Da una scintilla scoppierà un incendio
Care donne e compagne, cari compagni,
vi giro queste 2 mail, la prima è quella di Adele che scrive a una giornalista del Centro la sua storia;
la seconda è l'articolo che la giornalista ha fatto uscire sul centro.
Pare che sul giornale di ieri o ieri l'altro, sia uscita una risposta della protezione civile in cui la stessa sostiene di aver rimborsato i soldi del funerale allo stronzo del padre del ragazzo morto il 6 aprile...
L'unico che non ha versato un euro,
l'unico che ha ostacolato in tutti i modi che venisse resa giustizia al figlio,
l'unico che ha avuto la faccia di piombo di dire alla compagna del figlio e alla madre di lei che: "gli avrebbe fatto comodo lo stipendio del figlio che però è morto".
Come racconto non è esaustivo, me ne rendo conto, ma spero a breve di potervi mandare il racconto denuncia direttamente da Adele.
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Ciao Michela, il 6 aprile 2009 e' morto Dario Ciuffini, 26 anni, fidanzato da 1 anno con mia figlia......, erano palesi le sue idee.
Ci conoscevamo abbastanza perche' non permettessimo che gli fosse riservato un funerale "di stato".
Dovevamo fare cio' che lui aveva, come spesso accade a noi tutti, espresso: farlo cremare.
Non mi chiesi dove avrei preso i soldi, chiesi solo il consenso al padre che firmò la documentazione presso l'ufficio servizi funerari preposto per la circostanza nella scuola di finanza di coppito ma, precisando di non avere assolutamente risorse economiche; la madre (genitori separati) immediatamente arrivata da Ferrara appena saputo la notizia della morte del figlio, si e' proposta subito di collaborare.
Il fatto è che ho pagato l'impresa di pompe funebri che ha provveduto alla cremazione di Dario con un assegno rilasciatomi da mio padre di cui, metà
della cifra gli e' stata rimborsata dalla mamma di Dario.
A dicembre 2009 leggo un minuscolo articolo pubblicato sulla rivista 'Abruzzo e noi' riguardo a un decreto legge che stabiliva il rimborso spese funerarie sostenute per le vittime del sisma 2009. Dopo svariate telefonate e lunghe ricerche contatto l' Avv.to Marinangeli presso SGE Coppito alla quale spiego la mia situazione e, premettendo di non essere parente del defunto, chiedo di poter inoltrare domanda per il rimborso spese.
A partire dalla dott.ssa Marinangeli fino all'ufficio amministrazione e bilancio della protezione civile a Roma, tutti e per quasi 2 anni. mi hanno sempre detto e strasostenuto che avevo tutti i diritti per avere il rimborso ma, nonostante dichiarazioni, documenti, certificati, fattura autenticata,ecc...inviati su loro richiesta, e nonostante le loro continue rassicurazioni rispetto al fatto che il ritardo della chiusura della mia pratica era dovuto al fatto che un'altra persona avesse fatto richiesta di rimborso della fattura intestata a me, ma che comunque tutto si stava svolgendo a mio favore, oggi vengo a sapere che non ho diritto al rimborso in quanto non sono parente della vittima.
Questa e' la sintesi di una ambigua e squallida storia di una cittadina italiana
Non credo di avere strumenti per combattere contro i tentacoli delle ingiuste "istituzioni"ma ho un gran bisogno di divulgare tutto cio', far conoscere questo pezzetto di sporcizia che ci circonda in una situazione che, gia' da sola, e' tanto tristemente grave.
Grazie Michela per l'attenzione.
Adele Zulli
339-4110676
Via Roma, 55-a 67019 Scoppito L'aquila
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Morì nel sisma, funerali non rimborsati
09 dicembre 2011 — pagina 02 sezione: L'Aquila
L’AQUILA.
Il sei aprile 2009 aveva solo 26 anni ed era rimasto a dormire dalla nonna in una vecchia abitazione crollata a causa del terremoto. Una delle 309 vittime innocenti. Non sapeva, lui così giovane, cosa sarebbe accaduto in quella terribile notte. Ma il giovane già da tempo, un po’ per gioco, un po’ per convinzione personale, aveva espresso la volontà di essere cremato dopo la sua morte. È per questo motivo che la madre della sua fidanzata, nei giorni successivi alla tragedia, ha deciso di assecondare la volontà della giovane vittima del sisma. Dei soldi, in quel momento, poco importava. D’altra parte, era stato assicurato in più occasioni che le onoranze funebri delle vittime del terremoto sarebbero state rimborsate dallo Stato. A oggi, tuttavia, la donna ancora non è riuscita a ottenere alcun rimborso delle spese sostenute. «In quei giorni», racconta la donna, «pensavo solo che bisognasse in qualche modo rispettare la volontà espressa in vita da chi, purtroppo, non c’era più. Non mi chiesi dove avrei preso i soldi per perfezionare tutte le procedure.
Mi preoccupai solamente, in quel momento, di riuscire a ottenere il consenso dei familiari che firmarono la documentazione necessaria, precisando, tuttavia, di non avere assolutamente risorse economiche per poter rispettare le volontà del giovane. La madre, che vive in un’altra città, appena saputa la notizia della morte del figlio ci contattò per mettersi a disposizione. Ho pagato», continua la madre della fidanzata della giovane vittima, «l’impresa di pompe funebri con un assegno firmato da mio padre». Solamente in un secondo momento, nel mese di dicembre del 2009, la donna che si è occupata delle procedure burocratiche, dolorose ma pur sempre necessarie in casi di questo genere, è venuta poi a conoscenza della notizia del decreto legge che stabiliva il rimborso per le spese funerarie sostenute per le vittime del sisma. Dopo svariate telefonate e lunghe ricerche la donna è riuscita a contattare la struttura di gestione dell’emergenza (Sge) alla quale ha chiesto di poter inoltrare la domanda per poter essere ammessa al rimborso delle spese. «Tutti, per quasi due anni», racconta addolorata la donna, «mi hanno sempre detto e ripetuto che avevo diritto al rimborso.
Tuttavia, nonostante una serie infinita di dichiarazioni, documentazioni, certificati inviati nel corso del tempo e nonostante le continue rassicurazioni rispetto al fatto che il ritardo della chiusura della mia pratica fosse dovuto a una contingenza, proprio in questi giorni sono venuta a sapere che non posso ottenere il risarcimento in quanto non sono una parente diretta della vittima». Un duro colpo per la donna che pure era affezionata al ragazzo. «Non credo di avere strumenti per combattere contro i tentacoli delle ingiuste istituzioni», dice, «ma non capisco come sia possibile continuare ad aggravare una situazione che, già di per sé, è tanto tristemente grave».
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