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Da una scintilla scoppierà un incendio

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RIFLESSIONI POST-ELEZIONI

http://www.reset-italia.net/2009/06/08/post-elezioni/
link  foto e intervista

Pochi giorni fà ho avuto modo di rivedere certe sequenze di Ieri oggi e
domani, film del 1963 diretto da Vittorio De Sica vincitore dell’ Oscar
al migliore film straniero nel 1965: 3 episodi di coppie “diverse”
interpretate da Sophia Loren e Marcello Mastroianni, girati a Napoli,
Milano e Roma.

Mi hanno caricato di una tristezza infinita, uno scenario di un Italia
che si arrangia, ruffiana, prolifica di figli usati come misura
anticarcere, di clienti buoni, di signore e loro amanti, di
intellettuali che non possono fare a meno di godere di tanto scenario.

Ed è oggi la mattina del dopo elezioni, quella che alimenterà le
redazioni con analisi, interviste, ammissioni, vittorie e perdite,
quella che non cambia niente al domani, se non vedere quanto siamo
diventati ancora più brutti sporchi e cattivi. gli ascolti…i dati…

Ho letto la posta e tra appelli dell’ ultima ora, attese di dati e
commenti, le prime accuse sibilate a denti stretti contro
l’astensionismo e le manifestazioni future, mi è arrivata anche
l’intervista di una donna in un campo d’ Abruzzo, che denuncia una delle
guardie della Protezione Civile, che ” goliardicamente” si è messa una
fascia con su scritto “Io sono Hitler” e lamenta la distribuzione di
carne avariata. E una che mi rammenta che ” il Presidente libico Muammar
Gheddafi, il “campione della libertà” secondo Silvio Berlusconi, nel suo
imminente viaggio di stato in Italia, nel quale riceverà anche una
laurea a Sassari, ha chiesto e ottenuto che Mara Carfagna gli combinasse
un incontro con 700 donne italiane” : non ci sarò tra quelle 700 ma sarò
fuori, contro.

Di bello non ci ho trovato niente sia ieri che oggi, tantomeno in futuro,
nel votare, tant’è che non ho partecipato. Continuo a rifiutare questa
Europa Unita dagli affari internazionali che respinge qualunque diritto
umano, che collabora al progetto imperialista degli Usa, che si aiuta
nel commercio delle armi, che finanzia banche e finanziarie, che
svilisce ogni relazione umana.

E continuando nella pulizia e nelle ricerche, tra le bozze che avevo
conservato, stavolta ne ho trovata una mia, del 28 gennaio 2008. Parlavo
di un ‘Italia già pronta al dopo, di uno strano silenzio. La lettera che
avevo spedito a Megachip, era intitolata Sit in. Bene fate conto che in
questo fine settimana ho fatto anche io un lungo sit in, senza chiedere
il permesso ad alcuna questura o istituzione. Me ne prendo tutta la
responsabilità, di questo esserci stata, in altro luogo e scusate se
anche oggi sono “fuori tema”: le elezioni e il dopo.


Doriana Goracci

Sit in - Lettera 28-1-08

Non è un giorno dopo la caduta, la disfatta della sinistra governativa.
Sono passati mesi e mesi, qualcuno e non sbaglia io credo, li valuta in
anni. Regna nella rete in queste giornate un silenzio, questo si davvero
sinistro, si parla d’altro, sono finite le burle e le barzellette, le
vignette e i gestacci, i peti e gli sputi. Sembra ritornata la quiete
dopo la tempesta. Si suppone di un “ordine” che verrà. Il popolo vuole
un cambio, il popolo vuole le elezioni. Ma quando mai. ..cosa ne sanno e
sopratutto cosa gli interessa del popolo, a parte in periodo elettorale?
Oggi sono andata a Roma per partecipare al sit-in contro la guerra. Sono
arrivata in città molto presto, volutamente perchè c’era un’aria tersa e
non troppo fredda. Calavano in tanti, sopratutto giovani, in città…a
fare lo struscio in centro, andare per negozi, per il piacere di stare
in gruppo…erano molto giovani. H o visto anche le solite quantità di
turisti, con la faccia però già sognante, di quelli che vagano in
primavera. Sono andata a Villa Borghese, la Casa del Cinema mi è parsa
un sogno, c’era una sala gremita di persone che guardavano i fratelli
Karamazov della TecaRai, me ne sono stata lì anche io per una mezz’ora
al buio, gongolando di qesta pausa inaspettata. E poi fuori verso Via
Veneto, con i negozi vuoti come fosse domenica quando lasciano le luci
accese e la porta chiusa…all’Harris bar c’era seduta molta gente fuori,
mi chiedevo quanto costerà un aperitivo rispetto all’euro e cinquanta
del mio bar fuori porta…poi sono arrivata davanti all’Ambasciata
Americana: si fa per dire. C’era un autobus della polizia di stato messo
di sbieco e poi un cordone umano di poliziotti, ho chiesto permesso, il
permesso per entrare in quell’angolo tra via Bissolati che s’immette su
via Veneto: quello era il nuovo piccolo ghetto deputato per un’ora o
poco più di contestazione pacifista contro la guerra. Ci conosciamo
quasi tutti, almeno di vista. Un’amica ha lanciato la proposta di stare
sotto al Senato martedì,dalle 17 alle 20, ha preso anche il permesso in
questura, “non vogliamo le elezioni…” Ho trovato anche due amici del mio
paese, ho ritrovato le donne in Nero che oggi non avevano scelto questo
colore. Non eravamo neanche pochi per essere in un sabato già di
Carnevale, da tempesta passata. Poi solito rientro, stavolta con la
corriera, io la chiamo ancora così. Al solito mi viene sonno a forza di
sentire quel sottofondo di voci romene africane di paesi dell’est, il
buio invoglia…scendono alcuni in piena campagna e mi chiedo che senso
hanno tutte queste volte che sono andata e tornata o che sono stata
ferma a leggere e pensare, e poi a scrivere a comunicare. Quelle donne e
quegli uomini che stasera tornando, rispondevano al loro telefono e
sorridevano, beh..loro mi sembrava davvero che fossero dei vincenti, dei
grandi coraggiosi, quelle figure che si allontanavano nel buio, da sole
a tornare a casa, si fa per dire, perchè di familiare non c’è a volte
niente, se non la luce di quel cellulare e allora alò ciao ciao in tante
lingue. Anch’io ho detto arrivederci all’autista, perchè appena esci
dalla città, si usa ritornare persone. Quello che manca nel grande
Palazzo, il rispetto. Figurarsi se ce l’hanno per noi. Quindi mi è
sembrata una grande chamade, che mi piace come suona, in effetti è una
disfatta, quella loro. A me rimane il suono dolce amaro della parola che
gorgoglia in gola. Posso dormire tranquilla, almeno fino a domani.

Doriana Goracci
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