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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Il FEMMINICIDIO di Melania

Stampa e televisioni non aspettavano altro che scatenarsi sulla nuova svolta
riguardante l'uccisione di Melania Rea, alcuni servizi mandati in onda tra ieri
e oggi e articoli pubblicati sui giornali hanno tentato in modo subdolo di
dipingere il Caporal Maggiore dell'Esercito Salvatore Parolisi, omicida
efferato della moglie Melania, addirittura quasi come presunta vittima di una
estenuante contesa tra due donne, Ludovica l'amante che non "gli dava più
alcuna tregua" negli ultimi tempi istigandolo a lasciare la moglie e Melania
appunto che scoperta la relazione extraconiugale del marito non si rassegnava
alla separazione.2507608293_88906e869b.jpg

Vergognosi tentativi di deviare l'attenzione dall'orrendo femminicidio messo
in atto da Parolisi che l'ordinanza di custodia cautelare ricostruisce con
elementi agghiaccianti come la possibile richiesta alla moglie di avere un
rapporto sessuale prima di ucciderla alle spalle con gli slip ancora
abbassati!

Vergognosi tentativi di deviare l'attenzione dagli orrendi particolari che
invece stanno iniziando a venire fuori in merito al mondo militare maschilista
e sessista che Melania forse aveva scoperto diventando una reale minaccia alla
salvaguardia "dell'onore" dell'arma.

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Le punizioni e le iniziazioni sessuali delle soldatesse nella caserma di
Parolisi
20 luglio 2011
Notti brave e ricatti nelle serate tra caporali e reclute

Ne parla Carlo Bonini su Repubblica, che racconta una serie di aneddoti non
confermati sulla vita in caserma delle reclute donne. La Emidio Clementi,
secondo quanto si scrive, sarebbe un posto dove le soldatesse venivano più o
meno costrette a riti di iniziazione alla vita militare e dovevano anche
prestarsi a favori sessuali in cambio di licenze:

È un capitolo della storia di cui tutti parlano mal volentieri. Che ha un
incipit suggestivo. Un paio di anni fa. Una recluta viene sottoposta a un
umiliante rito di passaggio e iniziazione. Un “codice rosso”, per dirla con il
gergo della truppa. Una donna punisce un’altra donna. Nel corpo e nel rispetto
delle altre. La responsabile viene congedata con disonore. Ma non se ne sa
nulla, finché Melania non muore e i carabinieri non cominciano a ficcare il
naso nei conciliaboli e le confidenze che si incrociano nella piazza d’armi.

I racconti sono negli interrogatori dei carabinieri ai graduati: la
sproporzione tra il numero delle reclute (tutte donne) e il quadro ufficiali e
sottufficiali (per lo più uomini), trasformati tre mesi di addestramento in una
“caccia grossa”. Dove il gallismo dei maschi si esalta nella sudditanza
normalmente imposta alle reclute. Ascoltato come testimone, uno dei caporali
addestratori del 235esimo racconta che, alla “Clementi”, c’è chi vanta «strisce
importanti ». «Fino a trenta reclute in un anno». Perché ogni notte con una
“volontaria” diversa diventa una tacca nel bastone del comando. Parolisi era
della partita. Ludovica Perrone non era stata la prima e non era l’ultima. Come
del resto accerta l’indagine individuando almeno un’altra recluta che, alla
fine del 2009, si congeda dal corso addestramento dopo essere passata tra le
sue mani.

Nell’articolo si parla anche di un luogo ben preciso dove consumare i
rapporti:

La “Casa vacanza Dimora di Morgiano”, una locanda a pochi chilometri da
Ascoli. In un borgo rurale del 1500, lungo le pendici che rimontano il monte
dell’Ascensione. Il proprietario si era dimostrato ragionevole. Nessuna
registrazione, nessuna domanda agli uomini e alle donne della “Clementi” che,
introdotti, la frequentavano. Tra i 25 e i 30 euro per una notte. Le reclute
lasciavano la caserma per 36 ore, con permessi che indicavano le ragazze in
visita alle famiglie in qualche parte d’Italia. Semplice e innocuo, almeno fino
a quando quel “segreto” non comincia a fiorire sulle labbra di troppi e di
troppe, nel reggimento…

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