Sunday 22 january 2012 7 22 /01 /Gen /2012 23:13

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Condividiamo lo slogan utilizzato per costruire l'appuntamento “La vita siamo noi” perchè allude, da un lato, al nucleo ideologico fondamentale su cui si basano gli attacchi ideologici, politici, pratici al diritto di scelta delle donne, per cui una cellula vale più di una donna e, dall'altro, pone l'irrinunciabilità delle donne a rifiutare il ruolo di incubatrici a cui le si vuole ridurre, a rivendicare il diritto di scelta alla maternità, ma su tutti i campi della propria vita.

Come, d'altra parte, condividiamo la necessità di una risposta nazionale agli attacchi che, a macchia di leopardo e su molteplici piani vengono portati avanti -quotidianamente potremmo dire- contro la libertà di scelta delle donne, vista la risposta determinata delle donne agli attacchi frontali.



Non possiamo neanche sottacere come le leggi, la cancellazione di diritti conquistati con dure lotte delle donne contribuiscono a diffondere e favorire un humus oscurantista e reazionario, come testimoniano i crescenti casi di stupri, violenze fisiche e psicologiche, sino all'uccisione, sopratutto all'interno delle famiglie. Ideologia oscurantista e reazionaria che vuole scaricare il lavoro di cura sulle donne, all'interno delle pareti domestiche i costi di uno stato sociale inesistente, del mal funzionamento e/o della chiusura di molti servizi sociali, dell'inefficienza di strutture sanitarie ed assistenziali, “incentivando” il ritorno a casa delle donne con demagogici bonus bebè e politiche familiste di stampo fascista. Infine, sappiamo bene come la crisi siano proprio le donne a pagarla in primis, con perdita di posti di lavoro, con disoccupazione, in termini di maggior dipendenza economica dalla famiglia.



Riteniamo che come gli attacchi ideologici abbiano prodotto degli effetti legislativi, pratici alla dignità, ai diritti, alla vita stessa delle donne così sia necessario rispondere ad essi, battersi perchè vengano cancellati.



Per questo riteniamo che sia necessario costituire un comitato in difesa del diritto d'aborto che si batta, ad esempio, per:



l' abrogazione della L. 40 sulla procreazione medicalmente assistita, che ha introdotto il riconoscimento giuridico dell'embrione



il miglioramento della 194 con la cancellazione dell'obiezione di coscienza



Ma sia in grado di denunciare e smascherare gli attacchi ideologici che vengono, ad esempio, dall'installazione delle moderne ruote degli esposti, i cimiteri dei feti abortiti, l'ingresso del movimento per la vita nei consultori e/o negli ospedali, i tentativi dei farmacisti di poter ricorrere a un “diritto” di obiezione di coscienza per opporsi al ricorso alla pillola del giorno dopo, contro la chiusura e il ridimensionamento di consultori, ospedali.Insomma, un percorso collettivo, a tutto campo di denuncia e protesta contro prese di posizione, campagne ideologiche contro
le donne ...E, infine, diciamo, che l'incontro mondiale delle famiglie che si terrà quest'anno a Milano non mancherà di offrirci occasione/necessità di dire la nostra






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per contatti: mfpr@libero.it

Di ISKRA
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Sunday 22 january 2012 7 22 /01 /Gen /2012 23:07

Le lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe
le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
aderiscono a questa iniziativa

Appello per un'azione di Solidarietà Concreta2448962842_22969cf7fc.jpg
Dal 2010 ormai prosegue la vertenza delle operaie dello stabilimento della
Omsa di Faenza, minacciate di perdere il lavoro per una delocalizzazione
della produzione che nulla ha a che vedere con la crisi e tutto ha a che
fare con il profitto; la vigilia di Capodanno il gruppo GoldenLady ha
comunicato alle 239 lavoratrici ancora occupate che il 12 marzo 2012, alla
fine della cassa integrazione, saranno licenziate.
La perdita di qualsiasi scrupolo da parte dell'azienda ha sollevato la
giusta indignazione di molti/e, decis* a solidarizzare con la lotta di
queste lavoratrici. Da tempo è partita una campagna di boicottaggio dei
prodotti del gruppo che, anche grazie ai social media, sta raggiungendo un
notevole livello di diffusione.
Come donne, collettivi e realtà autorganizzate vogliamo diffondere un
appello per un'iniziativa congiunta in tutte le città italiane Sabato 28
Gennaio.
Con volantinaggi, striscioni, musica, presidi, flash mob ed ogni altro
strumento utile, proponiamo una giornata di informazione e boicottaggio
attivo di fronte ai punti vendita del gruppo GoldenLady (Golden Point).
Nel pieno dei saldi, quando all'azienda farebbe gola vendere il più
possibile, vogliamo stare nelle strade per ricordare a chi pensa solo al
proprio profitto che le scelte di produzione non possono passare sopra le
nostre vite.
Diffondiamo questo appello a tutte le realtà organizzate, femministe e non,
e alle singole persone che desiderano impegnarsi per dimostrare solidarietà
concreta a questa lotta.


Piuttosto che vestire sfruttamento,
le calze ce le disegneremo sul corpo!


Lavoratrici OMSA
Laboratorio Sguardi Sui Generis (Torino)
Mujeres Libres (Bologna)
Le De'Genere (http://de-genere.blogspot.com/)
Femminismo A Sud (femminismo-a-sud.noblogs.org)
Sconfinamenti (Napoli)
Folpette femministe, antifasciste, antimilitariste - Padova
Centro Sociale Askatasuna (Torino)
Collettivo Universitario Autonomo Torino (cuatorino.org)
Altraagricoltura nord-est Padova
Francesca Sanzo (www.francescasanzo.net)
Valentina S. (http://www.consumabili.blogspot.com/)
Franca Treccarichi
Roberta Galeano
Laura Cima


Per adesioni: sguardisuigeneris@gmail.com

Di ISKRA
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Sunday 22 january 2012 7 22 /01 /Gen /2012 23:02

2451609134_68bfc43c9a.jpgIn questi giorni si stanno moltiplicando gli interventi legislativi, il dibattito a livello nazionale e internazionale, la pubblicazione di indagini statistiche sul tema dell'aborto, compresa le conseguenze sulle condizioni di salute delle donne nei paesi in cui l'aborto è vietato completamente.

Segno che su questo tema si gioca molto in termini di ruolo delle donne che la società vuole loro assegnare, libertà di scelta delle donne in tema di maternità, ma, chiaramente, in tutti gli aspetti della vita, pertanto rigiriamo alcune notizie sul tema.





Marocco: aperture per l’aborto in caso di stupro


In un intervista pubblicata sul New York Times lo scorso 11 gennaio, il portavoce del primo ministro del Marocco, Abdelilah Benkriane, ha confermato che il leader sarebbe favorevole a consentire l’aborto in caso di stupro o incesto.
Aincha Ech-Channa, che con altre donne ha fondato l’associazione Feminine Solidarity association ha affermato che l’aborto non è la risposta ai problemi di ogni singola donna, ma comunque è importante legalizzarlo in caso di violenza o incesto.
"E’ un circolo vizioso, - ha detto - credo sia importante abolire la legge che punisce le donne che hanno una relazione prima del matrimonio e che non consente ai figli nati fuori dal matrimonio di avere alcun diritto, perché molte donne single sono state costrette a prostituirsi per vivere"

Fonte: womensenews.org
 

Aumentano i tassi di aborto insicuro nel mondo


Nuovi dati sull’aborto dal globale diffusi da Guttmacher Institute e l’OMS rivelano che, dopo un periodo di sostanziale declino, il numero di aborti nel mondo si è stabilizzato. Tra il 1995 e il 2003 il numero complessivo di aborti ogni mille donne in età fertile (15-44 anni) era sceso da 35 a 29, nel 2008 tale numero è virtualmente invariato: 28 ogni 1000 donne.
Questo livelloo coincide con un rallentamento, documentato dalle Nazioni Unite, nell’uso dei contraccettivi, che è stato particolarmente marcato nei paesi in via di sviluppo. I ricercatori hanno anche scoperto che quasi la metà di tutti gli aborti in tutto il mondo non sono sicuri, e quasi tutti gli aborti non sicuri si verificano nei paesi in via di sviluppo.
La ricerca dell’OMS dimostrano che le complicanze a causa di aborti insicuri rappresentano circa il 13% di tutte le morti materne in tutto il mondo nel 2008, quasi tutti questi decessi si sono verificati nei paesi in via di sviluppo.
L’aborto non sicuro è anche un’importante causa di problemi di salute: ogni anno circa 8,5 milioni di donne nei paesi in via di sviluppo hanno complicazioni dell’aborto abbastanza gravi da richiedere cure mediche, e tre milioni di loro non ricevono le cure necessarie.
La ricerca fornisce un’ulteriore prova che le leggi restrittive sull’aborto non sono associate a più bassi tassi di aborto.
Per esempio, nel 2008 il tasso di aborto era di 29 per 1.000 donne in età fertile in Africa e 32 per 1000 in America Latina, regioni in cui l’aborto è fortemente limitato in quasi tutti i paesi.
Al contrario, in Europa occidentale, dove l’aborto è generalmente consentito per motivi ampio, il tasso è di 12.
L’Europa orientale presenta una situazione molto diversa, con un tasso di aborto che è quasi quattro volte superiore a quella dell’Europa occidentale. Questa discrepanza corrisponde con livelli relativamente bassi dell’Europa orientale di uso di contraccettivi moderni e bassa prevalenza di metodi altamente efficaci come la pillola e lo IUD.

Fonte: Induced Abortion: Incidence and Trends Worldwide from 1995 to 2008
Sei in: Home page > Articoli >Texas: ecografia e ascolto del battito del feto (...)

Texas: ecografia e ascolto del battito del feto obbligatori per le madri che vogliono abortire


La legislazione texana sull’interruzione di gravidanza è sempre più restrittiva. Le madri intenzionate ad abortire sono infatti obbligate a sottoporsi ad una ecografia e il medico ha l’hobbligo di far loro sentire il battito del feto.
I movimento pro-choice hanno provato a far cancellare questa disposizione, a dir poco ma in questi giorni la Fifth U.S. Circuit Court of Appeals ha confermato la validità della legge texana, approvando l’ecografia e la descrizione dettagliata da parte di un medico.
Il medico che viola tale legge potrebbe essere multato di $ 10.000 e perdere automaticamente la sua licenza medica. Il requisito ecografico è escluso nei casi di stupro, incesto e anomalie fetali.
Il Center for Reproductive Rights ha provato a contrastare la legge in quanto essa viola i diritti stabiliti dal Primo Emendamento, richiedendo "ai medici di violare le norme fondamentali dell’etica medica costringendoli a ignorare i desideri dei pazienti che non desiderano ricevere tali informazioni."

Nancy Northup, presidente e CEO del Center for Reproductive Rights, ha dichiarato: "Questa legge è invadente ed ha il solo scopo di molestare le donne e dissuaderle dall’esercitare i loro diritti riproduttivi che sono costituzionalmente protetti. Ogni corte che abbia approvato leggi simili ha stabilito le leggi incostituzionali ".

Fonte: http://feminist.or
Sei in: Home page > Articoli >Scozia: l’obiezione di coscienza non autorizza il (...)

Scozia: l’obiezione di coscienza non autorizza il rifiuto di curare le donne che hanno abortito 

 

 

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Due ostetriche cattoliche, impiegate presso il Southern General Hospital Glasgow, hanno dichiarato guerra al ministero della sanità Scozzese (NHS) che è finito così sul banco degli imputati per non aver tutelato – secondo la versione delle due – la loro condizione di obiettrici di coscienza, “forzandole” a prender parte alle interruzioni di gravidanza.
Tuttavia l’ente sanitario scozzese ha prontamente respinto le “lagnanze” delle due suore spiegando che pur riconoscendo il loro diritto a non praticare aborti previsto peraltro dalla legge sull’aborto del 1967, il titolo di obiettrici di coscienza non le autorizza a rifiutarsi di svolgere i doveri propri del ruolo che svolgono.

Seppure le due donne, infatti, si erano già da tempo dichiarate obiettrici di coscienza, un cambiamento della legge introdotto dal ministero della sanità nel 2007 stabiliva che le pazienti sottoposte all’interruzione avrebbero ricevuto le cure necessarie nella sala travaglio, proprio dove lavoravano le due donne.
Se da un lato quindi il personale non era tenuto a somministrare farmaci abortivi, sarebbe stato completamente legittimo incaricare e delegare quest’ultimo ad accudire tali pazienti, coinvolgendo quindi nelle cure anche il personale che si era dichiarato obiettore coscienza.

Fonte: agenziaradicale.com

Di ISKRA
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Sunday 22 january 2012 7 22 /01 /Gen /2012 22:54

3245008474_c29ae9f643.jpgDal 14 al 21 gennaio si è svolta una campagna internazionale a sostegno
della guerra popolare in India, indetta in memoria dei compagni Azad e
Kishenji, dirigenti maoisti torturati e assassinati dal governo indiano.2229752965_8a32fde0d0.jpg
In queste assemblee è stata molto presente la condizione ma soprattutto il
ruolo delle donne in questa guerra popolare.
Riportiamo su questo dall'assemblea tenutasi a Palermo presso il box 3 del
Cua - facoltà di lettere, del Comitato Internazionale a sostegno della
guerra popolare in India, l'intervento di una lavoratrice del mfpr:

"...ha ricordato ai presenti che il 25 novembre, giornata internazionale
contro la violenza sulle donne, nell'ambito delle iniziative messe in campo
nelle diverse città promosse dal movimento femminista proletario
rivoluzionario, sul piano internazionale si è voluta dedicare la giornata in
particolare alle donne indiane maoiste contro cui la violenza dello Stato
indiano attraverso l'esercito e le forze paramilitari è feroce, la violenza
sessuale usata come arma di repressione di stato ma che di contro diventa
leva per lo scatenamento della ribellione delle donne contro una pesante
condizione di oppressione patriarcale/feudale di lunga durata, in tante si
uniscono e aderiscono sempre di più alla guerra popolare.
Il dossier della scrittrice Arundaty Roy riporta in alcuni passi
l'esperienza di diverse compagne. La questione delle donne è uno degli
elementi fondamentali trattati dal partito comunista indiano maoista, lo
sviluppo e il rafforzamento della militanza rivoluzionaria delle donne,
l'avanzamento delle compagne, tante sono quadri nell'esercito e all'interno
del partito; anche se passi in avanti si devono ancora fare per affermare
pienamente il ruolo dirigente delle compagne. La lotta contro l'oppressione
feudale/patriarcale/maschilista nelle zone del nuovo potere è concreta e si
afferma sia sul piano pratico che ideologico, così avviene all'interno del
partito dove le compagne vengono da lunghi anni di lotta non solo per
affermare i loro diritti ma per convicere il partito che l'uguaglianza tra
uomini e donne è al centro di un'ideale di società giusta.
L'India insegna che nella lotta rivoluzionaria le donne, le compagne non
stanno a guardare ma sono protagoniste in essa stando in prima linea e
mettendo già in atto sul campo la "rivoluzione nella rivoluzione". La lotta
delle donne indiane ci incoraggia e ci arricchisce nella lotta che
quotidianamente facciamo nel nostro paese come parte del cammino di
liberazione della donne nel mondo contro violenza sessuale, uccisioni,
doppia oppressione e sfruttamento...".

Di ISKRA
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Tuesday 17 january 2012 2 17 /01 /Gen /2012 17:15

Enza Cappuccio, 33 anni2854128563_4b845d1c7d.jpg
*Uccisa a Marano di Napoli, 16/01/2012
Strangolata dal marito, cui è stato fornito un tentativo di alibi dalla
piena collaborazione della famiglia.*
Enza è giunta cadavere al Cardarelli di Napoli, con la messa in scena di un
tentativo di soccorso.
Enza era cieca, aveva sei figli, soprattutto aveva solo 33 anni, tutti di
maltrattamenti e sofferenze.
Nessuno si è accorto prima, nessuno poteva denunciare grazie ad un legge
che demanda alla querela il perseguimento di un reato contro la persona.
Forse Enza avrebbe voluto, ma era materialmente cieca: la sua morte è il
solito epilogo (l’ottavo in famiglia, e il decimo femminicidio tra i casi
“riportati” dalla stampa nella prima metà del gennaio 2012), in un paese
che ancora considera un’ opinione il male fatto alle donne. Enza era cieca
davvero, ma molte donne continuano ad essere accecate dalla promessa di
altre percosse, ammutolite dall’irrisione e dal ricatto dell’indigenza.
Sono accecate non da se stesse ma dalla mancanza di sostegno, tacciono
sperando di cavarsela di nuovo, e considerare il male meglio del peggio che
si prospetta, in un paese che le vuole comunque a casa. Le botte e gli
stupri sono il preludio alla morte, ma in qualche modo appaiono come
un’alternativa.. Anche chi sta per essere rapinato tace sperando di
scamparla. Ma in quel caso chi altro vede e non interviene, anche per la
legge e non solo umanamente, commette un reato.
Nessuno nega più, a parole, la diretta responsabilità della politica nel
reiterarsi del crimine che in assoluto uccide ed invalida le donne più di
ogni malattia. Ormai nessuno più sostine, a parole, il carattere privato
dei delitti come quello dell’uccisione di Enza.
Nei fatti, invece, il femminicidio è ancora trattato come un delitto di
scarsa pericolosità sociale, come un elemento fisiologico inevitabile nei
rapporti umani, come un incidente o una colpa della vittima. È vero finchè
le cose stanno così, con nessun contrasto efficace, con la delega completa
alla discrezionalità dei capi famiglia, con nessuna attenzione
all’occupazione femminile, con lo sbandieramento di immagini femminili
inventate e denigratorie, il femminicidio sarà normale ed inevitabile per
lo Stato. Per noi, invece, ogni vita di donna persa è un universo stappato
al futuro e all’armonia della convivenza
possibile.
Dire basta è ormai retorica, non lo facciamo più noi femministe, smetta di
dirlo qualche parlamentare o ministro e faccia piuttosto quel qualcosa che
indichiamo da anni.
Il potere politico, anche al minimo storico del suo prestigio, è quello
chiamato a fare gesti concreti: dai comuini fino al Governo centrale. Noi
non aspettiamo, le nostre reti fanno già più del possibile, ma pretendiamo
la nostra parte di cittadinanza, libere dai ricatti e dalle leggi mal fatte
tese a zittire noi tutte e a farci sentire la sopravvivenza come un dono.
Le donne dell’UDI
di Napoli
N.B.-Il TG Regionale della Campania, prima di parlare della vittima, ha
parlato del degrado nel quale viveva. Alla facile retorica giornalistica
opponiamo la nostra “cronaca vera”: il benesse come il degrado possono
essere parte dei diversi contesti dei delitti, ma la costante del
femminicidio è quella degli autori. Gli assassini sono tutti uomini che
nel commettere il delitto sono certi di essere padroni della vita delle
donne.
*• Ilaria Palummieri 21 anni, uccisa a Milano dall’ex fidanzato a Luglio
2011, era un’allieva modello
• Annunziata Romeo, 66 anni, uccisa materialmente dal figlio(che aveva
un decreto di allontanamento dalla madre) con l’aiuto del padre il 22
Luglio 2011, era una normale anziana pensionata
• Grazyna Tarkowska, 40 anni uccisa il 9 dicembre 2011 dal marito, era
una donna normale
• Antonella Riotino 20 anni, uccisa dal fidanzato a Putignano il 5
Gennaio, era una donna con un dignitoso tenore di vita
• Stefania Mighali, uccisa il 12 gennaio a coltellate dal marito, che
ha poi incendiato l’appartamento sterminando l’intera famiglia, viveva
in unambiente normale
• Sharna, 18 anni e uccisa il 13 gennaio, voleva costruirsi un futuro in
Italia.
Ci fermiamo qui e le prime storie del 2012, di cui sappiamo, sono di più,
e sono certamente di più quelle che non conosciamo e quelle che ancora si
stanno preparando nel silenzio del ricatto e nella disperazione della
mancanza di sostegno e prospettive. *
Napoli, 16 Gennaio 2012

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