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Da una scintilla scoppierà un incendio

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MORTI MENTALI E MORTI ACCIDENTALI

http://snipurl.com/qgh1e
foto e link

Quello che segue è il Comunicato del primo quotidiano e social network di
Psichiatria, AipsiMed, a cura di Enzo Spatuzzi per l’Associazione
Italiana Psichiatri, in seguito alla morte di Francesco Mastrogiovanni,
detto Franco, e riabilitato dal testo che segue, addirittura dal titolo
di professore, reale.

Un pochino mi sento anch’ io partecipe dell’emersione della notizia,
laddove a Ferragosto è stato tutto un frullare nelle carceri,
di personalità e persone,
con i Centri di Identificazione in ribollimento e
certe Corsie dimenticate,
quelle che dovrebbero essere di prevenzione e
cura e sono di controllo e per sedare,
a volte fino alla morte, proprio come nel nuovo articolo dove si chiede “Perchè la Salute Mentale è una priorità globale? “,
con tanto di punto
interrogativo.
 Nel testo datato 17 agosto, Enzo Spatuzzi conclude con un
” Che Dio ci perdoni.Tutti.” Quì , pongo io il punto interrogativo, al
perdono, a chi lo distribuisce, con disinvoltura e maestria. Grazie in
ogni caso a chi ha sollevato il Caso e si è posto degli interrogativi e
non si ferma.

Doriana Goracci





Comunicato dell’AipsiMed sulla morte del prof. Franco Mastrogiovanni nel
Spdc di Vallo della Lucania

Vorrei aggiungere ai tanti pervenuti in questi giorni anche un commento
altro, il mio, condito di qualche riflessione riguardante la tragica e
disperata morte del
maestro, insegnante, Franco Mastrogiovanni, avvenuta all’interno del
Servizio di Diagnosi e Cura Psichiatrico di Vallo della Lucania (Sa).

Dei drammatici eventi tutti coloro che sono addentro alle cose
dell’assistenza psichiatrica, anche perché puntualmente aggiornati da
AIPSIMED, sono oramai al corrente, ragion per cui non vi tornerò. Ma
certamente è bene fare anche un po’ l’Avvocato del Diavolo in questo che
pare già esser connotato come un processo scontatamente sommario ai
sette dirigenti medici.

Stavolta, contrariamente all’iconografia ufficiale, questo Diavolo vuol
essere anche un buon diavolo, provando a essere persino equilibrato in
un dibattito processuale che appare senza un contenzioso dibattimentale
di tipo etico e culturale. Ma il Diavolo oggi parlerà da un angolo
visuale un po’ spostato, magari defilato, provando tuttavia ad allargare
maggiormente orizzonti pur di andare a rintracciare cause
anche remote che possono stare dietro e aver persino causato la morte di
Mastrogiovanni.

I colleghi quando si laurearono in medicina e chirurgia pensavano che “da
grandi” avrebbero fatto i medici. I colleghi dopo la specializzazione in
psichiatria hanno affinato la loro preparazione anche intima,
effettuando complessi e complicati percorsi formativi pensando che da
grandi avrebbero fatto gli psichiatri. Nulla di tutto
questo. Sono stati sì assunti dall’azienda sanitaria locale, ma arruolati
con i compiti di psicopolizia, quella funzione che dai manicomi in poi
identifica ancora oggi la tipologia dell’intervento psichiatrico in
specie per le psicosi maggiori.

Di questo sono al corrente anche i tutori dell’ordine che ben volentieri
si fanno affiancare dagli psichiatri territoriali nella “cattura” delle
persone che appaiono di pubblico scandalo e demandano solo agli
psichiatri dei reparti psichiatrici la custodia di quelle stesse persone
e prima ancora che sia stata effettuata una diagnosi precisa sulle loro
vere condizioni clinico-psicopatologiche.

Non solo, ma quegli stessi psichiatri devono anche far passare nel più
breve tempo possibile lo stato psichico che potrebbe aver sotteso
condotte antisociali. E con che? Con gli psicofarmaci in primis, con il
controllo costante da parte di loro stessi e degli infermieri
collaboratori e, estrema ratio, con la contenzione.

Insomma gli psichiatri vanno in guerra all’attacco e non in difesa,
combattendo una battaglia che mai avrebbero voluto condividere e,
soprattutto, vanno in campo con armi giocattolo finendo per tradire ogni
giuramento di Ippocrate. Ma si può?

Uno psichiatra è oggi messo nelle condizioni di non potere attendere la
trasformazione, anche assai favorevole, di uno stato psichico, ma
dev’essere un leguleio conoscitore di quanti minuti bastano per tenere
contenuta una persona. Deve servire, obbedire e combattere senza disporre
neppure di un test sull’alcolemia di cui è portatore la persona a loro
“affidata”, ma deve subito sedare con i gravissimi
effetti in termini di interazione\potenziamento dell’alchimia
alcool\psicofarmaci. Non può subito effettuare un elettrocardiogramma
alla persona che gli portano, visto che per la trafelatezza e la
concitazione dell’intervento, che la persona sia affetta da ipertrofia
del ventricolo sinistro (come in Mastrogiovanni) al mandante del
ricovero pare essere l’ultimo dei suoi problemi. Si dirà: ma per un
medico questo è essenziale! E’ vero. Ma quanti collaborano a che la
persona agitata se ne stia buona buona su un lettino a praticare tutte
le indispensabili analisi emato-cliniche e gli accertamenti diagnostici
strumentali? Bisogna trovarcisi in quelle bolge dantesche chiamate pronti
soccorso all’interno dei quali afferisce tutta un’umanità dolente (non
solo nel corpo) ed uno sparuto di medici annichiliti dall’angoscia
relativa all’improbo compito tenta di rendersi utile
nella sofferenza senza finire sotto inchiesta.

Non ci si vuole dilungare troppo e, si sa, l’unica soluzione per i
medici, per gli psichiatri, consiste nell’attenersi rigidamente a ciò
che attiene all’intervento sanitario delegando ad altre figure ed
istituzioni il controllo del male sociale.

Pare che Mastrogiovanni prima di entrare in S.P.D.C. abbia urlato che se
finiva in psichiatria sarebbe morto. Non sarebbe stato meglio per lui,
oltre che per la sua storia anche politica, una permanenza breve e solo
per accertamenti in una struttura solo investigativa e non
sanitaria e rimandare ad altri momenti l’acquisizione psicodiagnostica
delle cause delle sue angosce di sempre, magari con la costante presenza
di uno psichiatra chiamato in consulenza e solo per
proteggerlo e non per fargli da Caronte o da suo persecutore più o meno
occulto?

La risposta solo è rintracciabile negli intestini d’una legge di
assistenza psichiatrica che non s’è mai voluta interrogare sul suo
mandato e sulla sua vera funzione.

Che Dio ci perdoni.

Tutti.

Enzo Spatuzzi
17 agosto 2009
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