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Da una scintilla scoppierà un incendio

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IL PROCESSO DI CONTROLLO SOCIALE SUI CORPI DELLE DONNE!

Ciao a tutte
per centrare meglio la questione, consiglio la lettura del Grande Calibano di Silvia Federici, che parla della nascita dell'età moderna e della messa in pratica sistematica, grazie all'organizzazione offerta dai nascenti stati nazionali, delle condizioni che favoriscono lo sfruttamento come: la residenza fissa, il lavoro salariato, la famiglia mononucleare, il passaggio del governo della donna dalla famiglia (potere pater familiae) allo stato (per legge non può studiare, ereditare, testimoniare senza il consenso del marito o del padre, ma essere condannata per i reati).
Individua la caccia alle streghe come momento basilare della stretta statale, ma indica che il processo di controllo sociale che prelude allo sfruttamento era stato preparato dalla cultura precedente.
Aggiungo io, da altre letture (cromwell e afrodite  di giorgio galli) che può essere fatto risalire alla grecia classica, dove le vicende e i valori maschili sono entrati nella storia, mentre quelli femminili sono stati relegati alla tragedia.
Il neoliberismo o/e il capitalismo sono solo aspetti cangianti di un sistema patriarcale vecchio migliaia di anni che ha attraversato diverse fasi ma che come la storia insegna, non ha mai più rivisto situazioni egualitarie, se mai è vero che i matriarcati le avevano ( si stanno studiando adesso da un punto di vista femminista).
Con il contratto (che comunque esclude alla sua base le donne vedi il contratto sessuale C.patman) i "fratelli" eredi dei padri (eredità non naturale ma ottenuta a suon di botte e guerre) hanno allargato il diritto allo sfruttamento delle donne e per analogia dei più deboli, che sono stati nel corso della storia le popolazioni conquistate dai vari regni e imperi, i popoli colonizzati, i lavoratori sfruttati, i migranti anche peggio, in un perverso gioco al ribasso che ha messo le une contro le altre intere categorie inventate dal sistema dei valori patriarcali
Purtroppo esempi di società buone (e con successo nel tempo), dall'invenzione della scrittura in poi non ce ne sono state
e lo sfruttamento primario/originario del capitalismo non è stata solo una fase superata del processo di sfruttamento, ma è la condizione prima senza la quale non si da alcun accumulo di capitale (che poi alla fine permette al capitale stesso di pagare di più gli sfruttati organizzati a scapito dei più deboli) vedi Claudia von Verholf purtroppo solo in inglese o in tedesco.
La divisione in classi ha sempre interessato la storia scritta (su quella prima si sta indagando): più che la vittoria di una sull'altra (le vostre posizioni convergono che i rivoluzionari di ieri sono i reazionari di oggi ma nemmeno sulla coscienza proletaria avrei tanta fede, l'imitazione del modello borghese è stata vincente) bisognerebbe uscire dal pensiero dicotomico che sostiene lo scambio economico (vedi Per-donare. Una critica femminista dello scambio che almeno è in italiano ) 
Quelli che ho elencato sono tutti punti che potrebbero aprire ottiche altre, e aprire un dibattito come donne su cosa è meglio fare 4397210771_aedc8ce471.jpg

Luisa

  
RISPOSTA DI MARGHERITA:


Noi siamo d'accordo sulla maggiorparte della denuncia che Elisabetta fa,
compresa la denuncia del PD e dei partiti come "comitati d'affari".
Ma riteniamo sbagliate invece alcune analisi e soprattutto le conclusioni
che ne vengono:

1) parlare di "società neoliberista", e non di "società capitalista", perchè
questo di fatto dice che se la società attuale non fosse "neoliberista"
sarebbe buona, e vela la necessità di rovesciare il sistema capitalista, non
di eliminarne soltanto i suoi aspetti più deleteri e distruttivi delle
condizioni dei proletari e delle masse popolari;
2) "il feticcio della crescita economica" - meglio dire del "profitto" - non
è appunto un "feticcio" ma una questione di vita o di morte per il
capitalismo, non è quindi possibile una "politica redistributiva" fermo
restando il capitalismo e il sistema politico suo "comitato d'affari";
3) il "mito della fedeltà ai valori dell'azienda, ecc. (come "trasposizione
nel mondo produttivo del lavoro di cura), da un lato non sono una novità di
oggi, dall'altro sono il frutto del moderno fascismo padronale (e del
governo, Stato), che ormai non  cerca più di mascherare il contrasto ma lo
butta sul tappeto apertamente (vedi Marchionne, e quindi Sacconi,
Tremonti...); la femminilizzazione del lavoro, che giustamente non è un solo
fatto quantitativo, è soprattutto legata alla precarizzazione del lavoro che
viene resa generale, organica, una condizione anche ideologica, di
oppressione oltre che di attacco alle condizioni di lavoro e di vita;
4) parlare di "politica" in termini generici senza aggiungere quale
politica, di quale classe: proletaria o della borghesia e piccola borghesia,
di fatto lascia la soluzione, la delega ai partiti (ex parlamentari?) che
non si lasciano trasformare in "comitati d'affari", per fare la "politica
buona" ; per la classe proletaria, la cui maggioranza sono le donne, la
politica è tutt'altra cosa, è arma per  fare la "guerra" oggi su ogni
terreno alla borghesia, fuori e contro il parlamento, e costruire la lotta
rivoluzionaria.
5) Ma soprattutto, la stessa denuncia fatta da Elisabetta richiederebbe, e
ci si aspetterebbe, ben altra conclusione, non "un reddito per
l'autodeterminazione"; si potrebbe dire: la montagna ha partorito un
topolino! Veramente si può pensare che basta un reddito per "poter uscire
dalla famiglia e dal lavoro..."? Per questo si debbono battere le donne,
perchè tutta la loro vita possa e debba cambiare?
Noi non abbiamo nulla in contrario a chè questa rivendicazione venga portata
avanti, ma abbiamo tutto il contrario se si vuole far di questa la via della
"liberazione delle donne", perchè si contrapporrebbe la via delle riforme a
quella della rivoluzione, a maggior ragione necessaria per le donne
doppiamente sfruttate e oppresse.


Con affetto,

Margherita MFPR Taranto


 
Ciao a tutte

Il 20 luglio il tribunale per i minorenni di Trento ha tolto ad una madre il
figlio,appena nato,senza interpellarla, ed ha avviato una  procedura di
adottabilità,dato che la donna aveva un reddito mensile di 500 euro
e,quindi,
era povera.
Qualcuna potrà dire:è un incidente di percorso.
Ma tanti tribunali per i minorenni ,in tante città,tolgono i figli alle
madri
per i motivi più disparati,quasi tutti riconducibili all'indigenza.
Possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una pratica consolidata.
Il tutto fa parte di una cultura giuridico-politica che nasce dal principio
che la povertà è una colpa.
Questo mentre l'ISTAT ci dice ,nei dati ufficiali di questo mese,riferiti al
2009,che ci sono 2.857.000 famiglie in condizioni di povertà relativa. Si
tratta di 7.810.000 persone pari al 13,1 della popolazione residente. Sempre
l'ISTAT dice che,nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà assoluta
erano
1.162.000 per 3.074.000 persone, pari al 5,2 della popolazione residente.

Una domanda ce la dobbiamo porre: perchè queste cifre così importanti e
questa
mutazione di comportamenti e atteggiamenti nei confronti dei poveri?

La risposta è molto più semplice  di quanto si voglia far credere: è la
società neoliberista.

Riassumiamo,senza la pretesa di essere esaustive,i principi di questa
società:

- la flessibilizzazione del lavoro che ha portato ai lavori a tempo
determinato, ai contratti a termine,a progetto e via dicendo; è in questo
contesto che nascono i salari da fame  come i 500 euro al mese, che si
introduce il principio dell'autosfruttamento e salta il diaframma fra il
momento del lavoro e quello del riposo;
- il feticcio della crescita economica (produttività, competitività,
crescita
del PIL ...) al cui altare si è sacrificato il principio di una politica
redistributiva e si è imboccata la strada di una consistente crescita delle
disuguaglianze;
- lo spostamento del soggetto da produttore a consumatore la cui conseguenza
è
che i diritti non sono più quelli di chi lavora e oggetto delle sue lotte,ma
quelli delle battaglie legali delle associazioni di categoria;
- la femminilizzazione del lavoro che non riguarda l'aumento delle donne che
hanno accesso all'occupazione, ma la trasposizione  nel mondo produttivo
delle
modalità del lavoro di cura: il mito della fedeltà ai valori dell'azienda e
la
partecipazione alle sorti della stessa come si pretende nel rapporto di
coppia
da parte della donna, compreso il fatto che tutto avviene tra soggetti
diseguali; la flessibilità nell'ambito lavorativo ripropone quella della
donna
nell'ambito familiare che deve essere
moglie/amante/cuoca/cameriera/madre/infermiera......e per la quale non
esiste
soluzione di continuità tra il tempo del lavoro e il tempo della vita;
-le privatizzazioni del patrimonio e dei settori pubblici con conseguente
indebolimento dei diritti e degli stipendi dei/delle lavoratori/lavoratrici
con
il crollo della qualità dei servizi e l'aumento delle tariffe;
-la perdita di potere decisionale da parte degli organismi nazionali a
favore
di quelli sovranazionali, WTO,FMI......i cui dirigenti non sono eletti,ma
sono
di nomina,camera di compensazione dei conflitti e degli interessi delle
multinazionali; i politici nazionali sono ridotti al rango di funzionari e
così, come altri sono addetti al marketing o alla pubblicità,loro sono
addetti
alla politica.

Conseguenza di questo è un fenomeno ben strano: si smantella lo stato
sociale
e aumenta l'invadenza dello stato nella vita delle/i cittadine/i attraverso
l'incremento dei mezzi e degli uomini della polizia e della magistratura.

Questo è il neoliberismo: si lavora per 500 euro al mese, la colpa ricade
sulla singola e le viene tolto il figlio.

Se abbiamo descritto, limitandoci volutamente solo ai paesi che,per
comodità,
si definiscono occidentali,la società attuale, permeata dai principi
neoliberisti,possiamo con facilità individuare  i partiti che hanno
veicolato e
imposto in italia questi valori e scelte.
Per questo,e non per motivi ideologici,diciamo che tutti i partiti e
partitini
in italia hanno concorso e concorrono a costruire questa società.
Ma,fra tutti,chi si distingue per zelo e dà maggiore affidamento alle
multinazionali ed,in particolare, a quelle anglo-americane,è il PD e, in
quest'ambito,il gruppo dirigente proveniente dal disciolto PCI e succsssive
modificazioni PDS,DS.
Approfittiamo dell'occasione per denunciare il tentativo neoliberista di
svilire la politica attraverso il discredito dei partiti che sono stati
trasformati in qualcosa a metà strada tra comitati d'affari e movimenti
d'opinione, mentre la politica è il momento più alto della socializzazione
dell'individuo ed il passaggio obbligato della vita di una società.

Noi femministe non possiamo essere indifferenti a tutto questo,sia perchè le
condizioni di disperazione in cui vengono coinvolte decine di milioni di
persone,ci trovano sensibili,per via del nostro impegno e della nostra
collocazione,ma anche,e soprattutto,perchè sappiamo che il dolore e i
sacrifici
più grandi toccano sempre alle donne.

Per questo ci dobbiamo battere per un reddito per l'autodeterminazione.

Non vogliamo la retribuzione del lavoro di cura, ma vogliamo un reddito
individuale per poter uscire dalla famiglia e dal lavoro,

scisso da ogni
stato
civile e condizione produttiva,

strumento per scardinare i ruoli ed i
modelli.
Reddito da riconoscere a tutte e a tutti dal momento della nascita,occasione
per le donne di sottrarsi al ruolo di cura dei figli.

L'autodeterminazione delle donne passa attraverso la scelta del lavoro e
quella del non lavoro.

Elisabetta

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