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Da una scintilla scoppierà un incendio

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Ancora attacchi al DIRITTO, per le donne, di abortire!

La Regione Lazio, della Polverini, ex segretaria dell'UGL, rilancia l'attacco
all'aborto.
In questi giorni è oggetto dell'analisi della commissione consiliare
Politiche sociali della regione la proposta di legge di riforma pro-live dei
consultori, firmata da una consigliera del PdL (come si vede: le donne al
potere attaccano le donne), che di fatto punta a peggiorare la legge 194. Se
passasse, farebbe da scuola anche in altre regioni soprattutto in Lombardia
e nelle regioni governate dalla Lega, che già si sono mosse pesantemente per 3114756584_fb719536c2.jpg
attaccare questo diritto fondamentale delle donne.

Questa (contro)riforma interviene soprattutto sulla funzione dei consultori
che da essere soprattutto al servizio delle donne, diventano al servizio
della "famiglia fondata sul matrimonio, come istituzione prioritariamente
votata al servizio della vita". Di questa "famiglia" viene considerato
membro effettivo anche il "figlio concepito", vale a dire l'embrione (!).

Già questi punti contengono non un attacco ma più attacchi, sia pratici che
ideologici:
la donna sparisce, la sua possibilità di decidere del proprio corpo, della
sua maternità, della sua vita non conta nulla; anzi la donna semplicemente
non c'è se non all'interno della famiglia e quindi, tornando indietro di più
di 30 anni, la donna esiste solo nel suo ruolo di madre e moglie;
ma per la Polverini non basta neanche parlare di "famiglia", deve essere una
famiglia fondata sul matrimonio, cioè una famiglia interna alle regole, alla
normalizzazione che questo Stato, Chiesa impongono; come dire che chiunque
non sta a queste regole non ha diritti;
ma ancora non basta; tornando all'aberrazione della legge sulla fecondazione
assistita per cui l'embrione sarebbe già una persona e avrebbe già tutti i
diritti di una persona, questa "famiglia" nella riforma della
amministrazione Polverini è costituita da "padre, madre, ed. embrione"
(neanche i films dell'horror arrivano a tanto.).
E' chiaro, quindi, che se membro effettivo della famiglia è anche l'embrione,
l'aborto torna ad essere un assassinio e le donne che lo fanno delle
assassine!
Immaginiamoci come verrebbe trattata una donna che andasse in uno di questi
consultori per abortire.
E purtroppo non c'è scampo, la riforma impone che chi voglia interrompere la
gravidanza ed usufruire della legge 194 debba per forza avere un incontro
diretto con le associazioni pro-life e mettere per iscritto il rifiuto alle
proposte del Consultorio.
Si tratta di una pesante operazione ideologica, oppressiva, ricattatoria
verso le donne.
Una pesante campagna di dissuasione soprattutto verso le donne più povere,
sole, verso le quali vengono usati anche i miseri soldi dell'assegno dati
solo a chi rinuncia ad abortire, per costringerle a portare avanti la
gravidanza.

Ma questa (contro)riforma contiene anche un fine molto più terreno, in cui
qui di soldi ce ne sono e tanti.
Nell'art. 2 si elevano a "fini pubblici" anche Associazioni private che
"promuovono la stabilità familiare, la cultura familiare ed i servizi alla
famiglia", associazioni che con l'art. 3 vengono parificate a quelle
pubbliche anche nella distribuzione degli assegni per il bambino fino a
cinque anni.
E' facile immaginare che queste associazioni private saranno quelle
cattoliche, che per principio sono contro l'aborto e la legge 194.

Tutto questo avviene in una situazione in cui, pur se le statistiche dicono
che il numero complessivo di aborti è diminuito, aumentano quelli delle
immigrate, tornano quelli clandestini; in cui il 50% è fatto da donne
lavoratrici, a causa evidentemente del peggioramento delle condizioni di
lavoro e di vita delle donne che lavorano, e per cui la coniugazione del
lavoro e maternità è ancora più difficile.
Questo avviene in una situazione in cui il numero dei ginecologi obiettori e
anche di anestesisti e personale non medico arriva - dati del 2008 - a 71,5%
e al sud al 80%. Dati al ribasso rispetto alla situazione attuale; sappiamo
per conoscenza diretta che in alcune città, in alcuni ospedali di città
abbastanza grandi non ci sono medici che praticano gli aborti.

Ma questo soprattutto dimostra che si va rafforzando il carattere di classe
della negazione dell'aborto.

Questo richiede che la lotta a difesa del diritto d'aborto, sia parte della
più generale lotta delle donne, con ruolo di punta delle donne proletarie.
Essa è un punto che deve essere inserito e valorizzato nella piattaforma di
un possibile e necessario sciopero delle donne.

M. F. P. R.

1.10.10

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