapere, di non aver sentito, di non aver
visto. Tutto questo è accaduto a Potenza, la stessa città che, quasi due mesi
fa, con sensibilità civile e lungimiranza, ha ospitato un convegno sul
«Femminicidio» in ricordo di Grazia Gioviale, la studentessa massacrata e
uccisa da un suo amico. Parlare di femminicidio comporta innanzitutto ammettere
che tale fenomeno esiste, identificarlo come un problema e analizzarne le
radici. Significa includere in un’unica sfera di significato, ogni pratica
sociale violenta che attenta all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla
salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l’
identità: con la sottomissione o procurando la morte della vittima.
La violenza sulle donne non può essere più solo un problema privato, è un
fatto sociale che va affrontato nella sua dimensione pubblica. Deve diventare
parte del discorso pubblico e essere riconosciuta come violenza di genere: il
femminicidio è un crimine contro l’umanità.
Perché questo si verifichi occorre innanzitutto che siano i media a
muoversi in tal senso, così come oggi ha fatto questo giornale, diffondendo la
consapevolezza dell’esistenza del fenomeno «femminicidio» come violenza di
genere, perpetrata nei confronti della donna in quanto tale. Fenomeno
trasversale, non determinato da razza o ceto sociale. Un fenomeno la cui
crescita è, purtroppo, espon e n z i a l e.
E bene ha fatto il padre di Celestina che, invece di chiudersi nel dolore
e nel silenzio, ha deciso di reagire, e dopo aver fotografato il volto
tumefatto della figlia ha affisso un volantino per le strade della città. Ha
trasformato il dolore privato in un fatto pubblico. Il padre di Celestina, un
uomo, ha voluto segnare la differenza tra lui e quel marito violento, perché il
suo silenzio poteva equivalere a una forma indiretta di complicità con chi
quella barbarie ha commesso. Questo è coraggio, e un esempio per tutti: in nome
di quel principio di responsabilità di chi non vuole rinviare sempre ad altri
il peso di eventi terribili che segnano la vita degli esseri umani.
Ci auguriamo un nuovo inizio.