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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Da "SOMMOSSE": adesso basta!





Compagne, poichè non sappiamo attualmente chi sta ancora nella lista
"sommosse", vi mandiamo direttamente quests note.

Un forte saluto - per l'MFPR Margherita


Dopo il 28 e il 29 discutiamo e cambiamo.
Il 28 è stata una manifestazione partita male e caratterizzata poi
inevitabilmente dalla linea della tiepidissima denuncia e della "convivenza
civile". A parte poche parti del corteo in cui vi era la denuncia della
polizia che stupra nei CIE, con presenza anche di donne immigrate con Action
A, la denuncia di Montalto di Castro e in particolare dello "stupro a spese
dello Stato" portata in particolare dalle compagne bolognesi e dall'ass.
Erinna, la denuncia dei recenti provvedimenti antiaborto e antimmigrate
della Carfagna, la presenza di uno spezzone di "donne da sud" (non solo per
la provenienza, ma perchè "da Sud" vuole dare il senso della profondità
dell'oppressione della donna), la denuncia dell'utilizzatore finale
Berlusconi della violenza sistemica legalizzata portata dalle compagne del
MFPR, e poco altro, il resto - e ciò che ha dato il segno "ufficiale" della
manifestazione - era deprimentemente riformista, democratico nel senso
perbenista della parola, caratterizzato dalla parola d'ordine "Basta". Una
parola d'ordine generica che non indica un percorso di lotta, ma di fatto
una richiesta (a chi?), che parla di violenza senza tempo né spazio, che non
denuncia la violenza sessuale nella fase specifica in cui il sessismo è
legato strettamente al fascismo istituzionale e non e al razzismo; non una
parola contro Berlusconi e l'uso/abuso del potere politico contro le donne
(a parte rarissime eccezioni).
L'unico striscione contro il governo era quello che diceva chiaro: "noi
odiamo gli uomini che odiano le donne - 1°della lista: Berlusconi".
Anche la composizione del corteo è stata una specchio dell'impostazione
imposta da alcune realtà e compagne, in particolare romane, alla
manifestazione: mentre nel 2007 le parlamentari sia di destra che di
"sinistra" erano tenute fuori e furono attaccate/cacciate, il 28, invece,
giravano nel corteo e parlamentari del PD rilasciavano anche interviste
(valorizzate pure nei blog/siti); mentre nel 2007 giustamente gli uomini
erano fuori perchè il corteo doveva affermare l'autonomia autorganizzata
della forza e unità delle donne, il 28 erano accolti nel corteo gli uomini
organizzati nel "maschile/ plurale" e la loro presenza da parte di alcune è
stata considerata addirittura "la novità importante della Giornata sulla
violenza contro le donne" (L. Melandri)
La realtà è che nonostante la denominazione del sito "torniamo in piazza",
la manifestazione ha mostrato quello che era evidente già da prima: una
manifestazione organizzata "sulle donne" e non "con le donne" che da mesi
GIA' scendono in piazza e fanno anche lotte dure: lavoratrici che stanno
perdendo il lavoro, disoccupate, precarie della scuola, dei call, center,
studentesse, ecc.; che parla della lotta contro la violenza sessuale ma si
guarda bene di andare a Montalto di Castro per lottarvi concretamente.
Queste donne sono state usate solo nei discorsi, nelle e mail, quando si è
solo voluto contrapporre le "donne reali", i "problemi concreti che vivono
ogni giorno", alla lotta contro il primo e ultimo utilizzatore/responsabile
di questa condizione delle donne: Berlusconi, le sue ministre, e la
inesistente "opposizione". Per non fare in realtà la lotta qui ed ora, che
non si esaurisce in una manifestazione all'anno.
Parlare "sulle donne" ma non dare voce, non essere espressione, non
sostenere la maggioranza delle donne, ha reso via via arida, inutile,
piccolo borghese nel senso più negativo del termine, la lista "sommosse".

In questo senso, la bella iniziativa del 29 a Montalto non solo è stata una
cosa necessaria e sacrosanta, ma è stata l'altra lotta, quella giusta
rispetto all'impostazione del 28. Il 28 e il 29 non sono, quindi, "due
iniziative", ma sono due linee, due modi di concepire la lotta contro la
violenza sessuale, due pratiche diverse - tant'è che anche chi poteva non è
venuta a Montalto (soprattutto le romane che non avevano neanche la
giustificazione delle difficoltà pratiche) e altre addirittura l'hanno
apertamente boicottata. Questo non lo dobbiamo nascondere ma farne terreno
di chiarezza e di decisioni conseguenti.
La manifestazione a Montalto è stata costruita da pochissime, le compagne di
Bologna che ci hanno messo un grande impegno anche pratico, le compagne del
Mfpr che l'hanno sostenuta, la compagna Luigia che ha dato la spinta
definitiva, le compagne dell'ass. Erinna che dopo prime difficoltà sono
state determinate, forti, accoglienti, e poi a Montalto altre realtà da
Milano a Pisa, anche qualcuna da Roma, ecc.; ma è stata costruita con un
confronto franco e aperto che aveva l'unico scopo di fare la cosa giusta e
necessaria per Marinella e per tutte le donne - tutt'altra cosa dei
dibattiti tutti interni apparsi su "sommosse" che non interessano nessuna.
L'iniziativa a Montalto è stata di rottura qui ed ora, sì anche di "guerra
civile" (nel senso di necessaria lotta anche tra la popolazione e le stesse
donne). L'iniziativa a Montalto è stata di chiarezza/schieramento tra la
gente: vi erano donne che dicevano "fate schifo", ma altre che applaudivano.
Ma questo è inevitabile e necessario. Il "moderno fascismo" non è solo
repressione e violenza, ma anche costruzione di ideologia reazionaria,
razzista, costruzione di opinioni di massa, ecc. Contro tutto questo non
bastano gli appelli, ma occorrono i fatti, una lotta aperta, coraggiosa, in
prima persona, per schierare, per permettere anche alle poche di non
sentirsi sole.
Chi non è venuta volutamente a Montalto (e non per ragioni pratiche) ha
invece lasciato sole le Marinelle, le donne, le compagne che non ci stanno;
in nome di un ipocrito rispetto delle opinioni, non si ostacola che il
cancro dell'ideologia fascista, sessista, razzista possa via via invadere
come una macchia nera senza trovare barriere.

Ora non si può, ripetiamo, far finta di niente e tornare ai dibattiti in
lista, o fare una due/tre giorni per il "piacere" di parlarsi addosso.
Lasciamo a chi si sveglia una volta all'anno, farlo.
Noi vogliamo, invece, dare continuità al modo come si è costruita la
manifestazione a Montalto, vogliamo unire la lotta contro la violenza
sessuale di Stato alla lotta delle immigrate, delle lavoratrici, precarie,
disoccupate, delle ragazze nelle scuole e nelle università, alla lotta delle
donne contro i "terremoti" nei territori. Vogliamo costruire un momento di
assemblea nazionale, in cui protagoniste siano le donne, le ragazze,
compagne, collettivi che lavorano e lottano ogni giorno.

Per questo:
rilanciamo la proposta di preparare un incontro/assemblea nazionale - il
luogo proposto e che vorremmo confermare è L'Aquila, il periodo potrebbe
essere febbraio.

Prepariamola attraverso un uso più vasto della lista Tavolo 4, che sempre di
più deve essere il quadro di tutte le lotte, i dibattiti reali che possano
interessare la maggioranza delle donne che lottano sui posti di lavoro,
nelle scuole, nei territori, per essere al servizio della costruzione di una
rete tra le donne, di coordinamento effettivo, di sostegno reciproco delle
lotte, di costruzione di iniziative comuni, e in questo modo avanzare nella
battaglia femminista, di classe, di lotta a ogni moderno fascismo, razzismo
ma anche ad ogni riformismo.
La lista Tavolo 4 non è ancora così. Pochissime scrivono, non tutte le lotte
sono rappresentate, vi è ancora un vizio di parlare a ruota libera, certo
utile, ma oggi abbiamo bisogno di fare di questa lista sempre più uno
strumento per il coordinamento e la lotta.
In questo senso, facciamo appello a tutte le compagne/collettivi, anche a
quelle che si sono "scocciate" dell'andazzo della lista "sommosse", a
rafforzare, estendere, migliorare la lista Tavolo4.

Chiediamo alle compagne di dirci cosa ne pensano, e di cominciare a lavorare
insieme in maniera coordinata.
.

Un  forte saluto a tutte

Le compagne del MFPR
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