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Da una scintilla scoppierà un incendio

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La crisi sociale è donna! La mimosa diventa protesta!

3318900626_41537f1781.jpgArticolo su corteo mattutino palermo 8 marzo


http://www.livesicilia.it/2011/03/08/protesta-al-femminilenel-giorno-delle-mimose/


di Martina Miliani

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martedì 8 marzo 2011
17:56



donne, palermo, protesta


“Siamo solo una goccia nel mare. Ma il mare è fatto di gocce” ha detto
qualcuna di loro. Donne di tutte le età sono scese per strada, questa
mattina a Palermo, donne che questa festa hanno voluto trasformarla in un’opportunità,
di sciopero e di protesta. Poche decine, tra loro anche uomini, ma che non
hanno intenzione di rassegnarsi. Lavoratrici delle cooperative sociali,
precarie della scuola, disoccupate che vogliono difendere il loro “posto di
lavoro” e la loro “dignità”.

Le assistenti igienico-sanitarie, dipendenti di cooperative sociali, che
assistono gli alunni disabili nelle scuole della provincia, come la Nido d’Argento,
Azione Sociale, MediCare, dopo aver visto il loro contratto passare a tempo
determinato, non sanno se l’appalto verrà loro rinnovato l’anno prossimo: “I
problemi sono sia relativi ai fondi – spiega Stefania Costa, 37 anni – che
alle modifiche che la Provincia, modifiche che neanche noi abbiamo ben
capito. Le voci che girano sono quelle di un albo che introdurrebbe anche
nuove figure professionali, altri lavoratori” e l’incertezza per la loro
posizione dopo 12 anni e mezzo di lavoro: “Ci hanno tirato la terra sotto i
piedi” protesta Stefania. Alcune di loro sono divorziate, pagano affitti,
mantengono figli.”Mio marito è disabile e non lavora, ma sembra che di
persone come lui lo Stato non se ne prenda cura. Noi dobbiamo pagare anche
un affitto, mia figlia è all’università” spiega Francesca Armetta, 55 anni,
anche lei assistente igienico sanitaria. ”Stiamo puzzando di fame” ha detto
Epifania Ippolito, 55 anni, che ancora non riesce a percepire il Tfr dalla
cooperativa che ha lasciato qualche tempo fa.

Ma c’è chi il lavoro non lo ha mai avuto, e nonostante le qualificazioni, si
trova costretta a vivere con i genitori senza potersi permettere una
famiglia: “Nel ‘92 ho preso un attestato come assistente socio-sanitaria al
Policlinico, ma non ho mai lavorato. Ho lottato per sette anni si seguito
per il posto che mi spettava. Abbiamo ottenuto un’ulteriore qualifica, ma
ancora niente, così abbiamo occupato anche la Regione. Su 500, in 320 sono
riusciti a entrare”. Lei, Enza Librè, 42 anni, no, ma dice di continuare a
sperare: “Abbiamo fatto causa all’assessorato al Lavoro e alla Sanità,
perché secondo noi non ci sono state assunzioni regolari. Se pagavamo anche
noi – chiosa – entravamo tutti”.

Anche poche giovanissime, come Sabrina, 18 anni, studentessa di Ragioneria,
hanno preso parte al corteo: “Penso anche al mio futuro e so che è
necessario manifestare tutti insieme”. Spiega di vivere sulla propria pelle
l’esperienza della sorella maggiore: “Precaria, molto spesso licenziata,
anche con orari estenuanti: diritti zero”.

E ancora, chi uno stipendio ce l’ha ma si sente “umiliata”, perchè non
lavora. Regina Milone ha 55 anni ed è un assistente tecnico ex-enti locali:
“Eravamo collaboratori scolastici sotto il Comune. Abbiamo fatto un concorso
per passare ad assistente tecnico di quarto livello, ma nel 2000 siamo
passati allo Stato in terzo livello. Abbiamo fatto causa e siamo nuovamente
passati al quarto”. Risultato? “Adesso siamo a scuola senza fare niente,
prendiamo stipendio senza lavorare!”. È un crescendo la sua rabbia fino a
queste ultime parole. La rabbia di ”persone fantasma” che si sentono
“umiliate” e “non apprezzate”. Lei dovrebbe aiutare nella gestione di
laboratori, come quelli informatici, ma non ha le qualifiche. ”Lo sanno
tutti che nel 2000 Orlando ha voluto trasferirci allo Stato per poter
inserire gli Lsu” continua la signora prima di scusarsi per lo sfogo,
aggiungendo che ”siamo in molti, ma non hanno più la forza, sono depressi e
amareggiati”.

E ancora a scuola, donne che dopo gli ultimi tagli non sanno se il prossimo
anno avranno un lavoro. Caterina Lo Iacono da 11 anni ha incarichi annuali
nelle segreterie, ma da quest’anno dice di essere nel “buio più totale”:
“Dopo i tagli a scuola le segreterie hanno un peso di lavoro eccessivo. Io
ho cinquantadue anni, sono vedova e non so se l’anno prossimo sarò
richiamata. E come me molti altri”.

Infine le lavoratrici delle Poste Italiane che hanno lavorato solo tre mesi
nel 2000 e che da allora chiedono “il posto di lavoro cui abbiamo diritto da
contratto”. Qualcuna accanto al marito, è venuta anche solo per esprimere la
propria solidarietà: “Ci tenevo che anche lui fosse presente. Io sono a
tempo indeterminato, ma vedo a scuola questi ragazzi che vivono doppiamente
questo disagio: da una parte la consapevolezza che non ci sarà futuro anche
con i meriti, e dall’altra quella delle famiglie, dei loro genitori precari”,
spiega Antonella Milici in coda ad un corteo che lei vede “una goccia nell’acqua,
in un mare che però è fatto da gocce”.

Il corteo, partito da Piazza Principe di Camporeale si è concluso alla
Prefettura: “Chiederemo al prefetto di aprire un tavolo – afferma Donatella
Anello, rappresentante sindacale Slai Cobas – con Provincia e Regione per le
precarie delle cooperative, con il Provveditorato per le precarie della
scuola e chiederemo alla Regione di istituire un fondo sociale minimo
esistenziale per le disoccupate”.

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