Da una scintilla scoppierà un incendio
Da Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
www.peacelink.it
L'indagine Womenbiopop sulla presenza delle diossine nel sangue delle donne
di Taranto (presentata al Padiglione Vinci dalla dott.ssa Elena De Felip,
dell'Iss) sembra tranquillizzare la popolazione.
Esprimo le mie riserve metodologiche su questo studio.
L'indagine ha infatti un limite di fondo: e' stata realizzata solo su donne
giovani. Poiche' le diossine sono bioaccumulabili, esse crescono di circa
tre
volte nel corso della vita e si riscontrano in concentrazioni molto più alte
in
donne anziane.
L'indagine presentata e' basata pertanto su una impostazione che minimizza
le
differenze e che non consente di apprezzare le variazioni di concentrazione
fra
esposti e non esposti; questa differenza si puo' apprezzare appieno solo
comparando donne anziane esposte e donne anziane non esposte.
Questo limite di fondo dello studio presentato adesso lo pone in
contraddizione con lo studio sugli allevatori (presentato nei mesi scorsi
con
la ricerca Sentieri); lo studio sulla presenza di diossina negli allevatori
ha
riscontrato una differenza fra popolazione più esposta (i più vicini
all'Ilva
avevano concentrazioni maggiori di diossine nel sangue) e popolazione meno
esposta (gli allevatori in un raggio superiore ai 15 chilometri avevano una
concentrazione di diossina inferiore rispetto agli allevatori delle masserie
vicine all'area industriale). Lo studio sugli allevatori pertanto ha
suscitato
scalpore in quanto sono state prese in considerazione popolazione con
esposizione prolungata, contemplando anche gli anziani.
>Non appropriata e' stata inoltre la comparazione fra le donne di Taranto e
quelle di Terni. Terni e' infatti inquinata dalla diossina dell'inceneritore
e
dei forni elettrici dell'acciaieria. A Terni vi e' un divieto di pascolo
analogo a quello di Taranto, per via dell'eccessiva concentrazione di
diossine
nei suoli.
Non e' felice neppure la comparazione con i dati della zona del Lago di
Garda, che e' vicino a Brescia, fortemente contaminata dall'apirolio che e'
stato prodotto li' e portato nel polo industriale e militare di Taranto.
Ecco perche' questo studio non fa scalpore.
Questo studio sulle donne non presenta raffronti tali da far emergere le
criticita' emerse invece con lo studio sugli allevatori di Taranto. Ed ecco
perche' sarebbe azzardato concludere che a Taranto la diossina non ha inciso
sulla salute delle donne.
In poche parole di trova cio' che si cerca.
La questione l'ho posta durante il dibattito che ha seguito la
presentazione
dello studio. La risposta della dott.ssa De Felip e' stata questa: non
c'erano
i fondi per studiare anche le donne anziane.
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